Alla ricerca di una identità mai avuta: e-book vs. libro

31 Mar di Gianni Marconato

Alla ricerca di una identità mai avuta: e-book vs. libro

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L’intrigante disputa “e-book vs. libro”  è stata ripresa ieri su Facebook da Pierluigi Tavella ed è stata seguita da un paio di commenti che evidenziano alcune pieghe della questione.

Parte Pierluigi con

e-book VS libro, se ne sente parlare sempre più spesso. Discussione inutile. Perchè siamo così caparbi a voler a tutti i costi paragonare cose diverse, perchè qualcuno a tutti i costi vuole farci sacrificare quellla meravigliosa creatura che è il libro, confrontandola, paragonandola ad uno strumento che non ha nulla di simile. Perchè dovremmo accettare una simile aberrazione

Continua Francesco Leonetti

se gli e.book fossero fatti bene, non richiamerebbero l’idea del libro e soprattutto non lo farebbero rimpiangere. Dunque, se senti parlare spesso di “e.book vs libro”, e’ perche’ evidentemente gli e.book attualmente in circolazione sono inadeguati. Nessuno, ad esempio, rimpiange la posta normale e si mette fare confronti con l’e.mail.Semplicemente perche’ l’e.mail funziona ed e’ davvero una cosa diversa dalla letterina imbucata sotto casa….    Nessuno sente la necessita’ di stampare un e.mail per poi spedirlo per posta prioritaria.
Molti invece, sentono l’esigenza di poter stampare un e.book. Questo e’ aberrante. La strada comunque e’ segnata. C’e’ molto da lavorare, ma gli e.book diventeranno davvero degli e.book. Solo allora si smettera’ di confrontarli con il buon vecchio libro (il quale puo’ dormire sonni tranquilli).

Terzo intervento di Antonella Caggiano

Son d’accordo sul fatto che ancora gli e-book in circolazione, almeno quelli che ho visto io, non sono ancora adeguati e che il più delle volte ricalcano la struttura del libro ecco perché si …  Visualizza altro e si è spinti a stamparli. Del resto se si stampassero aumenterebbero i costi così tanto pubblicizzati. Che poi maria stella imponga per i prossimi anni scolastici alle scuole di adottare esclusivamente e-book mi sembra un’operazione del tutto indifferente alle vere potenzialità degli e-book fatti bene. Senza trascurare poi il fatto che non tutte le scuole hanno strutture e strumenti indispensabili per consultare e usare online i nuovi strumenti. Per ora io seguo la strada dell’integrazione, che non contrappone il libro all’e-book. Poi vedremo cosa succederà…

Mi pare che la questione sia “fintanto che gli e-book scimmiotteranno il libro, faranno, cioè, di tutto peer essere sempre più simili al libro stampato non avranno alcun senso.

Pare, anche, che gli e-book in circolazione siano “fatti male” in quanto non presentano alcuna affordance cognitiva che suggerisca un approccio diverso che non l’irrereffrenabile spinta a stamparli.

Pare, infine, che una qualche forma di credito l’e-book la possa avere alla condizione che il suo valore non sia ricercato nella contrapposizione  con il libro tradizionale ma abbia un proprio valore (ed “essere”) distintivo .

Una mia riflessione conclusiva: l’e-book, come tutte le altre diavolerie che nascono da motivazioni  commerciali,  è una semplice  periferica a disposizione di insegnanti e studenti. Non ha nulla di innovativo perchè non basta mettere del digitale-informatico in un oggetto analogico perchè si innovi la pratica didattica o che, meglio ancora, migliori l’apprendimento.

L’unica “periferica” davvero innovativa che io conosca è ancora, quando c’è,  il bravo insegnante

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15 Commenti

  1. sono d’accordo con le tue conclusioni. Ascoltare un mp3 di Nilla Pizzi sull’ultimo iPod non innova la musica, al piu’ il modo di ascoltarla. L’innovazione della musica e’ altra cosa, si pensi ad esempio a Bjork. Ma noi invece abbiamo Arisa, il nuovo che avanza. E vende bene.

  2. Copiato e incollato al volo dal contributo che sto scrivendo:

    Illudersi dunque che le tecnologie “facciano comunque al caso” e che possano risolvere da sole la profonda crisi in cui versano le nostre istituzioni formative … significa che le ICT non possono avere altro destino che quello di venir piegate al dominante principio di prestazione intellettuale, dissolvendosi nelle prassi didattiche usuali.

    Ciao e complimenti per la nuova casa 😉

  3. Mi sembra che siamo d’accordo che Gli e- book così come sono oggi non reggono il confronto con il libro e che se un giorno saranno qualcosa di diverso allora non si dovranno fare paragoni perchè saranno due oggetti completamente diversi.
    poi anche la tua conclusione,Gianni, è vera e condivisibile, anche se, ahimè, quanti pochi ambienti di apprendimento che costruiscono conoscenza ci sono oggi nelle nostre scuole

  4. Giusto per provare/sperimentare/scoprire la funzionlità, ho inserito un commento nel forum, nell’argomento che ha il titolo di questo post. Ho visto che quel mio commento viene riproposto anche qui (con il fondino colorato). Avete voglia anche voi di postare eventuali altri commenti direttamente nel forum?

  5. D’accordo, non sarà la soluzione alla crisi in cui versa la scuola, ma il dibattito sul tema può servire per confrontarsi, capire, progettare,costruire percorsi…E’ evidente che l’interattività in un e-book è un requisito irrinunciabile, come è altrettanto irrinunciabile la presenza del “libro” su supporto cartaceo. Si tratta di media diversi, con modalità di fruizione diversa. In un recente convegno a Roma sull’argomento Antonio Tombolini rifletteva sul fatto che il libro non sarà soppiantato dall’e-book come la radio non è stata soppiantata dalla tv…

  6. Entro nel dibattito:
    Cosa sono gli e-book (scolastici)? Al momento sembrano essere dei .pdf, magari ben fatti, che costano meno di un libro di testo e che si possono stampare nelle pagine che effettivamente servono.
    Almeno non gravano sui portafogli delle famiglie e sulle schiene degli studenti.
    Non sono strumenti che di per sè facilitino una didattica innovativa, questo è certo.
    Non credo nemmeno che un e-book possa essere qualcosa di diverso da un book. Un libro è un libro, sia che si compri in libreria sia che si scarichi da internet.
    Didattica innovativa, forse, si fa con altri strumenti che proprio per la divergenza narrativa e l’assenza di sequenzialità, non sono nè libri nè e-libri.

  7. Premessa doverosa, intervenendo in questo dibattito: sono il titolare di Garamond, ovvero della prima casa editrice italiana che abbia proposto E-Book di testo per la scuola, quest’anno ben 42 nuovi titoli, per quasi tutte le materie delle medie e delle superiori. Ovvio dunque che il mio punto di vista sul tema sia angolato dalla posizione di chi non solo agli E-Book nella scuola crede, ma ci sta investendo pure un bel po’. Io penso questo, molto semplicemente: si può ancora stare a discutere E-Book sì o E-Book no in un contesto come quello dell’editoria scolastica, in cui le famiglie spendono ogni anno 650 milioni di euro per comprare libri a stampa, prodotti dai soliti 3 o 4 monopolisti, e che per giunta i figli usano al 30/40% quando va bene? Per me, come editore, genitore ed ex insegnante questo è inaccettabile. Se dunque gli studenti studiano già su Wikipedia, perché non provare a fare buoni libri di testo senza sprecare tonnellate di carta? Il tema per me non è dunque se l’E-Book sia una buona cosa oppure no. E’ invece fare buoni E-Book, perché l’epoca dello studio su supporto digitale non deve venire: c’è già, anche in Italia, non vi pare? Saluti!

  8. Grazie Quadrino per il tuo intervento (se lo debbo dire, sperato ed anche un po’ atteso, ben conoscendo ed apprezzando il tuo spirito imprenditoriale da “piccolo” editore nella giungla dei “grandi”). Secondo me poni, saggiamente, la questione dall’unico – per me – punto di vista che salva in toto gli e-book: quello del costo. In questa prospettiva l’e-book ci sta tutto e sia il benvenuto. La mia, come la posso definire, “contrarietà”? nasce quando si parla di e-book come di una rivoluzione didattica, di una scuola che grazie agli e-book cambia ed innova. Io lascierei la questione dell’innovazione didattica a carico di altri agenti, facendo un serio servizio anche agli e-book. Quindi, tanti auguri per il successo editoriale dei tuoi prodotti, dato che li presenti per quello che sono. Non è però detto che il discorso si possa evolvere nella prospettiva posta da altri colleghi qui sopra e cioè fare che gli e.book non siano solo dei libri in digitale. Ma su questo, non saprei cosa dire e rimango in vigile ed interessata attesa

  9. Aggiungo una piccola postilla sul tema della validita’ didattica degli E-Book, al di là delle considerazioni economiche già fatte. Non credo siano irrilevanti alcuni vantaggi che potrebbero derivare dall’uso di E-Book nello studio scolastico: 1. Se in classe c’è una lavagna interattiva o anche un semplice computer videoproiettato a parete, la lezione sul un libro di testo digitale mi sembrerebbe un bel passo in avanti rispetto al classico “aprite a pagina 123”, magari seguendo anche i link a risorse di rete che ogni buon E-Book dovrebbe contenere (i nostri ne hanno molti). 2. In un E-Book di antologia italiana o inglese i testi possono essere presentati in versione integrale e con le semplici funzioni di ricerca utili per ogni analisi filologica seria, cose che con la stampa mi pare non si possano fare. Non sarà così innovativo come i learning object, ma l’E-Book a cui penso io qualche contributo al cambiamento e miglioramento della didattica forse potrebbe darlo. Che ne dite?

  10. Certo che le funzionalità che, Agostino, citi sono degli arricchimenti sensati in un e-book rispetto al libro stampato. Immagino che di “valori” come quelli che citi ce ne siano anche altri.
    Anche nelle LIM trovamo “valori” aggiuntivi rispetto alla lavagna di ardesia o di carta o in PPT.
    La questione che chi, come me, tende fastidiosamente (?) a puntualizzare solleva è – pur riconoscendo tutto il valore insito nello strumento e da te ben evidenziato – che si tratta di arricchimenti della didattica e che non si traducono sempre e necessariamente in un miglioramento dell’apprendimento. E questa mi pare la questione fondamentale anche se non è correlata solo alla LIM e all’e-book. Il problema c’è, comunque, anche nella didattica più “normale”.

    Altra questione che io ed altri “tiepidi” per le così dette “innovazioni” è che l’eccessiva enfasi commerciale posta sull’innovatività dello strumento faccia credere a tanto corpo insegnante già poco skilled in didattica e poco consapveole dei processi di apprendimento, che basti prendere una LIM o adottare un e-book ed il gioco è fatto e la coscienza è sistemata.

    La questione di come migliorare l’apprendimento è molto più complessa e è su questo che si vuol portare l’attenzione e la consapevolezza

    Nessun pregiudizio verso e-book , LIM, LO eccc

  11. Ho letto con attenzione i diversi commenti e trovato in essi elementi condivisibili.
    Come insegnante, interessata in primis a migliorare la qualità dell’apprendimento e della didattica, sono completamente situata sulla tua stessa lunghezza d’onda, Gianni.

    E se cominciassimo a parlare d’altro?

    Va bene! Ad esempio?

  12. Condivido l’approccio pragmatico di Quadrino sulla questione, il quale ben concilia lo spirito imprenditoriale che anima le sue iniziative commerciali con una genuina missione nel contribuire al cambiamento in positivo della scuola. La questione non e’ e-book si’, e-book no, bensi’: quale e-book?

    La mia riflessione pero’ vuole essere ancora piu’ ampia, e cioe’: quale didattica?

    Trovo estremamente riduttivo adottare LIM e e-book per rendere piu’ immediato l'”andare a pagina 123″. Certo, e’ utile, ma e’ un gran bel lusso spendere migliaia di euro per svolgere questo tipo di operazioni. Tutte le attivita’ di ricerca filologica, esplorazione ipertestuale, interattiva, etc. si possono tranquillamente compiere gia’ oggi con un normale portatile (magari di quelli ultraportatili, gli “internet-pc”), un proiettore e una parete bianca.
    Sulla LIM sarebbe infatti il caso di aprire una ulteriore riflessione ad hoc. Al momento la ritengo uno spreco di denaro, e visto che in questa discussione si e’ particolarmente sensibili, giustamente, al fattore costo, sarebbe utile tenerne conto. Ma rischio di essere troppo lungo e di annoiare, quindi mi limito ad enunciare solo la mia perplessita’. Ritorno sul punto per me centrale: che innovazione stiamo davvero proponendo alla didattica?

    Nei contesti professionali in cui opero (univ. della tuscia, univ. di ferrara) cerchiamo continuamente scenari che aiutino a dare una risposta significativa a questa domanda. Ovviamente gli ebook ne fanno parte, ma inseriti in un nuovo modo di fare scuola, che non sia l'”andare a pag. 123″.

    Forse e’ questo l’altro di cui Gianni Marconato vorrebbe che si cominciasse a parlare?
    Magari!

  13. L’ “altro” più volte citato,è l’apprendimento. Come si attiva, si sotiene, si migliora …. con e senza le tecnologie. Mi pare se ne stia già parlando

  14. Ma gli insegnanti sono pronti alla nuova innovazione? Sono preparati a leggere in un e.reader? Perché la lettura, come l’interpretazione di un testo, a mio avviso, ha dei sottili cambiamenti, piccoli, ma ci sono. Non è la stessa cosa leggere in un libro e leggere in un e.book, così come non era la stessa cosa leggere in un papiro e poi in un manoscritto.
    Ma la cosa più affascinante di tutto ciò è che i giovani, quelli nati con la tecnologia moderna, hanno più capacità di noi, quarantenni o cinquantenni, loro giocano alla play station con una semplicità unica, loro parlano al telefono, chattano, studiano, mentre noi a mala pena facciamo una cosa alla volta.
    Insomma, che gli editori si adeguino ai tempi, il cambio è alle porte.
    Buona serata.

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