Social network

Il social network “La scuola che funziona” termina le proprie attività

Gianni Marconato Comments

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Con questo messaggio ho comunicato ai quasi 4.000 membri la cessazione delle attività de “La scuola che funziona” in www.lascuolachefunziona.it

Care amiche, cari amici, il giorno 16 agosto 2015 questo network cesserà anche formalmente le proprie attività dopo che sul piano della sostanza sono cessate da tempo.

Cesserà formalmente con la scadenza dell’abbonamento a NING che non sarà rinnovato. All’indirizzo www.lascuolachefunziona.it , a breve, sarà collegato un blog.

In questi ultimi anni l’attività è stata pressoché nulla e dopo che io mi sono disinteressato al network non sono emerse, nei fatti, altre persone interessate di animare le sue attività.

La nascita dei social network “aperti” e generalisti hanno, forse, canalizzato diversamente il bisogno/desiderio di condivisione anche se in quei luoghi non ho visto iniziative simili a quelle che abbiamo sviluppato in “La scuola che funziona”.

A chiusura delle attività (iniziata nel 2008) vorrei ricordare la passione e l’intelligenza di tanti colleghi e amici che hanno consentito di ottenere risultati importanti e di far sentire importanti la scuola e gli insegnanti. Grazie care amiche e cari amici.

Ricordo quelli che a mio parere sono stati i lavori più significativi che abbiamo realizzato:

  • Il Manifesto degli insegnanti www.manifestoinsegnanti.it (2010), mesi di discussioni, centinaia di interventi, confronti vivi, a volte accesi e un risultato di indiscutibile valore, un faro per l’azione quotidiana per molti di noi;

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  • Storie di didattica www.storiedididattica.it (2011), un nuovo modo per condividere il sapere pratico degli insegnanti, un nuovo modo per “insegnare” e per imparare. Un primo passo verso una teoria estratta dalla pratica per superare le teorie astratte e di limitata utilità;

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  • Idee per la scuola (2011), l’organizzazione in semplici pubblicazioni delle discussioni più importanti sviluppate nel network: Il bravo insegnante, L’inganno della meritocrazia, Basta compiti, Oltre la pedagogia del grembiulino, La valutazione degli insegnanti … Temi ancora vivi, temi aperti, a cui abbiamo dato un contributo importante;

Idee per la scuola

  • Didactic Strategies and Technologies for Education: Incorporating Advancements (2012), una prestigiosa pubblicazione internazionale in due volume pubblicata dall’editore americano IGI che comprende numerosi contributi internazionali ed italiani sulle innovazione “dalla base” della didattica, un enorme e intelligente lavoro di nostri amici;
  • Ambientiamoci, un progetto di collaborazione didattica tra insegnanti, unico nel suo genere. Una decina di scuole e di insegnanti, centinaia di studenti che in un anno scolastico hanno svolto progetti didattici focalizzati sull’ambiente;
  • Sondaggio sui libri di testo (2011) per analizzare il reale significato ed utilizzo dei libri di testo all’alba dell’editoria digitale. Era emerso, tra le altre cose, come il libro di testo, nato come sussidio per gli studenti, si sta progressivamente connotando come sussidio per gli insegnanti;

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  • Una scuola per il futuro, varie occasioni di riflessione per provare ad immaginare, senza velleità ma con visione, l’assetto di una scuola pensata e agita per i suoi utenti, gli studenti. Questioni a quel tempo ancora allo stato di “segnali deboli” ma oggi deflagrate sotto la spinta di politiche contro la natura della scuola: il ripensamento dei contenuti della didattica, dei suoi metodi, lo status culturale dell’insegnante, la natura intrinsecamente pubblica e pluralista dei servizi educativi, la funzione stessa della scuola in una società dove le agenzie educative sono numerose, la riconcettualizzazione dell’apprendimento, uno sguardo aperto ai cambiamenti culturali, sociali, antropologici degli studenti, i nuovi e mutevoli progetti pedagogici che le persone portano …;
  • Il LSCF Camp (2010), il primo e unico ritrovo fisico dei membri del network. Più di cento partecipanti, pensieri e visioni a confronto, il lancio del Manifesto degli insegnanti con una emozionante performance collettiva, la performance del gruppo net-futurista sullo studente stirato (da una didattica trasmissiva e autoritaria);

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  • Le attività del network sono state più volte presentate e discusse in importanti eventi scientifici nazionali, sono state oggetto di tesi di laurea e di interventi sulla stampa nazionale (Repubblica, Donna Moderna)

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Questo e tanto altro ancora. Grande energia e vitalità.

Il nostro network (non dimentichiamo il suo motto, prima “Una voce per la scuola” e successivamente “un pensiero per la scuola”) ha vissuto una fase irripetibile nel dibattito sulla scuola e nella presa di coscienza del ruolo degli insegnanti, momenti magici dovuti a fortunate contingenze di pensieri densi, originali e ispirati, al trovarsi di tante persone generose, alla sintonia del loro agire, momenti che è normale che vivano degli attimi e non si ripetano.

Per questo glorioso passato il network cessa la sua attività senza alcuna nostalgia o rimpianto per quello che non sarà più ma con la gioia per quello che è stato.

Siamo tutti persone di scuola e che amano la scuola. Ci troveremo di certo in altri luoghi per testimoniare la nostra visione della scuola e per dare voce ad un pensiero strategico, non dogmatico e libero.

Grazie alle attività del network ho avuto la fortuna di conoscere persone stupende che mi hanno dato tanto. Ringrazio tutte e tutti.

Arrivederci

Gianni Marconato

La scuola che funziona (piccolo)

 

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La rete, luogo delle passioni deboli?

Gianni Marconato Comments

Passioni
Osservo quello che succede in rete: fuochi che si accendono con estrema facilità e che con pari facilità si spengono.
Grandi passioni a portata di click: facili condivisioni, facili offese, facili mi piace.
Entusiasmi, pro e contro, che durano lo spazio di un arcobaleno.
Poi il silenzio, l’oblio. Come se nulla fosse successo. E si riprende con l’ennesimo ed effimero mi piace.
Che sia questa la vera vita nella rete?
Ora come ora sono propenso a crederlo.
Ma anche: perché le passioni devono essere solo eterne, solo forti? E fuori dalla rete le passioni sono solo forti?
P.S.
E ancora: il grillismo come passione effimera?

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Un’idea per la scuola – Agenda Digitale Italiana

Gianni Marconato Comments

Mi è sembrato utile sottoprre nella discussione pubblica sull’agenda digitale italiana un’idea. Non posso dire sia una “mia” idea perchè quanto ho inviato altro non è che la presa d’atto di quanto sta già avvenendo: sempre più insegnanti usano il social neworking, il confronto, la condivisione in rete per il proprio sviluppo professionale.

Si tratta, come sempre accade, di una picola minoranza dell’esercito degli insegnanti italiani, la minoranza degli insegnanti attenti ai segnali deboli, alle innovazioni.

L’idea che ho inviato è finalizzata a promuovere ed a  sostenere, anche istituzionalmente, queste pratiche emergenti perchè  diventino prassi diffuse.

Chiedo a chi mi legge di sostenere l’idea esprimendo il loro “sono d’accordo” qui

Ecco il testo inviato

Favorire la collaborazione on-line tra docenti per migliorare la scuola

Gli insegnanti sviluppano nelle loro pratiche didattiche quotidiane un’ampia gamma di “conoscenza pratica”: esperienze, soluzione di problemi, risorse. Questa conoscenza, che è la più utile nelle attività professionali, rimane troppo spesso di “proprietà” del singolo docente e rinchiusa nella quattro mura di un’aula. La condivisione di questa esperienza che sta gia avvenendo attraverso social network generalistici e dedicati promette impatti significativi sul miglioramento della competenza complessiva della professione ma va ulteriormente promossa creando migliori condizioni per un ampio e continuativo utilizzo di pratiche di social networking per la formazione informale degli insegnanti. Si dovrebbe riconoscere come tempo di formazione quello dedicato alla partecipazione ad attività di social networking, assegnare tempo di servizio per queste attività, contribuire ai costi materiali associati a queste attività. Oltre che sostenere le attività dei social network, quali autentiche “scuole” per la formazione degli insegnanti.

 

Sostenete ogni social network di insegnanti per valorizzare il sapere pratico degli insegnanti. Votate questa idea

http://adi.ideascale.com/a/dtd/Favorire-la-condivisione-on-line-tra-docenti-per-scuola-migliore/130376-18808

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Come cazzeggiano i giovani su Facebook e dintorni

Gianni Marconato Comments

Non passa giorno che non abbia riscontri di come tanta gente continui a demonizzare i “giovani” per il loro uso della rete e dei social network avendo costruito e consolidato degli sterotipi che reggono ad ogni evidenza.

Recentemente Bottani ha detto:

Basta ridurre gli studenti a caricature. Occorre realmente capire la loro vita con tutta la sua ricchezza e complessità. Ciò prende tempo ed è difficile da fare

Una mia testimonianza diretta. Mio figlio frequenta il primo anno di medicina e proprio pochi minuti fa mi ha fatto sapere che:

  • 215 dei 220 iscritti al primo anno nel suo “canale” didattico sono presenti nel gruppo Facebook che hanno fondato; qui condividono esperienze, problemi, soluzioni, decidono azioni riguardanti la frequenza del  corso, l’acquisto dei libri, la preparazione degli esami. Recentemente hanno organizzato una petizione ad un professore per modificare gli orari di un corso (con esito positivo). E tanto altro
  • Hanno attivato uno spazio su Google dove aggregano e condividono le slide che i docenti producono e disseminano nei loro ambienti on-line o che non condivido affatto ed a turno se le fanno dare al termine delle lezioni, appunti, libri pidieffati  e tanto altro. Ora hanno quasi saturato lo spazio free e mio figlio ha già acquisato per ben 5 dollari un’enorme quantita di spazio supplementare e così continuano a condividere.

Piccole cose, ma genialità spiccia applicata a cose “serie”.

La prossima volta che sento qualche “adulto” parlare di internet come una minaccia o di Facebook come perdita di tempo per i nostri amati fogliuoli , gli tiro addosso la prima cosa che ho sottomano. Giuro

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Ancora sul social networking

Gianni Marconato Comments

La richiesta di un amico e collega di scrivere un pezzo sui social network che trattano da diversi punti di vista della scuola (richiesta prima accolta ma poi declinata per questioni di tempo) mi spinge ad aggiungere qualche altra riflessione sul social networking in generale e su quello che interessa la scuola e gli insegnanti.

La prima riguarda la qualità degli scambi che avvengono nei social network. Superato l’infantile godimento del gioco per il gioco ci si dovrebbe chiedere cosa ci porta di nuovo e di più questa nuova forma di interazione.

Raccolgo, a presente e futura memoria, alcuni stimoli

Inizio autocitandomi (non dimentico del “chi si loda si sbroda”)

In un recente intervento sostenevo l’ipotesi dello “stare in superficie” con il social networking. “Tanto social networking sta in superficie: relazioni superficiali, costruzione di conoscenza altrettanto superficiale …”. Insomma, parrebbe che con le interazioni che avvengono nei SN non si vada oltre la superficie, l’apparenza delle questioni. Questo “stare in superficie” potrebbe sfociare in ipersemplificazioni di problemi complessi, nella banalizzazione degli stessi. In buona sostanza, nel non comprendere e nel non affrontare i problemi. Meri esercizi di retorica esibizionistica. Onanistica, direbbe una mia cara amica da Cagliari. Sarebbe da investigare la qualità degli scambi nei SN e nei diversi tipi di SN (non tutti i SN sono uguali)

Rincara la dose un’altra amica in una corrispondenza privata che va giù duro sull’occasione mancata della produzione di un pensiero nuovo anche con il supporto della facilitazione dell’interazione tramite la rete.

Il web non ha risolto nessun problema, ha solo contribuito ad ampliare la cassa di risonanza delle lamentazioni e ha paradossalmente vanificato la possibilità di far nascere un pensiero nuovo. Sì, il pensiero nuovo è bandito dalle discussioni. Non vi è alcuna possibilità che un pensiero divergente possa essere ospitato dalla rete.

Se prendiamo un po’ di distanza dal nostro agire compulsivo tra “like” e “share” e commentini volanti, forse ci accorgiamo che ci stiamo avvitando su noi stessi, che corriamo (spesso affannosamente) in cerchio e che così facendo stiamo scavando la fossa per il nostro pensiero libero.

Sul piano delle cose che ci sono voglio riprendere una suggestione che mi ha dato Pier Cesare Rivoltella

Rivoltella in uno suo post (Le tecnologie e il “mestiere dello scienziato”) riflette sugli effetti della rete nella produzione di nuova conoscenza e prospetta l’idea che chi produce oggi conoscenza non sia solo il mondo della ricerca ufficiale (es: l’università) ed introduce l’idea di una rete diffusa di “scienziati” che produce nuova conoscenza grazie alle loro interazioni in rete. Questo tipo di conoscenza è, inoltre, di particolare valore perchè non si tratta di una conoscenza astratta ma, a dirla con la Mortari, di una conoscenza estratta dalle pratiche e facilmente riportabile nelle pratiche. Contestualizzando queste riflessioni di Pier Cesare nel mondo dalla scuola ho parlato di “Insegnante scienziato”  http://www.giannimarconato.it/2011/03/linsegnante-scienziato/ attribuendo questa funzione di creatore di nuova conoscenza, e di una conoscenza utile, proprio alle interazioni in rete tra insegnanti.

La seconda questione riguarda la dispersione del discorso che si fa in rete della scuola e del mestiere di insegnante.

La facilità con cui si può attivare una presenza in rete (blog, pagine  e gruppi su FB e Google+, piattaforme di social networking come NING) non pone – giustamente – alcuna “barriera di ingresso”. Non di rado all’assenza di filtri tecnici si abbina l’assenza di vincoli di senso e così si assiste  ad un proliferare di tante presenze o contenutisticamente deboli o strumentali ad obiettivi di consenso economico o politico-sindacale.

O, anche, presenze meramente narcisistiche. Non dimentichiamo il Warol del

In futuro, tutti saranno famosi per quindici minuti

La scuola e gli insegnanti sono da tempo ghiotto mercato economico ed ideologico e non deve stupire come partiti, sindacati, aziende cerchino di sfruttare i canali del social network per piazzare la propria mercanzia (materiale ed idelogica). Non credo che siano tanti gli insegnanti tanto sprovveduti da non saper cogliere il significato di certe presenze in rete. Di sicuro il tempo farà giustizia di tante presenze strumentali.

Anzi, non è detto che  “…. il tempo faccia giustizia….”. Potrebbe anche essere che la vera natura dei social network e dei diversi ambienti in cui si interagisce sia la fugacità, l’essere effimeri. Quindi il non essere destinati a durare per dna. Nulla di male. In un epoca di fluidità, di liquidità ci può stare anche questo.

Ritornando alla seconda tematica, quella della dispersione del discorso per gli innumervoli luoghi della rete in cui si affrontano le tematiche di interesse, in un primo momento mi infastidiva l’idea di questa dispersione. Trovavo che spezzare il discorso in tanti luoghi alla fine producesse solo discorsi piccoli, parziali, inconcludenti.

Sto progressivamente cambiando, o meglio, affinando, questo pensiero.

Non è il luogo in cui si sviluppa il discorso che ne determina la qualità, il contenuto, il senso ma è la persona che partecipa ad essere il luogo della costruzione, il luogo dell’assemblaggio di tanti pazzetti di conversazione, della sintesi, dello svilupppo del discorso. Nella frantumazione dei luoghi e nella tipicità di ognuno di questi, la costruzione di senso e di conoscenza è nelle mani di ogni singola persona. La rivincita della persona sulla tecnologia

Il discorso contiuna ….

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Il mio social networking

Gianni Marconato Comments

Venerdì scorso, a Bologna, nel contesto della Giornata nazionale AIF sulla formazione, mi erano state chieste alcune riflessioni sull’apprendimento nell’era dei social network e sul social networking più in generale. Il mio intervento era previsto dopo  altri 5 o 6  ed alcune idee che avevo in mente le ho ho aggiornate alla luce dei primi interventi ribadendo, rinforzati, alcuni concetti ed inserendone altri.

Tant’è che le slide che avevo preparato in treno arrivando a BO le ho sostituite con altre cucinate sul posto in corso d’opera.

Queste le prime slide che dato che come del maiale, anche delle slide non si butta nulla ….

Le prime silide della seconda serie sono fatte con alcune vignette dell’ottimo Glasbergen che riassumono bene i temi della mattinata (le prime due) e l’approccio che, invece, si dovrebbe adottare (la terza)

Come vedo, oggi, la questione dei social network e del social networking

  • Sono quasi 20 anni che si fa attività in rete (anche se il social networking come lo intendiamo oggi è più recente, non va dimenticato che è del 1993 il libro di Howard Rehinngold “comunità virtuali”; l’interagire in rete è cosa “vecchia”di quasi 20 anni) e vedo ancora oggi fare discorsi come se il social networking fosse cosa di questi giorni. Quindi, basta fare oggi discorsi che potevano andare bene 10 anni fa
  • Correlato a questo tema, vedo ancora tanta retorica e poca consapevolezza su cosa significhe fare, per davvero, social networking. Basta parlare di social networking, facciamolo
  • Facciamo social networking e come “esperti” della cosa osserviamo le pratiche  e cerchiamo di capirle: non possiamo osservare un fenomento tanto nuovo usando riferimenti vecchi, riferimenti che ci portano, inevitabilmente, ad osservare il nuovo in termini di differenza con il nuovo e ad evidenziare cosa manca e non cosa c’è. Osserviamo il nuovo  usando schemi concettuali nuovi

Assumendo la prospettiva di capire cosa stia succedendo, mi sono fatto alcune idee:

  • Il social networking è espressione dei processi naturali di apprendimento: fare social networking è una pratica “naturale”, cognitiavamente ergonomica
  • Il Social networking è anche la pistola fumante della validità delle teorie contemporanee della cognizione e dell’apprendimento (vedi, ad esempio, tutte le concettualizzazioni riferibili al costruttivismo sociale, le concettualizzazioni di “comunità di pratiche”, di “apprendimento situato” di “cognizione distribuita” …)
  • Il vero tema che ci si potrebbe porre oggi è: “perché il social networking che in teoria dovrebbe essere una modalità di apprendimento agevole, naturale e diffusa non lo è?”
  • Le teorie sono dalla nostra parte , le tecnologie sono estremamente abilitanti, le pratiche sono prevalentemente deboli
  • Tanto social networking sta in superficie: relazioni superficiali, costruzione di conoscenza altrettanto superficiale …

Per poter fare qualche passo in avanti nella consocenza del fenomeno e nel miglioramento delle pratiche, credo che alcuni dei temi su cui lavorare possano essere:

  • cosa si apprende nei diversi tipi di social network (prendiamo a riferimento qualche buon modello concettuale sulla cognizione, sull’apprendimento, sulla conoscenza)
  • come si sostengono i processi naturali di apprendimento in un contesto formalizzato (potenziare i flussi spontanei senza bloccarli)

Ogni discorso rimane aperto ….

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L’energia di un pensiero e la rete

Gianni Marconato Comments

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Condivido qui una riflessione di Maria Serena Peterlin (http://notecellulari.splinder.com/post/22574549?93#cid-61607429)  sulla “potenza” di un pensiero, di un progetto, riflessione che mi intriga perchè strettamente connessa con la “potenza” della rete, de social network. Afferma Maria Serena

La vitalità e l’energia di un pensiero o progetto non sono più legate solo al suo effetto e alla sua durata nel tempo, ma all’impatto immediato; questo innesca altre dinamiche che si diffondono moltiplicandosi e facendo rete; il pensiero è subito verificato, ma spesso anche potenziato. Meglio, no?

Aggiungo io: Il tema, pare e se ho capito bene, sia l’impatto immediatio di un pensiero, di un progetto. Certo, adesso che sono portato a pensarci, mi rendo conto che quello che MS chiama “impatto immediato” è la presa il pensiero, il progetto ha su chi lo legge tanto da indurlo a farsi carico di quel pensiero, di pensarlo a sua volta, di ri-pensarlo, di rielaborarlo, di riformularlo, di arricchirlo, di potenziarlo, di caricarlo di ulteriore energia, di innescare una reazione a catena, potremo dire una  “reazione a rete” (perchè “catena evoca un processo lineare, “rete” uno interattivo senza un inizio ed una fine, con tanti “centri”, con tanti inizi e nessuna fine), di portare a tanti “pensieri” connessi e non più ad un solo pensiero. Di crere una rete non solo di pensieri e progetti ma una rete di persone. In questo modo abbiamo un pensiero-progetto sempre aperto, sempre vivo, sempre in crescita … Si, Maria Serana, ha prorio ragione, adesso che mi ci ha fatto pensare, il “valore” di un pensiero, di un progetto si può “misurare” anche nella sua capacità presa immediata, dalla sua capacità di innescare questi processi creativi, generativi. Un esmpio?  L’ idea, sempre di MS,  divenuta poi progetto, del “Giuramento di Ippocrate” per gli insegnanti su La scuola che funziona che, giusto per quantificare,  sta coinvolgendo una ventina di persone che hanno “pensato” e condiviso quasi 200 (192, per la precisione, alle 07,51 del 29 aprile 2010) pensieri.

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NING a pagamento. Il futuro de La scuola che funziona

Gianni Marconato Comments

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Ultime notizie da “La scuola che funziona”

Il 15 aprile è stato dato ’annuncio che NING dal 4 maggio cesserà il
servizio gratuito e passare a uno a pagamento. Tutti i network che non
pagheranno saranno chiusi.

Questa decisione è stata presa, dicono, nell’interesse
dell’azienda e dei suoi clienti. Solo facendo pagare il servizio, continuano,
sarà possibile disporre di una piattaforma per il social network di elevata
qualità, ricca di funzionalità, all’altezza della clientela più esigente.

Il nuovo CEO di NING afferma di essere consapevole che
l’azienda dovrà passare un lungo e rigido inverno!

Si, l’inverno è già iniziato e le centinaia di
migliaia di network NING sparsi per il mondo si stanno mobilitando per
far sentire la loro disappunto per questa in comprensibile decisione.

Già nel regine attuale, NING incassava parecchi milioni di
dollari tra pubblicità e servizi Premium dando lavoro a quasi 140 persone (che
saranno ridotte a 90 con la ristrutturazione in atto)

La decisone non ha alcune motivazione valoriale: è una
mera decisione orientata al business.

NING ha avuto un ruolo importante nel far nascere e
crescere la cultura del social network nel mondo e ha inciso in modo
significativo nel modo di fare scuola e di essere insegnanti.

La decisione di alcuni dei creatori di NING, altri hanno
lasciato la società presumo con adeguato riconoscimento monetario, è una
testimonianza di come il social networking, come tanti altri fenomeni di rete,
da iniziativa “dal basso” stia diventando una ghiotta opportunità di
business. E, questo, non può che addolorare tutti coloro che sono animati da
autentico spirito di connessione, di condivisione, di costruzione collaborativa.

Da NING giunge, anche, la notizia che nella nuova politica
di prezzo saranno considerate le esigenze del mondo education e no-profit e che
coloro che non aderiranno all’offerta, saranno assistiti nel trasferire
altrove tutto il patrimonio di relazioni, di conoscenza, di esperienza
costruito in quei network.

Noi de La scuola che funziona staremo a vedere i costi che
dovremo, eventualmente, sostenere ma, anche se non sostenibili, non
chiuderemo
. Stiamone certi. Stiamo già valutando alternative.

Per rimanere sempre in contatto su La scuola che funziona,
usate il nostro domino, già attivo.

www.lascuolachefunziona.it

Esprimete il vostro parere, fate sentire la vostra protesta
qui

http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/ning-a-pagamento-il-nostro

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La scuola che funziona, persone, idee, obiettivi e un logo

Gianni Marconato Comments

Crescono i membri, cresce il dibattito, cresce la riflessione, cresce la proposta per una scuola per il futuro.

Questo è La scuola che funziona; un network nato quasi per gioco e a distanza di pochi mesi è già una bella realtà.

Persone determinate

Idee forti

Obiettivi chiari

Questa bella realtà non poteva non avere un proprio segno distintivo: lo hanno concepito e realizzato due giovani grafici e studenti della facoltà di “Scienze e Tecniche della Comunicazione Grafica e Multimediale”,  Marco Fusetti e Daniele Scanferlato con il supporto del loro insegnante e membro del network Francesco Arleo.

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Il dolore al tempo dei social network

Gianni Marconato Comments

Una cara amica in rete, Lorenza, ha recentemente avuto un lutto tremendo, la perdita del marito. Un evento tanto repentino negli accadimenti quanto devastante. Due striminzite settimane dalla diganosi alla fine di tutto.

Ho conosciuto Lorenza nel gioco degli intrecci tra blog; lei Floria con Fuori di classe, io con Oltre l’elearning. Oggi lei scrive in Contaminazioni e interagisce, come tanti di noi Facebook.

Ed è proprio via Facebook che Lorenza ci fa sapere che qualcosa non va e, da abitante della rete, dice qualcosa anche a noi mille e più “amici”

Ho 1336 amici qui sul social network, alcuni veri, molti solo virtuali. Non mi pare carino sparire senza dire nulla, visto che ho scelto di rendere la mia vita (parzialmente) pubblica, per quello che vale, ma la mia famiglia ha bisogno di me e io ho bisogno di loro per superare un momento difficilissimo e quindi … ci vediamo fra un po’.

Era il 27 di gennaio.

In un’alba gelida dell’otto febbraio, Lorenza condivide la crescente angoscia in rete e trova l’energia emotiva di riflettere sul senso dello stare in rete in quei momenti in cui tutto pare sospeso in attesa di … Per intero quel grande e disperato messaggio:

Scrivere con la punta delle dita, inviando messaggi in tempo reale a chissachi’ da un’anonima stanza d’ospedale, alle cinque del mattino. E’ una cosa che fa sentire meno soli? Chissà
La’ fuori la vita continua, imperterrita e imbarazzante, mentre noialtri siamo stati inghiottiti dal buco nero dei ritmi ospedalieri e, soprattutto, dei capricci crudeli della malattia.
La tecnologia mi connette anche di qui al flusso implacabile di informazioni, richieste, notifiche, condivisioni e messaggi che anima la piazza virtuale di facebook. Ma, allo stesso tempo, la brutalità della nostra reale situazione me ne distacca quasi del tutto.
In rete sono presente come un avatar sbiadito al quale, chissà perché, nonostante il lungo silenzio e la quasi completa evaporazione, perfetti (o quasi) sconosciuti continuano ad inviare mail o inviti bizzarri o domande di amicizia, come se niente fosse accaduto , come se l’ultimo status pubblicato non dichiarasse esplicitamente che non e’ più tempo di cazzeggio.
Nella realtà ci sono io, con tutto il peso di un dolore che non trova sollievo, con l’ ansia per un futuro incerto e quasi sicuramente cupo, con il mio attonito stupore davanti alle macerie della nostra quotidianità violata.
E’ questa contraddizione che mi fa avvertire con chiarezza quanto sia illusorio il mito dell’ iperconnessione. Di qualunque cosa abbia bisogno in questo momento, e’ assai difficile che la trovi qui. Eppure, in condizioni normali, prendiamo assai sul serio le bazzecole che ci raccontiamo sulle interazioni emotive e cognitive che animano la Rete. Ma la realtà e’ parecchio diversa e, se ne avessi voglia, mi scapperebbe persino da ridere davanti alla palese assurdità delle nostre adolescenze in ritardo.

Per Lorenza è illusorio il mito dell’iperconnessione, sa di non potere trovare in rete quello di cui ha bisogno ma usa la rete per dirlo  …. anche in quei tremendi momenti la rete, la presenza virtuale, discreta, non saputa di mille e più amici è, comunque, di qualche aiuto. Una più che motivata fuga dalle angosce del momento?   Un irrazionale tentativo di dire “aiutatemi”? Un urlo per decomprimere l’anima schiacciata dal presentimento di un futuro altro?

Ogni suo segnale in rete è seguito da decine di altri segnali di “ci siamo, Lorenza”.

Poche ora più tardi una interminabile sequenza di messaggi di amici nella sua bacheca seganalal che il peggio è avvenuto.

E’ Lorenza stessa, l’11 di febbraio a raccontare il proprio strazio

……………….. Ci eravamo preparati ad una guerra di mesi o di anni, ci siamo ritrovati sconfitti nel peggiore dei modi nel giro di due settimane. Questi ultimi tre giorni sono stati tremendi. Quelli che verranno saranno peggiori, già lo so. ………….. Non siamo i primi, non siamo gli unici. Mi aggrappo a quello che ho letto e studiato, tanto per vedere se serve a qualcosa, con il dubbio che quanto ti pare così intelligente e sensato in astratto, nella pratica si riveli un guscio vuoto di parole insignificanti. Vedremo.
In ogni caso sono stata ingiusta, l’altra notte. Alla fine, le parole di tanti che, come possono, cercano di starci vicini, con un telegramma, con un post sulla bacheca di Facebook, con un messaggio privato, con una mail, con un semplice sms, con una telefonata, servono. La compassione, se davvero significa “soffrire insieme”, non è poco dignitosa. Ti pare di essere un po’ meno sola, se gli amici ti danno una mano. Grazie a tutti, davvero.

Ti pare di essere meno sola, se gli amici ti danno una mano, chiosa Lorenza.

Si, Lorenza, non potremo mai toglierti il dolore che ti porti addosso. E’ tuo. E’ tutto tuo. E non può essere diversamente.

Ma, ne sono certo, con questa nostra vicinanza, con questo nostro sincero dolore,  una briciola di questo tuo dolore ce la mettiamo sulle nostre spalle e speriamo che, briciola su briciola, pesi un infinitesimo di meno sulle tue.

Il dolore al tempo dei social network

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Troppa libertà in rete?

Gianni Marconato Comments

Marco Lungo, psichiatra, (mio “amico” in Facebook) ha attivato, proprio in FB, un bel dibattito sul tema Troppa libertà in Rete? Occorre un Bavaglio o maggiore Consapevolezza?

Suo incipit e dibattico (ricco, stimolante, autorevole) li trovate qui.

Ripeto qui il mio contributo, sintetizzabile in questi tre punti:

  1. In rete non c’è più “male” di quanto non ce ne sia nella società, nella vita “normale”
  2. La rete è democrazia
  3. La rete può essere temuta (e combattuta) solo da coloro che esercitano il controllo sociale, culturale, politico con mezzi molto più costosi e con robuste barriere all’accesso

Marco, con un po’ di ritardo dico la mia allacciandomi alle tue domande (la rete permette veramente a tutti di esprimere il proprio pensiero? o piuttosto c’è chi la utilizza di più e chi magari invece molto meno o per nulla? e dunque un dibattito come quello della BBC può essere rappresentativo? e se sì, di cosa?) e ad una tua considerazione (…ma soprattutto rischia sempre di divenire la vetrina di qualche esibizionista, paranoide o gruppo di esagitati ... )
Mi sto sempre più convincendo che la rete non sia altro che la replica della vita di tutti i giorni (una grande piazza, l’ho definita) con la sola differenza che comportamenti “privati” o contenuti in piccoli gruppi sono potenzialmente sotto gli occhi di tutti (in realtà, solo sotto quelli di pochi). Gente che manderebbe a morte omosessuali ed altre “identità” … è presente anche nella vita reale così come le loro chiacchiera da osteria. Lo stesso si dica per gli “esibizionisti”, i “logorroici” … Chi, come stile relazionale, è aggeressivo, è tale tanto in rete che fuori …e così via per ogni tipologia di tratto unamo. Cosa aggiungrebbe a tutto questo la rete? Credo solo un allargamento del territorio in cui tutto ciò può venire agito che, a conti fatti, fa più bene che male. Non credo che, ad una analisi attenta, la rete faccià più “male” della vita “reale”. Questa visione, conseguenza di una analis non superficaiele ciò che avviene in rete, non è, purtroppo, presente in chi “ragiona” a livello di senso comune .. ed allora nascono tutti gli stereotipi che conosciamo.
Credo che ci sia solo una tipologia di persone che davvero ritiene che la rete, che la libertà della rete, sia dannosa, sia un pericolo: sono quelli che detengono il potere e lo gestiscono/controllano con mezzi che presentano, come direbbero gli esperti di marketing, maggiori barriere all’accesso (giornali, televisioni …). Proviamo ad immaginere coloro che hanno investito vagonate di soldi, energie, tempo per costruire un sistema di controllo sociale, economico, culturale, e si vedono messi in competizione con il primo straccione che entra in rete con pc da poche centinaia di euro e, magari, riesce da avere anche un seguito e riesca a fare una comunicazione “alternativa”  eccc? Ovvio che la cosa gli bruci e faccia di tutto bloccarla. Brucerebbe anche a me se fossi nei loto panni. Concludendo: no, non c’è “troppa” libertà in rete. in rete c’è solo libertà.
(prestando, però, attenzione anche a coloro cui è precluso anche l’accesso alla rete; per questi la libertà, la democrazia, mancano due volte)

Qui alcune mie riflessioni sulla pseudo emergenza educativa ai tempi di internet

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La scuola, quella che non funziona e quella che funziona

Gianni Marconato Comments

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La scuola, io, la incrocio da una vita.

La scuola, io, la sto attraversando da tre prospettive.

La prima, come studente, dalle elementari alla laurea. Uno spasso …..

La seconda, come genitore di un normale “delinquente”, studente liceale , quarto anno, scientifico.

La terza, professionalmente, tanto come “consulente” di decisori politici e amministrativi, quanto come formatore, tutor, mentor, assessor, counselor, confessore  laico, sparring-partner … di tanti insegnanti.

La scuola, io, la conosco come le mie tasche (dove, quando cerco, non trovo mai quel che mi pare di averci messo).

Io, della scuola, tutto sommato, non sono tanto soddisfatto. Come, credo, la quasi totalità di coloro che stanno da una parte e dall’altra della barricata.

Io, la scuola, la potrei tranquillamente bocciare. Potrei bocciare i politici, i dirigenti, i sindacati, gli insegnanti, i genitori. salverei, solo, gli studenti. Solo perchè gli studenti della scuola sono i clienti, e come dice l’adagio, il cliente ha sempre ragione.

Io, nonostante che con la scuola ci viva,  sono generoso di critiche, spesso feroci. Attacco l’irresponsabilità dei politici (tutti), la stupidità dei dirigenti (più di qualcuno), la miopia dei sindacati (nessuno escluso), l’incompetenza degli insegnanti (diciamo la metà?).

Io, conoscendo bene la scuola, vedo tutti i giorni anche come, nella desolazione dela terra bruciata, della terra di nessuno, ci siano parecchie piante verdi; stelle che brillano in un cielo scuro.

Sono persone che non si appiattiscono nella litania  de “la colpa è di altri e io che ci posso fare?” ; persone che sentono di avere una responsabilità verso i ragazzi e le ragazze che sono stati loro affidati; persone che vivono con un forte sentimento etico il proprio lavoro; persone che mano il lavoro che fanno; persone che trovano soddisfazione a veder crescere i propri studenti; persone che studiano e si aggiornanto fino a tarda ora e pagando di tasca la propria formazione; persone che soffrono se non ci riescono ….

Persone che fanno il proprio dovere.

Nonostante nessuno glielo chieda; nessuno (o quasi)  lo valorizzi, nessuno (o quasi) lo apprezzi.  Anzi, con non pochi bastoni tra le ruote.

Sono gli insegnanti  artefici della scuola che funziona.

Una scuola che non raggiunge le prime pagine dei giornali; una scuola che non ha riconoscimento sociale; una scuola quasi invisibile … trasparente …

Ma è una scuola che fa un vero servizio agli studenti; una scuola che solo, loro apprezzano.

Sono gli insegnanti che stanno salvando la scuola italiana dallo sfascio; sono gli insegnanti che mantengono ancora viva la speranza che la scuola italiana si riprenda, che ce la possa fare.

Sono gli insegnanti che fanno quella scuola che mantiene viva le speranze  di futuro per le giovani generazioni.

Alcuni di questi insegnanti hanno dato vita a La scuola che funziona, un network già pieno di attività, un po’ caotico, ricco di dinamiche molto “umane”.

La scuola che funziona, un network che si sta arricchendo di storie di buona scuola,  di storie di buona didattica .

La scuola che funziona, un network per ora conosciuto da pochi di quegli insegnanti che senza enfasi potremo chiamare … coraggiosi.

La scuola che funziona, un network  di insegnanti che lavorano bene e con passione oggi e che vogliono preparare una scuola per il futuro.

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La scuola che funziona

Gianni Marconato Comments

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Dopo tanto, troppo tempo di sospensione (per mie incertezze varie) parte l’iniziativa La scuola che funziona, un network di pratica (ospitato di NING) per la valorizzazione di quanto di buono c’è nella scuola italiana: il lavoro, spesso oscuro, di tanti bravi ed eccellenti insegnanti.

Insegnanti mossi solo dall’etica professionale verso chi si affida a loro per preparare il proprio futuro.

Insegnanti che lavorano ed ottengono risultati a dispetto dell’ostilità politica e sociale che viene loro riservata.

La scuola che funziona è una iniziativa nata fuori dai circuiti istituzionali e tale rimarrà.

Obiettivi dell’iniziativa sono:

  • Raccogliere, in un punto di raccordo, le pratiche di innovazione degli insegnanti (link a siti, brevi presentazioni, …)
  • Farle conoscere alla più ampia platea possibile (stampa, istituzioni, politici …) “martellando” sul messaggio “La scuola che funziona”

Il network è accessibile in www.lascuolachefunziona.ning.com

Di seguito qualche parola in più sul senso dell’iniziativa

A guardare il mondo della scuola italiana dall’esterno e dall’alto percepiamo una immagine parecchio negativa. Il PISA che ci condanna anno dopo anno; la società che rileva quanto distante la scuola sia dalla realtà; gli imprenditori che continuano da anni a ripetere che la scuola non produce le conoscenze e le competenze che servono al mondo dell’economia; i politici perennemente impegnati a cambiare la normativa che riguarda la scuola segno che quella che c’è non va bene; a lamentarsi sono, infine, le famiglie, gli studenti e gli insegnanti- Non passa giorno che qualche autorevole personaggio (da Venter a Pennac in un recente passato) ci ricordi che lui stesso è quello che è perchè non si è fatto rovinare dalla scuola  Un vero disastro!

Una immagine un po’caricaturata, un nuovo sport nazionale (il tiro alla scuola) ma, a conti fatti, parecchio vicina alla realtà.

Ben diversa è l’immagine che possiamo percepire quando abbandoniamo le categorie generali di giudizio, abbassiamo la prospettiva ed entriamo nella dimensione della vita di tutti i giorni. Accanto a tante cose che non vanno bene, dalla fatiscenza dei locali e degli arredi alla vetustà di tanta attrezzatura didattica, dalla carenza di materiali di prima necessità  agli sguardi spenti in insegnanti ed allievi, troviamo insegnanti volenterosi, con grande senso etico, competenti, sperimentatori, innovatori, amanti del loro lavoro; troviamo dirigenti che stimolano e creano le condizioni perché si possa migliorare; troviamo classi in cui si lavora – insegnanti e studenti – alacremente, si utilizzano metodologie attive e partecipative, si utilizza intelligentemente il PC ed internet. Troviamo, insomma, la scuola che funziona. Iniziative spesso minime, dal basso, con poche risorse, portate avanti da insegnanti tenaci, spesso tra l’ostilità di colleghi, da insegnanti che hanno deciso che la fatica e la frustrazione fanno parte della vita e, quindi, anche della scuola e vanno avanti per garantire ai propri studenti una scuola di qualità, insegnanti che non usano le responsabilità del sistema per coprire e cancellare quelle proprie. Insegnanti responsabili.

A questi insegnati, a questa scuola che funziona è riservato questo spazio. Per contrastare la deriva lamentosa e depressiva del pensiero sempre negativo, per mettere in luce tutto quello, e non è poco, che funziona, che produce buoni risultati.

Per dire ad alta voce che nella scuola non tutto va male, per farlo sapere anche a coloro che dovrebbero governare la scuola e non lo fanno, per far rinascere l’orgoglio di essere insegnanti.

La speranza è di creare una “vetrina” di esperienze di scuola che funziona, di creare un luogo di condivisione di idee e di risorse.

Questa è una iniziativa che nasce figlia di se stessa, senza sponsor (non servono), senza finanziamenti (per queste cosa non ne servono). Una iniziativa dal basso per la buona scuola che – a dispetto di tanti – viene costruita dal basso o, meglio, dall’alto.

Vai a La scuola che funziona

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Il social networking che ammazza l’innovazione

Gianni Marconato Comments

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Sono i network accoglienti che soffocano l’innovazione.
Di più non è sempre meglio, specie in un network (more is not always better, especially with a network) : è questo l’incipit di una riflessione di George Siemens in alcuni renti post nel suo blog.

Una riflessione che ci porta oltre la pontificazione ad oltranza della bontà del social network o, almeno, di una cultura che sembra prevalente nel social networking.

La questione pare essere che, nella pratica, le attività di social networking tendono ad appiattire e ad uniformare il pensiero più che ad arricchirlo tramite visioni differenti. Sono, queste, le  reti che sembrano fatte più per “accogliere” (anche nel senso psicologico del termine) che per innovare.

L’affermazione di Siemens è supportata anche dai lavori, da lui steso citati, di altri ricercatori con la conclusione che molti network attualmente, soffocano l’innovazione invece che promuoverla.. Interessante l’affermazione presa da un recente articolo apparso su New Scientist seconda la quale

“la sovrabbondanza di connessioni attraverso le quali le informazioni viaggiano  riduce la diversità e tiene lontane le idee più radicali”. La ragione? Noi siamo inclini a circondare noi stesse o ad intraprendere conversazioni con persone con cui condividiamo visioni e credenze. Il nostro desiderio di comunità di pari è in qualche modo  auto limitato nell’attivare reti densamente connesse.

In altro articolo, citato sempre da Siemens  (perché i gruppi non riescono a scambiarsi informazioni in modo efficace),

“quando si deve prendere una decisione di gruppo, invece che scambiare informazioni importanti e magari note solo a loro stessi, le persone hanno la tendenza a ripetere formazioni che tutti già conoscono.
Molti spazi di interazione falliscono nello scopo di trarre vantaggio dal valore della critica e del dibattito. Fintanto che non viene incoraggiato il disaccordo, tendiamo a scambiare informazioni che noi pensiamo non creino conflitto o turbino gli altri. … Nei gruppi, la pressione alla normalizzazione di idee e persone è sempre forte e pervasiva.

Siemens conclude con una domanda killer: quante idee controverse avete scambiato ultimamente? E come sono state accolte?

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Il solito vizio

Gianni Marconato Comments

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Si, il solito vizio di leggere i fenomeni nuovi alla luce di categorie vecchie dimostrando, così, di non voler capire cosa sta succedendo e di volerlo valutare in termini di differenze con qualcosa di simile esistente in precedenza.
Questa volta lo fa il mio quotidiano “preferito” la Repubblica a proposito   Facebook e delle “amicizie” che lì si contraggono.
Il giornalista de la Repubblica dice: “Facebook . L ’illusione di avere mille amici online” e cita sociologi ed antropologi seri (Robin Dunbar,  Russel Bernard, Peter Killworth, Peter Marsden) per affermare che di amici “veri” se ne possono avere non più di 150 e che il nocciolo duro delle amicizie si è ridotto in questi anno da 3 a 2.
La questione non se quelli di Facebook siano amici veri o surrettizi (concordo anch’io sul fatto che di amicizie secondo i parametri classici non ne nascano poi tante su FB) ma quali tipi di relazioni si stabiliscano su Facebook e  se queste relazioni abbiano o meno un qualche significato.
Senza la pretesa di dire qualcosa di scientificamente provato (lo lascio fare, se ne hanno voglia, agli “amici”  scienziati/ricercatori di professione) da quel che vedo direttamente e nella cerchia di persone con cui ho più frequenti scambi, su FB si hanno relazioni significative nel senso che, nella pur brevità degli scambi, si interagisce su tematiche che contano: condivisione di una idea, un suo approfondimento da punti di vista differenti anche critico. Grazie a questa tipologia di  “rapporti” si allarga il proprio ambito di scambio e non di rado si da vita ad una relazione (professionale, personale, amicale) extra FB. Inoltre, la relazione su FB, (come già sui blog) prepara ad un contatto diretto dando a questo un minimo di “storia”.
Quindi, al di là di queste misere riflessioni sul senso di Facebook (ed a difesa di Facebook ) vorrei invitare tutti a non usare gli occhiali vecchi per guardare i fenomeni nuovi ed a fare lo sforzo di uscire dai rassicuranti schemi che ci sono serviti a spiegare noi ed il vecchio mondo per “capire” e non giudicare quello nuovo che sta intorno e davanti a noi.

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Chi la fa, l’aspetti

Gianni Marconato Comments

Ovvero, microsociologia (alla polenta e salsicce) delle relazioni familiari. Ovvero, chi controlla chi.
Cosa mi è successo?
Come ogni genitore di un adolescente minimamente attento all’educazione della prole, qualche tentativo di rendere consapevole i figli delle implicazioni di certe condotte lo faccio anch’io con alteri risultati. Uno dei temi su cui mi soffermo è – come ovvio – l’uso (scriteriato, compulsivo, invasivo …) di internet. Non sono, però, mai giunto alla “proibizione” ne, tantomeno, all’adozione di provvedimenti materiali come buttare nella spazzatura il PC e modem annesso.
Il giovane (17 anni) ha imprato la lezione e quando passa per il mio studio, sarcasticamente lancia un: “vuoi vedere che hai una finestra aperta su Facebook?”. Lui su FB non c’è, forse perchè ritiene che di pazzi ne basti uno per famiglia.
Orbene, stamattina, dopo giorni di assenza per lavoro accendo il pc di studio, mi collego ad internet, scarico la posta, guardo le ultime notizie ANSA e, finalmente, Facebook.
Ma non posso accedere. L’URL è bloccato!!!!!!!
Ecco il simpatico messaggio di feedback:

Attempt to Accept Pages Blocked by Url Filtering Control!!!!
You have tried to access the web site that is not allowed by the Url Filtering Control.
To access the website, please login the router and change the Url Filter configuration under the Firewall
.

L’infame si è dimostrato più cinico e sadico del padre (aderendo così alla mia ingiunzione: ” i figli dovrebbero essere migliori dei padri”) e, dato che il governo del router è stato delegato a lui e dato che non è proprio uno sprovveduto in fatto di informatica, ha pensato bene di darmi una lezione attivando un filtro …..

Per ora aggirerò il suo “divieto” usando il telefonino e quando ritornerà da scuola …

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Gli adolescenti non perdono tempo in Internet

Gianni Marconato Comments

E’ questa la conclusione di uno dei più importanti studi estensivi sugli adolescenti americani e sull’uso che fanno di internet. Questo studio, durato tre anni, che ha coinvolto 800 adolescenti ed ha visto 5000 ore di osservazione, dimostra che stando online questi giovani sviluppano importanti abilità sociali e tecniche, e spesso lo fanno in modi che che gli adulti non comprendo o a cui non attribuiscono valore.
La ricerca Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è stata realizzata per conto della Fondazione Mac Arthur alla University of Southern California and University of California, Berkeley.
Qui i report.

Queste le principali evidenze:
– Le tecnologie (…) sono i nuovi attrezzi della cultura giovanile
– Si diventa adulti, si acquista autonomia, si costruisce identità utilizzando nuovi mondi per comunicare, per fare amicizia, per giocare e per l’auto-espressione
– Gli adulti ritengono che questo sia uno spreco di tempo mentre i giovani trovano queste attività impegnative ed importanti
– Il mondo digitale sta creando nuove opportunità per misurarsi con le norme sociali, esplorare interessi, sviluppare abilità tecniche, sperimentare nuove forme di auto-espressione
– … e consente lo sviluppo di abilità tecniche specialistiche e sociali in uno contesto di apprendimento non-scolastico
– Si apprende in libertà ed in autonomia, con motivazione , in modo auto-diretto e guidati dall’interesse, con modalità peer-teaching e peer-feedback
– Tutto questo ha anche un impatto benefico sull’autostima

Ciò che voglio evidenziare è l’approccio all’apprendimento che questi piccoli diavoli dimostrano:
– imparano con estremo interesse ed impegno
– fanno tutta la fatica che serve per imparare
– apprendono in modo auto-diretto
– apprendono per uno scopo
– apprendono in connessione con altri
– usano strategie che noi tecnici potremo chiamare di peer-teaching e peer-tutoring
– sono orgogliosi di ciò che hanno appreso
– sanno monitorare il proprio apprendimento
– sono riconosciuti all’interno della propria comunità per ciò che sanno.

Mi domando: si comportano così anche a scuola? Se no, come è ovvio, perchè?
Perchè non sono intressati a nulla?
Perchè non hanno voglia di imparare?
Perchè non hanno un “metodo di studio”?
Perchè non vogliono fare fatica?
Perchè non sono determinati?
Perchè hanno, nel migliore dei casi, limitate abilità cognitive e metacognitive?

Mi si dirà: la scuola è la scuola; la vita fuori è un altra cosa.

Appunto.

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Facebook sdoganato (alla Cattolica)

Gianni Marconato Comments

Facebook luogo di mero “cazzeggio”? Facebook solo per giovinastri in vena di bullismo? Facebook, vade retro? Si, anche tutto questo.
Anche, perchè Fb sta diventando sempre più spesso un luogo anche per attività “serie”. Ho già dato notizia dell’attivazione del gruppo: “Didattica in Facebook. No grazie?” prossima ai 200 membri e della community “Insegnanti che sperimentano” basata su Teach The People, una applicazione integrata in FB.
A proposito di usi “seri” segnalo quello che ne sta facendo Pier Cesare Rivoltella, alla Cattolica, in un corso per una quarantina di dirigenti scolastici della Lombardia: FB è uno dei “contenuti” del corso, oggetto di conoscenza, di esperienza e di riflessione. Pier Cesare mi ha invitato a parlare in qusto corso della mia esperienza con FB. Qui le slide che hanno sostenuto la mia chiacchierata.
Il dibattico (si era parlato anche di Linkedin, altro “contenuto” del corso) è stato molto vivo ed interessante. Un aspetto molto sentito è stato quello dell’identità in FB, con i conflitti pubblico-privato e le implicazioni del ruolo.
Ringrazio Pier Cesare per aver portato FB, e non solo, alla dignità di una trattazione professionale in un contesto autorevole, le sua azioni e la sua università

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Fatevi trovare dai vostri studenti su Facebook e….

Gianni Marconato Comments

… e qui viene il bello. Una volta che vi beccano, e state certi che non ci metteranno molto una volta che vi ci siete messi, cominceranno i soliti cazzeggi faceboockeschi. Anche lei prof qui, cosa ci sta a fare, perché non viene nel gruppo “odio la scuola”, perché non diventa amico di quella bonona supplente di inglese ….. E giù di lì.
La questione è passare dai cazzeggi ad un uso didattico: mica siamo loro amici. Dalle chiacchiere che stiamo scambiando in FB (il gruppo è di oramai 55 persone) pare che un qualche uso sensato se ne possa fare.
Innanzi tutto è opportuno esserci: quindi, iscrivetevi ed aspettate (mio).
Secondo, si può usare per “consulenze” spot oltre l’orario scolastico tipo :Prof, non ho capito (Caterina Policaro).
Terzo, potrebbe essere utile per stabilire un “dialogo” informale che si potrebbe riverberare positivamente sulla relazione educativa in classe, ma attenzione, deve essere autentico e non del tipo “acchiappamosche” (mio)
Quarto: un buon sistema di socializzazione tra i partecipanti ad un corso (per adulti). L’identità, il senso di appartenenza ed Il clima migliorano le attività in presenza (Lucia Rosati).
Nel gruppo “Facebook nella didattica. No grazie?”
Ci stiamo anche domandando come i nostri usano spontaneamente FP per capire fenomenologicamente le loro pratiche quotidiane e per identificare, se mai ci sono, modalità sensate di usi didattico/educativi.
Un cantiere aperto, insomma questo lavoretto su FB!

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Daniele Vinci, dal networking alla laurea

Gianni Marconato Comments


A breve sarà Daniele Vinci a concludere il suo percorso di studi acccademici con la discussione della tesi: “Innovazione e pratiche didattiche: l’uso della rete da parte dei docenti”. Mi è molto piaciuto come ha lavorato, stimolato certamente anche dall’ambiente che il professor Francesco Consoli (vero innovatore), ha creato per lui ed altri laureandi, POIlab *. Ho conosciuto Daniele nel network Orientamenti & Disorientamenti, ambiente in cui ha partecipato in modo attivo apprezzando il valore aggiunto della conversazione in rete tra persone che coindividono un intresse, una pratica professionale.
Deve aver apprezzato a tal punto il networking e la piattaforma NING che ha deciso di usare quell’approccio e quello strumento per costruire la sua tesi. Detto e fatto, Daniele ha messo in piedi il network Squola, ha fatto conoscere il suo progetto di tesi tramite O&D, una quindicina di insegnanti lì presenti ha accettato di lavorare con lui e per tutta l’estate ci siamo confrontati, con un passaggio “drammatico”, sulla nostra didattica e le tecnologie.
Ne è uscito un bel lavoro e gli auguro che martedì la commissione di laurea lo apprezzi adeguatamente.
In bocca al lupo Daniele !!!!!

——-
Dall’ambiente del laboratorio
* Poilab è un Laboratorio di tesi del corso di Laurea Specialistica (interfacoltà) in Comunicazione della conoscenza per le imprese e le organizzazioni dell’Università Sapienza di Roma. Materia: Sociologia delle Organizzazioni.
Poilab è costituito dalle tracce dei percorsi di apprendimento, dei progetti di tesi, delle riflessioni prodotte attraverso le ricerche realizzate sui temi dell’innovazione e dell’apprendimento nei mondi organizzativi e professionali.

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Grandi manovre a squola

Gianni Marconato Comments


Visita squola

No, non è un errore anche se sarei capace di peggio …. Squola è una nuovo network, su piattaforma Ning, avviato da Daniele Vinci che si sta laureando alla Sapienza con Francesco Consoli.
Squola non è un network generico, pur su tema preciso, e destinato a durare finchè morte sopraggiunga ma un’area per una ricerca-azione per la tesi di Daniele che ci racconta il senso del suo lavoro:

Dopo la tesi triennale, fatta sulle reti internet e sulle possibilità che queste offrono, per la tesi specialistica ho voluto approfondire un aspetto delle rete: Le comunità, ed in particolar modo mi sono concentrato di analizzare le comunità generate dai docenti.

Per comunità faccio riferimento non solo a Virtual community ma a tutto ciò che i docenti stanno generando attraverso uno degli strumenti più utilizzati: i blog.

Il blog è uno strumento che permette “riflessività” ?

Cosa intendo per riflessività?

La cosa che mi interessa analizzare è come la pratica professionale dei docenti (parte di essi) stia trovando nuove strade di apprendimento ed interazione.
Anche attraverso l’uso dei blog.

Partendo quindi da una riflessione di Shon riguardo “L’apprendimento riflessivo” useremo questo luogo virtuale per conoscer-ci e per conoscere le nostre pratiche.

Il laboratorio creato è una simulazione di come potrebbe avvenire questo processo ma soprattutto SE PUò AVVENIRE ATTRAVERSO LA RETE!

I membri di Orientamenti & Disorientamenti stanno dando un corposo contributo.

Unitevi, quindi, a noi in Squola

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E-Learning and Social Networking Handbook

Gianni Marconato Comments

Fresco fresco via Amazon l‘ultimo libro della Mason (in coppia con Frank Rennie), E-Learning and Social Networking Handbook (Routledge, aprile 2008). Il libro tratta, con taglio operativo e con solido fondamento concettuale, l’utilizzo delle tecniche e degli strumenti del social nerworking come tecnica educativa particolarmente utile in contesti di educazione distribuita.

Ampio il capitolo dedicato agli strumenti: blog, wiki, podcast, e portfolio, social network (come facebook, myspace), social bookmarking, photo sharing, second life, forum online, videomessaging, e-book, instant messaging, skype, giochi e simulazioni, mashup, mobile learning, feed rss, video clips, audiographics o electronic whiteboards (da non confondere con le interactive whiteboards; le ewb sono sistemi che integrano scambi audio con schermo condiviso). Ogni tool viene discusso attraverso: la sfida educativa che pone, i suoi punti di forza, i potenziali svantaggi, i punti chiave per una pratica efficace, riferimenti per approfondimenti, il funzionamento in pratica, le lesson learned.
Utile anche il capitolo su limiti e problemi d uso del social networking dai punti di vista di studenti, docenti ed istituzioni.
La prospettiva dalla quale gli autori affrontano la tematica è quella di evitare che anche questi strumenti ed approcci scompaiano con la stessa velocità con cui sono apparsi a causa di usi acritici e non consapevoli. Il libro vuole, quindi, offrire un nuovo paradigma per una efficace concezione, sviluppo e gestione di ambienti di apprendimento basati sul web 2.0. E’ attivo un wiki sul libro in www.socialnetworking.wetpaint.com con ulteriori risorse .

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Ibrid@menti, Benadusi, Barbetta, Margiotta ed amenità conclusive

Gianni Marconato Comments

Luciano Benadusi. Sociologia, Università La Sapienza, Roma.

Dopo aver parlato di crescita dei sistemi e dei saperi esperti, definisce l’Università un fortilizio della visione classica de sapere che é superata da tutti discorsi che oggi si stanno facendo a proposito dei nuovi media, del loro impatto sulla società e sui sistemi di sviluppo della conoscenza. L’università é il luogo dei chierici ma fuori ci sono i laici. L’università non ha più un ruolo egemonico nella produzione del sapere legittimo. In questo contesto l’università gioca un ruolo vetusto e diventano sempre più importanti i saperi pratici e quelli professionali. Chiude con lo slogan “dall’universitá alla multiversitá”.
In risposta al messaggio di allarme di Benadusi, Margiotta invita coloro che lavorano in Ibrid@menti a pensare una nuova università. Cose da poco …..

Pietro Barbetta psicologo dinamico ad orientamento sistemico (Bateson), Università di Bergamo
Buono l’esordio: il blogging non è una forma di deiezione
E, connettendosi ad alcune riflessioni fatte nella mattinata afferma che l’io è ostaggio dell’avatar alla condizione che esista un io…
Ed al proposito afferma che Il blog come l’avatar può ricostruire un io disperso. Come esempio dell’affermazione presenta un caso di persona psicotica che ha completato il proprio percorso di cura attraverso al scrittura di un blog questo che la ha aiuta a ricostruire la propria struttura identitaria.

Discussione finale

La Barbera a proposito della positività dell’avere a disposizione gratuitamente tanti strumenti in rete propone la seguente allegoria: “Non basta avere a disposizione gratuitamente un grande supermercato per fare una dieta corretta”. Corriamo il rischio di fare una grande abbuffata ….

Barbetta: Ci sono blog che rinforzano condotte devianti (anoressiche, pedofilii, …) I ragazzi usano una miriade di strumenti web senza alcuna consapevolezza.

Poetica la sintesi finale di Margiotta:
La blogosfera come multiverso in espansione; è uno spazio tempo di invenzione e verità che si utilizza al meglio riconfigurando pratiche e dinamiche. Un luogo dove ritorna il rumore della vita.

Quale conclusione trarre? Riprendendo quanto diceva Margiotta all’inizio (con Ibrid@menti siamo all’aurora, non montiamoci la testa) stiamo ad aspettare per vedere a cosa tutto questo lavoro servirà. Per ora gustiamoci il gusto della ricerca, del pensiero colto e raffinato, del fraseggio elegante.

Grazie al dio pluvio che con la sua insistenza mi ha obbligato a saltare la mia solita escursione ciclistica inchiodandomi davanti alla scrivania a riordinare carte ed appunti (anche di Ibrid@menti).

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Ibrid@menti, alcuni flash prima della chiusura

Gianni Marconato Comments

Andrea Bruni contenebbia http://contenebbia.splinder.com/Il blogger è narciso e vampiro. Vampiro perché succhia energia dai suoi lettori
Paolo Melissi
melpunk http://melpunk.splinder.com/ Il blog é scrittura, una narrazione forte di sé. Nel blog è presente la parte scrivente non quella vivente di sé.I blog non creano una società ma una letteratura. Ma da scrittore o da scrivente?

Barbara Caputo, barbara34 http://aldiwan.splinder.com/ antropologa. lab/antar/media La Bicocca- Mi
Parla degli atti iconici nei blog. Etnografia delle immagini. Corpo siamo e corpo restiamo anche via blog.

Simona Marchi, mssenzafiltro http://liberolab.splinder.com. La Sapienza, Roma
Simona ha un approccio sociologico al blogging e presenta una marea di statistiche sulle dinamiche del blog collettivo Ibrid@menti: tematiche accessibili solo a chi inter-agisce nel citato blog.

Stefano Ciulla. personalitaconfusa http://personalitaconfusa.splinder.com/ e nonciguardimai http://nonciriguardamai.splinder.com/
Offre un approccio psico-antropologico alla tematica
Nel momento in cui si comunica in rete si da spazio a parti diverse della nostra identità.

Gianluca Ligi, antropologia sociale a Ca Foscari, Venezia
Si e ci domanda: virtuale come meno reale? E rileva come anche dal suo punto di vista di ricerca e studio sia superata l’idea del sapere sicuro.

Stefano Epifani
Si definisce una persona che ha un blog ma non è un blogger (una riflessione introspettiva che avevo fatto anch’io) in quanto il blogger si identifica con il proprio blog e vive di pagerank….
Osservazione acuta : la società e divisa tra l’accademia e l’anti-accademia

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Ibrid@menti, La Barbera, psicopatologia dei nuovi media

Gianni Marconato Comments

Daniele La Barbera psichiatra di Palermo Dal 2001 è Presidente della Società Italiana di Psicotecnologie e Clinica dei Nuovi Media (S.I.P.tech), sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria.

Da psicologo riconosco una mia grave carenza il non sapere dell’esistenza di questa sezione. Approfondirò, me lo prometto.

Seguo con estremo interesse il suo intervento centrato su tematiche dell’identità virtuale, sulle caratteristiche della mente elettronica e sui fenomeni identitari della post modernità.
Prendo solo pochi appunti un po’ per l’interesse a seguire il suo parlare, un po’ per la velocità con ci sommerge di idee e concetti. Solo flash, quindi.

  • La principale caratteristica dei nuovi media elettronici è la velocità con cui si svolgono le operazioni, velocità che, oltre una certa soglia, accelera i processi psichici,affettivi emotivi e modificano il sistema psico-cognitivo.
  • I nuovi media stimolano la percezione motoria
  • La mente connessa è di gruppo ed è esternalizzata
  • Il pensiero ipertestuale dà priorità al tempo presente
  • La nuova cognitivitá tecnomediata origina nuove forme di conoscenza
  • Si ha la devoluzione del sapere (dall’individuo al gruppo), la costruzione sapere. Vedere la tematica della Cognizione Distribuita (ne parlo in questo blog da qualche parte)
  • Il linguaggio è iconico-acronimo; nasce un neodialetto hightech
  • Si sviluppa l’apprendimento esperenziale che va a sostituire l’apprendimento attraverso la lettura, l’ascolto
  • La mente digitale costruisce una immagine del se selezionata
  • La publicy sostituisce la privacy

La Barbera segnala due libri sul tema

  1. Psicopatologia della realtà virtuali (2001) esaurito
  2. La mente in rete. Psicopatopogie delle condotte in rete

e la rivista scientifica della S.P.I.tech “Psicotech” edita da Franco Angeli

Un bel video ci può introdurre al suo pensiero

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