Gli adolescenti non perdono tempo in Internet

17 Mar di Gianni Marconato

Gli adolescenti non perdono tempo in Internet

E’ questa la conclusione di uno dei più importanti studi estensivi sugli adolescenti americani e sull’uso che fanno di internet. Questo studio, durato tre anni, che ha coinvolto 800 adolescenti ed ha visto 5000 ore di osservazione, dimostra che stando online questi giovani sviluppano importanti abilità sociali e tecniche, e spesso lo fanno in modi che che gli adulti non comprendo o a cui non attribuiscono valore.
La ricerca Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è stata realizzata per conto della Fondazione Mac Arthur alla University of Southern California and University of California, Berkeley.
Qui i report.

Queste le principali evidenze:
– Le tecnologie (…) sono i nuovi attrezzi della cultura giovanile
– Si diventa adulti, si acquista autonomia, si costruisce identità utilizzando nuovi mondi per comunicare, per fare amicizia, per giocare e per l’auto-espressione
– Gli adulti ritengono che questo sia uno spreco di tempo mentre i giovani trovano queste attività impegnative ed importanti
– Il mondo digitale sta creando nuove opportunità per misurarsi con le norme sociali, esplorare interessi, sviluppare abilità tecniche, sperimentare nuove forme di auto-espressione
– … e consente lo sviluppo di abilità tecniche specialistiche e sociali in uno contesto di apprendimento non-scolastico
– Si apprende in libertà ed in autonomia, con motivazione , in modo auto-diretto e guidati dall’interesse, con modalità peer-teaching e peer-feedback
– Tutto questo ha anche un impatto benefico sull’autostima

Ciò che voglio evidenziare è l’approccio all’apprendimento che questi piccoli diavoli dimostrano:
– imparano con estremo interesse ed impegno
– fanno tutta la fatica che serve per imparare
– apprendono in modo auto-diretto
– apprendono per uno scopo
– apprendono in connessione con altri
– usano strategie che noi tecnici potremo chiamare di peer-teaching e peer-tutoring
– sono orgogliosi di ciò che hanno appreso
– sanno monitorare il proprio apprendimento
– sono riconosciuti all’interno della propria comunità per ciò che sanno.

Mi domando: si comportano così anche a scuola? Se no, come è ovvio, perchè?
Perchè non sono intressati a nulla?
Perchè non hanno voglia di imparare?
Perchè non hanno un “metodo di studio”?
Perchè non vogliono fare fatica?
Perchè non sono determinati?
Perchè hanno, nel migliore dei casi, limitate abilità cognitive e metacognitive?

Mi si dirà: la scuola è la scuola; la vita fuori è un altra cosa.

Appunto.

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3 Commenti

  1. E noi qui (beh, noi no, ma loro sì…) a domandarci ancora se e quanto valga la pena utilizzare delle tecnologie a scuola o lavorare in rete con i ragazzi 😉

  2. Ma come?! Davide Rossi, ispiratore del disegno di legge Carlucci, ha detto che Internet è inutile per l’umanità…

  3. Mario, c’è sempre chi parla e chi fa
    Maria Grazia, suggerisci al povero Rossi di resettarsi; siamo nel 2009. O, in alternativa, di starsene zitto

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