Dobbiamo proprio ripartire con la didattica a distanza?

21 Ago di Gianni Marconato

Dobbiamo proprio ripartire con la didattica a distanza?

Non avrei proprio voluto riprendere a parlare di didattica a distanza (chiamino le cose con il loro nome senza ricorrere ad artifici retorici e ad eufemismi perché, almeno, abbiamo più chiara la questione da affrontare) ma pare proprio non si potrà fare a meno di considerare quella forma di didattica un’opzione reale per le scuole di ogni ordine e grado, pur con momenti inframezzati di didattica in presenza.

La questione della qualità degli apprendimenti a distanza rimane (perché, in ogni caso, rimane la “distanza”), anche se rispetto alla fase del lockdown sarà più facilmente gestibile.

In precedenza ho scritto molto sulla questione in questo blog e gli aspetti essenziali sono già stati da me affrontati (qui la bacheca Padlet in cui aggrego i diversi contributi).

Ritornerò occasionalmente sul tema per rifinire quanto ho già detto e proposto nei post da marzo a giugno alla luce di quanto è successo, dalle rilevazioni che ho potuto fare attraverso le narrazioni fatte da tanti insegnanti nonché dalle esperienze dirette che ho avuto durante le formazioni che ho fatto.

In apertura del nuovo discorso voglio mettere in evidenza le questioni di carattere generale che erano e che rimangono essenziali per poter ripartire con gli atteggiamenti più funzionali e con le aspettative più realistiche.

  1. La didattica a distanza è meno efficiente e meno efficace della didattica in presenza; questo principio vale quanto più gli studenti non sono autonomi nel lavorare da soli (aspettatevi risultati inferiori qualitativamente e quantitativamente e questo non per colpa vostra e/o degli studenti);
  2. Preparare e gestire attività di apprendimento a distanza richiede molto più tempo di quello richiesto per le attività in presenza (calcolate molto tempo per fare quanto necessario);
  3. La qualità degli apprendimenti a distanza aumenta al diminuire della consistenza numerica degli allievi che un insegnante deve gestire all’interno dello stesso gruppo (meno allievi si hanno, meglio si lavora);
  4. Una parte consistente di tempo della didattica va riservata allo stabilimento e al mantenimento della relazione con lo studente (la didattica a distanza non è solo “insegnamento” in senso stretto);
  5. Non tutti gli obiettivi di apprendimento definiti nella programmazione possono essere conseguiti in egual misura nel contesto della didattica a distanza (alcuni contenuti si prestano più di altri ad essere proposti a distanza);
  6. Nell’apprendimento a distanza gli studenti incontrano maggiori difficoltà cognitive e operative di quando lavorano in presenza (mettersi nei panni degli studenti).

Tutto questo implica:

  1. L’accurata selezione delle finalità, degli obiettivi e dei contenuti da trattare a distanza;
  2. La diluizione dei tempi di insegnamento e di apprendimento;
  3. L’allocazione di consistente tempo di “insegnamento” in attività che possiamo considerare terziarie rispetto alla trattazione diretta dei contenuti e cioè nella preparazione delle attività didattiche e nella relazione con gli studenti (che potrebbe dover essere svolta in maniera consiste in forma individuale).

Il primo tema che emerge è, pertanto, la progettazione e la programmazione della didattica a distanza.

P.S. e le tecnologie?

Senza tecnologie non si fa didattica a distanza. Quindi, servono.

Ma non ne servono tante e, soprattutto, non servono cose sofisticate.

Edmondo va più che bene per un’ampia gamma di attività di apprendimento.

Per chi volesse “mettersi in proprio”, Moodle è una piattaforma super performante ed offre un efficiente sistema di videoconferenza integrato.

Per la comunicazione sincrona va più che bene Jitsi.

Tanto altro non serve. Non facciamoci prendere dal consumismo e dall’efficientismo tecnologico e privilegiamo soluzione open source.

Se proprio si vuole esagerare, si può attivare una piattaforma di scrittura collaborativa e di blogging.

Per apprendere l’uso della tecnologia necessaria non serve tanta formazione e, a quel che mi risulta, quasi tutti gli insegnanti, durante il lock-down hanno saputo usare quanto necessario.

Non esageriamo, quindi, con la strategicità della tecnologia e con l’importanza della formazione sul digitale. Pochi tutorial bastano e avanzano.

SENZA DIMENTICARE CHE LA DIDATTICA A DISTANZA È UN’OPZIONE D’EMERGENZA E VA USATA IN DOSI OMEOPATICHE.

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