Un quasi medico in famiglia

Non parlo mai nei social di cose di famiglia, tanto che più di qualcuno si domanda se abbia una “famiglia”: c’è Eugenio, mio figlio, classe 1992, e Caterina, sua madre. No cani, no gatti …. bestie già a sufficienza.

Eugenio è una delle cose migliori che mi siano mai riuscite, navigando tra acque agitate, naufragi, ripartenze, albe e tramonti mozzafiato…..

Eugenio si è laureato ieri, 24 luglio 2017 in medicina e chirurgia, farà il tirocinio, l’esame di abilitazione e sarà medico.

Mai avrei pensato di avere … un medico in famiglia!

Adoro Eugenio perché è l’esatto opposto mi me, tranne che nell’inflessione del parlare e nel gesticolare.

Dicevo che Eugenio è una delle “cose” migliori che io abbia fatto semplicemente perché non ho fatto quasi nulla per cui lui sia come è: tenace, caparbio, sensibile, attento all’altro, iroso, capace di visione organizzativa e strategica.

Lo ho sostenuto nelle sue fragilità e nelle sue passioni, non lo ho mai voluto diverso da quello che fosse, anche se più di qualche volta gli averei girato il collo …..

Non lo ho mai tenuto al guinzaglio ma non lo ho mai perso di vista.

È stato libero anche di sbagliare ma fino ad ora ha sbagliato poco, ha tempo per sbagliare e sbaglierà ma, ne sono certo, ha le risorse per rimettersi in carreggiata.

La laurea, conseguita nei tempi previsti (anzi, una laurea “precoce”) è il suo capolavoro per come si è saputo organizzare nella marcia di sei anni verso la meta.

Non si è mai perso un weekend con gli amici, le serate delle feste di varia motivazione, le vacanze di natale, pasquale, estate e qualche fuga intermedia (sempre low cost, ogni tanto autofinanziate con qualche lavoretto), ma quando aveva le scadenze di un esame non esisteva per nessuno.

Ha sempre odiato studiare a memoria (il liceo scientifico è stato per lui una pena; memorabile il suo conflitto con l’insegnante di italiano a proposito di Leopardi da lui ritenuto uno sfigato nonostante lei ne pontificasse le doti, con la conclusione: “professoressa, tranquilla, il  Leopardi glielo studio”).

L’avversione per lo studio meccanico non era un buon indicatore per una facoltà come Medicina, ma un po’ stringendo i denti, un po’ giocando d’astuzia cogliendo ogni falla presente nel sistema (“ci sono esami che non si studiano e si preparano esercitandosi sui precedenti esami”), è arrivato egregiamente alla  fine.

Secondo me è stato un grande stratega, più che uno studioso nel senso scolastico del termine.

Ritenendo molti esami inutili e ripetitivi non poteva prenderli troppo sul serio e adattarsi passivamente alle regole del gioco.

Credo che Eugenio abbia una buona impostazioni da problem solver e la capacità di muoversi adeguatamente nello spazio del problema. Pur non “studioso” ha studiato tantissimo fuori dai percorsi standardizzati con approfondimenti personali (internet è stato il suo più importante insegnante), e ha studiato per capire bene quel poco che lo interessava, quello che gli serviva per venire a capo di una questione poco chiara ma che lui riteneva rilevante.

Lo ho sempre incoraggiato a ricercare la sua strada e a percorrerla con decisione, a non essere pecora nel gregge, a non fare qualcosa perché altri la fanno.

Penso che Eugenio creda in sé stesso quel poco che basta per avere il coraggio e la determinazione di realizzare sé stesso ed essere felice, per questo sono molto gratificato per il suo risultato e sono fiducioso per i suoi giorni futuri. Come padre basta e avanza.

Eugenio, adesso sono cazzi tuoi.

 

Ad inizio del sesto anno gli avevo dedicato questa canzone; ha fatto finta di nulla. In questo è esatto suo padre 🙂

Un altro post storico dedicato a Eugy http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/

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