Merito e PISA

18 Nov di Gianni Marconato

Merito e PISA

Sempre nel filone dl merito e della meritocrazia, interviene Teresa Siniscalco, già project manager di PISA 2003 per l’Italia che presenta i nodi problematici che sono emersi da PISA 20006, un riesame “a freddo” della mega ricerca mondiale sula scuola ed i suoi risultati.
Queste le problematiche emerse nel confronto globale, precisando che non è possibile estrarre variabili pesanti:
• Disparità geografica interna ad un Paese in buona parte dovuta alle condizioni socio economico
• Disparità tra tipi di scuola: sono più preparati gli studenti dei licei e meno quelli della formazione professionali
• Le votazioni ottenute dagli studenti (i voti dati dagli insegnanti) non evidenziano queste differenze: al nord in linea con i dati internazionali, al sud sono tanto sopravalutate. Quest’ultimo dato è forse dovuto ad un abbassamento delle aspettative.Mia nota: questo dato vuol forse dire che una stessa prestazione al nord viene valutata meno che al sud e che al sud si regalano bei voti?
• Esiste l’effetto dello status socioeconomico e culturale degli studenti e delle scuole: gli studenti con elevato status e le scuole con studenti di status elevato danno risultati migliori. Questa è una ulteriore prova che in Italia più che altrove (vedi l’intervento di Abravenel) il merito è un merito di nascita

Per capire cosa fare per migliorare è opportuno dare un’occhiata a cosa hanno fatto i Paesi che hanno dato le performance migliori (ad esempio la mitica Finlandia che, curiosità, ha dovuto istituire un apposito servizio per far fronte alle numerose richieste di visite di studio, nuova forma di turismo …. educativo). Questi i dati:
• Innanzi tutto, una politica scolastica caratterizzata da continuità: in Finlandia i 6 ultimi governi, anche di coalizioni diverse, non hanno mai modificato la riforma fatta dal precedente
• Vi è una centralità dell’educazione nell’opinione pubblica (la scuola è vissuta come importante dalla gente) e, conseguentemente, nella politica
• Le risorse allocate sono importanti anche se non vi è una relazione diretta risorse-risultati (in alcuni casi i soldi sono spesi male)
• La differenza vera la fa quello che succede in classe

Si viene, quindi, alla questione centrale: la qualità dell’insegnamento. Cosa si fa a tal proposito nei Paesi dove la scuola produce un apprendimento migliore?
• Innanzi tutto si ricercano i laureati migliori (non chi non trova altro da fare)
• Si fa una selezione in ingresso con procedure di valutazione efficaci
• Oltre alle competenze tecniche, vengono valorizzate le caratteristiche personali (non tutti sono adeguati dal punto di vista del carattere e del profilo psicologico a fare l’insegnante), la motivazione al lavoro e l’attitudine all’apprendimento continuo
• Viene fatta una consistente promozione del ruolo sociale dell’insegnante
• Per quanto riguarda la preparazione degli insegnanti si fa formazione per lo sviluppo di abilità pratiche, si fa prevalentemente formazione in servizio tramite affiancamento di tutor esperti, si mandano i novizi a far tirocinio in classi con buon insegnanti, si promuove l’imparare gli uni dagli altri (apprendimento reciproco)
• Vi è sempre un ruolo centrale del dirigente della scuola che deve essere eminentemente un leader pedagogico e non amministrativo
• Il sistema scuola e gli insegnanti hanno aspettative elevate verso gli studenti e si pone al centro il risultato
• Le attività didattiche sono caratterizzate dal coinvolgimento degli studenti in una didattica attiva e partecipata
• Si attivano consistenti servizi di supporto per attivare interventi precoci nei problemi (in Finlandia il 30 % studenti passano per servizi di supporto)

Ne abbiamo abbastanza per pensare e rimboccarci le maniche

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4 Commenti

  1. ciao Gianni,
    eh… ne avrebbe abbastanza chi di dovere!
    ma in questa povera Italietta, che per la scuola dispone di così poche risorse economiche, anzi sempre meno…, sarà mai possibile una migliore qualità dell’insegnamento e migliore produzione di apprendimenti???
    Certo, concordo che per diverse soluzioni, non si tratta solo di risorse economiche ma di … nuovo pensiero? come dici tu!:-)
    g

  2. Condivido quello che dice Giovanna e quello che sostieni sempre anche tu: il problema sta nel pensiero, nel rimettersi in gioco continuamente (l’apprendimento degli insegnanti passa di qua). Chissà perché ai corsi di aggiornamento e ai convegni si vedono sempre le stesse facce…

  3. Giovanna e Maghetta, da un po’ di tempo mi preoccupo di quelle cose che posso fare io per migliorare/cambiare le diverse situazioni in cui mi trovo. Senza bendarmi gli occhi davanti alle “colpe” degli altri e ricordandomene al momento giusto.

    Si, cero: abbiamo assoluto bisogno di un nuovo pensiero. E che non sia un pensiero sbrigativo.
    Trovo sempre attuale la quesdtione (e la teoria) della flessibilità cognitiva …Prima o poi scriverò anche qui qualcosa

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