No, non è Didattica a Distanza, è emergenza, è panico

9 Mar di Gianni Marconato

No, non è Didattica a Distanza, è emergenza, è panico

Avvertenze

… e neppure didattica online e neanche e-learning.

Ha proprio ragione la Sirem (Società Italiana per la Ricerca sull’Educazione Mediale) a mettere in guardia contro due indebite generalizzazioni, di segno opposto,che pare stiano facendo a scuola:

L’elearning, vista la facilità con cui si sta proponendo e realizzando per affrontare l’emergenza virus, sia la panacea per ogni problema di formazione

Il pressappochismo, inevitabile, di tante iniziative in emergenza di e-learning porti a ritenere lo stesso una modalità didattica intrinsecamente debole

La FAD, anche con le tecnologie, è uno strumento utile a condizione che se ne delimiti la portata, se ne colgano le implicazioni e lo si adotti con prudenza.

Fare FAD richiede il possesso di una professionalità specifica per quanto riguarda:

La messa a punto del setting didattico a “distanza” (il “modello” che si vuole adottare);

L’ideazione e la messa a punto delle attività di apprendimento;

Lo sviluppo dei materiali necessari a realizzare le attività didattiche e di supporto all’apprendimento;

La gestione della relazione educativa a distanza.

Già con questo elenco è possibile compiere una sommaria autovalutazione del proprio grado di preparazione allo svolgimento di attività di FAD.

Insegnare e imparare a distanza è molto, ma molto, più complesso e difficile che farlo in presenza.

Quindi, quello che si farà in condizioni eccezionali va preso per quello che è: un tentativo di salvare il salvabile, spesso abborracciato, fatto più di buona volontà che di professionalità. Nulla di male, basta esserne consapevoli. Nessuno nasce imparato, basta non credere di essere competente in tutto.

Non basta smanettare con le tecnologie, e neppure essere un “animatore digitale” per portare al successo la didattica a distanza: il suo “cuore” sta nella relazione educativa che si stabilisce tra l’insegnante e ogni singolo studente.

Ciò nonostante, con  qualche accortezza si può ridurre il rischio di fare danni e di ottenere qualche risultato di apprendimento.

Ovviamente, chi ha già esperienza di formazione a distanza e di uso di tecnologie può, e deve, andare altre questi suggerimenti che riguardano un approccio minimalista.

Il ruolo delle tecnologie

Buoni risultati nell’apprendimento a distanza si sono sempre avuti anche prima dell’avvento delle tecnologie digitali. Il progressivo sviluppo tecnologico, sia di hardware, di software che di connettività ha messo a disposizione strumenti sempre più abilitanti per lo svolgimento delle operazioni di comunicazione e di distribuzione di materiali didattici, ma le principali criticità rimangono, ovvero come rendere possibile l’apprendimento, come attivare e sostenere l’impegno e i processi cognitivi ed emotivi che sono gli strumenti primi dell’apprendimento.

Le tecnologie sono certamente utili, chi mai lo negherebbe? Ma il ruolo delle tecnologie è decisamente limitato nel successo di un sistema di FAD. Posso osare? Facciamo il 20% …..

Se proprio volete fare innovazione, aspettate che sia passata l’emergenza.

Cosa conta nella FAD?

Un insieme di suggerimenti li ho scritti in un post di alcuni giorni fa, ma voglio mettere nuovamente in evidenza almeno i più importanti:

Assumere l’atteggiamento di non voler strafare e di non aspettarsi chissà quali risultati ed effetto wow!;

Adottare un approccio minimalista tanto come dispositivo didattico che come strumentazione tecnologica;

Proporre modalità di lavoro già collaudate in aula;

Ideare e realizzare semplici Attività di Apprendimento: far produrre qualcosa di significativo utilizzando contenuti e abilità già sviluppati e/o da sviluppare;

Usare il più basso livello di tecnologia che vi consenta di gestire le attività che avete ideato: più semplice è la tecnologia, più è possibile che venga usata da tutti e non si creino esclusioni;

Usare materiali didattici semplici e a basso contenuto tecnologico;

Creare ripetute occasioni di interazione con gli studenti, anche in modalità asincrona (basta la mail);

Dare feedback: dare riscontri agli studenti sul lavoro svolto fa percepire in modo “fisico” l’interesse che si ha per loro e il loro apprendimento. Feedback vuol dire prendersi cura, non a parole me con i fatti.

Una volta preso confidenza con attività brevi e semplici è possibile arricchire il dispositivo didattico con attività complesse e con tecnologie impegnative

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