Gli insegnanti dettano informazioni e gli studenti scrivono, memorizzano, imparano?

10 Gen di Gianni Marconato

Gli insegnanti dettano informazioni e gli studenti scrivono, memorizzano, imparano?

Cattura 10 gennaio

Gran bella domanda!

Un insegnante in un’interazione mi dice:

…15 – 20 anni fa gli insegnanti, attraverso lezioni frontali ,raccontavano e dettavano un sacco di informazioni e nozioni: i bambini scrivevano e memorizzavano  e imparavano tante cose …ora non più … 

E’ proprio vero che “gli studenti  di una volta” imparavano stando ad ascoltare l’insegnante e, magari, prendendo appunti?

Credo di si.

E lo credo perché secondo la visione di apprendimento che si aveva 20 anni fa, in effetti, le persone “imparavano”.

Non è tanto questione di “nuove” teorie dell’apprendimento (ci sono anche queste e sono basate sulla miglior conoscenza che oggi abbiamo rispetto a 20 anni fa dei processi mentali sottostanti), ma di visione culturale e sociale di cosa significasse “imparare”.

L’imparare, 20 anni fa, era legato (e in molti contesti scolastici lo è ancora) all’accumulo di conoscenze (che io chiamerei “informazioni”): più cose sai, cioè memorizzi, ricordi, sai ripetere, più vali. Tanto a scuola, quanto fuori.

Oggi, per le mutate condizioni sociali, economiche, culturali, “imparare” vuol dire saper usare quelle informazioni; vuol dire essere stati in grado di trasformare le “informazioni” (che un insegnante o un libro ti possono trasmettere) in “conoscenze”. Oggi, senza alcuna valutazione positiva o negativa di questo cambiamento, si considera importante quello che sai fare con le tue conoscenze.

Questo approccio implica una diversa concezione di cosa significhi “apprendimento” e  ma implica anche l’utilizzo di tecniche diverse per attivare, sostenere, sviluppare l’apprendimento stesso.

Quindi basta insegnante che parla e studente che ascolta.

Se aderiamo a quella visione di apprendimento, se la troviamo convincente, allora sappiamo quale didattica utilizzare.

Se non ci convince, continuiamo a parlare e che gli studenti continuino ad ascoltare ed a prendere appunti. I più bravi prenderanno un buon voto. Cosa se ne faranno di quelle “conoscenze” una volta usciti da scuola, non è affar nostro.

 

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2 Commenti

  1. caro natomarco, anche ora sintetizzi alla grande. raccogli questi materiali, che se torno a scuola x gli ultimi tre anni di carriera sono utilissimi x avviare discussioni. mi permetterei di aggiungere alle tue considerazioni e partendo dalle esperienze mie e nn solo che: un appunto dettato non ha mai fatto male, anzi, a alcuno se quegli appunti appartengono a un orizzonte di senso dei ragazzi, cioè da loro deciso. io posso affermare che ho fatto spesso ricorso alla copia e: a parte considerazioni di tipo psicolgico emotivo x chi impara a scrivere, i ragazzi diventano avidi se a loro “serve a qualcosa”. tutto ciò per dire che: espliciterei quello che fa da sfondo al tuo discorso e cioè che il problema di fondo è sempre il significato di quel che si apprende e che questo senso o nasce dentro i learner o non è trasmissibile (al contrario della testimonianza della goduria dell’apprendimento e quindi della testimonianza del learner) dall'”insegnante”. grazie

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