7 Giu di Gianni Marconato

Contro la meritocrazia

L’idea che si migliora la scuola trasformandola in una corsa ad ostacoli è letale (A. Asor Rosa)

Si riprende a parlare di meritocrazia “grazie” alle intenzioni del ministro Profumo di mettere meritoriamente, mano alle condizioni in cui versa la scuola italiana.

Meritocrazia: premiare i migliori.Detta così, difficile non essere d’accordo. Chi mai vorrebbe premiare i peggiori?

Ma siamo certi che non ci siano delle trappole in questo modo di proporre il merito come criterio per riqualificare la nostra scuola?

Una scuola concepita e strutturata per promuovere le eccellenze è profondamente diversa da quella che vuole promuovere opportunità.

Per la meritocrazia, il motore è rappresentato dal valore economico degli apprendimenti (non a caso si parla di “capitale umano”) ed è determinata da criteri di valutazione economicistici; per la promozione delle opportunità per tutti si è guidati dal valore individuale e collettivo degli apprendimenti e la valutazione si basa sul grado di inclusione e di partecipazione che gli apprendimenti generano.

Una scuola finalizzata alla crescita economica di una nazione contro una scuola finalizzata alla crescita personale, culturale, sociale delle persone. Ecco cosa è in gioco.

Nella logica della meritocratica, il “merito” non è un valore naturale, universale (come “giustizia”, “amore”, “benessere”, per fare degli esempi) ma una vera e propria ideologia che:

• privilegia la dotazione inziale degli individui offrendo opportunità a chi le ha già, più che offrire opportunità autentiche a chi ne ha già poche o non ne ha affatto,

• privilegia la visione di intelligenza come capacità di fare propri i valori e la cultura dominante, piuttosto che favorire il pensiero autonomo; una visione omologante più che di valorizzazione delle differenze,

• premia la produttività e la riproduttività del pensiero più che la sua generatività e creatività, • svaluta, mistificandolo, il concetto di uguaglianza,

• premia una caratteristica delle persone frutto delle condizioni socio-economiche in cui crescono (l’intelligenza), piuttosto che lo sforzo che queste fanno per migliorare.

Ad una ideologia è giusto opporre una diversa ideologia.

Fatte le premesse, iniziamo con alcune citazioni/conclusioni (che saranno documentate).

La meritocrazia è l’esatta antitesi della democrazia.

Meritocrazia è una parola densa di implicazioni sociali, una parola che traccia un discrimine e impone di scegliere da che parte stare, senza giocare sulle ambiguità, senza camminare sul filo dei mille significati possibili laddove ce ne sono in realtà ben pochi, chiari, coerenti, connotati ideologicamente e perfettamente riconoscibili.

Come spesso accade, questo slittamento [dal significato negativo attribuito da chi ha creato il termine a chi lo sta usando ora, ndr] è il risultato di una combinazione tra letture superficiali e stravolgimenti pianificati.

Per ragionare fruttuosamente sul tema dobbiamo affrontare almeno due temi:

1. Come nasce il concetto di “meritocrazia” e come si impone nel dibattito italiano?

2. Ammesso che la prospettiva meritocratica sia auspicabile (e secondo me non lo è), è davvero possibile rendere operativi nel contesto italiano e della scuola italiana, i principi della meritocrazia?

Tema 1: Come nasce il contesto di “meritocrazia” e come si impone nel dibattito italiano?

Nel contesto italiano, l’idea di una scuola meritocratica si impone a seguito di un libro di R. Abravenel (Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto (Garzanti 2008). ) che riprende, capovolgendo e piegandolo ai suoi scopi, il pensiero di quello che lui chiama il suo ispiratore, Micheal Young.

Abravenel non commette degli errori nel riferirsi a Young (è una persona tutt’altro che sprovveduta e non informata), ma li usa (e li abusa) per proporre una nuova ideologia.

Partiamo, quindi, dalle origini.

In un suo bel articolo, Mauro Boarelli ci fa sapere che il concetto è stato creato nel 1958 dall’inglese Micheal Young e sviluppato nel libro The Rise of Meritocracy 1870-2033 (L’avvento della meritocrazia, tradotto in italiano nel 1962 dalle edizioni di Comunità di Adriano Olivetti). L’essenza del ragionamento di Young (che è contro la meritocrazia ed è proprio per rilevarne ed evidenziarne i presupposti e le implicazioni che scrive il libro) è rinvenibile in alcuni passaggi significativi di seguito citati e che non possono essere ignorati da chi vuole usare consapevolmente questo concetto:

… L’ordine meritocratico è fondato sulla crescita economica: “La capacità di aumentare la produzione, direttamente o indirettamente, si chiama ‘intelligenza’

…. …. Gli uomini (…) si distinguono non per l’eguaglianza, ma per l’ineguaglianza delle loro doti. (…) A che pro abolire le ineguaglianze nell’istruzione se non per rivelare e rendere più spiccate le ineluttabili ineguaglianze della natura?

…. L’assioma del pensiero moderno è che gli individui sono ineguali: e da esso discende il precetto morale che si debba dare a ciascuno una posizione nella vita proporzionata alla sua capacità

L’intelligenza che viene incoraggiata è un’intelligenza utilitaristica, (premiare le eccellenze…!?) pratica, misurabile, e questa misurazione riproduce l’organizzazione e le gerarchie del modello industriale (Silvio Baratta).

Da notare che (da Boarelli)

… poco prima di morire, Young affidò alle pagine di un giornale inglese una caustica lettera aperta a Tony Blair in cui accusava il leader laburista di averlo messo al centro dei suoi discorsi pubblici senza comprenderne i pericoli, e lo invitava a smettere di usarlo a sproposito (Down with Meritocracy, in “The Guardian”, 29 giugno 2001). Inutile dire che non fu ascoltato.

Il progressivo capovolgimento di senso della parola da lui inventata è stato inarrestabile. Le mistificatorie posizioni di Abravanel ne sono l’interpretazione meglio riuscita.

Ritorniamo, a questo punto della storia, al nostro meritocrtate (Abravenel). Sempre Boarelli ci fa notare che

.. “Il libro [vedi sopra] è interessante non tanto per la riflessione teorica (quasi inesistente) né per le proposte (davvero deboli), ma perché presenta una efficace sintesi di tutte le argomentazioni dei sostenitori del modello meritocratico. In aggiunta: “Abravenel capovolge completamente le tesi del sociologo inglese, e le trasforma nel primo manifesto dell’ideologia meritocratica.

La selezione precoce in ambito scolastico fondata sulla misurazione – tra gli obiettivi principali della polemica di Young – diventa uno dei fondamenti positivi del nuovo modello sociale. …… non si interroga sul fatto che la valutazione possiede una dimensione sociale e – di conseguenza – non è neutrale, ….. Aggira il problema liquidando in poche righe – con lo stile apodittico che caratterizza il libro – l’intero patrimonio della riflessione pedagogica internazionale a favore di teorie pseudoscientifiche riassunte con approssimazione e delle quali non cita quasi mai la fonte, per indirizzarsi con sicurezza verso una conclusione estremamente chiara (e cinica) dal punto di vista ideologico”

Queste considerazioni per dire (con Boarelli) che

“…. in fondo è questo il succo del ragionamento dei “meritocratici”: la crescita economica come unico metro di giudizio (senza alcun interrogativo sulle componenti immateriali di tale crescita e sulla necessità di altri parametri di valutazione del benessere sociale), e il premio economico alla classe dirigente, ovvero ai depositari del merito. Il collante è, inevitabilmente, il mercato: “La società meritocratica è profondamente basata sugli incentivi per gli individui a competere, che sono l’essenza del libero mercato”

La mistificazione del concetto sta tutta nella definizione di Abravenel: la meritocrazia è un sistema che promuove l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza di un individuo. Cosa vera solo in astratto, non di certo nella situazione italiana.

Tema 2: è davvero possibile rendere operativi nel contesto italiano e della scuola italiana, i principi della meritocrazia?

Dati economici e sociologici ci dicono, in modo inequivocabile, che il nostro sistema educativo è iniquo: tra nord e sud, tra ricchi e poveri.

L’Italia è il Paese più ineguale ed ingiusto dopo gli USA e la GB ma, rispetto a questi due, anche con più bassa mobilità sociale.Come dire che da noi la forbice tra chi ha molto e chi ha poco è larga ma ci sono anche poche possibilità per chi sta ai margini di migliorare la propria posizione.

I problemi della scuola sono, quindi, la sua iniquità ed il suo discriminare. Se non si compensa la diseguaglianza sociale e non si promuove l’eccellenza, la scuola sarà sempre iniqua.

Con queste premesse, parlare di approccio meritocratico per risollevare le sorti della scuola italiana è fuori luogo: la meritocrazia, anche se fosse un approccio auspicabile (e non lo è), non è realisticamente agibile nelle condizioni della società e della scuola italiana.

Parlare di meritocrazia è, quindi, un’operazione doppiamente subdola: lo è dal punto di vista concettuale e dei valori sottostanti e da quello pratico, della possibilità di essere reso operativo.

Incidentalmente, ma non troppo, vorremmo far notare che le affermazioni dei primi tre paragrafi di questo secondo tema sono state prese da un intervento dello stesso Abravenel in un convegno! Incredibile, vero?

 

Oltre la meritocrazia

Chi non ritiene la meritocrazia come l’approccio adeguato a migliorare la nostra scuola, è a favore di una scuola pubblica inclusiva, una scuola che offra a tutti le stesse possibilità.

Una scuola che, se proprio vuole promuovere i più meritevoli, porti – prima – tutti sulla stessa linea di partenza. Dopo di che la competizione può iniziare.

Concludiamo come abbiamo iniziato con A. Asor Rosa secondo il quale la questione si riduce, si fa per dire, a cosa dovrebbe essere la scuola pubblica italiana.

Scusate se è poco. Le opzioni sono aperte.

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Questo post è la copia del post di apertura della discussione “L’inganno della meritocrazia” lanciata su La scuola che Funziona

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Immagine: mariedargent.com

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Un commento “Contro la meritocrazia

  1. Buongiorno Gianni,

    complimenti per l’articolo, sono assolutamente d’accordo con te, come quasi sempre. Gli approfondimenti che ci hai offerto questa volta sono meritevoli di riflessione, penso che negli ultimi anni un pò tutti abbiamo perso di vista il vero senso è l’importanza di un sistema scolastico sano. Questo non solo è triste ma anche pericoloso, spero che quelli che comandano e dirigono ricupereranno presto il nord.
    Grazie ancora e buona giornata.

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