4 Feb di Gianni Marconato

SCORM? No, grazie

Si discute di SCORM con un caro collega, scormizzatore folle, e la sua conclusione è che lo SCORM ingrassa solo chi fa le cose in SCORM. Se lo dice lui che su questo fa un buon business, c’è da credergli.
Serve solo a chi ne fa business perchè, secondo lui, chi studia e chi gestisce i corsi non ne trae alcun beneficio reale. Chi studia non trae alcun beneficio dall’essere accuratamente tracciato, chi eroga corsi non trae alcuna informazione di valore dall’analizzare una tracciatura analtica. Nessuna utilità neppure sul versante della così datta “interoperabilità” perchè un oggetto SCORM che funziona in una piattaforma non funziona necessariamente in un’altra. Per la vera interoperabilità basta usare oggetti HTML che girano ovunque.
Secondo il collega, la questione SCORM è solo una questione commerciale e non ha nulla di didattico.
Ma, nonostante questo, chi compra (particolarmente accaniti sembrano essere quelli della PA) sembra non voler nulla che non sia SCORM. Chissà perchè….
Quindi: SCORM? No grazie.

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7 Commenti

  1. Caro Gianni, non sono d’accordo.
    SCORM è una tecnologia come le altre e dichiarare che una tecnologia è “cattiva” e “non serve” mi pare sia l’errore speculare a chi sostiene che le tecnologie fanno miracoli (specialmente in educazione).
    SCORM è uno standard comodo e utile in molti casi. Consideralo come una lattina. Le lattine sono tutte uguali, standardizzate, interoperabili.
    Possiamo sostenere che la lattina sia inutile o dannosa? Semmai sarebbe meglio pensare al contenuto….
    🙂
    Detto questo, so bene che esistono assurde situazioni attorno a SCORM, ma non è colpa dello standard che, di per sè, non è nè buono nè cattivo.
    Tu ci insegni (e fortunatamente ci ricordi periodicamente) che le tecnologie non sono importanti, ma è come si usano (o, certo, NON si usano) che fa la differenza!

  2. Vai sputa il rospo! Di che PA si tratta 😀
    Scherzo ovviamente. Sai che non ho mai comprato un LO, ma che provo a farli interoperare….anche se, nessuno se li fila.
    Gli accaniti forse li conosco vero?
    😀

  3. Ciao,
    ho postato sul tema anch’io. In soldoni, quello che dico nel post, è “Perché trascurare il fatto che con questo standard, se non altro, un oggetto didattico è tracciabile in modo standard all’interno di tutte le piattaforme? Siamo così sicuri che il tracciamento sia un valore così trascurabile?

    Per la mia esperienza (per l’80% mi occupo di progetti di e-learning corporate, il restante 20% è in ambito formazione finanziata), il tracciamento è un valore moooolto importante.”

  4. @Max

    perchè dici che il tracciamento è un valore molto importante? Quali informazioni chiedono le aziende? Come le utilizzano?

    Per la mia esperienza, le aziende sono interessate più alle ricadute sul lavoro, e utilizzano questa tipologia di informazione per valutare l’efficacia didattica ( quando avviene questa valutazione…).

    Personalmente penso che lo SCORM sia uno standard molto utile, non tanto dal punto di vista didattico, quanto per la possibilità di cambiare piattaforma mantenendo i corsi esistenti. A livello didattico, i dati di tracciamento possono essere utili quando un utente non riesce a superare i test di valutazione o ottiene punteggi molto bassi: in questa situazione, viene eseguito un controllo per capire se ha seguito o meno il corso. Tuttavia queste informazioni vengono sempre prese con le molle, perchè poco affidabili…

    Raccontaci meglio le tue esperienze!

    Ciao

    Lorenz

  5. Beh, il discorso sarebbe molto lungo – visto che tu citi anche la misurazione dell’efficacia didattica, cosa che non è semplice da fare, anche se la reportistica di sistema fornisce un primo elemento. Se si aggiunge questo elemento agli altri strumenti che le azienda hanno, già si arriva a un buon punto.
    comunque, per limitarsi al tracciamento come mi hai chiesto, posso dire questo:
    ho lavorato su diversi progetti con aziende molto grandi (e ho visto che il tracciamento era un valore importante anche con le aziende….cui ho fatto preventivi andati male 🙂 ) e un sistema di reportistica che dica chi ha fatto cosa, quando, che punteggio ha ottenuto, quanto tempo ci ha messo, in quante sessioni, quante volte ha dovuto rifare il test eccetera è un set di informazioni che per l’area HR è molto utile.
    Se aggiungiamo che queste cose possono poi essere segmentate per una serie di campi aggiuntivi (ufficio, negozio, area, settore, sede…..) e esportate in excel, le risorse umane si ritrovano delle informazioni quali-quantitative molto utili, che fanno loro risparmiare tempo e che magari danno utili spunti di riflessione. Possiamo aggiungere – e qui mi rifaccio ai prodotti del mio partner DMS – che al di là dello Scorm, se l’oggetto didattico è ben costruito e viene fruito molte volte da molte persone ciò consente di ottenere una vera e propria business intelligence, ricca di informazioni utili e “clusterizzabili”. L’ho fatta molto breve (o forse troppo lunga) ma in soldoni è quello che riscontriamo nelle ns esperienze.

  6. Butto giù anche la mia, ringraziano tutti i colleghi che ci fanno il regalo della possibilità di discutere (e si discute su cose su cui non si è d’accordo, altrimenti non è una discussione).
    Mi soffermo sul senso della “tracciatura” fatta da SCORM (ma si può fare anche senza) ai fini della valutazione del percorso fatto dall’utente.
    Per l’idea che io ho dell’apprendimento (che non coincide con l’insegnamento anche perché all’insegnamento non consegue necessariamente l’apprendimento), tracciare ha lo stesso senso della “presenza” di uno studente in aula: il fatto che una persona sia presente in aula vuol dire solo che è lì dentro e non in altro luogo, che sta 5 ore seduto su una sedia e che, per ben che vada, “ascolta” chi sta parlando; spesso lo sta solo guardando con l’aria intontita. La presenza in aula non ci dice nulla di cosa la persona abbia imparato (andrebbe chiarito cosa significhi “imparare”).
    Idem per la tracciatura. Anzi, qui l’imbroglio è ancora più facile ed agevole. Si può cliccare mangiando un panino o guardando la TV, si può fare cliccare ad una persona compiacente ….
    Si dirà, che ci sono sempre i test di valutazione. Ma cosa misurano i classici test a risposta multipla, a drag-and-drop, a completamento? Molto poco. Se non una qualche forma di memorizzazione.
    Allora qui si viene ad un altro tema della formazione: formiamo per la memorizzazione e la ripetizione (in tanta scuola si fa esattamente così)? Io preferirei formare per la comprensione, per l’ “apprendimento autentico”. Non mi interessa sapere, soprattutto nella formazione degli adulti, cosa una persona ha imparato al termine di un corso ma cosa, una volta tornata al lavoro, saprà fare con le cose che imparato.
    Si potrebbe introdurre anche il concetto di “valutazione autentica”, ma il discorso si farebbe lungo. Magari riprendo al cosa in un nuovo post nel blog.

  7. Il problema è che spesso il tracciamento non è, come giustamente dice Max “un primo elemento” che, associato ad altri, può dare un’idea ragionevole dell’attività svolta online, ma è, in pratica, l’UNICO elemento!
    E questo non è assolutamente condivisibile. Del resto non sarebbe ragionevole basare la valutazione solo sulle firme di presenza, no (e qui sottoscrivo Gianni)?

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