Eventi

Venezia Camp – Nord Est Digitale

Gianni Marconato Comments

 

Partito anche il Venezia Camp di quest’anno.

Ad organizzarlo è l’associazione Nordest Digitale dove dovrei essere “delegato educational“.

Dico “dovrei” perchè non ho ancora percepito il senso di “associazione” di Nord Est Digitale. Idea brillante ma ancora tutta da realizzare. Vedrò di capire ….

Pur non capendo, ho preso sul serio il mio compito ed ho buttato giù alcune idee sul senso del digitale a scuola e all’università.

Ho presentato il “position paper” nella sessione “education” che ho promosso e coordinato al Venezia Camp, ancora in corso.

Questo il programma degli interventi che abbiamo avuto questa mattina, tutte esperienze che fanno avere speranza nel rinnovamento della scuola e dell’univeristà.
Grazie amici che siete venuti a raccontare i vostri lavori!
10:00 – Il manifesto per la scuola digitaleGianni Marconato
10:30 – Facebook e matematica – Paolo Pellizzari (UniVe)
11:00 – Il progetto I-CLEEN del Museo di Scienze di Trento – Matteo Cattadori
11:30 – Apprendere dall’esperienza. Il progetto “Storie di didattica” del network “La scuola che funziona” – Roberta Reginato
12:00 – Web 2.0 vs. Mobile Communications. Sperimentazione della comunicazione mobile gelocalizzata con studenti reporter – Daniele Pauletto e studenti (IPSIA Galilei, Castelfranco Veneto)
12:30 – Il digital storitelling in matematicaAntonia Romano, Francesco Bailo (IPRASE Trento), Marina De Rossi, Corrado Petrucco (Università di Padova)

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Ultimi fuochi da Reggio Emilia: report (soggettivo) del Barcamp Scuola

Gianni Marconato Comments


Del Barcamp Scuola tenuto nell’ambito della conferenza SIe-l 2011 di Reggio Emilia ho già detto qualcosa in forma di mie personalissime “conclusioni” (vedi qui).

Le videoregistrazioni del Barcamp sono diponibili nel portale della conferenza (vedi qui).

Quando, con Antonio Fini, avevamo lanciato il Barcamp con un “documento iniziale” ci eravamo augurati di poter uscire con un “documento finale” ma la ricchezza dei contributi ed il poco tempo disponibile ci hanno consentito a malapena di esplorare le mille facce della questione e, per questo, possiamo “fotografare” i contenuti e gli esiti dell’evento solo attraverso un report che spero sia testimone dei temi e dei punti vista portati nell’evento.

Ho redatto il report sulla base dei miei appunti e di quelli di Rita Silimbani e Michelle Pieri (che ringrazio per avermeli messi a disposizione). Ho fatto circolare il reprt tra alcune persone presenti a RE e lo ho limato sulla base dei loro suggerimenti. Ciò nonostante non credo di poter rilasciare il report come un lavoro validato da altre persone e mi assumo la piena responsabilità di quanto trovate scritto. Se “validazione” ci sarà, questa avverrà con modalità “social”.

Se ho dimenticato qualcosa, se ho tralasciato punti di vista significativi, inseriteli tramite “commenti. Se del caso, rilascierò in futuro una versione validata socialmente.

 

SIEL 2011 – Barcamp  scuola

Reggio Emilia – 15 settembre 2011

Report – I temi emersi

I lavori svolti nel corso del Barcamp Scuola a Reggio Emilia hanno consentito di esplorare sufficientemente la tematica introdotta attraverso il “documento iniziale” ma, considerato il tempo a disposizione, non è stato possibile lavorare per produrre un “position paper” condiviso attraverso il quale tracciare lo stato dell’arte da assumere come punto di partenza avanzato per il dibattito sugli usi didattici delle tecnologie a scuola.

Non per questo “limite” i lavoro svolti non hanno consentito di identificare alcune questioni critiche, condivise in misura maggiore o minore da parte dei partecipanti, da assumere come elementi per il citato “position paper” da produrre in un momento successivo ed attraverso un confronto che potrebbe anche svilupparsi attraverso interazione on-line.

Nel “documento iniziale” erano state poste le seguenti domande:

  1. Dopo una prima fase sperimentale che potremo definire pionieristica,ricca di tanta generosità ed  entusiasmo e di non poca ingenuità, caratterizzata da un mix di risultati e  fallimenti, di volontariato e punte di elevata professionalità, è possibile pensare al consolidamento organico delle tecnologie nella didattica?
  2. Dopo una fase in cui le tecnologie sono state al centro delle nostre attenzioni è possibile  che le stesse diventino trasparenti fino a scomparire?
  3. E’ possibile che l’uso didattico delle tecnologie entri a far parte della normalità delle pratiche didattiche e ci si preoccupi di fare buona didattica e non di usare le tecnologie
  4. Cosa ha funzionato?  Cosa non ha funzionato?
  5. Le risorse (umane e finanziarie) allocate hanno prodotto un risultato adeguato?
  6. La scuola e gli insegnanti accettano le tecnologie o vi resistono?
  7. Le tecnologie hanno migliorato la scuola? Se si, in cosa? Se no, perché?
  8. Quanto vicini o quanto lontani siamo dal dimenticarci delle tecnologie in sé e pensare solo alla didattica?
  9. Quanta propaganda e quanta autenticità c’è nelle politiche per l’innovazione?  Le politiche di innovazione tramite le tecnologie sono efficaci?
  10. In quali condizioni si lavora oggi con le tecnologie a scuola? Il contesto facilita oppure ostacola?
  11. Le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta e/o controversa? Le tecnologie sono ancora sotto processo?

Proviamo a sintetizzare i temi emersi con riferimento, anche, a queste domande. Le “risposte” sono da intendersi come evidenziazione degli orientamenti e/o dei pareri emersi nel corso dei lavori.

I contenuti emersi attraverso i lavori si possono rappresentare attraverso alcune parole chiave:

Elementi di contesto culturale: la tecnologia è presente e non può essere ignorata. Fa parte dell’esperienza quotidiana di tutti gli attori del sistema scuola;
Condizioni di contesto all’interno della scuola: vanno create infrastrutture, sviluppati modelli didattici ed organizzativi, definiti ruoli, sviluppate competenze; “trasparenza” della tecnologia per un utilizzo naturale, integrato nell’attività didattica;
Organizzazione, governante, cambiamento: il sistema scuola si deve sviluppare come “sistema organizzativo”  governato per mettere a sistema le esperienze;
Status epistemologico delle discipline, competenze, valutazione: ridefinizione epistemologica delle discipline e assunzione dell’ottica delle competenze, valutazione e certificazione delle competenze, valutazione degli insegnanti, valutazione dell’efficacia delle didattiche e delle tecnologie
Metodi e strategie didattiche: potenzialità ed efficacia, personalizzazione, come cambia la relazione di insegnamento/apprendimento, libertà di insegnamento;
Formazione, sperimentazione e ricerca; disponibilità al cambiamento, ricerca, confronto, scambio, autoformazione, documentazione delle esperienze, dei risultati, riconoscimento istituzionale.

Più analiticamente, i lavori hanno evidenziato che:

  • la tematica è complessa e non può essere circoscritta alle tecnologie in quanto tali. Come dire che la questione dell’integrazione stabile, solida e “trasparente” delle tecnologie a scuola non potrà avvenire focalizzandosi solo sulle tecnologie. E’ rilevante il contesto istituzionale in cui si opera, la più ampia questione didattica, il mestiere dell’insegnanti. La scuola, comunque, non può non considerare le tecnologie come una parte del suo stare nella società;
  • non siamo ancora alla metabolizzazione delle tecnologie a supporto della didattica. Le scuole e le classi dotate di tecnologie a seguito dei programmi ministeriali e territoriali sono ancora una minima parte dell’universo; gli insegnanti che usano, anche ad un livello minimo, le tecnologie nella loro pratiche di insegnamento sono, anche per questa ragione, una minima parte del corpo insegnante e si incontrano ancora resistenze da parte di numerosi insegnanti all’uso delle tecnologie. Non sempre neppure le famiglie manifestano di apprezzare gli insegnanti che usano e fanno usare le tecnologie. La mancata messa a sistema (mainstreaming) delle tecnologie è dovuta, secondo alcuni, alla mancata governante della scuola, al fatto che la scuola non può esser considerata una “organizzazione” e, conseguentemente, non ci si possa aspettare da una non-organizzazione ciò che sarebbe lecito aspettarsi dalle organizzazioni;
  • la “questione” della non integrazione delle tecnologie nella didattica non è ritenuta essere ne la causa della (mediamente bassa) qualità della didattica ne la via principale per migliorarla, ma va vista come uno dei suoi aspetti;  la qualità della didattica ed il rinnovamento delle pratiche didattiche (reso necessario non solo dalla disponibilità delle tecnologie) risente della formazione degli insegnanti che, invece di essere organica, consistente, continua e riconosciuta, è sporadica, non istituzionale, fatta su base volontaristica e spesso a spese degli insegnanti stessi;
  • la formazione degli insegnanti dovrebbe essere rispettosa della pluralità degli approcci didattici ed in questo connettendosi direttamente con la questione della libertà di insegnamento (che qualche intervento ha segnalato essere pesantemente minacciata dagli approcci in uso e che starebbero insediando un “pensiero unico” di didattica); la formazione dovrebbe essere finalizzata agli sviluppi di carriera e correlata con la certificazione delle competenze sviluppate e con la valutazione degli insegnanti stessi;
  • l’uso delle tecnologie nella didattica non è di per sé un criterio di qualità e di innovazione se non associato a modalità d’uso che comprovino un aumento dell’efficacia dell’insegnamento e dell’apprendimento anche per motivare e coinvolgere chi resiste o si oppone alle stesse. Più di qualche indagine non evidenzia significativi incrementi di efficacia della didattica con le tecnologie forse per l’uso che se ne sta facendo. E’ stato evidenziato, anche, come le tecnologie non inducano negli studenti, se non in un primo e breve momento, un atteggiamento più favorevole al coinvolgimento nei processi di apprendimento;
  • l’infrastrutturazione tecnologica delle scuole è stata ritenuta una dimensione importante tanto per avvicinare la scuola alla società, quanto per  offrire un contributo al miglioramento della didattica. Sugli aspetti più prettamente tecnici è stato rilevato come troppo spesso le reti informatiche all’interno delle scuole non siano pensate, allestite e gestite secondo la logica dell’uso scolastico e rispecchino le condizioni operative di una piccola impresa. Non di rado l’inefficienza dell’infrastruttura tecnologica scoraggia l’uso della tecnologia stessa: solo se il computer è affidabile come un libro, l’insegnante lo utilizzerà  normalmente;
  • sul piano degli atteggiamenti è stato notato come anche chi, con fare pionieresco, usa correntemente le tecnologie, manifesta un associato sentimento di fatica; fatica per le condizioni in cui si lavora, per gli atteggiamenti non collaborativi se non ostacolanti, di tanti colleghi, per il senso di isolamento in cui opera. E’stato, però, bene evidenziato che più che arretrare o stare fermi, è meglio procedere con fatica (“arrancare”) senza farsi condizionare da chi non partecipa. Meglio un lavoro imperfetto e provvisorio che nessun lavoro.

 

 

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Barcamp Scuola a SIe-L 2011 – L’idea prende forma

Gianni Marconato Comments

Il Barcamp Scuola che si terrà nell’ambito di SIe-L 2011 sta prendendo forma.

Dopo il “documento di indirizzo” che identifica la tematica attorno alla quale ruoteranno gli interventi è stato varato: cercheramo di fare una riflessione critica su questi anni di usi didattici delle tecnologie a scuola. Luci e ombre  ……

Alcune domande a cui si potrebbe tentare di dare una risposta:

  • Cosa ha funzionato?
  • Cosa non ha funzionato?
  • Le risorse (umane e finanziarie) allocate hanno prodotto un risultato adeguato?
  • La scuola e gli insegnanti accettano le tecnologie o vi resistono?
  • Le tecnologie hanno migliorato la scuola? Se si, in cosa? Se no, perché?
  • Quanto vicini o quanto lontani siamo dal dimenticarci delle tecnologie in sé e pensare solo alla didattica?
  • Quanta propaganda e quanta autenticità c’è nelle politiche per l’innovazione?  Le politiche di innovazione tramite le tecnologie sono efficaci?
  • In quali condizioni si lavora oggi con le tecnologie a scuola? Il contesto facilita oppure ostacola?
  • Le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta e/o controversa? Le tecnologie sono ancora sotto processo?

 

L’evento viene co-promosso da SIe-L e da alcune espressioni della scuola in rete

Qui la pagina ufficiale del Camp

Qui il forum per prenotare gli interventi e per inziare lo scambio che avrà il suo culmine il 15 settembre dalle 15 alle 18 a Reggio Emilia.

Ancora un paio di “novità” organizzative:

1) Webconference. L’intero Camp sarà suportato da videoconferenza. Anche chi non sarà a RE potrà partecipare ai lavori. Partecipare: non solo “guardare e ascoltare” ma anche “intervenire in diretta”.

2) Intervento “remoto”. Chi vuole proporre una riflessione sul tema o portare una testimonianza ma non ha la possibilità di farlo a RE può o mandare un video-intervento oppure, se non dispone di adeguati mezzi tecnici,  chiedere il supporto tecnico dei servizi tenologici di UNIMORE per registralo in anticipo. In ogni caso gli interventi pre-registrati saranno visionati nel corso del Camp, trasmessi in videoconferenza e far parte a pieno titolo del dibattito che si svolgerà nel Camp.

Per usufruire dell’opportunità dell’ intervento remoto è necessario segnalarlo nel forum qui sopra indicato.

Teniamoci in contatto

 

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Barcamp Scuola a SIe-L 2011

Gianni Marconato Comments


Come forse a molti noto, a metà settembre (14 -16) si terrà a Reggio Emilia l’annuale conferenza della Società Italiana di e-learning.

Nuovo ed intrigante format partorito dal pensiero fervido e geniale di Tommaso Minerva.

Tra i diversi “oggetti” che danno corpo al mega evento ci sarà anche una sessione Barcamp, una  sessione che si differenzia dalle altre per il suo … spirito libero, il suo non seguire logiche che potremo chiamare “istituzionali”, il suo essere basato sulla rete e sui soggetti che la vivono. Quindi nessuna “valutazione” preventiva della “qualità scientifica” dei contributi, nessuna programmazione dei contenuti. Soprttutto qualcosa di diverso dal corpo principale della conferenza.

Il Barcamp che è stato chiesto di coordinare ad Antonio Fini ed a me è quello sulla scuola. La questione che ci siamo subito posti è stata come non fare una seconda conferenza in sedicesimo. Una questione non solo di forma ma anche di contenuto.

Scartata l’idea di fare una seconda vetrina di pratiche didattiche ci siamo buttati su una questione che con Antonio e tanti altri abbiamo affrontato, spesso con vivacità, in rete: una riflessione critica di tanti anni di didattica con le tecnologie a scuola, in classe e fuori.

Per essere chiari su ciò che intendiamo per “riflessione critica” abbiamo scritto un breve documento di indirizzo. Ecco le nostre elaborazioni che speriemo sufficientemente forti e controverse da attivare un confronto utile a Reggio Emilia.

Sono anni che le tecnologie digitali e di internet sono utilizzate a scopo didattico nella scuola. Gli usi didattici delle tecnologie sono anche oggetto di studi, ricerche, sperimentazioni universitarie e non.

Le scuole italiane oggi sono generalmente più informatizzate rispetto a 10 anni fa ed un numero sempre maggiore di insegnanti ha confidenza con le tecnologie e le usa nelle proprie attività di insegnamento.

In questi anni sono stati fatti anche significativi investimenti, soprattutto pubblici, in tecnologie didattiche ed in formazione per gli insegnanti.

La via tecnologica per la scuola non è, oggi, più un opzione ma un dato di fatto da cui non si può, e non è opportuno, prescindere.

La questione della didattica con le tecnologie, accanto alle indubbie luci, presenta tuttavia anche molte ombre. Le luci si riferiscono prevalentemente alla modernizzazione e all’arricchimento della strumentazione presente a scuola; le ombre riguardano l’impatto delle tecnologie sul reale miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento, sul cosa si fa in classe (e oltre la classe) con le tecnologie. Altra zona d’ombra è la diffusione dell’uso quotidiano delle tecnologie che sembra essere ancora in realtà ancora patrimonio di pochi innovatori e pionieri in un contesto  di sostanziale indifferenza se non di opposizione da parte della generalità degli insegnanti.

Quali sono oggi le prospettive?

Dopo una prima fase sperimentale che potremo definire pionieristica,ricca di tanta generosità ed  entusiasmo e di non poca ingenuità, caratterizzata da un mix di risultati e  fallimenti, di volontariato e punte di elevata professionalità, è possibile pensare al consolidamento organico delle tecnologie nella didattica? Dopo una fase in cui le tecnologie sono state al centro delle nostre attenzioni è possibile  che le stesse diventino trasparenti fino a scomparire? E’ possibile che l’uso didattico delle tecnologie entri a far parte della normalità delle pratiche didattiche e ci si preoccupi di fare buona didattica e non di usare le tecnologie?

Da quando le tecnologie hanno iniziato a fare la loro comparsa nelle aule scolastiche abbiamo potuto assistere al lavoro di tanti “pionieri” alcuni dei quali favorevoli … “a prescindere”, altri dotati di eguale entusiasmo anche se accompagnato da maggiore senso critico.

Non pochi dei “pericoli” che il manipolo degli entusiasti-critici paventavano si sono materializzati. Tecnologie come fine e non come mezzo, utilizzo didattico non innovativo ma ripetitivo della didattica convenzionale, usi guidati da scarsa consapevolezza pedagogica e didattica, rischio di perdere il treno dell’innovazione del sistema educativo con l’arrivo delle tecnologie, innovazione più dichiarata che agita, innovazione tecnica non associata ad incremento di efficacia ……. Sono tutte problematiche che sono state spesso affrontate vivacemente e con grande partecipazione, più in rete attraverso blog e social network che nei luoghi “ufficiali” del dibattito teorico e della riflessione sulle pratiche.

Tutto ciò premesso, il tema che vogliamo porre al centro del Barcamp scuola in SIEL 2011 è la riconsiderazione critica delle pratiche di didattica con le tecnologie a scuola.

Alcune domande a cui si potrebbe tentare di dare una risposta:

  • Cosa ha funzionato?
  • Cosa non ha funzionato?
  • Le risorse (umane e finanziarie) allocate hanno prodotto un risultato adeguato?
  • La scuola e gli insegnanti accettano le tecnologie o vi resistono?
  • Le tecnologie hanno migliorato la scuola? Se si, in cosa? Se no, perché?
  • Quanto vicini o quanto lontani siamo dal dimenticarci delle tecnologie in sé e pensare solo alla didattica?
  • Quanta propaganda e quanta autenticità c’è nelle politiche per l’innovazione?  Le politiche di innovazione tramite le tecnologie sono efficaci?
  • In quali condizioni si lavora oggi con le tecnologie a scuola? Il contesto facilita oppure ostacola?
  • Le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta e/o controversa? Le tecnologie sono ancora sotto processo?

Insomma, di carne al fuoco ce ne sarebbe a sufficienza. Resta da vedere se ci saranno persone che avranno voglia di confrontarsi.

 

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Alcuni di questi temi sono già stati ogegtto di post in blog di colleghi che io ho raccolto in questo post qui di gennaio 2011

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Didamatica 2010, esibizionismo tecnologico. Una conclusione

Gianni Marconato Comments

Didamatica 2010 si è conclusa da settimane ed una mia valutazione a così tanta distanza di tempo ha, almeno, il pregio del distacco emotivo che, a quei tempi, era di rabbia e di delusione.

A quei tempi pensavo che Didamatica fosse degna rappresentazione della mediocrità degli usi didattici delle tecnologie nel nostro Paese; adesso penso che questo sia certamente vero ma ci aggiungo che Didamatica non è la didattica con le tecnologie in Italia .

Didamatica, qualche enclave a parte,  è la parte peggiore della didattica con le tecnologie in Italia, quella degli usi deboli, poveri, superficiali… Quella dove si esibiscono usi didattici delle tecnologie; dove tutto il valore sta nel poter dire “io uso le tecnologie nella mia scuola, nella mia università, nei miei corsi e, quindi, sono all’avanguardia, faccio innovazione, faccio buona scuola”. Ma qui si, si fa esibizionismo tecnologico, non si fa didattica con le tecnologie.

Oltre Didamatica ci sono parecchie realtà in cui si fa un uso ricco, consapevole, metodologicamente fondato delle tecnologie. Sono, queste, realtà più impegnate nel fare che nel comunicare (il vuoto, il nulla). Ma queste realtà non le trovi in manifestazioni come Didamatica. Le trovi dove non si fa chiasso; le trovi quasi per caso, le trovi attraverso il passaparola, le incontri per caso girovagando per internet.

Penso ai lavori che si fanno in qualche università (“qualche”, perchè anche all’università si fanno tanti usi selvaggi, giusto per far cassa, giusto perchè c’è un PRIN, giusto per fare una pubblicazione …); penso ai lavori di qualche scuola, di qualche bravo insegnante, di qualche bravo dirigente che crea le condizioni per fare; penso ai lavori di qualche serio professionista, ai lavori di qualche seria centrale formativa.

Credo che l’innovazione didattica, su questo campo, sia diffusa, non sia concentrata solo nell’università , luogo deputato a fare ricerca. E questi nuovi luoghi della ricerca, dell’innovazione andrebbero conosciuti e valorizzati

Credo che la vera innovazione didattica (anche con le tecnologie) si faccia al di fuori dei circuiti ufficiali, fuori dai circuiti istituzionali. Vorrei, quasi, stabilire la relazione istituzioni – falsa innovazione *.

Ritornando a Didamatica e a quello che si è visto e ascoltato, posso concludere che:

  • Didamatica serve ad AICA  per i propri scopi associativi e per le mire dei suoi caporioni; non serve certamente a promuovere il buon uso didattico delle tecnologie. Se questa “promozione” dovesse avvenire, sarebbe più frutto del caso che di un disegno perseguito
  • AICA vuole accreditarsi come interlocutore (unico? privilegiato?) del Ministero per quanto riguarda la didattica dell’informatica e con l’informatica
  • AICA sta facendo un grande business con gli ECDL, non un’operazione culturale, scientifica, educativa
  • Didamatica non è una manifestazione di valore scientifico e culturale: è anch’essa business
  • A Didamatica sono state presentate tante attività frutto certamente del duro lavoro di tante persone che credono in quello che fanno  ma che, non per questo, producono cosa degne di essere raccontate in un contesto “scientifico” di risonanza “nazionale” come Didamatica fa credere di essere. Tante attività che hanno la dignità di essere raccontate durante le pause caffè di una vera manifestazione, in conversazioni tra colleghi …

Manifestazioni mediocri come Didamatica hanno il pregio di far sentire forte il bisogno di occasioni di riflessione concettuale, di condivisione di esperienza autentiche; fanno sentire, anche, il bisogno di nuove  e buone pratiche; fanno sentire, infine, il bisogno di una riscossa morale,  culturale, scientifica delle persone e del mondo della ricerca e delle persone che quotidianamente “stanno sul pezzo” e si fanno il … mazzo!

[Mia] conclusione delle conclusioni: In questa Italia delle apparenze, dell’esibizionismo e delle vanità, degli intrallazzi, Didamatica ci può stare.

Ma questa non è la mia Italia.

* Mi spiego: difficile che una persona agisca al di fuori di ogni istituzione. Le “grandi” istituzioni, le “grandi” associazioni – nei fatti – sono sempre portatrici di intressi diversi da quelli dichiarati per cui ciò che viene fatto è asservito ad uno scopo non dichiarato ma evidente e le mille mediazioni, i mille interessi coinvolti ne depontenziano l’azione, la svuotano, la impoveriscono

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Didamatica 2010 e Fondazione Agnelli

Gianni Marconato Comments

Qualche dato (alla rinfusa. giusto per conservare e sistemere due appunti) sullo stato dell’arte in una tavola rotonda sul ruolo dell’informatica nella riforma della scuola:

  • Non penetrazione dell’informatica nella scuola superiore. Informatica che innova ovunque, ma non nella scuola. Si ha quindi il fallimento dell’ipotesi informatica.
  • Necesità di rifondazione dell’insegnamento dell’informatica
  • Nel PNI solo il 20%di quelli che hanno aderito alla sperimentazione seguono il programma della stessa (hanno attivato il percorso solo per avere un paio d’ore in più in pogramma)
  • Carenza di docenti con titolo coerente
  • Non si ha un’effettiva integrazione tra le discipline coinvolte
  • La formazione degli insegnanti non è servita, quella fatta non è stata sistematica, non valutata, non condivisione dei prodotti
  • Ruolo fondamentale del problem solving (!)  nell’integrazione delle diverse discipline scientifiche

Significativi i dati emersi da una ricerca della  Fondazione Agnelli sull’uso delle tecnologie nella didattica. Il tema della ricerca erano i divari della scuola italiana, la sua efficienza, equità, efficacia.

Un dato confortante: non siamo in ritardo nelle dotazioni informatiche delle scuole rispetto agli altri paesi; abbiamo recuperato il ritardo passato. Ottima notizia. Ma il problema è dove e come si usano: qui siamo particolarmente in ritardo.

Le competenze informatiche degli insegnanti sono in linea con quelle degli altri laureati non insegnanti; nessun divario neppure qui.

Un dato chiaro: anche dove le tecnologie ci sono e sono usate, si hanno pratiche didattiche obsolete.

La ricerca si domanda quali evidenze empiriche abbiamo sul tanto declamato valore aggiunto nell’apprendimento dall’uso delle tecnologie. Cosa vuol dire cambiare in meglio la scuola?

Secondo la FGA vuol dire migliorare i saperi, gli apprendimenti e fare in modo che chi ha imparato con le tevnologie sappia qualcosa di più e se la cavi meglio di chi non le ha usate

Le evidenze in questo senso sono poche, tanto in Italia che a livello internazionale.

Dal PISA 06 emerge che esiste una correlazione tra la familiarità con cui si usano le tecnologie nella scuola e i risultati che ottiene chi le usa. Pare che con 3 anni di uso si abbia il 35% in più di risultato.

Ma non si hanno prove di correlazioni in ambito scolastico ne positivo ne negativo. Una ricerca IPRASE testimonia correlazioni positive.

Pare si debba concludere che la correlazione positiva tra uso delle tecnologie e apprendimento debba rimanere un atto di fede.

La mia posizione su questo tema è la seguente:

  • anche un approccio empirico consente di rilevare che le tecnologie sono usate all’interno di pratiche didattiche tradizionale (vedi, anche, i monitoraggi sull’uso delle LIM)
  • viene ulteriormente smentita l’ipotesi “cavallo di Troia” e trova conferma quanto e da sempre predico (entrando in contrasto anche con “illustri accademici” che affermano il contrario), che il problema dell’innovaazione didattica va affrontato di petto e non per vie traverse
  • il tema dell’innovazione didattica è complesso come pure è complessa la tematica della didattica con le tecnologie
  • il problema è l’apprendimento; non l’insegnamento e men che meno le tecnologie
  • quando si parla di usi didattici delle tecnologie vanno fatti tanti distinguo: in quali contesti didattici,  per quali obiettivi di apprendimento, sulla base di quali strategie didattiche…..  Lo stesso dicasi per ogni tentativo di misurare l’impatto.

A conclusione della tavola rotonda, durante la quali i gerontocrati di AICA hanno cinguettato amabilmente con il Ministero, rimango con il convincimento che AICA si voglia accreditare come interlocutore privilegiato, se non unico, del ministero per la didattica dell’informatica.

Siamo, davvero, in buone, buonissime mani. Il destino della scuola è assicurato:  in discarica, area rifiuti tossici…..

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Didamatica 2010, qualcosa di buono

Gianni Marconato Comments

Sempre interessante il lavoro che si sta facendo attraverso la robotica. Tecnica professionale, elettronica, elettrotecnica, programmazione informatica, fisica …….. Didattica attraverso la robotica, apprendimento induttivo, per compiti significativi.

Ho ascoltato con vero piacere, anche culturale, di un vasto progetto in Piemonte dell’USR che ha coinvolto gli ITIS, gli IPSIA ma anche le elementare (con robot di pezza); obiettivo la continuitá di approccio dalla primaria alla secondaria per spingersi fino all’universitá.

Il sempre ottimo Michele Maffucci ci parla della rete di scuole “porte aperte alla robotica”.  Un suo progetto (IPSIA) con allivi dal classico profilo di dropout con problematiche  cognitive, sociali, psicologiche. La sua , attraverso la robotica, una didattica del reale del concreto per un accesso esperenziale alla teoria.

Apprendimento contestualizzato. Robotica come attrattore, focalizzatore dei processi di apprendimento. Apprendimento per scoperta guidata. Un progetto davvero bello, un progetto pensato, riflettuto, didatticamente fondato. Un esempio di teoria che si fa (buona) pratica.

Ancora una volta, complimenti,  Michele

Ho molto apprezzato anche la presentazione di Alfonso Molina in cui la robotica didattica è vista come un motore dell’innovazione.

Alfonso ci parla della Fondazione Mondo Digitale, un’organizzazione che lavora, parole loro, per una società della conoscenza inclusiva combinando innovazione, educazione, inclusione e valori fondamentali.

Utilissimi per la robotica didattica alcuni manuali (scaricabili in PDF), RoboDidactics Manual sugli aspetti generali dell’approccio ) e  per la didattica della fisica e tanti altri.

Segnalo, sempre via Molina, anche il portale Phyrtual, un progetto per l’innovazione sociale via socialnetwor. Una specie di facebook ma di progetti.

Qualche altro breve accenno su iniziative promettenti:

Corrado Petrucco (Padova) e Mario Mattioli (Roma) ci raccontano una piccola esperienza di uso di Storie nella didattica della matematica; chiara la fondazione concettuale, da migliorare la traduzione didattica

Marisa Michelini (Genova)  ci parla della multimedialità nella didattica della fisica in un liceo psicopedagogico. Curioso il suo lavoro con simulazioni “umane”: sensori applicati a persone con dati ricevuti e rielaborati dal computer. Prospettiva promettente mettendo in gioco ingegno e creatività

Luigi Nevola (Bolzano) racconta di AUDIENCE, un progetto nella Formazione Professionale, di uso di netbook personali per tutti gli studenti; una infrastruttura digitale a livello di scuola con – notizia davvero interesante – smantellamento dei laboratori di informatica. Aspettiamo la realizzazione dei buoni propositi

Due iniziative che non so se definire grottesche o segno del degrado – precoce – dellle tecnologie della didattica.

Una entusista e certamente preparata ragazza, saltellando tra matematica e filosofia, avrebbe la pretesa di concettualizzare i Learning Object come “matrici trascendentali”. Chiaro e rigoroso il suo discorso ma alla mia domanda sul perchè ritiene che i LO siano degni di tanta attenzione, risponde parlando d’altro. Forse perchè come diceva il buon Bob Dylan, risposta non c’è .. ma …  forse …. chissà ….

Demenzaile davvero il dispositivo tecnologico messo in piedi da innominabili soggetti. Scenario: formazione a distanza; obiettivo monitorare e motivare lo studente. Soluzioni: a) un “naso” elettronico installato nella postazione dell’utente che rileva, e segnala al docente, se e quando l’utente si allontana per per più di 3 minuti dalla postazione di lavoro durante le sessioni live; b) un’applicazione che interpola una serie di informazioni sui comportamenti degli utenti (es. chat private ) per dterminare il “brusio d’aula” e consentire, così, all’attendo docente di intervenire per ripristinare l’ordine. Conclusione: da internare subito prima che facciano altri danni.

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Demenzialità a Didamatica

Gianni Marconato Comments

Speravo che  con l’ECDL si fosse toccato il fondo. Sono sempre più gli informatici e gli insegnanti di informatica che affermano che avere l’ECDL non significa che si sa usare il computer nelle sue funzionalità di base. Ed ecco il proliferare ele certicazioni ECDL: e-citizen, healh, e mille altri che non ricordo.

Ora ora a Didamatica, ad opera di un emeniente aicista (o aichista) annuncia il varo dell’ennesima certificazione: ECDL per il problem solving /ECDL 4 PS, come acronimo e marchio di fabbrica. Una certificazione nientepoppodimenoche per il problem solving. Ma cos’è il problem solving per l’AICA? Una misera abailità di risolvere problemi di matematica e fisica con il foglio di calcolo!!!

Nulla da obiettare che AICA, sulla traccia dei copiosi business fatti con le altre  ECDL, se ne inventi una di nuova per fare ulteriori soldi. Fossi io capace di trovare simili vacche da mungere!!!

Invidia a parte, ho trovato estremanente superficiale, banale, parziale, ignorante la concettualizzaione che l’esimio ha presentato a supporto del suo nuovo business. Il tipo si è, persino, preso burla degli psicologi cognitivi che, a suo dire, affrontano la questione in modo fumoso e senza imoplicazioni pratiche. Meno male che Jonassen non lo stava ad ascoltare.

Il problem solving è ben altro di quello che il tizio ha cercato di descrivere. Al descrittore “problem solving” è associato, nella pratica e nella letteratura internazionale un significato molto ma molto più ampio. Altro che “risolvere problemi di matematica con il foglio di calcolo”!!!

Quello che mi irrita è l’uso strumentale, e a mero scopo di business,  del concetto di problem solving. Come sempre più spesso succede, si dice di fare una cosa e se ne fa un’altra.

Cha AICA si vergogni!

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Da Didamatica 2010, Giuseppe Longo e il cambiamento antropologico

Gianni Marconato Comments

Molto ma molto interessante la keynote speach affidata a Giuseppe Longo, università di Trieste, informatico: Nascere digitali. Verso un mutamento antropologico?

Le sue tesi: 1) L’uomo sta cambiando per effetto delle tecnologie; 2)  Si può parlare di evoluzione bio-tecnologica, bio-culturale, evoluzione che è più forte, più veloce di quella biologica.

Alcuni spunti, poco più di appunti organizzati; non mi sono ancora laureato in steno-datttilo digitale.

Con l’avvento e la capillare diffusione delle tecnologie digitali si ha l’interazione tra tecnologia e società con ripercussioni sulla cultura, sulla società, sulla scuola, sulla politica, sulle istituzioni, sull’organizzazione aziendale  …..

La scuola come mezzo di riproduzione della società garantendo continuità e stabilità: oggi la scuola si evolve troppo lentamente rispetto all’evoluzione del mondo circostante rendendosi poco utile alla società.

Il sistema economico vuole accumulare denaro e potere e questa è una forza che agisce, non pensiamo che tutti i movimenti siano determinati da scopi culturali.

La tecnologia informazionale s’innesta in modo agevole e anestetico sul nostro apparato neurosensoriale; prolunga l’evoluzione biologica in evoluzione biotecnologica, modifica le categorie della percezione e della cognizione e influendo anche sugli affetti.

Il pieno sviluppo delle caratteristiche umane avviene nell’interazione sociale attraverso la comunicazione: con internet si sta costruendo una specie di sistema nervoso mondiale, globale con cui integra il nostro sistema cerebrale; questa interazione potenzia e modifica la struttura e le funzioni del nostro sistema cognitivo, si costruisce una intelligenza connettiva che segna il passaggio dalla società gutenberghiana alla società digitale. L’intelligenza collettiva è antica come l’uomo ma con la rete globale da collettiva diventa connettiva che è molto di più.

Con le tecnologie si potenziano le capacità degli individui, ma la tecnologia è, anche, un filtro: ne vengono potenziati  alcuni e depotenziati altre (ad esempio con l’uso  della tastiera perdiamo la capacità di scrivere a mano ma scriviamo di più e con maggior precisione).

Il bambino indirizzato all’uso del computer diventa un tutt’uno con esso e subisce una trasformazione cerebrale; si ha la simbiosi uomo-tecnologia,nasce l’homus tecnologicus. I bambini hanno, così, comportamenti determinati da queste diverse connessioni cerebrali.

Gli adulti e i giovani parlano linguaggi diversi perché diversa è la loro struttura neuronale e cognitiva.

I giovani manifestano una notevole abilità opportunistica, piegano le apparecchiature ai loro scopo, non interessa come e perche e per cosa sono state fatte, basta che funzionino, che abbiano, per loro, un senso; piegano i dispositivi al loro scopi  incuranti dei risvolti teorici delle elaborazioni e degli aspetti funzionali  che stanno alla base delle apparecchiature.

Si ha la proliferazione ibridativa: i  nuovi media intergiscono tra di loro ibridandosi,  contaminandosi, proliferando e partorendo novità continue, piccole grandi in un a dinamica rapidissima. Difficili da seguire e da prevedere.

I media digitali sono vivaci e colorati e pongono l’individuo al centro del processo comunicativo e creativo, ma la scuola è seriosa. Oggi si impara più fuori  che a scuola;  la scuola diventa sempre meno autorevole, il mondo esterno è un concorrente nella funzione formativa della scuola.

Dietro alla grande mole di attività che si sviluppano in rete, per tutte le età, vi è un grande bisogno dell’essere umano di narrare, di narrarsi, di farsi narrare delle storie; è una  necessità atavica che si presenta oggi in forme nuove e sorprendenti. La narrazione ci situa nel mondo, ci fa parte del mondo. La ricerca del senso è fatta attraverso la narrazione. I social network sono il luogo del banchetto narrativo  in cui si accendono frammenti verbali e iconici  lanciati da chi ha voglia di  parlare, raccolti da chi ha voglia di ascoltare e ripresi da chi ha voglia di rispondere. Ma questa orgia comunicativa può avere anche derive negative.

Con le tecnologie informatiche e le simulazioni la nostra capacità di fare ha superato quella di capire e prevedere.  Agiamo anche senza sentire il bisogno di supportate l’azione con una spiegazione di quello che si fa, della teoria di quello che si fa. Si fa bricolage , manipolazione; si amplia la scena degli interlocutori. La macchina diventa un interlocutore.

Ci abituiamo a relazioni virtuali che sono rarefatte, che non hanno la pienezza organolettica dei contatti diretti, il rapporto diretto comincia essere troppo coinvolgente, quasi una dimensione minacciosa.

Si ha prevalenza del  contenuto sulla forma, si ha ansiosa superficialità, si ha urgenza di dare risposte immediate: la facilità della comunicazione si correla al suo deterioramento.

Mia reazione a caldo: suggestioni affascinanti, problematiche che più di qualche volta mi sono posto anch’io, senza risposte. Non ho avuto modo di chiedere allo speaker se le sue affermazioni circa i cambiamenti neurologici di cui parla, specie per i bambini e i ragazzi, cambiamenti che “a naso” mi sembrano plausibili e che “a pelle” mi pare di cogliere nelle interazioni e nell’ascolto attento di quei giovani, sono supportati da ricerca o mere “visioni”.

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Da Didamatica 2010 – prime impressioni

Gianni Marconato Comments

Il primo impatto: un parterre più adeguato al gruppo terza età del circolo dell’informatica che all’apertura di un convegno su e per l’innovazione. Non che noi “anziani” non siamo capaci di pensiero energico e innovativo ma fintanto che lasciamo le giovani leve fuori dal flusso delle decisioni, del potere, i nostri pur innovatori messaggi, non sono credibili.

Convegno di apertura: crisi, sviluppo e alta formazione

La malinconia per queste riflessioni lascia presto spazio a quelle che è musica per le mie orecchie: il rappresentante del ministero che sollecita all’abbandono della didattica trasmissiva a favore di una attiva, collaborativa; il rettore di Roma 1 (Sapienza) che invoca un’università per gli studenti e non per i professori; un boss dell’AICA, sulla settantina, tutto social network e twitter ….

Mi domando se non ci stiano prendendo per i fondelli. Basta parole; basta slogan; basta fare affermazioni “politically correct” e tutte orientate al desiderabile per poi continuare a fare quello che si è sempre fatto.

Si abbia il coraggio dell’essere conservatori (mica è un peccato) che almeno il discorso è chiaro.

Lucido, come sempre, Fulvio Andronico; “senatore” della didattica scientifica italiana con un passato eretico, che concludendo afferma, a proposito dei giovani  “evitiamo di dargli tutto tranne il necessario” .

Da segnalare il suo “teorema dello scienziato”, gustosissimo, rigoroso sviluppo logico-matematico, conclusione stringente: “chi meno sa più guadagna”, che detto così non dice nulla. Spero di recuperare la sua “dimostrazione”. Da non perdere.

Qualche dato sul rapporto economia e formazione ci viene da Claudio Gentile, direttore Education di Confindustria: dall’85 si è perso il 40% della popolazione scolastica. Serve il rilancio dell’istruzione tecnica, dei politecnici, una politica formative ed educativa. Nel medio periodo si avrà un aumento del lavoro con qualifica professionale medio-alta. Si ha un deficit di formazione nelle aree giuridico, scientifico, medico-sanitario, economico, statistico, ingegneria. Strano ma vero, la laurea triennale funziona. Almeno dal punto di vista di Confindustria.

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IADIS Conference Cognition and Exploratory Learning in Digital Age (CELDA 2009)

Gianni Marconato Comments

 

Cognition and Exploratory Learning in Digital Age (CELDA 2009)

Rome, Italy

20 – 22 November 2009

http://www.iadisportal.org/

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DULPcamp, la macchina organizzativa in piena attività

Gianni Marconato Comments

DulpcampIn piena attività, nonostante la settimana ferragostana, la macchina organizzativa del DULP 09 e del DULPcamp.

Chiuse le iscrizioni al DULP, rimangono aperte quelle del DULPcamp. Cliccacre qui per iscriversi .

Aggiornamenti tanto nel sito del DULP che in quello del barcamp

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DULP raddoppia con il DULPcamp

Gianni Marconato Comments

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Nello … spirito libero del DULP, un BarCamp affiancherà la conferenza tradizionale: il DULPcamp

Se ci sono lavori che hanno una loro solidita’, sono sedimentati, si e’ riflettuto e si e’ arrivati a delle conclusioni (per altro utili) allora il posto giusto e’ il convegno se si e’ in fase di avvio, in corso d’opera, si hanno delle idee, si cercano riscontri e collaborazioni allora il posto giusto e’ il BarCamp.

Osmosi, ibridamento, contaminazione …. sono le interazioni tra BarCamp e Conferenza.

Le tematiche per il BULPcamp sono

  • analisi degli odierni “learning space” fisici e virtuali e dei processi formativi che vi si svolgono
  • riflessioni sulle trasformazioni indotte dalla post-modernità sui processi di apprendimento, sulle pratiche didattiche e sulla loro relazione con le tecnologie
  • prospettive teoriche per il DULP
  • design, prototipazione e valutazione di artefatti, spazi sensibili e ambienti virtuali per il DULP
  • sperimentazioni sul campo di processi, modalità operative e metodi per il DULP
  • modalita’ avanzate di monitoraggio e valutazione di processi e discenti nel DULP
  • contestualizzazione e personalizzazione del DULP
  • impatto, accettabilità sociale, sostenibilità psicofisica ed economica del DULP
  • nuove professionalità e riqualificazione delle vecchie professionalità

Considerata la sua natura “aperta”, il DULPcamp è il luogo ideale per presentare idee allo stato nascente, prototipi anche non validati, sperimentazioni non concluse e dall’esito incerto ma promettenti, ipotesi di lavoro non convenzionali e “coraggiose”…..

Si lascia ai proponenti la responsabilità della valutazione dell’adeguatezza e della coerenza del proprio contributo agli scopi dell’evento; l’organizzazione si preoccupa di creare le condizioni per generare idee, condividere esperienze, riflettere e conversare al fine di generare nuove idee ed innovare le pratiche educative nel solco del paradigma nascente di DULP.

Nel portale dei BarCamp altre informazioni e lo spazio per segnalare gli interventi.

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SchoolBookCamp, riflessioni

Gianni Marconato Comments

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Prime riflessioni
Vale o no la pena di occuparsi anche dei libri di testo digitali? Dopo lo SchoolBookCamp, credo di si. Pur con le dovute cautele,.
Considerata l’inarrestabile corsa verso la digitalizzazione cui non sfuggirà neppure il libro di testo (mia stima: tempi medio-lunghi e per una quota di mercato contenuta anche se in lenta crescita), tanto vale cogliere al meglio questa opportunità.

La questione è proprio questa: fare della possibilità una opportunità.

La direttrice principe lungo cui cercare questa opportunità è, secondo me, quella del contributo di quello che provvisoriamente possiamo continuare a chiamare “libro digitale”, potrebbe dare al miglioramento delle didattiche (se non vi dovesse essere alcuna forma di miglioramento dell’apprendimento sarebbe l’ennesima opportunità sprecata).
Sul piano delle tecnologie si dovrebbero sfruttare tutte le caratteristiche proprie del digitale e della rete. Non ripetere modelli e forme precedenti.
Sul piano della didattica si dovrebbe proseguire con maggior velocità e determinazione verso didattiche attive e collaborative che non hanno la propria azione centrata sui contenuti. Non replicare didattiche vecchie.
Non ho ancora chiaro come forma e contenitore dei “contenuti” possano operare sinergicamente in queste direzioni.
Sarà certamente necessario ripensare il senso del libro di testo, (si è ricordato che il “libro di testo” in adozione obbligatoriaè opera della buonanima che lo volle come strumenti di controllo sociale e culturale)  i suoi contenuti, il suo ruolo nella didattica, la sua integrazione con altri oggetti didattici , correlando il tutto con il perché ed il per chi dell’educazione e con i (mutati?) stili cognitivi degli studenti.
Uno scenario complesso cui la nostra scuola, al pari della società con cui interagisce, non è abituata privilegiando il pensiero semplice (che non serve a capire problemi complessi).

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Fin qui le visioni, un tantino velleitarie se consideriamo il livello medio della nostra scuola, dei politici che la governano, dei dirigenti che la gestiscono, degli insegnanti che la producono.

Non vorrei però concludere dicendo di accontentarsi di pidieffare, magari con l’evoluto Acrobat 9, i libri che gli editori hanno già in formato digitale, tanto la scuola non può reggere (e capire) di più.
Ma mi rendo ben conto che il bilancio deve pareggiare, magari con un decente utile, ma spero nella capacità di utopia di qualche editore illuminato (utopia, una voce che non compare nel conto economico) in modo che anche se la scuola si accontenta di poco possa avere tanto ed essere così aiutata, suo malgrado, a migliorare.

Qui alcune slide che affrontano maglio la questione.

Un aneddoto più di tante ricerche ed intelligenti riflessioni può dare il senso del reale stato della scuola e della possibilità di cambiare, non dico di innovare.
Durante il gustosissimo “buffet di campagna” offertoci la sera (Marocca di Casola con lardo di Colonnata, acciughe di Monterosso, mortadella garfagnina, sedano di Fivizzano, formaggi con il miele della Lunigiana, per citare solo le produzioni più pregiate ) vengo avvicinato da un conterraneo che sentendomi parlare non si era sentito solo in terra straniera. Era uno dei più grossi distributori italiani di editoria scolastica (3 tir al giorno in entrata ed altrettanti in uscita, magazzino super-automatizzato) ed era venuto per capire, sue parole, se avrebbe continuato a vendere libri. A conclusione dell’evento gli chiedo quale conclusione avesse tratto. E lui: adesso ho le idee chiare, compero ancora un paio di capannoni, li ammortizzo in 10 anni e dopo credo ne comprerò altri.


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SchoolBookCamp, i temi

Gianni Marconato Comments

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Un po’ in ritardo sulla mia abitudine dell’instant blogging in convegni e Barcamp (conflitto, penso insanabile, tra il mio IBM e la chiavetta Alice in dissinergia con il mancato WiFi nel luogo del Camp, NO adsl in tutta la zona), raccontiamolo un po’ sto Camp focalizzato all’editoria scolastica nell’era del digitale.

Location stupenda: il castello Malaspina a Fosdinovo, Alpi Apuane. Lavori nelle terrazzamenti del castello con vista montagne e mare (Lerici, Porto Venere, Cinque Terre, tanto per capirci).

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Gran bel gruppo messo in piedi da Noa Carpignano, editrice di BBN: editori, terziario dell’editoria, insegnanti, genitori, università, ricercatori…

Confronto serrato con qualche punta di “vivacità” dovuta, come naturale, dalle diverse prospettiva da cui si guarda alla questione.

Tanti “amici” blogger e di FB presenti, dalla sempre in moto orale Maria Grazia Fiore (più volte le ho augurato un leggero mal di gola), ad Antonio Fini, Andreas Formiconi, Marco Guastavigna, Agostino Quadrino, Giorgio Jannis …

Nuova conoscenza diretta, l’editore Mario Guaraldi, grande vecchio dell’editoria (posso chiamarla “democratica”?). Una persona stupenda con cui ho conversato a lungo e con grande arricchimento.

Noa Carpignano, padrona di casa, tranquilla animatrice dell’evento assieme al citato Guaraldi ed a Maurizio Chatel per riflessioni davvero importanti.
Il contatto diretto ha stemperato alcune tensioni generatesi in occasioni precedenti e ravvivate in rete (baci, abbracci, scuse ….) ma ne ha fatto nascere altre … E’ nell’umana natura ….
Con contorno di testaroli con il pesto e sgabei (pane fritto) con salumi – siamo nella zona di Colonnata e del suo grande lardo affinato nel marmo – e formaggi ed il quasi introvabile Schacchetrà.

Di cosa si è parlato?
Del futuro del libri di testo digitale, imposti per legge dal duo Tremonti-Gelmini come obbligatori anche in soluzione “mista” con l’anno scolastico 2011-2012.
Versante editori
Grande attivismo dei piccoli editori (come Garamond, BBN) anche per scalfire il monopolio dei grandi editori monopolisti (4 editori che si suddividono il 70% del mercato di 700 milioni di euro con quote di mercato relative praticamente immutate da almeno 15 anni – dati Garante della Concorrenza) trattandosi di un nuovi mercato ritenuti a bassa soglia di accesso.
Immobilismo (apparente?) dei grandi certi dell’irrilevanza per il loro business della novità. Pare puntino su quel “anche in formato misto” previsto dalla Circolare. E’ possibile che si limitino ad integrare il libro stampato con qualcosa on-line, tipo esercizi, documentazione integrativa, qualche capitolo in .pdf.
Grandi editori tranquilli perché fiduciosi dell’immobilismo e del conservatorismo della nostra scuola. Fiduciosi, anche, della pratica impossibilità per le scuole e gli studenti di approvvigionarsi degli e-book readers che consentirebbero di “fruire” (manco si trattasse di opere d’arte) degli e-book.
Editori presenti: De Agostini, Mondadori Education, Raffaello, Guaraldi, Garamond, BBN, Bruno Ed. Giunti Scuola

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Tematiche
Eravamo in una sessantina. Abbiamo lavorato in parte su due gruppi modello “seminario”, in parte in plenaria.

Quali sono le priorità?Spontaneamente, tra gli operatori della scuola, la discussione si è avviata sul senso più generale della tematica nel funzionamento e nei problemi della scuola: quali sono le priorità, come si affrontano i problemi, come si migliora la scuola, perché il libro di testo, conservatorismo del sistema scuola, insegnanti pavidi ed insegnanti impavidi. Conclusione: l’e-book non è una priorità; chiarito questo si può anche parlare degli e-book ….
Gli e-book sono vera innovazione? Chi entusiasticamente li considera tali senza se e senza ma (Quadrino), chi considera l’intera operazione ministeriale una mistificazione del problema “scuola”, uno sviare l’attenzione dalla vera natura del problema e dalle vere soluzioni (Guastavigna, Fiore), chi considera la tematica degna di attenzione anche se ancora non definita (Guaraldi);
Come dovrebbero essere gli e-book? La consapevolezza generale è stata che siamo ancora in alto mare; la questione è nuova per tutti; si accetta il fatto che si inizi dalla trasformazione del testo stampato in un testo digitale ma nella consapevolezza di dovere evolvere senza saper verso dove. Ipotesi: libri liquidi (Carpignano), libri aperti (Chatel), libri sbriciolati Cabiddu), interdisciplinari (Maria Grazia Fiore), pillole trasversali (Formiconi), “ambienti” (il sottoscritto). Trovo interessante l’idea di Quadrino di non parlare più di “prodotti” ma di “servizi”.
Adozioni 2009 – 2010?
Tra i presenti, gli unici editori ad avere in catalogo e-book (BBN e Garamond) pare non ne abbiano piazzato alcuno; grande interesse (Garamod 22.000 download di copie saggio) ma nulla di concretizzato. Ma siamo solo all’inizio.

Un gran bel brainstorming che ha evidenziato le numerose problematiche insite nella questione; una questione allo stato nascente cui alcuni guardano con spirito positivo e speranza (i “piccoli” ed i “nuovi” editori) ed altri con sufficienza (i grandi, e li si può ben capire). Una tematica che se ben gestita non potrebbe riguardare solo il business associato ed elementi marginali (anche se significativi come i costi) del funzionamento scolastico, ma anche impattare sulla qualità della didattica.
Dal mio punto di vista è qui la vera sfida.

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DULP ed il sol dell’avvenir

Gianni Marconato Comments

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Nessuna connotazione (politica)  del DULP. Solo una meta-fora

Il fatto è che il DULP oramai scorazza ribaldo nel web tra Facebook ed altri social network.

Una suggestione di Carlo Giovannella in FB mi porta a cercare di prendere le misure a ‘sto DULP. Dice Carlo:

” …con quali pratiche ci dobbiamo confrontare a livello scolastico, universitario e professionale ?
quanta parte di queste pratiche si possono definire insignificanti dal punto di vista pedagogico e metodologico ? esempi ?
come contribuire alla definizione di una professionalità DULP (sempre che ve ne sia bisogno) ?
non avvertite una diffusa stanchezza per i corsi di formazione fasulli (ovvero che mirano solo a fare cassa) ?”

Credo sia necessario fare una premessa per contestualizzare tutto il discorso sul DULP (un paradigma? tutto da costruire?): il DULP non è per l’oggi ma per il domani o per il dopodomani?

Le connotazioni prospettate da Carlo nella presentazione del DULP vanno (purtroppo) lette ancora come segnali deboli, promettenti ma deboli.

Ciò significa:

  • che qualcosa del DULP già si vede
  • che non è (ancora) una realtà (nel senso che non caratterizza le pratiche correnti)
  • che i segnali deboli vanno amplificati
  • che non possiamo trattare, oggi, il DULP come un paradigma operativo

Considerando che la gran massa di attività educative/formative è ancora invischiata in pratiche collusive tra gruppi di potere e politica (Carlo parla di “corsi fatti solo per far cassa”; concordo pienamente e condivido volentieri con lui l’affermazione) e che queste pratiche sono dure (impossibili?) da schiodare, il DULP andrebbe trattato come il sol dell’avenir. (sono incerto se chiudere con o senza un punto di domanda)

PS. Un esempio: c’è ancora chi parla di e-learning. Non sarebbe ora di smetterla?

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Dulp 09 a Roma Tor Vergata

Gianni Marconato Comments

Roma, 14-15 Settembre 2009 Universita’ di Roma Tor Vergata – ScuolaIaD

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DULP 09, un evento che si preannuncia diverso dall’offerta cui siamo abituati ad avere; diverso nei contenuti, diverso nella forma (o, meglio, nelle forme).
Già nel nome una scelta di campo:

  • Apprendimento ispirato dalla “progettazione” (dove per progettazione-design credo s’intenda la carica di pensiero, di creatività, di uscita dagli schemi che tale termine porta con se;
  • Apprendimento ovunque
  • Luoghi di apprendimento liquidi
  • Progettazione con al centro la persona

Quindi, Apprendimento ovunque in luoghi di apprendimento liquidi: mettere alla prova le tecnologie, ripensare la pedagogia, essere ispirati dal design

Interessante l’analisi che viene fatta nella presentazione a cominciare dalla consapevolezza che fino ad ora siamo stati tutti presi dall’euforia per le tecnologie e che è giunta l’ora di ripensarne il ruolo nella didattica con maggior consapevolezza.
Secondo i promotori vanno riconsiderate le pratiche della formazione e l’idea che sta loro dietro ….

…… allo scopo di offrire supporto a forme di apprendimento che vanno assumendo un carattere temporale, spaziale e culturale sempre più ubiquo e che si svolgono in contesti sempre più liquidi e coevolutivi – organici – in cui l’individuo deve necessariamente apprendere a gestire la propria personale realizzazione e il proprio essere animale sociale, senza rinunciare alla stratificazione culturale delle esperienze che a fondamento del DNA culturale di un place e di una società

E, visionariamente, affermano che

…..E’ facile prevedere che gli attori dei futuri processi formativi popoleranno nomadicamente spazi fisici sempre più sensibili e responsivi, interagiranno con questi ultimi in maniera estremamente naturale utilizzando i gesti, il parlato, la propria emotività dando sempre meno peso agli aspetti funzionali e vantaggio delle cosiddette “use qualities”a definire “the one’s personal EXPERIENCE”.

Questi i temi di interesse

  • analisi degli odierni “learning space” fisici e virtuali e dei processi formativi che vi si svolgono
  • riflessioni sulle trasformazioni indotte dalla post-modernità sui processi di apprendimento, sulle pratiche didattiche e sulla loro relazione con le tecnologie
  • prospettive teoriche per il DULP
  • design, prototipazione e valutazione di artefatti, spazi sensibili e ambienti virtuali per il DULP
  • sperimentazioni sul campo di processi, modalità operative e metodi per il DULP
  • modalita’ avanzate di monitoraggio e valutazione di processi e discenti nel DULP
  • contestualizzazione e personalizzazione del DULP
  • impatto, accettabilità sociale, sostenibilità psicofisica ed economica del DULP

Conferenza diversa anche nelle tipologie di contributi richiesti, dai classici articoli lunghi e brevi ai “position paper” in cui proporre vision, indicare direzioni, illustrare analisi critiche significative per il DULP e proposte di tutorial, attività pratiche e dimostrazioni di artefatti (fisici e virtuali), metodi, ecc… che rappresentino un evidente contributo al DULP;
Diversa anche nelle modalità di selezione con una review che sarà light, in pratica, se non farà davvero ribrezzo, il contributo sarà ammesso.
Diverso, infine, anche nella forma: in parallelo alla evento principale che avrà la forma di panel si terrà anche un BarCamp “tradizionale” ed in versione Second Life.

Una bella sfida davvero!!!!

Date importanti, dopo il lancio della Call (5 marzo)

  • 5 Maggio Ultimo annuncio
  • 31 Maggio Data ultima per la sottomissione dei contributi
  • 15 Giugno Inizio registrazione anticipata
  • 25 Giugno Comunicazione accettazione dei contributi
  • 5 Luglio Consegna dei contributi nella versione finale
  • 15 Luglio Inizio registrazione posticipata
  • 12 Settembre chiusura liste di pre-prenotazione per i BarCamp
  • 14-15 Settembre DULP ’09

Presto su Facebook, Second Life e nel portale dei BarCamp.

Qui il sito

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Congresso SIeL 09 a Salerno

Gianni Marconato Comments

sile09

Il VI congresso della Sociatà Italiana di e-learning si terrà quest’anno a Salerno e sarà organizzato dall’Università degli Studi di Salerno.

L’evento “E-learning, Creatività e Innovazione”  si terrà dal 16 al 18 di settembre. Qui il sito del Congresso.

Date importanti

  • 15 giugno 2009 Sottomissione dei Long Abstract/abstract per i Poster
  • 1 luglio 2009 Comunicazione della eventuale accettazione o indicazione di revisione
  • 1 settembre 2009 Stesura definitiva lavori

Questi i temi su cui presentare contributi:

  • Technology Enhanced Learning
  • eLearning policy
  • e-tutoring e e-Knowledge
  • Collaborative Virtual Learning
  • Lifewide learning: M-Learning, t-learning
  • Blended-learning
  • Adaptive solution e personalizzazione intelligente
  • Learning 2.0/3.0
  • Competence Knowledge Management
  • E-learning: Metadata e Standards
  • Educational Gaming, experiential learning, e augmented reality

Dalla presentazione ufficiale:

Il 2009 è stato proclamato Anno europeo della creatività e dell’innovazione al fine di «dimostrare con esempi concreti l’importanza di equiparare i concetti di creatività e di innovazione anche in contesti diversi, quali la scuola, l’università, le organizzazioni pubbliche e private» (Commissione delle Comunità Europee, Bruxelles, 28.3.2008)

Il VI Congresso della Società Italiana di e-Learning desidera inserirsi in tale scenario proponendo un’analisi ed una riflessione sul ruolo che l’e-learning può svolgere nella formazione “creativa ed innovativa” sia nei contesti dell’istruzione formale sia in progetti di qualificazione e/o riqualificazione delle conoscenze e delle competenze individuali e collettive in un’ottica long-life

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Congresso SIeL 09

Gianni Marconato Comments

16 – 18 settembre

Salerno

Maggiori info qui http://www.congressosiel.unisa.it/

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School Book Camp

Gianni Marconato Comments

Fosdinovo (MS), Castello Malaspina

  • Venerdi 22 maggio 2009, dalle 14,00 alle 23,30
  • Sabato 23 maggio 2009, dalle 9,00 alle 12,30

Info dettagliate qui http://barcamp.org/SchoolBookcamp

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ICDE 23rd World Conference

Gianni Marconato Comments

ICDE 23rd World Conference

7 – 10 giugno 2009

Maastricht in the Netherlands. The conference is hosted by Open Universiteit Nederland.

INFORMAZIONI QUI http://www.ou.nl/eCache/DEF/80/137.html

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DULP 09

Gianni Marconato Comments

DULP 09

D per Design Inspired Learning
U per Ubiquitous Learning
L per Liquid Learning Places
P per Person in Place Centred Design

Roma – Università Tor Vergata 14 – 15 settembre

Qui alcune informazioni sull’evento (in attesa dell’attivazione del portale dell’iniziativa)

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International Conference on Interaction Design and Children

Gianni Marconato Comments

International Conference on Interaction Design and Children

Como 3 al 5  giugno

Qui i dettagli dell’iniziativa

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MoodleMoot 09

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MoodleMoot 09

Torino 8 – 9 maggio 09

Qui i dettagli dell’evento

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MateraCamp 09

Gianni Marconato Comments

Matera Camp2009

a Matera

il 2 maggio 2009

Qui  i dettagli del programma

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