Didamatica 2009

24 Apr di Gianni Marconato

Didamatica 2009

dida09

Premessa: a Didamatica, quest’anno, non ci sono stato. Già lo dissi su FB: non avevo nulla di sensato da  portare.

Ne parlo solo perchè alcune osservazioni fattemi da un collega attendibile mi hanno stimolato un pensiero, che condivido.

Il caro collega, di provenienza universitaria, mi diceva di aver trovato quella manifestazione parecchio debole: tante presentazioni inconsistenti (meri racconti su usi approssimativi delle tecnologie), qualcuna così-così e poche meritevoli. Tanto in termini dei contenuti delle attività/ricerche presentate che delle modalità della loro documentazione: lunghe descrizioni, sempre attività di successo, mai criticità. Deboli, anche, nel metodo.

Autocompiacimento, insomma.

Colpa, anche, della sostanziale non selezione dei contributi accettati o assicella davvero bassa per passare l’ostacolo.

A questa sensazione intellettualmente sgradevole si era accompagata, nel collega, un’altrettanto sgradevole sensazione di deja-vu: stesso luogo, stesse persone, stesse chiacchiere di SIEL 08 di pochi mesi fa. Nessuna fantasia neppure su questi, marginali, fronti.

La nostra conclusione è stata che in Italia non ci sia spazio per più di una manifestazione seria sui temi della formazione con le tecnologie: poche attività, mediamente bassa qualità.

Didamatica, SIEL, MoodleMoot “standard” ed Università, CKBG, qualche altra manifestazione occasionale: difficile che tutte siano di buon livello. Sono manifestazioni che fanno felici più i presentaori che gli ascoltatori.

Auspicare che i diversi organizzatori si mettano d’accordo?  Si potrebbe anche fare ma sarebbe pura ingenuità. Ogni organizzatore ha le sue ragioni per avere visibilità e l’offrire un contributo scientifico alla comunità è una motivazione cui pochi sprovveduti credono.

Quindi, rassegnamoci ad avere sempre un’ampia possibilità di scelta. Chi ama il turismo congressuale, a spese pubbliche, è accontentato. Continuerà ad avere ampia poossibilità di soddisfazione il narcisismo onanistico dei vari “presentatori” che aggiungeranno una tacca al calcio del proprio fucile-slideshare.

Continueremo ad andare a Didamatica, al SIEL, al MoodleMoot (forse salterò anche questo perchè impegnato con lavoro); incontreremo colleghi con cui scambieremo quattro ed utili ciacole nei corridoi (sempre più affollati delle sale dove si svolgono le presentazioni) e saremo felici se almeno il 10% di quanto sentito avrà avuto per noi un senso.

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10 Commenti

  1. E che dire dello stesso progetto presentato due volte, da persone diverse e con titoli differenti ma, comunque, indubbiamente lo stesso…

  2. Be’, ieri è stata presentata addirittura una mera idea progettuale…

    Personalmente ho trovato troppo spazio per le “chiacchiere” del mondo universitario e di AICA e poco spazio ai resoconti delle buone pratiche dei colleghi, che invece erano le cose più interessanti.

    E’ vero comunque che la maggior parte delle presentazione (nei contenuti e nelle forme) e le esperienze stesse non sono distinguibili da quelle che si sarebbero potute vedere 10 anni fa (alcune anche di più)…

    Torno a casa comunque con spunti interessanti, con relazioni professionali più consolidate e la consapevolezza di vivere in una situazione privilegiata.

  3. @ Maghetta e Marco: sperovo fosse solo l’impressione di un collega, invece già in 3 restituite impressioni convergenti. Ma è davvero così basso il livello medio delle cose che si fanno? Marco: cose da 10 e + anni fa? Sconcertante.

  4. Giovedì mattina ho parlato di Scuola3d a Didamatica. Ho evitato volutamente chiacchiere e powerpointate con effetti speciali: una delegazione di miei alunni era in sala. Sono stati loro a sistemarsi nella postazione centrale, con la meraviglia dei presenti, facendo vedere concretamente come si lavora (anche se il tempo era molto poco!). Una semplice scuola media di un piccolo paese in provincia di Trento, prima degli interventi di esimi docenti universitari.
    Sono stati gli unici ragazzi presenti al Convegno e, ti assicuro,hanno suscitato vivo interesse. Un’esperienza per i miei alunni, probabilmente, singolare e significativa.
    Mi domando perchè il Ministero della Pubblica Istruzione deve fare in queste occasioni (come nel Futurum 2008 a Bolzano!)sempre pessime figure.Mi riferisco alla presentazione di progetti musicali costosissimi, realizzati sempre in piattaforme chiuse e con software a pagamento! Una dimostrazione, ancora, che l’innovazione è dei “singoli”, un’ innovazione “taggata” dal basso!:-)

  5. Stavo buttando giù alcune idee per un post su Didamatica e tra le cose che ho segnato c’era proprio quella che tu hai sottolineato, la novità della situazione e l’interesse che hanno suscitato degli studenti di scuola media che con invidiabile tranquillità, hanno presentato ad una platea formata in gran parte di seri professori universitari il “vostro” lavoro (un mio studente un po’ di tempo fa mi ha ricordato, a ragione, che la lezione non è “mia” è “nostra”, cosa che spesso sfugge a molti) Finalmente qualcosa di vivo…
    Condivido poi quanto ha scritto Marco e, per entrare nello specifico, mi chiedo dove sia finito il web 2.0: in questo comvegno ce n’è stato davvero poco, anche se molti ne hanno parlato,e spesso a sproposito.
    Quanto ai costi (piattaforme personalizzate, software proprietario etc) che dire, Betta. Non credo che fosse quello il problema più sentito. Del resto è stata una grande vetrina per le LIM…

  6. Caro Gianni, lo scrissi già in un post “celebrativo” di Didamatica 2007 (l’ultima edizione alla quale ho partecipato): in tempi di social networking e di “amicizie” virtuali, il ruolo dei congressi è sempre più quello di “buone scuse” per incontrarsi “pirsonalmente di pirsona”. Il valore aggiunto è da ricercare sempre più nei coffee break piuttosto che nelle presentazioni.
    …o è sempre stato così?
    Non penso poi che sia possibile unificare eventi come questi: per ogni associazione/gruppo/società il congresso annuale è spesso quasi l’unica ragion d’essere…

  7. Nel mio variegato passato scientifico ho partecipato a tantissimi congressi in ambienti molto diversi e ne ho sempre avuto la stessa impressione che tu descrivi in questo post.

    La quantità di contributi rilevanti mi è sempre sembrata insignificante a fronte di una montagna di “risultati preliminari”. Alla stragrande maggioranza di quei contributi si potrebbe dire: “O hai risultati o non li hai. Se sono preliminari che vuol dire? Che non hai finito il lavoro? Allora finiscilo e torna quando hai dei risultati.”

    Ovviamente, può succedere di trovare qualcosa di significativo o può succedere di avere una conversazione interessante ma il beneficio netto che deriva dalla partecipazione ad un congresso è veramente minimo.

    Il beneficio alla comunità scientifica in rapporto ai costi è inaccettabile.

    A maggior ragione oggi che la rete consente di sapere tantissimo di quello che fanno gli altri. Le mie collaborazioni scientifiche nazionali e internazionali sono del resto nate dalla lettura di articoli in riviste scientifiche e di libri, seguita talvolta da qualche scambio di email in era pre-web 2 e anche da frequentazioni di blog in era web 2. I congressi ci sono entrati poco.

    In parte, temo che l’inutile ridondanza di informazione prodotta e incanalata nelle “presentazioni” sia anche espressione della scarsa capacità innovativa del mondo universitario, sempre più autoreferenziale. Salvo eccezioni, s’intende, ma con le sole eccezioni si va poco lontano.

  8. Ho partecipato per la prima volta a Didamatica questo anno con un mio lavoro svolto su second life con docenti, studenti e utenti vari. Non so confrontarlo con gli altri anni..in effetti poche cose mi hanno interessato, ed ho visto che alcuni lavori non corrispondevano a proposte o sperimentazioni reali ma solo a ricerche teoriche.
    Non credo che bisogna interrompere lo scambio di esperienze perchè comunque a me è servito per confrontare il mio lavoro di sperimentazione con altri e diffondere le mie conoscenze ed esperienze.
    Andrò anche a Torino..a MoodleMoot ..e vedremo

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