Didattica (pseudo) costruttivista

ponte1

Uno degli aspetti del ritorno al passato della scuola italiana è, nella mente illuminata dei consiglieri della principessa, la condanna del costruttivismo ed un “sano” ritorno concettuale ed operativo al comportamentismo.

Forse dietro la ferma condanna degli “eccesi metodologici” ,nel mirino c’è il costruttivismo che, detta così non dice nulla se non la stupidità dell’affermazione perchè anche il comportamentismo è una metodologia e che comunque la si voglia girare, non si può insegnare senza riferirsi (anche implicitamente, inconsapevolmente) ad alcuna metodologia.

A meno che non si voglia dire che non si deve adottare alcuna nuova metodologia   perchè  quella di sempre, quella che ha sempre modellato la nostra scuola (tanto da essere oramai entrata nel DNA di insegnanti e studenti) va più che bene e che se andata bene fino a ieri non si vede perchè non possa andare bene anche oggi e domani. L’invito è, quindi, a fare come che si è sempre fatto.

Il voler abbattere la scuola costruttivista è una stupidaggine per una seconda ragione: la scuola “costruttivista” non esiste (almeno in Italia). E non può esistere.

La scuola costruttivista esiste nelle parole, non nelle pratiche.

Si parla molto di didattica costruttivista nei libri, nei corsi di aggiornamento, nei blog di tanti insegnanti.

Il costruttivismo – ideologicamente – piace, è bello. E’ “moderno”.  E’ di moda. E’ la soluzione polically correct ai mali della scuola. E’ la soluzione desiderabile.

Ma che sia anche la soluzione applicata, non ci scommetteri un eurocent.

Tranne in sporadici ed isolati casi in cui il costruttivismo, in una delle sue tante declinazioni, è reso operativo in modo dignitoso. Il più delle volte si dice costruttivismo ma si fa comportamentismo.

Pressapochismo concettuale, confusione teorica è quanto spesso si vede in chi si professa “costruttivista”.

Letture parziali e superficiali, limitata riflessione sulle proprie pratiche, nessuna consapevolezza delle proprie “teorie implicite” in fatto di apprendimento e di insegnamento.

Il risultato è che l’insegnante sedicente costruttivista non fa una bella figura di se e non la fa fare, neppure, al costruttivismo.

Ovvio che chi vuole demolire la scuola trova facili appigli in tutto questo pressapochismo metodologico.

Non è, quindi, un eccesso di metodologia il male della nostra scuola, ma la forte carenza di metodologia.

Solida, consapevole, riflettuta.

Non sto auspicando che ogni insegnante che crede sia utile una didattica ad orientamento costruttivista, prima di andare in aula si sia letto tutti i maggiori costruttivisti storici e contemporanei (trovo più utile una riflessione ed un riesame, magari assitito, delle proprie pratiche didattiche che una full immersion di teorie), ma conscere bene le maggiori teorie dell’apprendimento e le più significative strategie didattiche che alle prime si ispirano, credo faccia parte di quel minimo che si dovrebbe chiedere  a chiunque metta piedi in un’aula.

Passereste, voi con la vostra auto, sopra un ponte costruito da un ingegnere la cui conoscenza della legge di gravità si limita all’aneddoto della mela che cade dall’albero? Fareste, voi, progettare la vostra nuova casa ad un architetto che sa solo costruire casette in legno in mezzo al bosco?
Tanti nostri insegnanti sono esattamente in queste situazioni.

Ma di  didattica non è mai morto alcuno. Forse.
——

Non credo sia facile adottare estensivamente in questa scuola una didattica costruttivista (passatemi questa espressione riduttiva), al di là delle competenze degli insegnanti.

Didattica costruttivista vuol dire anche:

  • ripensare le finalità della scuola
  • ripensare cosa si vuole insegnare a scuola (non solo come)
  • riorganizzare il lavoro degli insegnanti
  • riorganizzare gli spazi della scuola

Diversamente, si potranno attivare – nel migliore dei casi- delle enclave isolate, delle isole scollegate di nuova didattica.

Meglio di niente e, secondo me, vale la pena provarci.

Be the first to like.

Written by Gianni Marconato on settembre 23rd, 2009 # Filed under Apprendimento, Concetti, costruttivismo, Didattica, Insegnamento, Insegnanti, riflessione, Scuola, Teorie implicite # 30 Comments #

30 Responses to “Didattica (pseudo) costruttivista”

  1. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti,​ comportamentist​i, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione​ di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunità scolastica. Il top sarebbe averlo "prescritto" dalle indicazioni ministeriali? Forse, ma non solo. Sicuramente ci farebbe uscire dalla confusione fra quello che ci "prescrivono" nei tanti così di formazione nazionali e le leggi di "riforma" che tirano al risparmio facendo finta che sotto ci sia una decisione alta di "ritorno al passato"

  2. Renzo Zago scrive:

    Non mi professo costruttivista.​… ma qualche tentativo da un po' di anni lo sto facendo in questa direzione….pu​rtroppo l'unico luogo che mi è rimasto a scuola per lavorare in questo senso con gli alunni è il laboratorio di informatica, mentre 30 anni fa in quasi tutte le scuole nelle quali ho insegnato esistevano ambienti di apprendimento come i laboratori di fotografia, di falegnameria, di cucina ecc… oggi completamente scomparsi…

  3. Francesco Bailo scrive:

    Padre perdona loro… anche se sanno quello che fanno

  4. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti, comportamentisti, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunità scolastica. Il top sarebbe averlo "prescritto" dalle indicazioni ministeriali? Forse, ma non solo. Sicuramente ci farebbe uscire dalla confusione fra quello che ci "prescrivono" nei tanti così di formazione nazionali e le leggi di "riforma" che tirano al risparmio facendo finta che sotto ci sia una decisione alta di "ritorno al passato"

  5. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti, comportamentisti, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunit

  6. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti, comportamentisti, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunit

  7. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti, comportamentisti, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunit

  8. Maria Caggegi scrive:

    meglio di niente? Non sono d'accordo! Perché, per me, la traduzione è: continuiamo a far male quello che facciamo, costruttivisti, comportamentisti, chi niente è, chi è sia l'uno che l'altro, con la giustificazione di farlo male perché non si può fare bene. Io per prima. E' vero, non si può applicare una metodologia costruttivista rimanendo rintanati nelle proprie classi, senza una idea pensata e condivisa, almeno, a livello di comunit

  9. Renzo Zago scrive:

    Non mi professo costruttivista…. ma qualche tentativo da un po' di anni lo sto facendo in questa direzione….purtroppo l'unico luogo che mi è rimasto a scuola per lavorare in questo senso con gli alunni è il laboratorio di informatica, mentre 30 anni fa in quasi tutte le scuole nelle quali ho insegnato esistevano ambienti di apprendimento come i laboratori di fotografia, di falegnameria, di cucina ecc… oggi completamente scomparsi…

  10. romaguido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verrà applicato dappertutto e per l’intero programma annuale, ma non puoi mettere in dubbio che, almeno limitatamente ad alcuni progetti, si utilizzino metodologie di stampo costruttivista.
    Nella scuola siamo degli artigiani, che cercano di trovare piacere nel loro lavoro e che si pongono l’obiettivo di formare gli alunni, spesso sopperendo a profonde deficienze di natura sociale, familiare o di dotazione strumentale della scuola.
    Si tratta, il più delle volte, di iniziative sperimentali e volontarie, che restano lettera morta perchè non sempre le buone pratiche trovano una vetrina che le accolga e le pubblicizzi a dovere.
    Già Alessandro Rabbone evidenziava come tanti progetti, effettuati grazie a finanziamenti pubblici e iniziative ministeriali, pur documentati a dovere, siano stati cperti dall’oblio ed io stessa, in qualche caso, ho visto con tristezza chiudere in cartoni, che andranno ad impolverarsi in sterili archivi, i materiali di iniziative che, perchè potessero essere portate a termine, avevo intersecate addirittura con gli esami di qualifica.
    Allora, Gianni, concedici il beneficio d’inventario: non saremo perfetti, ma ci siamo e ci proviamo, nonostante tutto.

  11. Rosamaria Guido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verrà applicato dappertutto e per l'intero programma annuale, ma non puoi mettere in dubbio che, almeno limitatamente ad alcuni progetti, si utilizzino metodologie di stampo costruttivista.Nella scuola siamo degli artigiani, che cercano di trovare piacere nel loro lavoro e che si pongono l'obiettivo di formare gli alunni, spesso sopperendo a profonde deficienze di natura sociale, familiare o di dotazione strumentale della scuola.Si tratta, il più delle volte, di iniziative sperimentali e volontarie, che restano lettera morta perchè non sempre le buone pratiche trovano una vetrina che le accolga e le pubblicizzi a dovere.

  12. Rosamaria Guido scrive:

    Già Alessandro Rabbone evidenziava come tanti progetti, effettuati grazie a finanziamenti pubblici e iniziative ministeriali, pur documentati a dovere, siano stati cperti dall’oblio ed io stessa, in qualche caso, ho visto con tristezza chiudere in cartoni, che andranno ad impolverarsi in sterili archivi, i materiali di iniziative che, perchè potessero essere portate a termine, avevo intersecate addirittura con gli esami di qualifica.Allora, Gianni, concedici il beneficio d’inventario: non saremo perfetti, ma ci siamo e ci proviamo, nonostante tutto.

  13. Rosamaria Guido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verr

  14. Rosamaria Guido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verr

  15. Rosamaria Guido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verr

  16. Rosamaria Guido scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verr

  17. Anonimo scrive:

    Bene, Gianni, sicuramente il costruttivismo non verrà applicato dappertutto e per l'intero programma annuale, ma non puoi mettere in dubbio che, almeno limitatamente ad alcuni progetti, si utilizzino metodologie di stampo costruttivista.Nella scuola siamo degli artigiani, che cercano di trovare piacere nel loro lavoro e che si pongono l'obiettivo di formare gli alunni, spesso sopperendo a profonde deficienze di natura sociale, familiare o di dotazione strumentale della scuola.Si tratta, il più delle volte, di iniziative sperimentali e volontarie, che restano lettera morta perchè non sempre le buone pratiche trovano una vetrina che le accolga e le pubblicizzi a dovere.

  18. Anonimo scrive:

    Già Alessandro Rabbone evidenziava come tanti progetti, effettuati grazie a finanziamenti pubblici e iniziative ministeriali, pur documentati a dovere, siano stati cperti dall’oblio ed io stessa, in qualche caso, ho visto con tristezza chiudere in cartoni, che andranno ad impolverarsi in sterili archivi, i materiali di iniziative che, perchè potessero essere portate a termine, avevo intersecate addirittura con gli esami di qualifica.Allora, Gianni, concedici il beneficio d’inventario: non saremo perfetti, ma ci siamo e ci proviamo, nonostante tutto.

  19. @ Rosamaria, le mie conclusioni vanno nella direzione che tu dici: se prorio l'approccio costruttivista non sta nel mainstreamng (cosa che tu stessa coinfermi), ben vengano anche piccole, sporatdiche, ,imitate applicazioni.Credo che ci siano degli insegnanti che attivano eccellenti pratiche didattiche di tipo costruttivista;​ pochi ma buoni, come si usa dire. La mia osservazione riguardava la gran massa che dice di aver fatto un cambiamento concettuale ma non lo ha fatto e che il costruttivismo (detta così non mi piace, parrebbe che il c. fosse una ricetta da applicare, cosa che non corrisponde al mio pensiero) è solo nelle parole ed in slogan papagallescamen​te ripetuti. Il che non esclude che NOI TUTTI possiamo sempre migliorare

  20. @ Rosamaria, le mie conclusioni vanno nella direzione che tu dici: se prorio l'approccio costruttivista non sta nel mainstreamng (cosa che tu stessa coinfermi), ben vengano anche piccole, sporatdiche, ,imitate applicazioni.Credo che ci siano degli insegnanti che attivano eccellenti pratiche didattiche di tipo costruttivista; pochi ma buoni, come si usa dire. La mia osservazione riguardava la gran massa che dice di aver fatto un cambiamento concettuale ma non lo ha fatto e che il costruttivismo (detta così non mi piace, parrebbe che il c. fosse una ricetta da applicare, cosa che non corrisponde al mio pensiero) è solo nelle parole ed in slogan papagallescamente ripetuti. Il che non esclude che NOI TUTTI possiamo sempre migliorare

  21. @ Rosamaria, le mie conclusioni vanno nella direzione che tu dici: se prorio l'approccio costruttivista non sta nel mainstreamng (cosa che tu stessa coinfermi), ben vengano anche piccole, sporatdiche, ,imitate applicazioni.Credo che ci siano degli insegnanti che attivano eccellenti pratiche didattiche di tipo costruttivista; pochi ma buoni, come si usa dire. La mia osservazione riguardava la gran massa che dice di aver fatto un cambiamento concettuale ma non lo ha fatto e che il costruttivismo (detta così non mi piace, parrebbe che il c. fosse una ricetta da applicare, cosa che non corrisponde al mio pensiero) è solo nelle parole ed in slogan papagallescamente ripetuti. Il che non esclude che NOI TUTTI possiamo sempre migliorare

  22. Roberto De Colle scrive:

    commento di prova
    Il commento ti arriva Gianni?

  23. @ Romaguido: da quel poco che conosco delle tue attività non penso che il profilo dell’insegante “pseudo-costruttivista” si possa applicare a te ed a quel ristretto gruppo di colleghi che guardano (ed agiscono) avanti

    @ Roby, no, ancora no

  24. Giorgio Leo scrive:

    Ciao Gianni
    Sono Giorgio Leo e diriggo da circa 30 anni una piccola scuola paritaria, primaria e dell’ infanzia a Napoli.
    Da circa tre anni siamo passati dal metodo scientifico a quello costruttivista con tutte le difficoltà del caso. Le insegnanti non sono preparate dall universita’ in nessun modo, la formazione mi costa anni di lavoro e spesso manca loro un substrato culturale di metodologia della ricerca. Alle scuole medie i nostri bambini, pur spesso spiccando nel contesto classe hanno uno shock tremendo. La preoccupazione di un professore è generalmente quella del silenzio e il dialogo e’ spesso impossibile.
    All’ opposto noi cerchiamo di fare tutto con loro ed in mezzo a loro ma come asserito siamo piccole gocce in un mare di tradizionalissima didattica che riassumo con il concetto di “leggi, “spiega” e fai ripetere”.
    Con la nostra piccola scuola dagli anni 50 (1956) portiamo avanti sperimentazioni in quanto mio padre era un insegnante di pedagogia appassionato alla scuola americana.
    La verità e che forse degli alunni di questa scuola italiana non frega molto a nessuno.

    E’ quindi difficile confrontarsi con altre realtà in italia e se potessi aiutarmi ad uscire dall’ isolamento facendomi conoscere altre scuole che utilizzano questa metodologia ti sarei grato.

    grazie

  25. romaguido scrive:

    grazie, Gianni,
    il tuo giudizio mi rende felice!

Leave a Reply

*