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Sprechi il-LIM-itati (ovvero: perchè odio le LIM) – Apprendere sempre

Sprechi il-LIM-itati (ovvero: perchè odio le LIM)

Non si può comperare il cambiamento. Questo è un modo di dare, non un oggetto da acquistare. Anche con la migliore lista della spesa non potete cambiare l’educazione – Sylvia Martinez

All’inizio ero decisamente una voce fuori dal coro. Mi sono attirato tante antipatie, mi sono precluso più di quache opportunità di collaborazione professionale (che per uno come che non ha chi gli paga lo stipendio, la malattia, le ferie, la pensione … non è una buona cosa) per il solo fatto di dire che le LIM erano solo:

  • un’operazione di immagine,
  • una mistificazione del problema scuola,
  • una magiatoia  di san Patrizio per appetiti voraci,
  • una strada per la restaurazione didattica
  • il valium per insegnanti in ansia da bassa competenza professionale
  • un contrabbando d’innovazione
  • uno spreco di denaro pubblico
  • uno specchietto per le allodole

Più volte, inascoltato, ovviamente (chi ero e chi sono io da pemettermi di sparare sentenze?),  ho invitato ad approcci tiepidi, critici, riflessivi.

Ho sempre sostenuto che se un insegnante non sa insegnare non sarà usando la LIM che lo diventerà.

Ho, anche, detto che non credo esistano cavalli di troia per migliorare la didattica sia che si tratti delle tecnologie in generale, sia che si tratti delle miracolose LIM.

Ma ho anche detto che tra avere la LIM e non averla è meglio averla.

Un po’ alla volta qualche altra voce critica ha iniziato a farsi sentire ed ora siamo a cantare  in un coretto (piccola cosa, s’intende; mica il coro della Scala!!).

Una voce autorevolissima (se non altro perchè si tratta niente-popò-di-meno che dell’ “insegnante dell’anno” della Carolina del Nord) che si leva contro le LIM,  Bill Ferriter.

Un suo articolo sulle LIM è tradotto da Norberto Bottani (Italo-svizzero; politologo della scuola) e pubblicato nel sito dell’ADi Associazione Docenti Italiani.

Dall’intervento di Ferriter estraggo alcuni passaggi significativi copiando in calce l’intero contributo.

Già una conclusione …

Vi chiedo: dobbiamo veramente spendere migliaia di dollari per acquistare uno strumento che aiuta solo ad agevolare l’insegnamento tradizionale?

In breve il suo pensiero

Negli Stati Uniti, come in altri Paesi, crescono tra gli insegnanti le preplessità nei confronti delle LIM (Lavagne Interattive Multimediali, in inglese Interactive Whiteboards) che vengono  installate in gran pompa nelle aule di molte scuole. Sembra che non se ne possa più fare a meno e che le LIM siano il “nec plus ultra” delle TIC nella scuola. Invece si stanno rivelando un gadget costoso e poco efficace, come spiega bene nell’articolo seguente un insegnante americano, che peraltro non è assolutamente restio nei confronti delle nuove tecnologie.

Per fare cosa?

… Probabilmente mi ha permesso sì e no di tenere un paio di buone lezioni, ben congegnate, ma non c’era proprio nulla di eccezionale in tutto ciò. Avrei potuto facilmente fare la stessa cosa in un altro modo, usando per esempio il mio computer di cui già mi servo durante l’insegnamento oppure altri strumenti didattici che si trovano facilmente in Internet, accessibili a tutti.

Innovazione didattica?

…. Le LIM non richiedono solo dispendio di tempo e di energie per la formazione, ma sono una spesa irresponsabile fatta senza cognizione di causa. Infatti, se si analizza in modo puntiglioso l’operazione si capisce subito che le LIM non fanno altro che potenziare il modello d’apprendimento tradizionale, imperniato sull’insegnante. Con le LIM l’insegnante resta il “deus ex machina”. Altro che rivoluzione copernicana nell’insegnamento!

Per chi sono?

…. un passaggio per far evolvere poco per volta l’insegnamento. Una tattica per non spaventare gli insegnanti-dinosauri che temono ancora il mondo delle nuove tecnologie e che non osano valicare il Rubicone ed entrare nel nuovo mondo dell’informazione numerica.

Uno strumento di pubbliche relazioni

….. ho l’impressione che molti dirigenti scolastici non si preoccupino affatto di sapere se le LIM servano o non servano all’insegnamento e all’apprendimento e se l’investimento necessario per acquistarle abbia un senso. Perché? Semplicemente perché le LIM non sono per loro uno strumento d’apprendimento. Sono piuttosto uno strumento di relazioni pubbliche, una rappresentazione tangibile della capacità e della volontà di evolvere e di restare “à la page” (aggiornati), che può essere sbandierata come un merito e un pregio davanti ai superiori come pure davanti ai genitori.

Comperare il cambiamento

Per la maggior parte del tempo, i programmi sventagliati (sic)  per installare le LIM non sono nient’altro che vani tentativi per comperare del cambiamento Questi programmi e questi strumenti alquanto costosi non sono altro che tristi esempi di decisioni poco accurate e di sprechi che concorrono a mandare a catafascio alcune delle nostre scuole e i sistemi scolastici meno robusti.

verso qualche  conclusione

La questione LIM non è una di quelle che può messere risolta o con un sì o con un no. E’ una questione complessa e come tale va vista da diversi punti di vista. Da osservatore “competente, vedo coinvolte le seguenti questioni:

  • Da parte politica si tratta di una evidente operazione demagogica per “comunicare” una politica di attenzione e di innovazione della scuola mentre la politia scolastica reale è di tutt’altro segno
  • Da parte di alcuni amministratori si tratta di un’operazione – generata da intenti positivi – ma che ha sottovalutato i reali meccanismi di innovazioone della scuola, le reali dinamche del cambiamento
  • Per molti ha a che fare con una considerazione semplicistica dei meccanismi dell’apprendimento, con un pressapochismo teoretico, con consistenti confusioni concettuali quando non con vera e propria ignoranza su cosa significi teoricamente e operativamente didattica trasmissiva e didattica attivo-costruttivista
  • L’insieme dei portatori di intresse per il business delle LIM ha attivato e gestito una campgana informativa manipolatoria, mistificatoria,  disonesta, falsa sul valore dello strumento, sull’impatto nella didattica
  • Una classe insegnante poco attenta, poco critica, credulona ha prestato ascolto al canto delle sirene e si è ben presto trovata sugli scogli
  • In tanti insegnanti in crisi di identità professionale, in virtù anche di una comunicazione strumentalizzante e mistificatoria, si sono attivate aspettative magiche verso lo strumento, la loro trasformazione da insegnanti mediocri in insegnanti competenti
  • la sopravalutazione della potenzialità dello strumento sta già creando un atteggiamento negativo reattivo con il rischio che anche quel poco di buono che esso ha venga disconosciuto

da dove ripartire

Ho sempre sostenuto che tra averla e non averla è meglio averla. Immaginiamo una scuola moderna, un insegnante competente, un’aula dotata di un pc per ogni studente, di una connessione veloce a internet, un ampio set di applicazioni, un sistema di audio-video registrazione e riproduzione, tavoli di lavoro mobili, orario flessibile  .. ecco, in questo contesto una LIM ci dovrebbe essere.

Tanti strumenti, ognuno da usare quando si rivela essere il più adatto al contesto ed agli obiettivi.

Una perfetta integrazione di metodi e strumenti.

Un reale approccio alla tecnologia vista come strumento; uno strumento per fare qualcosa, non uno strumento alla ricerca di una cosa da fare.

Nella prospettiva della scuola moderna la LIM era ed è l’ultimo strumento da cui partrire .

Nel miglioramento della didattica la tecnologia non andava e non va usata come il cavallo di troia per “modernizzare” l’insegnamento.

La dinamica del cambiamento necessita di ben altri interventi che non una furbata, furbata che, a ben vedere significa considerare immaturi gli insegnanti ed incapaci di affrontare consapevolmente e razionalmente un proprio processo di cambiamento. E immaturi, irresponsabili, fragili, come tanti bambini vanno resi all’ubbidienza con una caramella.

Tratto integralmente dal sito di Norberto Bottani)

Negli Stati Uniti, come in altri Paesi, crescono tra gli insegnanti le preplessità nei confronti delle LIM (Lavagne Interattive Multimediali, in inglese Interactive Whiteboards) che vengono  installate in gran pompa nelle aule di molte scuole. Sembra che non se ne possa più fare a meno e che le LIM siano il “nec plus ultra” delle TIC nella scuola.

Invece si stanno rivelando un gadget costoso e poco efficace, come spiega bene nell’articolo seguente un insegnante americano, che peraltro non è assolutamente restio nei confronti delle nuove tecnologie.

L’autore dell’articolo, Bill Ferriter, insegna in una prima media a Wake County nella Carolina del Nord, dove è stato in passato premiato come migliore insegnante dell’anno  di quello stato (a.s.2005-2006).

Pubblica regolarmente articoli sull’integrazione delle TIC nella scuola nel periodico Educational Leadership. Tiene anche un blog su questi problemi consultabile cliccando qui.

Perché odio le LIM (traduzione libera)

di Bill Ferriter

Confesso che la faccenda delle lavagne interattive multimediali nelle classi è una delle questioni che mi appassiona di più.

Scuole e provveditorati si sono buttati a capofitto nell’acquisto di questo gadget, ritenuto come il primo passo  per fare entrare la scuola nel 21º secolo, ossia nell’era della postmodernità. E così spendono migliaia di dollari per un aggeggio da appendere alle pareti di un’aula e che si può mostrare con orgoglio come fosse una gallina dalle uova d’oro, che miracolosamente permette di risolvere tutti i problemi dell’istruzione.

Mi sono sbarazzato di questo marchingegno la scorsa estate. Dopo un anno circa di sperimentazione sono giunto alla conclusione che fondamentalmente era inutile, non serviva a nulla.

Beninteso, i miei studenti pensavano invece che lo fosse, ma in realtà non mi è proprio servito granché per svolgere il programma d’insegnamento. Probabilmente mi ha permesso sì e no di tenere un paio di buone lezioni, ben congegnate, ma non c’era proprio nulla di eccezionale in tutto ciò. Avrei potuto facilmente fare la stessa cosa in un altro modo, usando per esempio il mio computer di cui già mi servo durante l’insegnamento oppure altri strumenti didattici che si trovano facilmente in Internet, accessibili a tutti.

Spreco di tempo e di soldi

Un paio di settimane fa, quando ho saputo che su Twitter Ed Chat ci sarebbe stata una chat dedicata alle lavagne interattive multimediali, mi sono dato da fare per non mancarla. Per nulla al mondo avrei rinunciato a una conversazione sulle lavagne multimediali.

Grazie a Dio, gli interventi sono stati molto sensati. Pochi sono stati i pareri favorevoli alle LIM, scarsi gli elogi senza riserve per la bontà didattica di questo strumento. La maggioranza dei partecipanti ha invece ammesso che senza un considerevole dispendio di tempo e senza una formazione appropriata, le LIM rapidamente si utilizzano solo come proiettori, assai costosi a dire il vero.

Credo che questa critica sia troppo benigna. Le LIM non richiedono solo dispendio di tempo e di energie per la formazione, ma sono una spesa irresponsabile fatta senza cognizione di causa. Infatti, se si analizza in modo puntiglioso l’operazione si capisce subito che le LIM non fanno altro che potenziare il modello d’apprendimento tradizionale, imperniato sull’insegnante. Con le LIM l’insegnante resta il “deus ex machina”. Altro che rivoluzione copernicana nell’insegnamento!

Ecco perché le ditte produttrici delle LIM le pubblicizzano come una tecnologia di intermediazione, progettata per riprodurre le pratiche d’ insegnamento tradizionale (svolgere lezioni, prendere appunti, elaborare presentazioni o relazioni): un passaggio per far evolvere poco per volta l’insegnamento. Una tattica per non spaventare gli insegnanti-dinosauri che temono ancora il mondo delle nuove tecnologie e che non osano valicare il Rubicone ed entrare nel nuovo mondo dell’informazione numerica.

Vi chiedo: dobbiamo veramente spendere migliaia di dollari per acquistare uno strumento che aiuta solo ad agevolare l’insegnamento tradizionale?

Incompatibilità con le moderne teorie dell’apprendimento

Il mio argomento principale contro le LIM è il seguente: le lavagne interattive multimediali sono poco compatibili con le teorie pedagogiche alle quali la maggioranza degli insegnanti afferma di credere. Domandate a un dirigente come dovrebbero essere le migliori classi e la risposta probabilmente sarà pressappoco così:

“Nelle classe migliori, gli studenti possono apprendere collettivamente e in modo creativo. Le classi sono un ambiente di lavoro dove si studia in gruppi, si discutono congetture varie, si svolgono ricerche, si mettono a punto esperimenti, si collabora con i compagni, si discute qualsiasi nozione preconcetta, si verificano ipotesi. Siccome l’insegnante è sempre presente per guidarli e per aiutarli, gli studenti vengono incoraggiati a provare, a cambiare idee, e a proseguire in modo indipendente, da soli, a non temere di sbagliare.”

Bello tutto ciò,vero? Se potessimo davvero trasferire il controllo dell’apprendimento agli studenti, probabilmente potremmo assistere a un miglioramento sia della motivazione nei confronti dello studio sia dei livelli d’apprendimento. Le aule si trasformerebbero in comunità d’apprendimento, diventerebbero cellule d’innovazione, modellate dagli studenti invece di essere luoghi noiosi, come lo sono oggi per moltissimi studenti.

Teorie opposte della scuola

Se questo è l’esito che ci aspettiamo, verso il quale tendiamo, allora non perdiamo forse una valanga di soldi acquistando le lavagne interattive multimediali le quali non aiutano a promuovere e a stimolare l’investigazione, la curiosità, il lavoro in gruppo?

Beninteso, potreste argomentare che quando sono utilizzate come strumenti di apprendimento le lavagne interattive multimediali rendono più interattivo e cooperativo l’apprendimento e le lezioni, permettono un’interazione più intensa tra studenti e docenti, ma non ritenete forse che per raggiungere questo scopo si spenda un po’ troppo?

Il santo vale la candela?

Valutazioni inesistenti

Sono anche molto irritato perché le scuole raramente si preoccupano di valutare l’impatto delle LIM sull’istruzione. Spendiamo per ammucchiare gadget costosi e non siamo nemmeno in grado di riflettere se questi strumenti ci aiutano o meno a conseguire gli obiettivi che ci prefiggiamo, a realizzare la scuola che vorremmo. Questo non si chiama forse spreco?

Le LIM: uno strumento di “public relations”

Francamente, ho l’impressione che molti dirigenti scolastici non si preoccupino affatto di sapere se le LIM servano o non servano all’insegnamento e all’apprendimento e se l’investimento necessario per acquistarle abbia un senso. Perché? Semplicemente perché le LIM non sono per loro uno strumento d’apprendimento. Sono piuttosto uno strumento di relazioni pubbliche, una rappresentazione tangibile della capacità e della volontà di evolvere e di restare “à la page” (aggiornati), che può essere sbandierata come un merito e un pregio davanti ai superiori come pure davanti ai genitori. Tutti i numi del paradiso non potranno purtroppo impedirvi di dirigere una scuola senza LIM, se i vostri colleghi della scuola accanto hanno già raccolto il frutto proibito del 21º secolo. In casi come questi, se rifiutate di comperare le LIM, correreste proprio il rischio di fare una figura barbina, la figura del reazionario, quella di sembrare un dinosauro fuori dal mondo. Perdereste la faccia e qualsiasi credibilità.

Sylvia Martinez che scrive su Generation Yes dice tutto ciò molto meglio di me:

“Non si può comperare il cambiamento. Questo è un modo di dare, non un oggetto da acquistare. Anche con la migliore lista della spesa non potete cambiare l’educazione”.

Per la maggior parte del tempo, i programmi sventagliati per installare le LIM non sono nient’altro che vani tentativi per comperare del cambiamento. Raramente questi programmi vanno di pari passo con il tipo di classi che auspichiamo, con un insieme di obiettivi tangibili che possono essere misurati, oppure con un qualsiasi tentativo sistematico di valutazione del profitto. Questi programmi e questi strumenti alquanto costosi non sono altro che tristi esempi di decisioni poco accurate e di sprechi che concorrono a mandare a catafascio alcune delle nostre scuole e i sistemi scolastici meno robusti.

——

Link a post di Ferriter

http://teacherleaders.typepad.com/the_tempered_radical/2010/01/more-on-interactive-whiteboards.html#more

http://teacherleaders.typepad.com/the_tempered_radical/2010/01/wasting-money-on-whiteboards.html

Link a miei vecchi post sula LIM

Consigli a chi voglia adottare la LIM a scuola

Quali sono le “nuove tecnologie”

Le LIM al CREMIT. Cosa ho imparato

Mario Agati è un grande: dopo le LIM si è arreso

Corsi e ricorsi: dall’e-learning alla LIM

Tecnologie che scompaiono

Se le LIM e altro non sono innovazione

Stravaganze

Apprendere in modo significativo

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Commenti

  1. Antonio Saccoccio ha detto:

    che dire: condivido in toto.

    e dico: se uno è davvero bravo, anche la lim acquista senso.

    quindi, meglio averla. per me è importante non in quanto lim, ma perchè mi ha permesso di avere il collegamento al web in classe.

    ancora poco, ma è già qualcosa.

    ammetto pure che per i primi 3-4 mesi ho cercato di far fare qualcosa alla lim, in modo a volte forzato, stupidamente.
    per fortuna che non sono totalmente stupido e dopo qualche mese ho cambiato strada 😉

  2. rosa pastore ha detto:

    La tecnologia mi piace e mi piace provare ad integrarla nella didattica per valutarne l’impatto e i risultati. Nella mia scuola (grande: 1700 alunni) abbiamo installato nel corso di tre anni 40 Lim in classi dalle prime alle terze e in tutti i laboratori. L’impatto ha spaventato qualche docente ma gradualmente ognuno di loro ha utilizzato il set tecnologico disponibile in maniera assolutamente personalizzato. E’ comodo arrivare in classe e trovare un pc acceso, una Lim e internet pronti senza doversene preoccupare in anticipo! Alcuni colleghi di lingue stanno mettendo a punto materiali integrati in incontri pomeridiani e li archiviano in Moodle. I colleghi di matermatica fanno lezioni che salvano e inviano sulle mail dei propri alunni. I colleghi di scienze possono finalmente fare lezione in classe utilizzando tutti i materiali multimediali.

    Ma in generale cosa farne?

    – Avere intanto uno schermo di 77″ che riaccende inevitabilmente l’attenzione sull’oggetto specifico che in quel momento viene visualizzato (senza tirare in ballo i principi sulla percezione visiva che potrebbero da soli bastare)

    – Utilizzare le proprie lezioni tarandole sul target della classe, salvarle e restituirle ai ragazzi per un ripasso a casa; attivare un processo collettivo di costruzione di un nuovo sapere che è il risultato di operazioni su fonti diverse e disponibili finalmente tutte in classe; utilizzare un repository per archiviare tutti i materiali prodotti e condividerli con la scuola o con tutti nella rete. Operare su materiali multimediali sincronicamente con altre classi in un punto X del mondo. Utilizzare oggetti Scorm completi di moduli didattici che contengono i materiali sulla lezione, spunti, riflessioni, approfondimenti, questionari e il feedback.
    Visualizzare tutti i materiali prodotti a casa dai ragazzi e chiedere alla classe di contribuire al completamento. Guardare la tv, un video e raccogliere le immagini più emblematiche per farne una relazione. Usare i social network per comunicare con classi gemellate. Usare programmi interattivi che simulano fenomeni fisici, viaggi, indagini scientifiche.

    Non mi sembra poco. In realtà, costringe a rivedere un metodo di insegnamento consolidato e quindi a rimettersi a lavorare. Forse il vero problema è proprio nella mancata valorizzazione di questo processo di autoformazione.

    Per quello che attiene ai costi, vi consiglio di vedere alcune alternative alle costose installazioni di cui si parla nell’articolo perchè sono già in circolazione alternative a basso costo (159€) e anche il consiglio di un giovane collega francese di cui vi riporto il link:

    sito

    Propone una soluzione davvero a basso costo!

  3. Roberto Maragliano ha detto:

    La fortuna delle LIM è di chiamarsi lavagne. Se venissero usate da individui e individue con buona familiarità con la comunicazione di rete si potrebbe capire che LIM sta a lavagna d’ardesia come cavallo sta ad auto. Nella mia auto ci sono cavalli, che però non nitriscono. Nelle aule italiane ci sono LIM che nistriscono, perché restano lavagne. Come uscirne? In un altro paese, in un’altra cultura, anzi in un’altra antropologia si potrebbe sostenere che il problema non è scolastico o pedagogico, ma civile. IInsomma, invece che perdere tempo dietro a diatribe interessate (vedi i paginoni di ieri, domenica 7 febbraio 10, sul Corriere, con i soliti allarmi su Internet che disinsegna a leggere e scrivere)si dovrebbero rendere sempre più attivi e vicolanti i servizi civili sul web (pagamenti, atti amministrativi e burocreatici, fonti di informazione), sempre più vantaggiose le offerte di connessione da qualsivoglia attrezzo, sempre meno eccezionale il ricorso alla rete come luogo di incontro e condivisione. In un altro paese. Diverso dal nostro.

  4. lidia pantaleo ha detto:

    Sono d’accordo con molte delle cose dette. Io la LIM a scuola ce l’ho, ma non la uso come pancea per i problemi didattici o educativi è solo uno strumento in più che sta in un luogo dove tutti possono usarla ( e la usano) e che io stesso uso quando serve. La vera differenza no la fanno la LIM o i CDD che qualcuno spaccia come essenziali all’innovazione, ma la visione e la messa in atto di strategie di innovazioni significative, significa scardinare la lezione tradizionale, aprirsi a un nuovo ruolo come docenti senza fare autolesionismo e senza sentirsi in astenzione di “potere”…. bisogan riappropriarsi della radice vera di educazione cioè e-ducere cioè condurre fuori, liberare qualcosa e non portare dentro: che sia con la LIM o senza, non cambia la sostanza se limitiamo l’educare a un trasmettere.

  5. Gianni Marconato ha detto:

    E’ evidente, almeno a me, che un problema complesso come quello di cui stiamo parlando (la “buona” didattica e l’uso in questa di aggeggi tecnologici) non può essere traguardato da una sola prospettiva.
    Esiste la prospettiva del cambiamento della didattica (Antonio,Rosa, Lidia); esiste anche quella della cultura tecnologica diffusa nella società (Roberto).
    Ne potrebbero esistere anche altri indicati nel mio post.
    Ognuno di questi punti di vista aiuta a capire il problema e offre “soluzioni” per risolverlo (o per cercare di farlo).

    Rimanendo sul piano più strettamente “scolastico” sono arrivato alla conclusione che la LIM inizierà a essere veramente utile, quando non si parlerà più di LIM, quando la LIM sarà diventata una di quelle tecnologie invisibili diventate tali in quanto ci si preoccupa solo di usarle e il loro uso è diventato “embedded” nelle pratiche quotidiane. Ma perchè questo embedding si realizzi è necessario sia avvenuto un autentico conceptual change nella mente, nel pensiero dell’insegnante, nella sua struttura cognitiva, è necessario che sia avvenuta quella diversa concettualizzazione dell’apprendimento ( e del conseguente insegnamento) per cui le proprie pratiche didattiche cambiano in modo autentico in quanto ancorate in teorie implicite (le chiamerebbe qualcuno) nuove che lo guidano.
    In altri termini è necessario che si compia l’intero percorso da novizio a esperto; è necessario che l’insegnante non agisca in modo “nuovo” in omaggio ad una teoria che lo intriga o a un impertivo sociale che lo porta ad essere innovativo, ma agisca in modo nuovo perchè non potrebbe fare altrimenti. Io non sono uno che frequenta la filiera delle LIM ma di insegnanti che le usano, che le amano, che le adorano (si, adorare la LIM, esiste anche un gruppo in FB “Coloro che adorano le LIM” perchè si fa tutto con il dito – e qui mi era venuta voglia di ricordare loro il vecchio slogan femminista del dito …) ne incontro parecchi ma vedo davvero pochi casi di usi maturi e consapevoli. Ne ho citato uno qui e il commento che ha fatto Barbara al termine della sua presentazione spiega la differenza. Barbara ha concluso dicendo “… ma dietro ci sono venti anni di di Laboratorio di ricerca Educativa e Didattica a Ca Foscari …”. Vent’anni, immagino, in cui Barbara & Co hanno avuto modo di riflettere sulla propria didattica , sui propri presupposti teoretici, sul perchè cambiare e su come farlo. E si vede di come parlava , o meglio NON parlava, della LIM

  6. maria caterina ha detto:

    Si cari colleghi sono la penso come rosa Pastore e saccoccio che èmeglio averla che non averla sono aggeggi tecnolgici che se saputi usare in modo educativo aprono all’innovazione alla creatività all’essere autori al confronto con scuole europee attraverso il gemellaggi e alla condivisione in rete in tempi reali al docente e alunno autore capisco che il nuovo fa paura ma è ora che la scuola italian a si adegui ai sistemi europei perchè non si può più fare a meno del Web “2.0 3.0 tra un po’ se i nostri giovani sono già dentro, e usano i social network ecc. ma noi dobbiamo mediare ed indirizzare i giovani verso la cooperazione e l’uso didattico. La scuola tecnolgica e colloborativa e aperte è l’ideale ma non ci sono preparati gli insegnanti al nuovo delle tecnologie i post-laurea costano soldi e fatica ma sono validi e valide le piattaforme Moodle nonchè eccezionali trovo i software per i pacchetti scorm
    io ho fatto fatica ma imparando da poco ad usarli li trovo molto utili… e pochi sono gli insegnanti che li conoscono i pochi sono quelli che investono con sacrificio e denaro il desiderio di investire la loro cultura per poi farla ricadere sugli alunni e a loro spese.. I corsi di perfezionamento costano tanto…MA LA MOTIVAZIONE è GRANDE E SI TRASMETTE ANCHE AI NOSTRI ALUNNI. nON BISOGNA essere restii ma aperti al nuovo e al futuro….

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