Le scuole per il 21^ secolo. Tematiaca 7, Insegnanti, i protagonisti del cambiamento

2 Ago di Gianni Marconato

Le scuole per il 21^ secolo. Tematiaca 7, Insegnanti, i protagonisti del cambiamento

La questione viene posta nel documento della Commissione Europea attraverso la domanda n. 7: Come fornire al personale scolastico formazione e sostegno per affrontare i problemi che si presentano?

Sulla base del documento della Commissione, questo è lo scenario sul versante insegnanti cui ci si trova di fronte. Gli insegnanti:

  • operano con gruppi di allievi molto più eterogenei rispetto a prima
  • sono tenuti ad avvalersi delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie,
  • devono rispondere alla domanda di insegnamento personalizzato
  • devono assistere gli alunni affinché diventino autonomi nell’apprendimento permanente
  • possono anche dover svolgere mansioni decisionali o manageriali derivanti dall’aumento dell’autonomia delle scuole

Tutto questo in un contesto in cui:

  • si registra un comportamento aggressivo nei confronti degli insegnanti
  • la maggior parte degli insegnanti lascia la professione appena ha la possibilità di farlo.
  • sono numerosi i fattori ambientali e organizzativi causa di stress e di malattie connesse allo stress negli insegnanti. (Education International (EI) European Trade Union Committee for Education (ETUCE) Study on Stress: The cause of stress for teachers, its effects, and suggested approaches to reduce it.)

La mia esperienza in merito a cominciare dalla conclusione: l’insegnante è (o dovrebbe essere) il professionista dell’apprendimento ed è in questa prospettiva che ci si dovrebbe formare.

Sulla questione, con il collega Peter Litturi abbiamo prodotto un documento dal titolo: “Formazione professionale, apprendimento e tecnologie. L’insegnante come professionista dell’apprendimento” Su Scribd l’intero documento.

Della questione mi interessa sottolineare le implicazioni della connotazione “professionista”. Cosa vuol dire essere un professionista? Chiarito questo siamo già in discesa per pensare alla formazione degli insegnanti.

Le Boterf dice che il cliente può avere fiducia nel professionista perché:

  • non trascurerà niente di importante della situazione del cliente
  • non trascurerà niente di importante della situazione – problema
    e del suo contesto
  • saprà far fronte all’incompletezza delle prescrizioni
  • saprà prendere delle iniziative pertinenti
  • e’ aggiornato sullo « stato dell’arte » del mestiere
  • saprà spiegare perchè e come agisce
  • saprà apprendere dalla propria esperienza
  • saprà mobilizzare una rete professionale di risorse
  • rispetterà le regole etiche e deontologiche

Perrenoud, citato da Patrizia Magnoler al SIEL 07 di Macerata dice:

  • Il professionista realizza in autonomia delle operazioni intellettuali non routinarie che impegnano la sua responsabilità.
  • Il professionista è autonomo non solo perché è in grado di autocontrollare il suo operato, ma anche di guidare, al tempo stesso, il suo apprendimento attraverso un’analisi critica delle sue pratiche e dei risultati di queste.

Anche sulla base di questi ed altri contributi, credo che la competenza principale dell’insegnante sia quella della riflessività (il “professionista riflessivo” di Schon) che gli consente di apprendere dalla propria esperienza, di identificare i gap da colmare, di identificare la strategia più coerente per intervenire in un contesto: attraverso la riflessione saprà, in buona sostanza, contare su sé stesso.

Sono consapevole dei mille problemi di contesto che non rendono ne semplice ne facile per l’insegnante aggiornarsi per insegnare come-si-dovrebbe (normativa, retribuzione, riconoscimento, ecc….) ma, sono certo, debba valere il principio della responsabilità: nello spazio di potere che mi è dato, cosa posso fare io? E farlo. Senza remore.

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