DaD e produttivismo didattico

20 Apr di Gianni Marconato

DaD e produttivismo didattico

Ci saranno certamente docenti fancazzisti, ma i più dannosi sono gli stakanovisti della didattica, quelli che fanno ore di videolezioni consecutive, tutti i giorni, assegnano compiti a raffica, interrogano …. Mai paghi, mai domi …..

Questi guastatori dell’apprendimento forse pensano che solo così sono dei bravi insegnanti, che solo così si prendono cura degli studenti.

Forse pensano che più loro insegnano, più gli studenti imparano … nulla di più falso, tanto dal punto di vista teorico che empirico.

L’apprendimento per essere tale, cioè incorporare il nuovo in quello che si sa già, ricordarlo a lungo, usarlo per costruire qualcosa di nuovo, richiede lentezza, tempi dilatati, richiede la sospensione della comunicazione educativa per lasciar spazio alla riflessione, all’appropriazione, ma anche al nulla, al silenzio, al vuoto.

Qui un post dove tratto più analiticamente la questione del “rallentamento”.

Insegnare troppo espone al rischio di sovraccarico cognitivo e di apprendimento meccanico: si mette tanta carne al fuoco e tutto viene dimenticato. Non solo non si ottiene alcun risultato ma si hanno notevoli contraccolpi: stanchezza, irritazione, demotivazione. Lo studente che sente di non imparare si sente incapace mentre il vero incapace è l’insegnante.

Frequentando Facebook si conoscono davvero tante cose. Ne è esempio la discussione qui sotto linkata che ben testimonia alcune cose:

  1. Il sovraccarico didattico creato da tanti insegnanti con videolezioni a raffica, con una didattica compulsiva,
  2. L’insorgenza di “patologie” direttamente o indirettamente indotte dall’insegnamento a distanza (solitudine, insonnia, inappetenza),
  3. L’esistenza della questione del carico di lavoro a videoterminale già regolamentato per legge dalla quale deriva che non vanno superate, per insegnanti e studenti le 20 ore di lavoro a videoterminale (D.Lgs. 81/2008, art. 173)
  4. L’enorme carico di lavoro richiesto al docente per preparare e gestire buone attività didattiche.

Sempre da quella discussione si possono trarre alcuni suggerimenti di buon senso:

  1. Fornire nuovi input didattici per non più di 1 ora due volte la settimana, anche in forma di video-lezioni
  2. A livello di classe  effettuare non più di 4 collegamenti al giorno e ciascuno della durata massima di 40 minuti
  3. Privilegiare nella comunicazione sincrona l’aspetto relazionale sulla trasmissione di contenuti
  4. Dimezzare l’orario di contatto diretto insegnante – studenti rispetto al tempo-aula
  5. Sostituire la video-lezione con appuntamenti quotidiani di 10-15 minuti in cui gli studenti chiedono chiarimenti e pongono domande sul lavoro che stanno svolgendo a casa
  6. Prevedere attività da svolgere individualmente supportate da adeguata consegna e indicazioni su come lavorare
  7. Fornire sempre feedback puntuali ad ogni elaborato prodotto

Capisco la voglia di dare il massimo anche in questo momento, quando la presenza della scuola e dell’insegnante è un’esigenza che si sta manifestando sempre di più, ma proprio in questo momento il massimo corrisponde al poco. E’ il momento della scuola che va piano e che in alcuni momenti sta ferma e si mette in secondo piano.

Più in dettaglio, riprendo qui i dispositivi didattici utilizzati da Emanuela Bandini, insegnante di italiano, latino e storia in un IIS:

  • Scrittura libera, analisi del testo, ricerche, esposizioni orali… 
  • Lavori di esposizione orale su dei temi di approfondimento, con dei vocali, dando vincoli vari (lunghezza, ecc…) e chiedendo di corredarli con degli allegati (es: la scaletta/mappa dell’esposizione, 2 foto che dovranno essere illustrate nell’esposizione, la definizione di due termini nuovi incontrati nel lavoro). 
  • Stesura delle indicazioni (il più chiare e dettagliate possibile),
  • Ogni assegnazione di pagine da studiare in autonomia (spesso accompagnate da brevi video) è corredata da un “foglio di lavoro” che li guidi nello studio,con richiesta di definizioni, cronologie, domande di ragionamento, ricerchine
  • Esempio: richiesta di ricercare una carta storica su Google immagini e di motivare la scelta, oppure dando la chiave di ricerca da inserire in Google immagini e loro dovevano scegliere le due immagini più significative e motivare la scelta

Emanuela Bandini ci mette a disposizione alcuni esempi di consegne che usa nella sua didattica a distanza. Sono certo saranno utili anche solo per ispirare altri lavori.

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