Titolo decisamente provocatorio , me ne rendo ben conto, ma una lunga militanza sui concetti e sulle pratiche dell’insegnamento e dell’apprendimento non convenzionale non mi consentono di sostenere – in linea di principio – che si possa insegnare e imparare solo in aula e con la presenza di un insegnante. Si può insegnare in mille modi come si può apprendere in mille modi.

Si può “insegnare” anche pubblicando un libro e si può imparare facendo errori.

Tutto questo è vero, come ho già detto, in linea di principio perché in realtà tutto dipende dal contesto che comprende, almeno, l’utenza, gli obiettivi di apprendimento, le ragioni per cui si fa formazione/didattica a distanza, i vincoli, le risorse ….. In breve, a seconda della forma che assumono queste variabili, la didattica a distanza può passare dall’essere un’opzione vincente, efficace, auspicabile all’essere la scelta sbagliata, priva di efficacia e da contrastare in tutti i modi possibili.

Oggi, la didattica a distanza (una modalità di fare scuola vecchia di più di 100 anni) si propone, prioritariamente, come una didattica dell’emergenza, un modo di fare scuola quando, per la pandemia in atto, si sta cercando di contenerne la diffusione limitando la circolazione delle persone e la scuola, da questo punto di vista, mette in movimento molte persone per cui, indirettamente, diventa un acceleratore di contagio (non ha alcun senso affermare che la scuola, dentro le proprie mura, è un ambiente sicuro).

Attivata inizialmente proprio come didattica dell’emergenza, quindi una didattica dello straordinario, per alcuni è stata l’occasione per scoprirne possibili utilizzi anche in condizioni ordinarie, per altri è stata un’occasione (opportunità da non farsi scappare) per spingere verso cambiamenti a forte connotazione ideologica nella direzione del neoliberismo educativo (questione ampiamente trattata qui).

Quest’ultimo atteggiamento ha ideologizzato l’intera questione portando alla comparsa di fronti opposti e facendo perdere di vista la vera questione: ha senso (nei percorsi scolastici istituzionali) l’utilizzo, se non in toto, di alcuni dispositivi tipici della formazione/didattica a distanza?

Affrontando “laicamente” la questione, le riflessioni che ho avuto modo di fare e la mia esperienza sulla tematica mi portano a dire che, in linea di principio, SI, la didattica non in “presenza” ha un senso pedagogico importante, alla condizione che si sia consapevoli di alcune controindicazioni.

Perché SI

Le considerazioni che espongo qui si fondano sulle condizioni che rendono ricco un ambiente di apprendimento (per una corretta concettualizzazione di ambiente di apprendimento vedi sinteticamente qui):

In un ambiente di apprendimento ricco, i partecipanti dovrebbero avere la possibilità di:

  • Riflettere su ciò che si sta apprendendo
  • Comprendere la rilevanza delle cose nuove che si stanno imparando
  • Condividere esperienze
  • Lavorare collaborativamente
  • Applicare le cose di cui si parla
  • Ricevere feedback che rinforzino l’apprendimento conseguito e che consentano correzioni e aggiustamenti
  • Avere buoni materiali a supporto dell’apprendimento anche attraverso percorsi individualizzati
  • Portare i propri problemi e le proprie esigenze e vederli affrontati
  • Avere il riconoscimento di ciò che già si sa e di cosa si è imparato di nuovo
  • Esprimere il proprio punto di vista anche sull’andamento del corso

Sono, queste, attività essenziali per un apprendimento significativo e per sostenere la motivazione all’impegno nei compiti di apprendimento ma sono anche attività ad elevato consumo di tempo, tempo non sempre disponibile nei momenti in cui insegnante e studenti sono fisicamente presenti nello stesso luogo (l’aula) e questo mette in evidenza i limiti di una didattica in sola presenza (che, è bene ricordarlo, ha anche tanti punti di forza).

Considerate le contingenze in cui si svolgono normalmente le attività didattiche in aula o non si attiva un ambiente di apprendimento ricco oppure per farlo si consuma tanto tempo e, pertanto, non si creano le migliori condizioni per imparare bene dando spazio a:

  • la riflessione sugli apprendimenti realizzati
  • la contestualizzazione degli apprendimenti
  • la collaborazione tra colleghi
  • la condivisione dell’esperienza
  • l’approfondimento
  • l’appropriazione dei contenuti appresi
  • la personalizzazione dei percorsi
  • il rallentamento dei processi
  • l’osservazione da fuori  

Alcune delle attività sopra indicate possono essere portate fuori dall’aula, sempre con la presenza e la guida esperta dell’insegnante e, a ben considerare, possono essere svolte anche con maggior efficacia perché, lavorando da soli è possibile rallentare le dinamiche essenziali per imparare ed adottare un ritmo, ma anche un percorso, più consono alle proprie esigenze.

Le controindicazioni

Ovviamente, le finalità di apprendimento conseguibili attraverso il lavoro che per comodità possiamo definire “a distanza”, sono di ordine elevato e richiedono il possesso di specifiche abilità cognitive e personali (approfondite in un precedente post) che, anche per ragioni di maturazione cognitiva e psicologica, non sono accessibili a studenti di tutte le età e a seconda del grado della loro presenza (o assenza) è necessario un accompagnamento più o meno intenso da parte dell’insegnante; questo accompagnamento per i più piccoli deve essere fatto in presenza con un costante supporto e controllo essendo limitata la loro autonomia operativa e la capacità cognitiva.

Una prima e provvisoria conclusione

La didattica a distanza, soprattutto con la facilitazione delle tecnologie digitali e di rete, può avere un ambito di utilizzo appropriato e arricchire l’ambiente di apprendimento ma il ricorso a questa modalità didattica è limitata a specifici segmenti del processo di apprendimento e fascia d’età e richiede l’intensificarsi qualitativo e quantitativo del supporto didattico.

Fatto con Padlet

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