Ruben e l’insegnante che fa danni

7 Feb di Gianni Marconato

Ruben e l’insegnante che fa danni

Si discorreva tra compri di merenda in Facebook (http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#!/gianni.marconato/posts/124093797662464?notif_t=like) di feroce ed ordinaria follia e stupidità leghista: il divieto alle maestre, pena la sospensione dal servizio, di cedere il proprio pasto ad una bambina (ghanese?) i cui genitori non potevano pagare la retta della mensa quando un’amica, Elisa Buratti,  racconta essa stessa una storia ordinaria di cattiva scuola, di pessima insegnante. Da conoscere e far conoscere perche questa storie non siano più raccontate (e per ammirare il comportamento del giovane Ruben). Rilancio con il suo assenso. Elisa scrive…..

Vi rubo del tempo per raccontar…vi cosa è successo ieri a scuola di Ruben. Una prof, psicolabile (ha già avuto più anni di “malattia” per esaurimenti), in seguito al fatto che Ruben aveva detto una parolaccia, gli ha detto “tu sei già dislessico, un dislessico deve comportarsi sempre bene, per non aggravare la sua situazione”. Allora Ruben che ha fatto? E’ andato al pc, le ha scritto una lettera, e per conoscenza alla preside e al consiglio di circolo, citando ciò che lei ha detto e pretendendo le scuse ufficiali, davanti a tutti. Motivando il fatto che una prof deve dare l’esempio, e lei è un esempio negativo, anche perché lui è dislessico ma con QI alto, mentre ce ne sono altri studenti che già hanno problemi e non hanno certo bisogno che una prof li distrugga moralmente.

Inoltre che lui non giudica attendibile essere giudicato da una persona che è risultata priva di conoscenza e che quindi si riserva di discutere con la preside questa posizione.

Le questioni sollevate dall’intervento di mamma Elisa sono numerose.

  1. Esistono insegnanti che fanno danno. Questo è fuor di dubbio. Danni perché non hanno quel minimo di “mestiere” che li abiliti a fare in modo decente il lavoro per il quale sono pagati. Persone che sanno poco nulla di didattica applicata (anche se hanno titoli sopra titoli); persone che vanno ad insegnare in attesa di qualcosa di meglio; persone che non gliene importa nulla dell’insegnamento bastando loro lo stipendio certo; persone che arrotondano la libera professione….
  2. Gli insegnanti vanno valutati. E severamente. Ma valutati di una valutazione vera, seria, solida, condivisa, non quella approssimativa, ideologica, punitiva di questa piccola ministra dell’istruzione
  3. Essere un professionista, in qualsiasi mestiere, non significa saper gestire solo l’ordinario, quello che capita tutti i giorni, quello che succede con la quasi totalità degli interlocutori. Il vero “professionista” sa gestire l’inconsueto, la varianza, la diversità. Una professione non è l’esercizio di una routine
  4. Insegnare non è un mestiere alla portata di tutti, come qualsiasi altro mestiere ad elevata intensità di relazione interpersonale, di continuo intreccio emotivo. Medici, infermieri, assistenti sociali, educatori , psicologi … Quanto la relazione interpersonale è una componente importante (non accessoria, tipo il commesso, il barbiere …)  di un mestiere, chi lo fa deve avere una spiccata attitudine alle relazioni interpersonali, alla gestione dello stress, deve avere un’elevata dose di atteggiamento di cura. Chi non lo ha, vada  a fare un altro mestiere
  5. E’ possibile che nel corso di una carriera (in un lavoro stressante, usurante come è quello dell’insegnante) una persona raggiunga il limite delle proprie capacità, della propria tenuta, del proprio equilibrio e oltre non possa andare. Non per questo deve essere messo alla porta. Il disagio deve essere segnalato e/o rilevato per tempo e la persona aiutata, non criminalizzata. Se, poi, quella persona proprio non può continuare ad insegnare, la scuola dovrebbe essere organizzata per offrie un diverso ruolo. Una scuola non è fatta di soli insegnanti.

Nell’attesa che non esista più la scuola che fa male, aspettando una classe insegnante più preparata  e meglio retribuita, Ruben hai fatto bene a difenderti da solo e ringrazia la tua famiglia che ti ha insegnato a contenere i danni fatti da cattivi insegnanti e da cattiva scuola. Ruben/Elisa fateci sapere come è finita!


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5 Commenti

  1. 1. Sì esistono, le cause sono molte, ma non abbastanza da escludere che dovrebbero essere tolti dalla scuola
    2. Per toglierli dalla scuola occorre valutarli, invece la nostra ministra prima tra tutti, (ma anche alcuni di quelli precedenti), confondono la valutazione dell’insegnante con dettagli quali, ad esempio, le quantità di programma svolti, la “severità”, la propensione alla selezione dell’alunno nel nome di un concetto di eccellenza che definire “presunto” è fin troppo generoso.
    3.Confermo ogni parola. Tanto più che la routine in campo educativo forse non è mai esistita, ma oggi sicuramente non è nemmeno molto sensato ipotizzarla
    4. Verissimo. Ho scritto un paio di paginette su questo, le ho intitolate “Perchè insegnare è un mestiere difficile” e non le ho ancora pubblicate. Non vorrei suscitare una seconda “sindrome manifesto”….. però non si sa mai !
    5. D’accordo anche su questo, su eventuali anni sabbatici, su periodi di aggiornamento a livello di corsi universitari… (Non propongo campi di lavoro alla Mao-tze-tung, ma nemmeno li escluderei per i casi pervicacemente ostinati)

  2. Ti ringrazio Mariaserena per i feedback e per dare validazione al mio pensiero attrverso la tua esperienza. Sulel due paginette non ancora pubblicate … che aspetti? Sono curioso … pubblica!

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