Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione

24 Dic di Gianni Marconato

Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione

Nell’immaginario collettivo di chi ha poca dimestichezza con la rete, Internet è la nuova causa di tanti dei mali della nostra gioventù e dei loro “disagi” a scuola.

Numerose e rigorose ricerche ci restituiscono un’immagine dei giovani alle prese con la rete di tutt’altro stampo.

Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione,

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7 Commenti

  1. Alcuni spunti e riflessioni

    le tecnologie digitali sono i nuovi strumenti/attrezzi della cultura giovanile

    la società digitale determina una nuova costruzione di identità/Io, utilizando i nuovi modi per comunicare,che potremo chiamare digit-IO( l’Io digitale )

    dominano la transizione, la complessità, il passaggio,niente è duraturo, molte informazioni valgono appena poche ore,al massimo un giorno,
    si vivono realtà molteplici, l’iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità), la mente si deve addattare trasformandosi
    l’io si frammenta vivendo una molteplicità del sé, multipersonalità, identità mutevoli, cadono le certezze, avanzano gli spazi dei molteplici interrogativi, domina la comunicazione comunque e ovunque, con qualsiasi media: tutto va sperimentato condividendo esperienze, relazioni in gruppi reali o virtuali di
    breve durata, o creati per l’occasione

    nascono nuove forme di apprendimento decontestualizzato,fuori dalle aule/pareti scolastiche, gli “apprendimenti non scolatistici” , autoapprendimenti gestibili in modo autonomo vedi anche peer-teaching e peer-tutoring,
    ed altri aspetti legati al “rifiuto delo studio scolatistico” e alla significatività autopercepita, che minano la centralità della SCUOLA stessa come fonte primaria di formazione, la “VITA” sembra essere fuori, è fuori

    nuove forme di socialità/relazioni ( net-socialità e R-tech di Rifking) in cui tutto va sperimentato condividendo esperienze,
    relazioni in gruppi reali o virtuali ( “socialnetworktualità ” ) di breve durata, o creati per l’occasione

    Si vivono così mutevoli forme di coscienza, digitIO proteiforme, flessibile, capace di adattarsi continuamente alle nuove circostanze (on-line), esplicitando le possibili forme dell’auto-racconto del sè,
    sviluppando nuove relazioni qualitativamente significative
    ( per dirla con Valkenburg,Peter)
    ma anche con sporadici possibili fenomeni di cyber-bullismo,
    relegando così l’off-line agli “immigrati digitali” per tornare a Mark Prensky

    l’autoreferenzialità dei docenti-formatori e l’arroccarsi sul proprio ruolo come difesa sono uno degli aspetti
    dell’Emergenza educativa, la didattica Case-Based è ancora lontana…

    prof Daniele Pauletto

  2. Daniele, concordo in toto con la tua descrizione/diagnosi, compreso, purtroppo, l’ultimo paragrafo. Porterò a breve una testimonianza diretta di come un così detto nativo digitale che “odia” la scuola si impegna in compoiti d’apprendimento. A condizione che …..

  3. Come sempre i tuoi scritti sono ricchi di spessore dal punto di vista dei riferimenti teorici, ma il loro miglior pregio
    è quello di avere un approccio applicativo. Non ti limiti mai a fare la diagnosi, ma suggerisci, con efficacia e competenza, anche la “cura”!

    Concordo pienamente con la tua analisi in cui evidenzi l’iperattività come risposta ad un docente che parla per decine di minuti togliendo il
    controllo dell’informazione. Gli individui, lo dice anche Moren, non sono piccioni da riempire!
    Meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Ma verificare l’accumulo di conoscenze è notevolmente più semplice che verificare le competenze,
    nonostante alcune buone riforme scolastiche si continuano a verificare le conoscenze e non le competenze.

    Il problema delle conoscenze è poi, secondo me, irrisolvibile, delineare un’epistempplogia delle discipline è un compito sempre in fieri.
    Qualcuno ci provò, mi ricordo la commissione dei saggi… ma come cristallizzare ciò che, per sua natura, è in evoluzione?

    E’ evidente che la vera soluzione è una didattica basata sulla ricerca di compiti autentici, ma ciò implica una ricerca educativa costante da parte dei docenti,
    un’attitudine a sperimentare a innovare, che può essere soggetta a critiche da parte dei colleghi e che implica il possesso di una
    buona dose di creatività, che non si acquisisce né all’università né alla siss. Io, tuttavia, sono fiduciosa,
    credo nella pervasività delle buone pratiche,
    come abbiamo imparato a strutturare verifiche sul vecchio modello contenutistico usando il libri di testo, potremo, nell’era digitale,
    accedere alle risorse in rete, condividere e acquisire materiali e confrontarci su questo nuovo modello di didattica Case-Based.

    Tu scrivi:”I giovani sviluppano importanti abilità sociali e lo fanno in modi che gli adulti non comprendono o a cui non attribuiscono valore”
    io direi che non comprendono e PERCIO’ non gli attribuiscono valore”.
    Purtroppo chi siede su una cattedra ed è abituato ad una comunicazione unidirezionale
    non ha voglia di imparare nulla dagli altri, anzi considera tutti gli altri, anche se si tratta di colleghi, degli alunni da ammaestrare.
    Spesso di sminuisce quello che non si comprende.

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