7 Apr di Gianni Marconato

Webquest si, webquest no

Corrado Petrucco nel suo blog scrive “Contro le WebQuest” . In un mio commento nel suo blog, pur dicendo di condividere la sue riflessioni sulla natura de-strutturata del web e, soprattutto, che nella vita reale le persone, nel fronteggiare un problema, non si troveranno di fronte ad un insieme ordinato e selezionato di link. Condivido, anche, che il web è e va inteso come “flusso” e non come insieme statico di risorse ..
Non sono, però, d’accordo quando afferma che le WQ sono tutto fuorché quello che dovrebbero essere e cioè da usarsi quando va appreso(cito letteralmente nel corsivo):
-Quando è necessaria una certa informazione
-Dove e Come cercarla
-Come valutarla
-Come utilizzarla ed integrarla efficacemente nelle strutture concettuali

Non condivido, di conseguenza, questa sua conclusione : “Meno WebQuest, più educazione ai social networks, grazie“.
Perché?

  1. Non vedo nessuna conflittualità tra i le due “cose”, non solo perchè il social networking è “anche” e sopratutto una “filosofia” e le WQ una tecnica didattica, ma perchè sul piano della didattica, i due “strumenti” sono utilizzabili in contesti differenti ed in uno specifico contesto uno dei due può essere più adatto dell’altro; niente quindi, il modello “o questo – o quello”, ma “…dipende”;
  2. Le WQ sono molto di più che una modalità didattica per sviluppare la così detta “Information Literacy”(i 4 punti in corsivo qui sopra). Possono servire anche a questo ma, a mio avviso, nella mia comprensione e nel mio uso, le WQ sono molto di più e sono molto più “ricche” dal punto di vista didattico;
  3. le WQ sono un approccio (strumento, strategia, metodo, …) didattico in cui chi apprende segue un percorso aperto e personalizzabile e l “‘ingabbiatura” data dalla lista di risorse predisposta dall’insegnante e consultabili per lo svolgimento del “compito” non “chiude” ne struttura rigidamente il lavoro dell’allievo. Il modello WQ, anche nella sua forma ortodossa, prevede differenti gradi di apertura delle risorse esplorabili;
  4. le WQ hanno l’enorme valore di rappresentare una forma di didattica centrata sull’allievo, in cui lo stesso ha un ruolo attivo, in cui si approccia una tematica attraverso scoperta, in cui si costruisce un artefatto e non si è passivi fruitori di un elaborato sviluppato dall’insegnante ( e potrei dilungarmi ma non sto scrivendo un saggio sulle WQ) .

Le WQ consentono, inoltre, di contrastare un uso (scolastico) del web che si concretizza nel modello “copia ed incolla” e rispetto a questo rappresentano già una forma evoluta del suo uso.
Le WQ, sono, inoltre, un approccio soft all’uso delle tecnologie in classe quando ne insegnanti ne allievi sono tanto skilled nelle IT, ne dal punto di vista tecnologico che pedagogico e didattico.

Non mitizzo il valore delle WQ: sono, come tanti altri, degli “strumenti” didattici, utili in alcuni casi, meno utili in altri. Inutili del tutto in altri.

Forse, le WQ hanno un valore contingente, nel senso che oggi rappresentano una strada fattibile di uso didattico delle tecnologie. Domani potrebbero essere superate. Non dimentichiamo che altri strumenti/approcci sono, oggi, culturalmente troppo avanzati per la consapevolezza e la conoscenza “media” e sono riservati ad una elite.
In questo senso, le WQ, possono essere un approccio maggiormente “democratico”.


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2 Commenti

  1. Sì, il mio post era volutamente provocatorio e tendeva a far riflettere su alcuni aspetti di una didattica tranquillizzante, sicura, con limiti ben definiti e riconoscibili. Ma il problema vero è capire se lo strumento Web influenza i processi di pensiero.
    La domanda è allora, il metodo di ricerca che si vuole stimolare negli studenti è veramente indipendente dal contesto?

    Bisogna capire se una “Quest” su supporto cartaceo (“BookQuest”) sia differente da una “WebQuest” su Web, appunto.
    Io credo sì. Il contesto cognitivo è differente e con delle “affordance” sottilmente occulte.
    Se togliamo alle WebQuest il Web, cosa resta? Come si chiamerebbe?
    “Manuale del bravo scolaro per fare delle valide ricerche scolastiche?”

    Discutiamone.

  2. Lungi da me l’auspicare una “didattica tranquilizzante, sicura, con limiti ben definiti e riconoscibili”; la vita di tutti i giorni è tutto fuorchè questo e la scuola deve, non dovrebbe, preparare a questo. Non credo, neppure, che sia utile dare messaggi contraddittori proponendo, ad esempio, usi didattici delle tecnologie non coerenti con la visione e gli obiettivi.
    Ciò premesso, credo che se alle WQ togliamo il web non resti nulla e che il tutto si riduca ad una banale anche se corretta ricerca scolastica (nel mio post ho già detto del senso che io do alle WQ).
    Una questione certamente aperta è relativa al rapporto costi/benefici. I rischi sono certamente quelli che vedi tu, i vantaggi sono anche quelli che indico io. Riconosco, anche, il supremo rischio del meta messaggio che diamo. Non ho, su questo tema, certezze, ma credo che valga la pena di correre questo rischio (cioè: usiamo le WQ). Alla condizione che non si abbandonino altre strade di applicazioni maggiormente aperte e più coerenti con le situazioni di vita. La scuola, in fin dei conti, serve anche per “allenare” le persone e mettere l’asticella del salto troppo in alto non servirebbe a far salti più alti ma a non ottenere nulla se non frustrazioni in insegnanti ed allievi

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