A quando il ripristino delle punizioni corporali?

19 Giu di Gianni Marconato

A quando il ripristino delle punizioni corporali?

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Restituita dignità alla scuola

Sembra essere questo il rassicurante messaggio della ministra del sorriso di fronte all’esplosione dei bocciati, dei non ammessi, dei 5 in condotta, dei rimandati a settembre.

Restituita dignità alla scuola ed agli insegnanti; puniti i ragazzacci che non studiano e che in classe disturbano (impedendo così agli insegnanti di fare la loro lezione).

Il tutto a costo zero, un paio di circolari ed il miracolo è fatto; santa subito!!!!

Ecco poste le premesse per avere una scuola come in Finlandia; ecco poste la basi della meritocrazia.

Usare il voto per risollevare le sorti della scuola e per assicurare anche ai “poveri” un posto in prima fila.

In un contesto in cui l’unica strategia per la scuola è quella dei tagli.

Ma come si può pensare che la scuola possa essere più autorevole, più credibile, più efficace abbassando i criteri di valutazione?

Un approccio semplicistico, di banalizzazione di fenomeni complessi, da autentico “pensiero debole”. In definitiva, da presa in giro.

Per migliorare l’efficacia della scuola (imparare di più e meglio), per migliorare il suo status sociale, la sua immagine presso famiglie e studenti ci vuole ben altro che il grembiulino ed il cinque in condotta.

Ci vogliono tempi lunghi e tanti, ma tanti soldi (che a quanto pare ci sono solo per le private – e qui il cerchio si chiude e si disvela la vera politica della sorridente ministra).

Se, poi, ci pensiamo bene, i voti bassi e gli insuccessi scolastici non dovrebbero essere un punto d’orgoglio per la scuola,a ma una sua vergogna, il segno del suo fallimento, la prova visibile della sua incapacità di raggiungere i suoi obiettivi.

Mertitocrazia? La ministra ed il suo staff devono aver interpretato male il pensiero di Abravanel. .

Interpretato per i suoi aspetti “estetici” ed usato per il suo potere evocativo, non certo utilizzato nei suoi contenuti, in tutti suoi contenuti.

Anche qui una lettura approssimativa, superficiale e di comodo del pensiero di Abravanel (che deve essere uno dei suoi consulenti occulti); in breve, una sua strumentalizzazione.

Come al solito un approccio semplicistico, superficiale, approssimativo, mistificatorio dei problemi del Paese, un approccio tutto giocato sulla potenza di fuoco dei mezzi di comunicazione di cui dispongono e che sono capaci di far assumere sembianze di realtà al vuoto, al nulla.

La smettano di prenderci in giro

PS: Il liceo finlandese e quello della Gelmini

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23 Commenti

  1. Hai assolutamente ragione Gianni, è evidente che i problemi della scuola non si risolvono applicando un concetto di “rigore” che talora fa pensare a un’equivoco lessicale dovuto alla familiarità più col gergo calcistico che con il linguaggio della ricerca educativa. Resto del parere che ci sia bisogno di una scuola “rigorosamente di qualità”, dove si persegue il successo scolastico, misurandolo sulla base di parametri costantemente orientati al miglioramento. Per arrivare a questo occorrono sicuramente investimenti (e altre condizioni), ma anche (qui lo dico e qui non lo nego) una seria revisione, se non un’autocritica vera e propria, della tendenziale resistenza di gran parte degli insegnanti (non tutti ovviamente, ma gran parte) a essere seriamente e correttamente valutati (ebbene sì) per capire se e in che modo hanno bisogno di aggiornarsi o se e in che modo possono essere incentivati o talora premiati, applicando principi effettivi di meritocrazia positiva. Su questo punto prorpio noi di sinistra dovremmo guardarci negli occhi e ammettere di essere stati carenti: gli insegnanti insorsero perfino contro un ministro come Berlinguer quando osò toccare questo tasto, mentre è chiaro che una scuola in cui gli insegnanti non accettano di essere valutati è indifendibile, e tende a produrre risultati via via peggiori, proprio quello di cui ha bisogno la destra per smantellare il sistema pubblico dell’istruzione. Quando sentiremo qualcuno dire qualcosa di sinistra su questo delicato argomento?

  2. Concordo. E in pratica? Ripartiamo dalle tesi e dallo stile del (rimpianto) Piero Romei che con garbo ma molta fermezza ha saputo muovere i primi passi su questa (insidiosa) strada.
    Credo e sento che dobbiamo raccogliere il suo testimone, al di là degli schieramenti politici.
    O sbaglio?

  3. Ho appena scritto in twitter che “Gli studenti sono stati bocciati dai docenti e non dalla Gelmini” Più esplicitamente rispetto a Rotta vorrei aggiungere che nella scuola incompetente fa rima con str***o.

  4. Sottoscrivo tutto!
    Sono docente di scuola primaria, figura strumentale per l’autovalutazione di istituto, rimasta allibita davanti al tabellone degli scrutini della scuola secondaria di primo grado…in certe classi quattro bocciature.
    Ed ogni anno a presentare dati, situazioni, percentuali di bes, riflessioni sulla valutazione a colleghi che si tappano occhi ed orecchi, che scaricano la loro incompetenza sugli alunni.
    Docenti che protestano per le prove di valutazione esterne, perchè i risultati poi mettono a nudo le carenze del loro lavoro: ma tanto è sempre colpa dei ragazzi!!! E una ministra che certifica questa situazione, dà loro ragione, non chiede loro di interrogarsi.
    Ho iniziato il mio rapporto di autovalutazione con don Milani “La scuola ha un solo problema : i ragazzi che perde”, sto sperimentando che anche l’autovalutazione di istituto è una formalità burocratica…non cambia nulla, se non in peggio!
    Sono stata in finlandia, tanto citata dalla nostra ministra, durante un viaggio-studio sull’autovalutazione appunto, ed ho visitato alcune scuole, ascoltato racconti e relazioni da alcuni responsabili del Board of Education. Lì i risultati arrivano NONOSTANTE non sia prevista la bocciatura, ognuno seegue un percorso flessibile che può concludersi in 9 o 10 anni, ma senza timbri, etichette, certificazioni, lì la selezione degli insegnanti esiste davvero, l’autovalutazione esterna serve per restituire alla comunità i risultati della scuola, intesa come istituzione, non come risultati degli alunni.
    Caro Gianni, permettimi di copiare ed incollare nel mio blog alcuni passi della tua riflessione, ha descritto TROOOPPO efficacemente la situazione!
    france

  5. Io penso che al di là del discorso dei fondi per la scuola che sicuramente ha un peso enorme non si può prescindere da due fattori:- il corpo docente deve recuperare l'autorevolezza​ che aveva in passato e per questo servono stipendi più alti (visto che viviamo in un paese in cui queste cose vengono "ammirate") e molta più professionalità​. Sicuramente anche un incentivo economico risolverebbe questo punto, eliminando l'eterna tentazione del "Tanto sia che mi faccia un gran mazzo sia che non me lo faccia mi pagano, e mi pagheranno, sempre allo stesso modo".- ricreare quella sinergia scuola-famiglia​ che faceva si che la scuola e i docenti avessero un'autorità morale molto maggiore (chi ha qualche anno più di me dice spesso che quando a scuola si prendeva un ceffone se i genitori se ne accorgevano a casa ci si prendeva il resto, oggi è quasi il contrario). E anche qui un migliore status economico dei docenti servirebbe a rinsaldare questo rapporto scuola-famiglia​.

  6. Io penso che al di là del discorso dei fondi per la scuola che sicuramente ha un peso enorme non si può prescindere da due fattori:- il corpo docente deve recuperare l'autorevolezza che aveva in passato e per questo servono stipendi più alti (visto che viviamo in un paese in cui queste cose vengono "ammirate") e molta più professionalità. Sicuramente anche un incentivo economico risolverebbe questo punto, eliminando l'eterna tentazione del "Tanto sia che mi faccia un gran mazzo sia che non me lo faccia mi pagano, e mi pagheranno, sempre allo stesso modo".- ricreare quella sinergia scuola-famiglia che faceva si che la scuola e i docenti avessero un'autorità morale molto maggiore (chi ha qualche anno più di me dice spesso che quando a scuola si prendeva un ceffone se i genitori se ne accorgevano a casa ci si prendeva il resto, oggi è quasi il contrario). E anche qui un migliore status economico dei docenti servirebbe a rinsaldare questo rapporto scuola-famiglia.

  7. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sarà pure, ma io ne conosco tanti che lavorano sodo), che investe nella scuola meno risorse di molti paesi del terzo mondo (anche se si sbandiera il contrario; dipende sempre da come e dove si investe), e che pretende di risolvere i problemi (abbandono scolastico, insuccessi, "fuga di cervelli", sprechi..) non con riforme serie, che partono dalla base, ma con leggi fumose che, nella sostanza, non cambiano un bel niente. La cosa triste è che chi si occupa di scuola in realtà della scuola non sa proprio nulla.

  8. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  9. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  10. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  11. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  12. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  13. E' che questa mi sembra una situazione incancrenita: sono anni che si parla di riforme della scuola, ma per ora non se ne viene a capo. Siamo un paese che considera gli insegnanti dei "fannulloni" (qualcuno ci sar

  14. purtroppo, caro Gianni, siamo messi davvero male.

    Qui in Italia la gente ancora si esalta quando vede più bocciati. C’è da deprimersi di fronte a tanta superficialità.

    La scuola ha successo quando si trova la via per ogni ragazzo, non quando ci si erge a giudici delle qualità degli allievi.
    Che poi, c’è bisogno di un anno per sondare le qualità dei nostri allievi? Può essere questo il fine della scuola? Sembra di sì, a sentire gli esperti (sic) ministeriali.

    In Finlandia il sistema è l’esatto contrario del nostro.
    Il nostro è ancora centrato sul docente, in Finlandia il focus è giustamente sull’allievo.

    Ma è inutile spiegarlo a chi vende sorci per prosciutti.

    adf

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