11 Gen di Gianni Marconato

Relazioni digitali

Finalmente un po’ di lucida chiarezza! Pensavo al solito bla bla, ma questo Casilli Antonio, compatriota, emigrato intellettuale a Parigi, mi è proprio piaciuto. Forse, anche, perchè nei suoi ragionamenti trovo conforto su di una cosa di cui sono convinto: ai NUOVI fenomeni  del web non possiamo guardare nei termini delle vecchie categorie (sociali, culturali, cognitive), ma dobbiamo riconcettualizzare tutto assumendo prospettive davvero nuove. Con fatica e, spesso, con dolore.

Nel suo ultimo saggio (non nuovissimo ma da poco in versione Kindle) Les liaisons numériques : Vers une nouvelle sociabilité ? Casilli fa, finalmente, un po’ di chiarezza su tanti luoghi comuni degli “effetti” negativi dell’intenso uso che facciamo della rete.

Alcuni concetti desunti dall‘intervista pubblicata ieri su Repubblica che riporto qui anche per mia memoria (blog come blocco per gli appunti?).

 

 Smaterializzazione del reale – Relazione con lo spazio

Più che una dicotomia tra spazio reale e spazio virtuale, noi tutti oggi viviamo in una realtà mista, che potremo definire una realtà aumentata, dove il reale è aumentato, amplicato, trasformato dal virtuale.

Lo spazio diventa ibrido e noi lo percepiamo come tale, riconfigurandolo di continuo. … la separazione tra spazio privato e spazio pubblico è in continuo movimento;   (i social network)  …. rimettono costantemente in discussione le nostre categorie di privato, il quale non si dissolve ma si riconfigura.

Potremo, allora, non usare più il termine “virtuale” che nella sua accezione corrente si contrappone a “reale” e  significa “non reale”. Potremo dire che la nostra “realtà” è fatta di una dimensione “materiale” e di una “digitale”, ma sempre e comunque “reale” in quanto i comportamenti agiti e gli effetti prodotti sono tremendamente REALI.

Apprendistato dei media sociali

… questa ginnastica mentale (per adattarci alle nuove realtà) è molto faticosa … si spendono energie … si rischiano errori. In fondo, tutti noi oggi stiamo facendo un apprendistato collettivo dei nuovi media sociali

Ecco, questo è un punto nodale: vivere in questa nuova realtà costa fatica se la vogliamo vivere per quello che è. Se rifiutiamo la fatica del cambiamento (di percezione, di prospettiva, di approccio) e viviano questa nuova realtà in modo vecchio, non la capiamo, non la agiamo, non ne traiamo beneficio. Abbandoniamo le certezze (gli schemi precostituiti e securizzanti) e giochiamoci il nostro apprendistato. Usciremo presto dal nostro noviziato social-digitale.

 Rappresentazione di noi stessi – identità

.. il corpo diventa un’interfaccia tra tra noi e il mondo digitale. Lo spazio digitale invita il corpo a mettersi in scena nella realtà virtuale.  … Nei media sociali gli altri intervengono a convalidare la rappresentazione di noi stessi

Chi di noi frequenta da tempo ed intensamente la rete, si espone, di misura … sperimenta la sensazione di aver costruito poco a poco una identità, una auto-immagine di sè che è anche frutto delle interazioni in rete. Ulteriore prova della realtà del … virtuale.

Prolunga cognitiva

I computer vanno considerati come un’estensione della memoria e non come una minaccia per le capacità cognitive. L’universo informatico è per noi una prolunga cognitiva, nonchè sociale che ci consente un maggior numero di relazioni.

Lasciando al computer funzioni meno pregiate, cone la memorizzazione, lasciamo libero il nostro sistema cognitivo per impegnarlo in funzioni più ricche come l’esercizio del pensiero critico, creativo, generativo ….Fate fare a Cesare quel che sa fare Cesare …

Capitale sociale

Internet è speso accusato di desocializzare gli individui. In realtà Internet produce nuove forme di socialità  che ci consentono di modulare meglio l’equilibrio tra legami forti e legami deboli …. di conseguenza, i media sociali offrono una socialità più ricca, che ci consente di entare in contatto con ambienti che in precedenza ci erano preclusi. I vantaggi sono molteplici soprattutto in termini di capitale sociale. I media sociali ci consentono di incrementare e modulare meglio il capitale sociale.

L’intensità della nostra presenza in rete (grazie anche al miglioramento degli aspetti tecnici, alla facilità di acceso alle risorse, alla diminuzione dei costi) modifica sostanzialmente il significato dell’uso della rete ed il suo impatto sulle relazioni. Pensiamo solo ai ragazzi per i quali l’interazione in rete è il prolungamento naturale dell’interazione fisica. La quantità di uso della rete determina la qualità di ciò che avviene.

Ripensare l’amicizia

Per secoli abbiamo abbiamo privilegiato la definizione umanistica di amicizia .. amicizia come legame disnteressato, privato e caratterizzato da una cooperazione forte. … (in rete) questo tipo di amicizia rimane ma a questo si sovrappone  un legame che può essere anche di tipo utilitaristico …. con forme di collaborazione non simmetrica.

Un concetto ed una pratica più larga di amicizia? Su questo non ho ancora un’idea precisa. Forse non si può neppure chiamare “amicizia”. Le relazioni significative tra le persone non sono necessariamente solo relazioni di amicizia.

Azione politica

Le rivoluzioni non le fanno Twitter o Facebook. Le fanno sempre le persone che scendono in piazza. I media sociali possono solo coordinare, scambiare e amplificare le ricadute del reale. Ma senza mai sostituirisi ad esso.

Ottima conclusione a tranquillizzare chi crede ancora che Internet si sostituisca alle persone, le governi, le determini. Caso mai, Internet ci invita (o ci obbliga) ad essere maggiormente critici, maggiormente abili.

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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/10/relazioni-digitali-amici-nuovi-legami-internet-aumenta.html

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immagine www.mariedargent.com

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5 Commenti

  1. E’ proprio vero; le rivoluzioni non le fanno i social network, e ce ne siamo accorti da tempo; tra blog e social network, passando da twitter leggiamo vagonate di frasi roboanti, denunce veementi, attacchi verbali lanciati a dritta e a manca; se da tutto questo derivasse un effetto rivoluzionario avremmo assistito almeno ad una rivoluzione all’anno; se dall’energia profusa nel linkare furiosamente gli articoli e i post più provocatori e vivaci seguisse qualche azione assisteremmo a quotidiani eventi, dimostrazioni, comizi.
    Invece il pentolone ribolle e la minestra non è mai pronta.
    Non so se sia meglio (forse sì) o peggio. Ma questo argomento è, come si dice nell’ambiente, off topic. 🙂
    Ancora ci si interroga, con qualche ingenuità credo, su questioni del tipo: “è bene che un insegnante sia presente su fB e dialoghi coi propri studenti”? A me viene da rispondere: “è bene che un prof risponda ai suoi studenti qualora li incontri per strada?”
    E’ ovvio, secondo me, che il comportamento o la linea di condotta che si decide di tenere dipende non dipende solo dal mezzo.

  2. errata corrige: per una correzione mal digitata mi si è spostato un pezzo del commento: lo reinserisco corretto (spero 🙂 )

    E’ proprio vero; le rivoluzioni non le fanno i social network, e ce ne siamo accorti da tempo; tra blog e social network, passando da twitter leggiamo vagonate di frasi roboanti, denunce veementi, attacchi verbali lanciati a dritta e a manca; se da tutto questo derivasse un effetto rivoluzionario avremmo assistito almeno ad una rivoluzione all’anno; se dall’energia profusa nel linkare furiosamente gli articoli e i post più provocatori e vivaci seguisse qualche azione assisteremmo a quotidiani eventi, dimostrazioni, comizi.
    Invece il pentolone ribolle e la minestra non è mai pronta.
    Non so se sia meglio (forse sì) o peggio.
    Ancora ci si interroga, con qualche ingenuità credo, su questioni del tipo: “è bene che un insegnante sia presente su fB e dialoghi coi propri studenti”? A me viene da rispondere: “è bene che un prof risponda ai suoi studenti qualora li incontri per strada?”
    E’ ovvio, secondo me, che il comportamento o la linea di condotta che si decide di tenere dipende non dipende solo dal mezzo.
    Ma questo argomento è, come si dice nell’ambiente, off topic.

  3. Mariaserena, nei social media (o attraverso i sm), specie in Facebook, si fanno tante cose diverse. conosco persone abbastanza serie che qui si limitano a cazzeggiare. Io, in FB, faccio un po’ ed un po’. L’unica costante è che sono me stesso, nelle mie facce multiple. I social media sono, per chi li frequenta intensamente e senza pregiudizi, uno spazio come un altro per incontare persone e per fare delle cose con loro. La nostra amicizia è frutto della rete, alimentata quasi esclusivamente attraverso i contatti in rete ma credo di poterla chiamare una amicioa vera fruttuosa.
    Su potere “rivoluzionario” della rete credo che qualcosa aiuti a smuovere anche se, come sempre, sono le persone a farla

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