Didamatica 2010, esibizionismo tecnologico. Una conclusione

Didamatica 2010 si è conclusa da settimane ed una mia valutazione a così tanta distanza di tempo ha, almeno, il pregio del distacco emotivo che, a quei tempi, era di rabbia e di delusione.

A quei tempi pensavo che Didamatica fosse degna rappresentazione della mediocrità degli usi didattici delle tecnologie nel nostro Paese; adesso penso che questo sia certamente vero ma ci aggiungo che Didamatica non è la didattica con le tecnologie in Italia .

Didamatica, qualche enclave a parte,  è la parte peggiore della didattica con le tecnologie in Italia, quella degli usi deboli, poveri, superficiali… Quella dove si esibiscono usi didattici delle tecnologie; dove tutto il valore sta nel poter dire “io uso le tecnologie nella mia scuola, nella mia università, nei miei corsi e, quindi, sono all’avanguardia, faccio innovazione, faccio buona scuola”. Ma qui si, si fa esibizionismo tecnologico, non si fa didattica con le tecnologie.

Oltre Didamatica ci sono parecchie realtà in cui si fa un uso ricco, consapevole, metodologicamente fondato delle tecnologie. Sono, queste, realtà più impegnate nel fare che nel comunicare (il vuoto, il nulla). Ma queste realtà non le trovi in manifestazioni come Didamatica. Le trovi dove non si fa chiasso; le trovi quasi per caso, le trovi attraverso il passaparola, le incontri per caso girovagando per internet.

Penso ai lavori che si fanno in qualche università (“qualche”, perchè anche all’università si fanno tanti usi selvaggi, giusto per far cassa, giusto perchè c’è un PRIN, giusto per fare una pubblicazione …); penso ai lavori di qualche scuola, di qualche bravo insegnante, di qualche bravo dirigente che crea le condizioni per fare; penso ai lavori di qualche serio professionista, ai lavori di qualche seria centrale formativa.

Credo che l’innovazione didattica, su questo campo, sia diffusa, non sia concentrata solo nell’università , luogo deputato a fare ricerca. E questi nuovi luoghi della ricerca, dell’innovazione andrebbero conosciuti e valorizzati

Credo che la vera innovazione didattica (anche con le tecnologie) si faccia al di fuori dei circuiti ufficiali, fuori dai circuiti istituzionali. Vorrei, quasi, stabilire la relazione istituzioni – falsa innovazione *.

Ritornando a Didamatica e a quello che si è visto e ascoltato, posso concludere che:

  • Didamatica serve ad AICA  per i propri scopi associativi e per le mire dei suoi caporioni; non serve certamente a promuovere il buon uso didattico delle tecnologie. Se questa “promozione” dovesse avvenire, sarebbe più frutto del caso che di un disegno perseguito
  • AICA vuole accreditarsi come interlocutore (unico? privilegiato?) del Ministero per quanto riguarda la didattica dell’informatica e con l’informatica
  • AICA sta facendo un grande business con gli ECDL, non un’operazione culturale, scientifica, educativa
  • Didamatica non è una manifestazione di valore scientifico e culturale: è anch’essa business
  • A Didamatica sono state presentate tante attività frutto certamente del duro lavoro di tante persone che credono in quello che fanno  ma che, non per questo, producono cosa degne di essere raccontate in un contesto “scientifico” di risonanza “nazionale” come Didamatica fa credere di essere. Tante attività che hanno la dignità di essere raccontate durante le pause caffè di una vera manifestazione, in conversazioni tra colleghi …

Manifestazioni mediocri come Didamatica hanno il pregio di far sentire forte il bisogno di occasioni di riflessione concettuale, di condivisione di esperienza autentiche; fanno sentire, anche, il bisogno di nuove  e buone pratiche; fanno sentire, infine, il bisogno di una riscossa morale,  culturale, scientifica delle persone e del mondo della ricerca e delle persone che quotidianamente “stanno sul pezzo” e si fanno il … mazzo!

[Mia] conclusione delle conclusioni: In questa Italia delle apparenze, dell’esibizionismo e delle vanità, degli intrallazzi, Didamatica ci può stare.

Ma questa non è la mia Italia.

* Mi spiego: difficile che una persona agisca al di fuori di ogni istituzione. Le “grandi” istituzioni, le “grandi” associazioni – nei fatti – sono sempre portatrici di intressi diversi da quelli dichiarati per cui ciò che viene fatto è asservito ad uno scopo non dichiarato ma evidente e le mille mediazioni, i mille interessi coinvolti ne depontenziano l’azione, la svuotano, la impoveriscono

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Commenti

  1. Rosa Pastore ha detto:

    entro domani sera potrai vedere il servizio realizzato su questo argomento sulla web tv della scuola. Ribadisci esattamente queste cose con coerenza.

  2. MARISA ha detto:

    Dal 1990 non partecipavo a didamatica, dove trovavo sempre spunti di approndimento interessanti oggi mi ritrovo completamente con questa amara conclusione.

  3. controcanto ha detto:

    Io direi:

    “Manifestazioni mediocri come i convegni Sie-L (Società Italiana di e-Learning) hanno il pregio di far sentire forte il bisogno di approfondite occasioni di riflessione concettuale, di condivisione di ‘vere’ esperienza autentiche; fanno sentire, anche, il bisogno di ‘vere’ nuove e buone pratiche; fanno sentire, infine, il bisogno di una ‘vera’ riscossa morale, culturale, scientifica delle persone e del mondo della ricerca e delle persone che quotidianamente “stanno sul pezzo” e ‘usano veramente le tecnologie e non ciò che contabbandano per tali’.

    Purtroppo la ricerca sulle tecnologie in Italia sta in mano, ormai da tempo, a dei soliti ‘ignoti’ che credono e fanno credere che le tecnologie e le analisi sul loro utilizzo siano quelle fatte da loro;
    il fatto è che non sono in mala fede, sono proprio ‘ignoranti’.