Primavere didattiche

Assisto al continuo fiorire, quasi in una primavera permanente, di nuove metodologie didattiche: tempo fa la classe ribaltata, poi la gamification, ora il coding, il making, il tinkering….un vero tripudio di creatività didattica.

Grande successo, soprattutto di pubblico.

Per mia conformazione, genetica direi, sono da sempre attento ai segnali deboli e dovrei accogliere di buon grado tutte queste novità, ma da tempo qualcosa non mi convince in tutto questo fervore innovativista: sento puzza di bruciato.

E pongo due questioni.

  1. Quale solidità hanno questi approcci? Quanto sono stati sperimentati? Con quali esiti? Quanto sono stati dibattuti all’interno della comunità scientifica? Quali prove di efficacia ci sono? E se si, in quali contesti? Quanta letteratura hanno alle spalle? Ricordo la bufala intergalattica dei nativi digitali, a cui mezzo mondo ha dato credito, e smentita, tardivamente, dal suo inventore
  2. Quando anche si trattasse di approcci di consolidata efficacia (per questo servono anni di sperimentazione e vaglio scientifico), con quale consapevolezza e con quale competenza vengono agiti nella quotidianità didattica? Un’azione didattica, per essere consapevole ed efficace, necessita di solida consapevolezza pedagogica e di solide competenze didattiche, il tutto sviluppato attraverso faticoso studio e pratica riflettuta e condivisa. Diversamente si agisce da maneggioni (ecco, si fa tinkering pedagogico e didattico): si fa per fare, anzi, si fa per poter dire. Si fa per la vergogna di non appartenere al plotone (gregge?) degli innovatori. Si usano gli studenti per i propri esperimenti come vere e proprie cavie, per nutrire il proprio ego, si  fanno danni. Basti ricordare l’uso ingenuo, al limite dell’incompetente, di didattiche costruttiviste: esiti nulli se non danni incommensurabili.

Una metodologia efficace necessita di lunga sperimentazione e di lunga pratica in contesti sicuri e non di rado questi approcci hanno limitato successo operativo e generano pareri contrastanti nella comunità scientifica, mica folle osannanti …..

Il costrutto di “apprendimento significativo” è vecchio di una cinquantina d’anni (Ausubel) e ha una penetrazione assai limitata nelle nostre scuole: troppo difficile da praticare.

L’epistemologia costruttivista, che in tanti e avventatamene pongono alla base delle proprie “innovazioni”, è contrastata nella comunità scientifica, specie in quella Evidence-based e gli ambiti di efficacia ampiamente riconosciuti come tali sono limitati.

Per concludere: Intorno a tante pratiche sedicenti innovative sento puzza di bruciato e, visto che già di mio ho la puzza (pedagogica) sotto il naso, me ne tengo alla larga.

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