Un titolo un po’ forte che potrebbe risultare sgradevole soprattutto perché va a colpire il lavoro di insegnanti che allo sviluppo degli strumenti ci hanno dedicato tanto tempo, tante energie, tanto lavoro intellettuale. Ma, a guardare certi (tanti, troppi) prodotti non si capisce a cosa servano, chi ne siano i beneficiari; pare che si tratti di quello che potremo chiamare un esercizio di stile, senza un impatto reale e fatto al solo scopo di dimostrare che si dispone di una “pezza d’appoggio” su cui basare la valutazione. Un titolo un po’ forte anche perché questi insegnanti non hanno tutte le colpe per la produzione di griglie e grigliette inutili ma sono stati mal consigliati, mal formati, a volte obbligati a produrre carta che è e rimane carta. Ritengo, comunque, che queste pratiche ad elevato e inutile consumo di tempo ed energia vadano messe in evidenza con la dovuta enfasi perchè nessun insegnante merita di essere richiesto di lavori inutili.

Sto revisionando un lavoro fatto da (bravi, generosi, volenterosi) insegnanti di una secondaria di primo grado che vorrebbero adottare – su base volontaria – anche nel loro ordine di scuola la valutazione cosiddetta “per l’apprendimento” in uso nella primaria.

Vogliono partire dalla materia trasversale di Educazione Civica (tema sul quale hanno sviluppato alcune UDA/Compiti autentici) e una “rubric” ancorata a contenuti derivati dai 3 nuclei fondanti.

Mi trovo in valutazione, per studenti delle “medie”, oggetti come questi:

Riconosce e applica principi di solidarietà, uguaglianza e legalità.

Individua e riflette su comportamenti che possono compromettere la salute delle persone e ipotizza soluzioni.

Coglie le interazioni tra esigenze di vita e salvaguardia dell’ambiente in un’ottica di economia circolare.

Sa ricercare e filtrare informazioni e/o dati provenienti dalla rete.

Osserva comportamenti di netiquette, sicurezza, rispetto nella comunicazione digitale.

Tutte attività che nemmeno un adulto maturo, consapevole, responsabile potrebbe fare. Figuriamoci ragazzini e ragazzine di 11 – 13 anni 🙂

Mi domando, e domando loro: come hanno potuto mettere in valutazioni comportamenti come quelli? Cosa potranno mai valutare sensatamente? Cosa potranno osservare? Ovvio che la “valutazione” sarà, poi, un mero atto formale e, a conti fatti, fasulla.

E’ tanto difficile identificare mete di apprendimento alla portata di ragazzini di quelle età?

Ci si sente sminuiti, come insegnanti, declinando quelle mete in modo semplice?

Dobbiamo proprio usare espressioni roboanti per sentirci “professionisti”?

La galleria degli orrori si spalanca quando passiamo ai descrittori dei livelli delle “prestazioni” dei ragazzi.

Mostra occasionalmente atteggiamenti di attenzione, accoglienza, di valorizzazione e rispetto tra pariMostra solitamente   atteggiamenti di attenzione, accoglienza, di valorizzazione e rispetto tra pariMostra spesso atteggiamenti di attenzione, accoglienza, di valorizzazione e rispetto tra pariMostra regolarmente atteggiamenti di attenzione, accoglienza, di valorizzazione e rispetto tra pari

Da cosa vedo la differenza tra mostra occasionalmente – mostra solitamente -mostra spesso – mostra regolarmente  … atteggiamenti di attenzione, accoglienza, di valorizzazione e rispetto tra pari ?

Perchè “solitamente” è di livello inferiore a “spesso”?

E’ questa la trasparenza della valutazione?

Bisogna proprio concludere che a voler essere “trasparenti” si finisce con l’usare un linguaggio esoterico, per iniziati ….

Mette in pratica se sollecitato comportamenti rispettosi della sicurezza e della salute proprie e altruiMette in pratica se guidato comportamenti rispettosi della sicurezza e della salute proprie e altruiMette in pratica con autonomia comportamenti rispettosi della sicurezza e della salute proprie e altruiMette in pratica con consapevolezza comportamenti rispettosi della sicurezza e della salute proprie e altrui

“Sollecitato” è un livello più basso di “guidato? E “con autonomia” è di livello inferiore di “con consapevolezza”?

Siamo alla cattiva abitudine di mettere in sequenza parole che esprimono una progressione di livello ma tale sequenza è presente solo sul piano lessicale e, a volte, neanche su quello.

Mi domando da dove sia nata l’abitudine di produrre griglie di questo tipo, incomprensibili, prive di significato, inutili, buone solo a dimostrare (a chi?) che chi valuta sa cosa sta valutando, che il proprio operato è “trasparente”. Chi ha promosso questo modo di fare? Chi lo ha legittimato?

Se proprio vogliamo valutare, iniziamo con l’identificare “oggetti” che siano osservabili e identifichiamone le caratteristiche di qualità (i criteri), caratteristiche che possano essere visibili a differenti livelli in modo che il lavoro dello studente possa essere descritto in modo coerente.

Se non si riesce a fare questa operazione, forse è meglio lasciar perdere la valutazione.

Altri “orrori” nella valutazione sono presentati e discussi in questo post Gli esoterismi della nuova valutazione e Grigliar bambini … casi concreti

UN ESEMPIO

Un gruppo di insegnanti della scuola dell’infanzia voleva compiere una valutazione sensata e utile.

Inizialmente ho posto la questione del perché valutare, del senso della valutazione con bambini e bambine di quella età, ho proposto di utilizzare l’idea di documentazione invece di quella di valutazione.

Precisato che lo scopo della loro azione era il monitoraggio dello sviluppo delle abilità per regolare l’azione didattica e per restituire alle famiglie un riscontro sulla crescita dei figli, ci siamo interrogati su cosa mettere ad oggetto della valutazione facendo riferimento alle Indicazioni Nazionali. Soppesato il pro ed il contro delle opzioni (traguardi, obiettivi, nuclei tematici), ci siamo orientati sui “traguardi” perchè ritenuti una dimensione non troppo limitata (come avrebbero potuto essere gli obiettivi) e neppure troppo ampia (i nuclei tematici o i campi dell’esperienza) per fornire indicazioni utili ed essere sostenibile sul piano operativo.

Il metodo di lavoro che ho proposto è strutturato in questo modo:

  1. Analizzare il traguardo identificando a) le attività che dovrebbero essere in grado di svolgere gli alunni nell’ambito di quel traguardo e b) i criteri che potrebbero determinare l’azione di ogni alunno/a
  2. Selezionare le attività più significative (non si può valutare formalmente tutto) e per ognuna di queste i criteri più adeguati (tanti criteri consentirebbero certamente una valutazione accurata ma il processo valutativo sarebbe difficilmente sostenibile)
  3. Descrivere per ogni attività selezionata il comportamento osservabile articolandolo su differenti livelli sulla base dei criteri scelti

Traguardo

Ascolta e comprende narrazioni, racconta e inventa storie, chiede e offre spiegazioni, usa il linguaggio per progettare attività e per definirne regole.

Attività identificate attraverso l’analisi

  1. Raccontare narrazioni, esperienze o proprio vissuto;
  2. Riordinare le sequenze di un racconto;
  3. Inventare storie o cambiare il finale ad un racconto;
  4. Comunicare in maniera adeguata ed efficace;
  5. Usare la lingua italiana adeguandola ai diversi contesti comunicativi: conversazioni libere,             guidate, di gruppo, descrizioni

Criteri per la valutazione nei livelli

  1. Complessità della prestazione;
  2. Quantità e qualità dell’impegno richiesto
  3. Autonomia e responsabilità nello svolgimento dell’attività;

Questo è un esempio di come sia stata prodotta una rubric relativa all’attività n.3 utilizzando i criteri 1 e 3

AVVERTENZA

Una rubric può essere migliorata (nel senso di descrivere senza ambiguità – o con quanta minore ambiguità possibile – la prestazione che dovrebbe essere osservata nei diversi livelli) teoricamente all’infinito. Il suo sviluppo è, infatti, un processo iterativo, un ciclico ritornare su quanto è già stato scritto in precedenza per migliorarlo alla luce di quanto è stato scritto successivamente. In pratica, però, il tempo dedicato alla rifinitura della rubric è frutto di un compromesso tra la qualità del prodotto finale, il tempo disponibile per la sua produzione e l’uso che si farà della rubric stessa: una rubric è, necessariamente, imperfetta come, in ogni caso sarebbe imperfetta ogni valutazione, per cui è inutile perseguire la perfezione.

La rubric presentata qui come esempio è il frutto di tre successive rielaborazioni e, a mio avviso, rappresenta , per gli usi che se ne faranno in quel contesto, un soddisfacente equilibrio tra qualità e tempo dedicato allo sviluppo. Qualora si intendesse migliorarla ulteriormente si potrebbe specificare cosa si intenda per “ricche descrizioni” e per “vocabolario semplice” e “vocabolario essenziale”

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