e-book, fu vera gloria?

8 Feb di Gianni Marconato

e-book, fu vera gloria?

Dico la mia su questo tema che pare appassionare stimati colleghi e approssimativi giornalisti.

Già da tempo scrissi che non vedo per quale ragione anche il “libro” non debba avere la sua “e” come l’ebbe il learning (con il famigerato e-learning, mai sufficientemente contrastato), con l’ebbe il governemt con l’e-governemt, cone l’ebbe la medicine con e-medicine ……

E’ nell’ordine naturale delle cose che anche il libro abbia la sua versione digitale. Prima o poi.

Non vedo, quindi, le ragioni del gran daffare per dire che e-boook è bello. Certo, e-book è bello ed è anche utile.

Un libro digitale pesa meno nello zainetto degli studenti, l’editoria elettronica consente di impoverire e di inquinare di meno l’ambiente, costa (forse) meno, consente nuove forme di espressione letteraria (ma forse a quel punto non sarà più un “libro” ma un artefatto ipermediale-transmediale eccc…).

Quindi, anche il libro è, e sempre più sarà, e-book: 12-18% negli States; 2 -3% in UK, 0,5% in Italy. As usuall

Dico tutto questo in premessa al concetto che mi preme svolgere per non essere tacciato come reazionario, come anti-innovazione.

Da quel che leggo intorno agli e-book ho la sensazione che anche per questo strumento si abbia il solito accanimento innovazionista: tutto ciò che è nuovo, che è digitale è buono per definzione perchè ci consente di risolvere i problemi che il vecchio strumento non-digitale, pre-digitale a-digitale portava con se e/o non risolveva.

Ricordate l’e-learning? Con internet tutti possono studiare dove vogliono, quando vogliono, come vogliono! Però, dopo popco, si è scoperto che il problema non era l’accesso alle risorse ma la voglia di studiare e il senso da dare allo studio.

Ricordate il pc a scuola? e la LIM? I ragazzi stanno poco attenti? hanno poca voglia di studiare, non sono interessati agli argomenti in programma? Dategli un pc, dategli una LIM e come d’incanto diverranno attenti, avranno voglia di studiare, saranno coinvolti, daranno un senso alle materie. Il risultato: passato l’effetto-novità siamo punto a capo.

Ecco, ho la sensazione che a proposito degli e-book si faccia tanta apologia, tanta propaganda, tanta retorica e poca riflessione. E che, alla fine, anche l’e-book venga caricato di significati impropri e non si faccia un buon servizio ad una novità (innovazione?) sicuramente sensata.

Un esempio?

Premesso che fin troppo spesso sulla stampa periodica e quotidiana quando si parla di tecnologie didattiche (tema su cui credo di poter dire qualcosa) si sciorina un ampio repertorio di banalità, ovvietà, approssimazioni, sensazionalismi che toccano solo di striscio il problema che si vorrebbe affrontare, leggo su La Repubblica di ieri (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/02/07/book-ragazzi-leggono-digitale-spengono-la-tv.html) il solito articoletto sensazionalistico, questa volta sugli e-book.

Già il titolo è una mezza falsità “E-book. I ragazzi leggono digitale e spengono la tv”. Ciò che tante ricerche hanno testimoniato è vero che i ragazzi “guardano” meno la TV ma perchè “usano” il PC (questo uso un po’ più attivo del mezzo è una buona cosa), non certo un reader!

Ecco la bestialità che mi ha spinto a questa riflessione. Il nostro (Angelo Aquario) scrive: “L’e-book è insomma un’occasione per ristabilire la lettura come piacere del tempo libero: a partire dai più giovani”.

Per farla breve, i giovani, notoriamente refrattari ad ogni forma di lettura “colta” (cioè ogni libro che non leggono perchè qualli che leggono – anche su carta – non contano), solo perchè hanno il libro in formato digitale ed un reader diventano improvvisamente lettori appassionati!

Ma vogliamo far ridere i polli? Se un ragazzo non ha voglia di leggere è perchè non trova un significato da dare alla lettura non perchè non ha un supporto appropriato! Il problema della lettura (che c’è oggi come c’è sempre stato anche prima di internet) è reale  e nessun device digitale lo può risolvere.

Bastasse un così piccolo sforzo per risolvere un problema così grosso!

I ragazzi, e lo dice – glissando – anche l’autore, sono interessati al lettore non al libro. Sono attratti dalla novità del dispositivo digitale, meglio se non è solo reader di e-book (non a caso preferiscono l’iPad al Kindle).

Salviamo gli e-book dai mercanti di illusioni!

Domandiamoci il perchè tanti progetti di innovazione” durano lo spazio della sperimentazione e non si consolidano. Affrontiamo seriamente il problema della vera innovazione e riflettiamo sulle condizioni e sui percorsi dell’innovazione. Per ora tante tecnologie, soprattutto a scuola, sono novità, non innovazione.

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Le immagini che uso in questo post, come le precedenti, sono riproduzioni delle opera di una mia amica, Marie Dargent http://www.mariedargent.com/

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6 Commenti

  1. il punto nodale resta, a prescindere, dall'ultima tecnologia, la DIDATTICA.Senza innovare quella, non si innova davvero nulla, “Al di là delle metodologie…insegniamo ciò che siamo” ci ricorda Watzlavick, in questo caso è ciò che siamo come docenti!

  2. il punto nodale resta, a prescindere, dall'ultima tecnologia, la DIDATTICA.Senza​ innovare quella, non si innova davvero nulla, “Al di là delle metodologie…ins​egniamo ciò che siamo” ci ricorda Watzlavick, in questo caso è ciò che siamo come docenti!

  3. Ci sono almeno due questioni importanti a cui questo post mi fa pensare.La prima è la motivazione allo studio: su questo punto condivido la linea proposta. Non è e non sarà il mezzo a modificare la propensione o l’interesse all’apprendimento. E confondere innovazione con novità è davvero una pratica diffusa.
    L’altra questione riguarda l’oggetto e-book.
    E’ davvero sufficiente definire E-book un prodotto ottenuto con la trasposizione in digitale di un testo sic et simpliciter?
    Ossia basta digitalizzare un testo per farne un qualcosa di nuovo?
    Certo la facilità di accesso è un aspetto fondamentale come la sua maneggevolezza. Ma la scrittura rimane, ad oggi, una pratica con una sua specifica densità e ragione; le opportunità della digitalizzazione sono forse ancora da esplorare e sperimentare o forse non dovrebbero prevalere sul testo.
    Insomma la questione non è semplice e ci sto riflettendo da un pezzo senza ancora aver sciolto il nodo.

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