Perché si usano i libri di testo

19 Ott di Gianni Marconato

Perché si usano i libri di testo

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Ero partito con l’idea di riflettere attorno alla domanda “Ha senso usare ancora i libri di testo? ” A cose fatte mi è parso più aderente ai fatti titolare questo post “Perché si usano i libri di testo”
Considerato che i libri di testo si usano e non si colgono segnali di stanca, una ragione ci sarà. Anzi, 3 ….
  1. Competenze didattiche degli insegnanti: Ad un’indagine empirica (osservazioni personali e cose riferite) credo si possa affermare che gli insegnanti più incerti, meno competenti, più “freschi”  siano, più di frequente si affidano ai libri di testo. Gli anni di insegnamento non contano: si può fare esperienza senza avere esperienza. Il panorama è variegato e si va da insegnanti che si fanno dettare l’ideazione e la programmazione didattica (la parte più ricca del lavoro dell’insegnante) dal libri di testo a chi lo usa occasionalmente, una tra le tante risorse a cui attingono. Ma c’è anche chi non lo usa affatto;
  2. Interesse e disponibilità degli insegnanti ad un lavoro di sviluppo di risorse per la didattica: trovare la pappa pronta fa comodo, meno fatica, più tempo per altro. Si può preferire un cibo precotto anche quando non c’è interesse per un piatto ben preparato, quando non si è in grado di apprezzare una pietanza d’autore; insomma, cibo precotto quando di qualcosa di più raffinato non si saprebbe che farsene *;
  3. Mancanza di tempo: Per ideare e sviluppare nuove risorse e attività di apprendimento ci vuole tempo. Pensare a cosa fare in classe e a cosa far fare agli studenti, provare, riesaminare, riflettere, riprovare in un ciclo continuo, porta via tempo, tanto tempo e se il tempo extra aula è occupato da adempimenti amministrativi o da “progetti” extracurricolari, anche a volerlo, il tempo non c’è fisicamente, l’orologio non è elastico. Se la didattica è il “core business” della scuola, tutto il resto andrebbe asservito a quella e col tempo liberato da attività marginali ci si potrebbe focalizzare su ciò che aiuta a migliorare l’apprendimento.
La questione vera a questo punto é se e in quale misura gli editori potrebbero dare un contributo al miglioramento della scuola ** e non solo farsi spazio nelle sue debolezze.
Visto che gli editori di scolastica godono di buona fama presso tantissimi insegnanti, le loro pubblicazioni sono fonti autorevoli e ascoltate, hanno ottime reti commerciali che raggiungono capillarmente tutti i punti di insegnamento, perché non osano un po’?
Magari con qualche collana di punta e proponendo dei supporti didattici che vanno oltre gli stantii eserciziari conditi in tutte le più improbabili salse (con la lim, con i Tablet, per i dsa, per quelli con la pelle verde …) che altro non fanno che rinforzare le didattiche più tradizionali, trasmissive, meccaniche rendendosi così complici del mancato rinnovamento della scuola italiana.
Va bene che gli utili sono per definizione sempre insufficienti, ma una parte dei guadagni fatti vendendo eserciziari non potrebbero essere devoluti, quasi una forma di beneficenza pedagogica, a qualche bel supporto di nicchia? Forse, un po’ alla volta, gli insegnanti diventerebbero più esigenti, domanderebbero e sarebbero disponibili a comperare qualcosa di diverso. E, chissà mai, si aprirebbe un nuovo business e tanti insegnanti (secondo me in numero crescente) che non comperano libretti di testo e guide e sempre più apertamente li osteggiano, potrebbero trovare utili le risorse didattiche più evolute.
(*)
Su questo gli editori hanno il polso della situazione: non si illudono che ci sia una scuola che non esiste e rispondono ad una domanda reale. Sarà cinismo, ma la situazione è quella.
(**)
Non è la questione della digitalizzazione dei libri di testo quella su cui intervenire in via prioritaria.

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