Disegno di Miram Piro

Sono pienamente d’accordo con chi diceva, e dice, “Non sono un voto” ovvero, il numero con cui mi valutate non rappresenta non solo chi sono ma dice neppure nulla di quanto ho imparato.

Sostegno, quindi, da sempre che l’approccio scolastico alla valutazione vada cambiato (ho scritto “scolastico” perché quando valuto un piatto che mi viene servito al ristorante o l’acconciatura che mi ha appena fatto la parrucchiera, valutazione significa altro).

Pertanto, ho salutato con piacere la nuova valutazione che un annetto fa (dicembre 2020) è stata introdotta nella scuola primaria e denominata “valutazione per l’apprendimento”.

Premetto che non essendo un insegnante e non stando a scuola, nei collegi, nei dipartimenti, nei team non vivo la realtà e la quotidianità della valutazione e, pertanto, quello che dico è frutto di un’esperienza parziale e indiretta (i contatti che ho quando faccio formazione, le chiacchiere che faccio con amiche e amici insegnanti, le discussioni nei social). Sulla base di questa esperienza parziale ed indiretta, non mi sono fatto una buona opinione di come la nuova valutazione stia venendo implementata e mi domando se quanto sta avvenendo sia solo un cambiamento formale nel modo di formulare il giudizio valutativo e non sia la rappresentazione di un cambiamento vero del pensiero sulla valutazione.

Che differenza c’è tra una valutazione espressa con 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e questa “nuova” valutazione?

Credo che cose simili succedano quando si passa all’azione senza aver capito cosa si stia facendo. Azione senza pensiero, azione meccanica. Ma, forse, anche azione mal indirizzata.

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