Alle crociate con gli e-book

crociato

Ragazzi, la questione si fa calda.

E non alludo alla temperatura (giustificata) di certi scambi epistolari ma al fuoco di fila a suon di argomentazioni intorno (chi pro chi contro) agli e-book o libri digitali. E questo fuoco di fila di argomentazioni mi piace. Le offese, se ci sono state, non mi intressano perchè non ne sono parte in causa; non mi piace neppure l’argomentare tramite lo spostamento dalle argomentazioni a chi le fa appiccicando loro arbitrarie etichette

Mi piace perchè la questione è complessa, non è riconducible al bianco o al nero, al vero o al falso, e solo considerando più punti di vista se ne può capire di più. Non dico dirimere la questione perchè non c’è una risposta univoca da dare ma di capirla in tutte le sue implicazioni.

Il pensiero duale non aiuta ne  a capire ne – cosa qui ancora più importante –  ne a trovare strade per dare il giusto “valore” alle nuove forme di editoria.

Riepilogo (proncipalmente per me)  i termini dela questione raccogliendo i luoghi, gli attori ed i temi di questo accesa disputa.

I luoghi e le persone (dove e chi costruisce idee)

  • l’antefatto, convegno Docebo a Bologna sull’editoria digitale. Qui pare si sia accesa la miccia con allusioni di qualcuno (relatore) all’operato di qualcun altro (non relatore) e scambi vari. Ne trovo traccia in un post di Noa Carpignano, comunque parte in causa anche se non negli scambi incriminat
  • la nota di Laura Antichi su Facebook sulla possibile adozione da parte sua di e-book. In questo contesto parte un flame, molto probabilmente originato da fuochetti mai spentisi a Bologna. Tra molto non detto si confrontano Marco Guastavigna ed Agostino Quadrino
  • la nota di Agostino Quadrino, editore di Garamond che, sempre su Facebook, dall’interno di un gruppo da lui attivato da tempo, rilancia la questione alternandosi tra il ricordo degli attacchi personali (reali o presunti) e la discussione nel merito degli e-book
  • questo mio blog che con un paio di post porta nel campo di battaglia il tema del senso dei libri di testo oggi in una stagione che sembra accreditare l’approccio 2.0 e riprende il tema degli e-book “liquidi” lanciato da Noa
  • il blog di Antonio Fini che in sintonia (non programmata) con questo blog pone la stessa questione evidenziando l’esplodere di movimenti quali Open Education Resources ed Edupunk. Qui i commenti su Facebook
  • una analisi di Marco Guastavigna sulle caratteristiche  e sui limiti dell’editoria digitale anche alla luce della recente circolare ministeriale
  • il blog di Mario Rotta in cui ampia la prospettiva riflettendo sul valore semantico degli e-book e l’impatto che questi potrebbero avere sui modelli mentali di chi apprende
  • il blog di Noa Carpignano nel quale, dopo aver più volte affermato che l’e-book ancora non esiste, non esita a confutare molte delle posizioni assunte dalla categoria (editrice, pur “piccola” ed indipendente)  cui appartiene nel dibattito sull’editoria digitale

I punti di vista (la ricchezza delle idee)

Dai numerosi contributi offerti tra note su FB, blog e commenti (ad oggi conto l’intervento di più di 20 persone), si evidenziano queste elementi

  • per alcuni, i libri digitali avranno un futuro certo perchè dal digitale non si torna indietro (Quadrimo, Rotta, Marconato)
  • per altri il futuro sarà determinato in larga parte da come i libri digitali sapranno darsi una propria identità senza copiare il libro a stampa (Leonetti, Tavella, Marconato, Carpignano)
  • le caratteristiche del libro digitale dovrebbero andare nella direzione dello sviluppo aperto e continuo, alla loro integrazione con la rete, allo sviluppo collaborativo;  la misura in cui il libro digitale soppianterà quello a stampa dipenderà molto dalle carattersitiche “nuove” ed ancora tutte da scoprire che gli editori sapranno inventare. Più il libro digitale sarà una mera versione digitale del libro a stampa ( in pdf con incorporata un po’ di ipertestualità), minore sarà la sua penetrazione (Carpignano, Leonetti, Tavella,Fini,  Marconato)
  • per alcuni il futuro sarà determinato, anche, da quanto prenderanno piede i diversi movimenti legati alla distribuzione aperta/free di materiali didattici ed alla condivisione dei materiali prodotti dagli insegnanti (Fini, Marconato)
  • da più parti si evidenzia una eccessiva enfasi “miracolistica” posta dall’industria del libro digitale e si invitano gli insegnanti ad essere consapevoli sul significato e sulla portata di tutte le innovazioni associate alla tecnologia digitale (Guastavigna, Fini, Leonetti, Tavella, Marconato)
  • i “valori” associati alla distribuzione in digitale dei libri di testo vanno dal loro ridotto costo rispetto al  libro stampato, alla loro più facile gestione tanto da parte degli insegnanti che degli allievi, alla possibilità di attivare nuove modalità di pensiero in chi apprende (Quadrino, Rotta)
  • sembra che gli editori tradizionali, che godono di una posizione privilegiata nel mercato del libro di testo (700 milioni di euro l’anno) oppongano resistenza alla diffusione del libro digitale, mercato forse più aggredibile dai piccoli editori indipendenti (Quadrino, Carpignano)

Non so se ho ripreso tutte le posizioni (chi è stato ingiustamente da me trascurato – scusa, scusa, scusa – può integrare nei commenti; attraverso i numerosi link si può risalire ai contrinuti originali), ma mi pare che il pensiero plurale che emerge  in questo intreccio di contributi renda ragione della complessità del tema e delle tante “verità” che lo caratterizzano.

Fosse anche solo per questo, sarei ben felice di aver partecipato a questa fatica e di averci dedicato tutte queste ore di gaio lavoro.

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Commenti

  1. noa ha detto:

    Ottimo lavoro 🙂
    Mi permetto sono una precisazione, necessaria sia per coloro che non hanno seguito da vicino le discussioni, sia perché è uno dei nodi che ha scatenato incomprensioni.
    Io non sostengo che gli ebook non esistono, ma che i testi digitali (stiamo parlando di testi scolastici) non esistono [ancora]. È una distinzione personale quella che faccio e quindi non posso pensare – e tantomeno pretendere – che sia condivisa, ma è alla base di alcune discussioni. E i testi [scolastici] digitali non esistono ancora solo in virtù del fatto che sono ancora troppo legati alla “forma” libro. Se invece si pensa che gli ebook scolastici ora proposti debbano essere (e restare) quello che sono la distinzione non ha più scopo di esistere.

  2. Lorenz ha detto:

    Ottima sintesi Gianni. Leggendo qua e là i diversi commenti, sto abbandonando la mia posizione di iniziale diffidenza; tuttavia penso che la vera innovazione nell’adozione di un e-book consista poi nell’avere un dispositivo mobile in grado di leggere il formato. In tal caso, noto molte somiglianze con diversi progetti di mobile learning tentati nella scuola – uno per tutti: il progetto learning2go http://www.learning2go.org/

  3. Maria Grazia ha detto:

    Ho letto con piacere la tua sintesi. Spero di aggiungere un piccolo contributo anch’io sul blog (se il tempo e l’umore me lo permetteranno).
    Ciò che mi fa rimanere un po’ perplessa (ma non solo per ciò che concerne l’e-book) è che queste fughe in avanti sembrano avvenire in una bolla d’aria, al di fuori del tempo e dello spazio.

    Si decontestualizza l’e-book dal contesto normativo (vedi circolare sull’adozione alla voce vincoli), dal contesto culturale (la scelta di un certo e-book piuttosto di un altro è affidata ad una platea che – per la maggior parte – non ha le competenze per capire se tecnicamente quello è un e-book “vero” o una parodia elettronica del testo cartaceo), dal contesto sistemico (a casa e a scuola, come l’utilizzano ‘sto e-book se non hanno l’adeguata tecnologia a portata di mano?)…

    Qualche accenno qui e lì c’è ma se poi qualcuno dice a voce alta i retropensieri detti a mezza voce… apriti cielo!
    Il problema del destra/sinistra che tutti hanno poi stemperato in una boutade, è il problema relativo al pensiero e all’investimento sul sistema scolastico nazionale, che ormai da decenni (dall’ovest all’est della politica) è derubricato dall’agenda strategica del nostro Paese. E’ ovvio che entusiasmarsi per l’adozione elettronica con le classi stracolme, il sostegno come un miraggio, programmi ministeriali banalmente depauperati e le adozioni bloccate per 5-6 anni, è difficile…

  4. Agostino Quadrino ha detto:

    Prima di tutto, complimenti e grazie a Gianni per l’ottima sintesi che riepiloga con molta chiarezza i termini del dibattito in corso. Nel merito: io penso che ci siano molte forme e modalità di produzione e utilizzo di contenuti digitali nella scuola, come supporto all’insegnamento e all’apprendimento. Noi di Garamond, ad esempio, abbiamo prodotto circa 300 Learning Object di italiano e matematica per il progetto DIGI Scuola, che in molti casi sono stati utilizzati con le lavagne interattive con risultati che ci vengono descritti come molto buoni dai docenti che sono stati coinvolti. Perciò non saprei tracciare una demarcazione di qualità o di valore fra E-Book, Learning Object, Podcast o altri formati di contenuto didattico digitale. La distinzione è di codice comunicativo e di “format”, mentre qualità e valore sono giudicabili – a mio avviso – in base al contenuto e alla sua strutturazione metodologica. Pertanto, dal mio punto di vista, produrre E-Book significa configurare un contenuto didattico nella forma “libro” (E-Book, letteralmente, nel senso di libro elettronico), con i vantaggi comportati dall’uso del supporto digitale rispetto alla versione tipografica. Dunque paradigma di un buon E-Book è per me un buon libro di testo, così come accade per gli E-Book di altra natura distribuiti ad esempio da Amazon per Kindle, o dal progetto Manuzio o da quello Gutenberg: E-Book, per l’appunto, libri digitali. Certamente tale forma non è l’unica possibile per contenuti digitali finalizzati alla didattica. Nel nostro progetto editoriale infatti l’E-Book in adozione è “uno” degli elementi formniti (in forma libro), affiancato ed integrato da altre forme di contenuto funzionali a modalità diverse di studio e apprendimento: Learning Object, Podcast, slides ecc. Il valore generale dell’offerta editoriale digitale è proprio questa molteplicità e dunque questa ricchezza di materiali che il solo testo a stampa non può fornire. Se poi questa ricchezza è offerta ad un prezzo inferiore, allora mi pare proprio che l’innovazione sia vantaggiosa e produttiva sotto tutti gli aspetti.

  5. Francesco Leonetti ha detto:

    Sono straordinariamente d’accordo con Maria Grazia.
    Grazie Gianni per il lavoro di sintesi che deve essere stato davvero faticoso.

    Avanti di questo passo e forse gli editori non avranno piu’ una scuola alla quale vendere i propri prodotti. A meno che questi non diventino articoli da discount, per una scuola usa e getta. In ogni caso non va bene. Non e’ cosi’ che si fa “innovazione”.

    Spero vivamente che la politica ritorni a fare Politica ed eviti questo progressivo sfacelo a cui stiamo assistendo. Dopodiche’, ebook a volonta’, meglio se ben fatti e tutti siano in grado di usarli 🙂

  6. Giorgio Jannis ha detto:

    E’ lavoro utilissimo questo tuo aggregare le posizioni e i concetti, perché abitiamo ovunque e ci esprimiamo ovunque e mancano ancora le tecnologie (quelle che io chiamo “traccianti”) in grado di mostrarci seriamente i flussi.
    Il libro invece viene ancora pensato come unità, chiuso in sé, poco da fare. E pensare che sarebbero sufficienti quelle suggestioni un po’ visionarie di metà Novanta, quelle sugli ipertesti, per farci comprendere meglio il problema.
    Il libro è un format obsoleto, se intenzione del suo autore è “chiudere” parte dello scibile, perché quelle stesse nozioni e riflessioni ora abitano da altre parti, più accessibili e più flessibili.
    Il problema è sempre nella pensabilità: finché cerco di conciliare monetarizzazione e format, agendo ora su un lato ora sull’altro, non ne uscirò vivo.
    Altro approccio sarebbe ripensare la relazione tra i due termini, in modo simile a quando si è compreso che riproporre un testo dentro un ipertesto era riproporre vecchie forme del contenuto dentro nuove forme dell’espressione, e i Lumiere riproponevano ancora teatro dentro il cinema, mentre Melies aveva capito subito che il proprium del nuovo lnguaggio cinematografico era il montaggio, quindi nuova narrazione, dove è il soggetto fruitore a muoversi (psicologicamente, quindi apprendendo), non banalmente l’oggetto rappresentato.
    I testi operativi (quelli scolastici, manualistica) non hanno più bisogno della forma libro, tutto qui.
    Una paginetta online con mille link è quello che un insegnante dovrebbe fornire ai suoi studenti, una pagina da lui redatta che rimandi a contenuti disponibili su web a pagamento, cinquanta centesimi per ogni nodo del sapere. L’insegnante scegli i nodi che più gli piacciono, ascolterà le sirene degli agenti di commercio delle case di editoria elettronica che verranno in sala insegnanti a magnificare la qualità dei propri contenuti supplicando di essere linkati nelle homepage degli insegnanti, e succederà un putiferio generazionale, a cui assisterò curioso di cosa potrà succedere, in campo educativo e culturale tutto.

  7. giovanna ha detto:

    Gianni,
    ti ringrazio anch’io per l’ottima sintesi.
    Mi sento di quotare in toto le parole di M.Grazia. Ho le stessissime sensazioni e quindi perplessità.
    Presupponendo l’esistenza dei “contesti” adeguati di cui dice MGrazia (e anche Lorenz), in sintesi dico solo che convengo con te e Noa sulla “liquidità” che dovrebbe caratterizzare l’e-book. Affinché ci sia vera innovazione.
    … mi pongo fortemente la domanda sul “senso” dei libri di testo.
    un saluto caro
    g

  8. […] giorno imperversa in vari luoghi della rete (a Gianni il merito di avere realizzato un’ottima mappa) un acceso dibattito sugli e-book […]

  9. Claudia ha detto:

    Anni fa anch’io, come altri colleghi intervenuti in questi dibattiti, proposi inutilmente di non adottare il libro di testo, perchè potevo tranquillamete svolgere le lezioni scegliendo autonomamente i documenti. Figuriamoci oggi, dopo altri anni di insegnamento, in cui ho prodotto molto materiale, integrabile con quanto si può trovare o far trovare nella rete o su altre fonti. Vedo l’e-book come una soluzione intelligente: un testo molto snello, con molte opportunità di approfondimento già selezionate dal docente e con verifiche sulla comprensione raggiunta in modalità interattiva e “raggiungibili” con una cliccata. Trovo che un e-book abbia potenzialità notevoli rispetto ad un testo fisso. Propongo di parlare di testo espandibile e testo fisso. e-book e f-book. vedo l’e-book come un testo elastico. lo vedo pieno di links che permettono percorsi individualizzati. Per la mia materia, le scienze naturali, penso si possano realizzare buoni prodotti. Naturalmente le attuali proposte sono dei primi tentativi, modificabili in tutti i sensi, ma bisogna iniziare a sperimentare per capire come procedere e come migliorare.
    vi saluto

  10. […] In questi giorni si sta svolgendo in rete un interessante dibattito sugli e-book,che vede contrapporsi le argomentazioni dei fautori entusiasti e quelle dei critici dubbiosi. I toni di questa discussione sono riassunti efficacemente da Gianni Marconato nel suo blog. […]

  11. […] modo devo recuperare terreno. Per fortuna che c’è chi traccia le traiettorie del percorso, come Gianni Marconato, e poi quando mi ci metto leggo abbastanza velocemente Dunque, guardando le cose con il dovuto (e […]

  12. Mario Guaraldi ha detto:

    Ciao Gianni, eccellente lavoro, davvero. Ne approfitto per inviare a tutti quelli che seguono il tuo blog questa mia sintesi del lavoro fatto a Fosdinovo che uscirà su un libretto realizzatop da Edo BArbieri alla CAttolica, con la sintesi di un loro coinsegno “in difesa” del libro di testo…!
    Buon lavoro a tutti.

    UNA VERA PASSIONE EDUCATIVA
    E NON UN BUSINESS
    FARA’ NASCERE IL NUOVO LIBRO PER LA SCUOLA
    Cronaca dello School Book Camp di Fosdinovo, a cura di Mario Guaraldi

    Bella, bella esperienza davvero questa full-immersione di Fosdinovo nel futuro del libro scolastico (e non): passione, voglia di ascoltare oltre che di parlare, narcisismi ben shakerati con senso di responsabilità, docenti mescolati a editori, redattori e blogger, studenti e laureandi. Dimostrazione vivente che il metodo collaborativo paga, che professionalità e gratuità possono andare a braccetto quando ci sono in ballo valori autentici. L’obbiettivo concorde di tutti i partecipanti è stato quello di ripensare tutto intero il progetto educativo, senza fermarsi ai suoi “strumenti” didattici più o meno tecnologici; allargando anzi il dibattito al mondo della rete, a quello che è stato definito il contesto, l’ambiente di un libro a venire, ancora nelle doglie del parto.

    La dice lunga il fatto che i partecipanti abbiano tutti spontaneamente rigettato la logica dei singoli gruppi di discussione originariamente proposti, per convogliare in un unico confronto collettivo i problemi, le domande e le proposte che ciascuno di noi si portava appresso. Sapendo in partenza che di “risposte” non ce n’erano e che di pre-confezionato esisteva solo l’ottusa difesa “a priori” di uno strumento come il libro di testo cui affidare la pretesa anacronistica di trasmettere una conoscenza di tipo onnicomprensivo; o la banale “constatazione” che la Scuola non è pronta ad abbandonarlo. E che generalizzare la battaglia contro i cattivi testi concepiti più per la pigrizia di docenti passivizzati, sarebbe ingiusto e persino ingeneroso. Ma che la nuova generazione di allievi pasciuti a youtube, chat, telefonini e disvalori televisivi, i cosiddetti nativi digitali sia rimasta in un cono d’ombra come fruitore finale di quel testo costruito comunque sopra la loro testa, questo è risultato pacifico a tutti.

    Bella, grande esperienza di “democrazia”: anche rispetto alle caterve di circolari e disposizioni ministeriali che da subito gettano un’ombra sinistra sulla legittimità stessa della originaria norma fascista che IMPONE l’adozione del libro di testo e lo vincola a “contenuti didattici” stabiliti da un Ministero, come ai tempi del Minculpop, alla faccia dell’autonomia didattica dell’insegnante. Geniale trovata mussoliniana di organizzazione precoce del consenso a cascate successive: degli insegnanti, degli allievi, delle famiglie (che pagano, e come! hanno pagato, carissima, quella geniale imposizione di contenuti prefabbricati…).

    Anche questo è emerso, una dolorosa pillola rossa che ha improvvisamente mostrato il vero volto di Scuolix , una realtà virtuale complessa e aliena , una “trappola concettuale” in cui molti, sinistra inclusa, rimangono impigliati . Una intera classe politica ha cavalcato, magari in buona fede, la difesa d’ufficio di “questa” scuola e di “questo” libro di testo, magarisolo perché include nell’antologia qualche ormai impraticabile sentiero dei nidi di ragno, o perchè la classe insegnante viene accreditata come buon bacino elettorale: miseri surrogati di una analisi seria dell’emergenza educativa.
    Tutto questo è apparso come una evidenza a tutti i presenti : ma anche al rischio di “buttarla in politica” si è giustamente sottratta un’assemblea scafata e tutta protesa al nocciolo della questione educativa!

    Non mi azzarderò qui a tentare di riassumere il molto detto, anche perché basterà quanto già sedimentato in rete nei vari blog setacciati da Noa Carpignano ( http://noa.bibienne.net/2009/05/26/schoolbookcamp-resoconti-e-riflessioni/ ) e persino nella video-sintesi realizzata dal bravissimo Giorgio Jannis ( http://bookcamp.ning.com/group/schoolbookcamp).
    Ma qualche pesciolino varrà la pena di raccoglierlo dalla rete, anche solo per ributtarlo immediatamente nel mare della discussione collettiva.

    1.L’irrazionalità produttiva e distributiva attuale

    E già stato detto tutto, ma vale la pena di ricordarlo come “premessa” di ogni ulteriore ragionamento: ogni singolo libro adottato carica sul suo prezzo di copertina anche il costo della copia “gratuita” distribuita agli insegnanti, per la sua “valutazione”, attraverso una vera e propria banda di propagandisti che nel passato ( e forse non solo) hanno usato ogni mezzo , lecito e illecito, pur di piazzare i loro prodotti…. Ogni anno la “nuova edizione” si ripresentava identica a sè stessa ma rimescolata nell’ordine per battere il mercato dell’usato, sola autodifesa dei poveri. E di anno in anno il testo si gonfiava, malato di bulimia pseudo-enciclopedica, obeso condensato di nazioni capaci solo di instillare odio per la cultura nei giovani cui era destinato. Una bulimia miseramente denunciata dalle famiglie e dai media solo per il peso con cui gravava gli zainetti dei poveri figli… Il tutto con le dovute eccezioni, sia chiaro, soprattutto per le materie scientifiche.

    2. L’autonomia didattica.
    Perno di ogni scuola “moderna” e “democratica” , l’autonomia è da noi affermata come principio ma negata dalla realtà delle migliaia (non per modo di dire) di circolari ministeriali che avviluppano e soffocano come tentacoli la libertà di insegnamento. Del dubbio di costituzionalità della norma che rende obbligatoria l’adozione del libro di testo si è già detto. Non abbastanza invece dell’ipotesi che i contenuti digitali proposti dalle sette sorelle editoriali (che si spartiscono con quote quasi identiche il ricchissimo mercato della scolastica) possano essere “adottati”, cioè fatti acquistare dai singoli docenti nel “mix” che questi ritengono più conveniente alla propria scelta didattica. E’ già stato ampiamente dimostrato che un libro “on demand” di questa fatta, stampato in digitale per i 20 alunni di quel docente, non costerebbe pìù del testo normalmente adottato…ma con che differenza sul piano della creatività didattica ! Oggi si deve avere il coraggio di riconoscere che è l’editore il vero “autore” dei testi di maggior successo: costruiti a tavolino, geneticamente modificati, con scientifica capacità di dosaggio di tutti gli ingredienti più “appetibili” per il “mercato” scolastico, esattamente come per i best-sellers… Invece basterebbe pensare alla Casa editrice di scolastica come a una “ Educational Data Bank” proprietaria di contenuti didattici messi a disposizione del corpo insegnante un tot a pagina, come per i diritti delle Antologie. E che bisogno ci sarebbe più di antologie quando il file digitale di un classico costasse un paio di euro, consentendo agli insegnanti di lettere migliaia di percorsi letterari costruiti a misura della specificità di quella classe di “individui” e non di una “massa” di mongoli digitali da indottrinare. Quanti giudizi terrificanti abbiamo sentito in bocca dei nostri figli a proposito delle letture loro imposte in questo modo…

    3. Un libro liquido
    Da quanto sopra emerge piano piano il profilo di un “nuovo” libro, per così dire liquido, secondo l’immagine suggestiva di Noa Carpignano e di Maurizio Chatel, immerso nel contesto amniotico della rete. Un libro che nasce dalla classe, come esigenza didattica dell’insegnante, si riversa in rete, viene raccolto dall’editore che”lo adotta” (lui sì !), lo edita, lo raffina, lo impagina e finalmente lo rimette in rete in un circolo virtuoso di aggiornamenti e raffinamenti quasi sempre gratuiti, laterali, autonomi rispetto al corpus del testo originario. Il tutto a un costo che copre esclusivamente il lavoro dell’autore (anche collettivo) e dell’editore, equamente suddiviso: non quello del cartaio, del tipografo, del legatore, del propagandista, del libraio e chi più ne ha più ne metta. Sappiamo bene l’obiezione che non val neppure la pena di formulare: sapete quanti mestieri sono scomparsi nell’ultimo decennio ? A dozzine: il lynotipista, lo zincografo, il promotore librario…Il mondo non è caduto per questo…

    4. Un libro multiforme
    Io personalmente penso invece a un contenuto che si adatta a molte forme possibili, a partire dalla tradizionale cartacea rilanciata dal cosiddetto web-to-print, dalla stampa remota, dai metadati che ne regolano i flussi. Penso a un libro fruibile dal portatile e intelligentemente connesso in rete; penso a un uso-biblioteca degli e-Books Readers, su cui caricare l’intero cursus scolastico o accademico (ci siamo dimenticati dell’Università ? ), a chiavette contenenti tutti i classici (come parzialmente già fa iLiade) . Soprattutto penso alla possibilità che tutti i testi siano almeno bilingui, per superare l’isolamento linguistico e il provincialismo obbligato dell’italiano; che tutti siano accessibili , senza ghetti per i disabili, e magari “parlati” (il relativo successo degli audiolibri dovre dirci qualcosa ); che in tal modo sia possibile l’ascolto comparativo delle pronunce corrette; che tutti abbiamo un dizionario interno dei sinonimi e dei contrari; che tutti abbiano una base musicale richiamabile on-demand (quanti ragazzi studiano con l’i-Pod o con il CD nel computer); che tutti possano lanciare dei brevi filmati dimostrativi, se necessario; e che le foto siano ingrandibili full-screen con zoom fino al 400%; penso a un libro-gioco dove solo quando si è imparata bene una cosa si “salta” al livello successivo, come nei video-giochi; penso a libri di storia che riproducano in 3D le grandi battaglie della storia…Devo mettere un freno a una fantasia angustiata solo dalla mia miseria tecnologica. E’ in grado l’eroico PDF di fare tutto questo, di diventare lo standard per eccellenza? Vedremo, ma poco importa. Per ora importa solo spe-ri-men-ta-te…

    Mi piacerebbe molto che tutti assieme, quelli che hanno a cuore il futuro della scuola e dell’editoria, riprendessimo il filo delle proposte “positive” e “creative” bruscamente reciso a Fosdinovo dall’intervento di una Dirigente scolastica che non aveva partecipato ai lavori e che è parso delegittimare l’assemblea a discutere di scuola e di didattica. Come dire: la scuola è “cosa nostra”, a noi il libro va bene così com’è, di che vi impicciate? O tuttalpiù : chiedete a noi che ci viviamo nella scuola ! Ho chiesto scusa pubblicamente a quella Dirigente scolastica per il modo eccessivamente aspro con cui ho reagito a quella che mi era parsa una dichiarazione offensiva . Ora voglio pubblicamente ringraziarla per avermi fatto ragionare su come sia facile equivocare e malintendere; e come il nemico vero resti quel “pensiero burocratico” ripiegato su sé stesso, quella didattica de-finalizzata da ogni vera vocazione educativa, che forse ogni insegnante combatte in sé stesso, nelle proprie fibre più intime….

  13. Laura ha detto:

    La ricostruzione dello status artis fatta e condivisa da Gianni è davvero preziosa

    anche se confesso di aver seguito un po’ noiosamente il dibattito sugli e-book, con la sensazione di affrontare un falso dilemma come quelli dei quali si sentiva parlare a proposito del maggior valore scientifico della ricerca qualitativa o di quella quantitativa.

    eppure in questo ultimo periodo, partecipando a un master in rete su “Cinema: educare e comunicare” (del prof. Maragliano), dove di tutto si parla tranne che di e-book, si è accesa una lampadina.

    qualcuno di voi ha osservato che “il futuro sarà determinato in larga parte da come i libri digitali sapranno darsi una propria identità senza copiare il libro a stampa

    ecco in quel master, dove non ci sono libri di testo, eppure c’è una biblioteca, un’emeroteca, una cineteca, tutto si gioca sull’uso di frammenti (che sono culturalmente e tecnicamente altro dai learning object), estratti dei quali si può fruire naturalmente, ma che possono anche essere prodotti dai partecipanti al master.

    ecco, girovagando in questa frammentata biblioteca, emeroteca, cineteca, stampando recensioni e estratti di riviste di settore, di libri ecc. (mai più di 10 pag.), con carattere arial narrow 8 ho desiderato dal più profondo di starmene comodamente accovacciata sul divano con un bel I pad a sfogliare questi frammenti scegliendo la dimensione del carattere!…invece di sguerciarmi su pochi di quei fogli di carta che avevo scelto di stampare per leggerli e gustarmeli con calma.
    e comunque non è pensabile e non avrebbe senso stamparli tutti: il loro posto è in quella e- di e-book o forse per un concetto nuovo ci vorrebbe anche un nome nuovo?
    e- cosa?