10 Mag di Gianni Marconato

Classe 2.0 (del ’47)

 

Prima domanda: cosa c’è  di innovativo in questa classe?

Nulla! Stanno usando gli strumenti diponibili a quel tempo.

Seconda domanda: perchè questa viene ritenuta una classe innovativa?

Mi pare la stessa immagine di sopra, solo riportata al giorno d’oggi e con gli strumenti disponibili oggi.

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Chiudo con un copia e incolla dal sito di una scuola all’avanguardia.

Il futuro è già in classe!

Il nostro progetto educativo prevede un ambiente dinamico, orientato ad una didattica frontale e partecipativa, in cui non solo i docenti, ma anche gli studenti integrano strumenti e risorse digitali nel processo di apprendimento (E-learning).
Una didattica evoluta che contribuisce ad una esperienza educativa nuova anche perchè “senza carta, nè inchiostro” (paperless inkless), per un mondo più verde e per zaini “vuoti”. Tale esperienza è estensibile anche oltre l’orario scolastico, in tempi e modi personalizzati, che coinvolge anche i genitori.

  • IL TUO BANCO DIVENTA TABLET
  • IL TUO LIBRO DIVENTA E-BOOK
  • LA TUA LAVAGNA DIVENTA LIM
    (Certificato dal MIUR)L’ATTENZIONE AL SINGOLO ALUNNO, DA SEMPRE FONDANTE IL NOSTRO PROGETTO EDUCATIVO, RIMANE L’OBIETTIVO PRIMARIO.

 

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9 Commenti

  1. S’era detto già da almeno due anni, Gianni, ti ricordi? “il futuro ci precede, e ci ha già sorpassato” (forse qualcuno se lo ricorda… tu certamente). Cosa vediamo in queste immagini? io vedo i ragazzi seduti passivamente al di qua della cattedra, o della lavagna o della LIM ecc ecc sono comunque pazienti osservatori-spettatori di una lezione che potrebbe interessarli oppure no, ma quella è la minestra e forse la finestra è al terzo piano. Quei ragazzini saprebbero benissimo cavarsela da soli, non è di altre nozioni mediate che hanno bisogno, hanno bisogno di essere coinvolti e possibilmente gasati, emozionati, persuasi che è utile stare a scuola. Allora è inutile criticare le “lezioni frontali” (utilissime quando ben tenute) e poi riproporre il vecchio schema per cui i ragazzi si adeguano, sopportano, ma non sono protagonisti e hanno la solita sensazione che non gli si insegni nulla di utile nè per oggi nè per domani.

  2. insomma un modo per risparmiare: un banco costa certamente più di un tablet, ora basteranno le sedie;) e niente zaini, basta una penna usb che è più facile da perdere.
    Vabbè, a parte le battute, il contenitore 2.0 conta poco se non c’è il contenuto e soprattutto se non c’è chi sa fare il vino con passione e amore.
    Però, vuoi mettere il piacere di quelle pagine scritte tanto fitte che quando si girano scricchiolano.
    Va bene il digitale ma la carta, il fascino della carta…… con cui puoi fare anche un aeroplanino o una barchette e in 3D e con un peso, un volume propri, il fascino della carta dove lo metti:))

  3. Io penso che le immagini a volte non “parlino” a sufficienza. L’attenzione non è solo sulla modalità di disposizione dei banchi, sulla qualità dalla carta su cui si scrive… La differenza la fa cosa si scrive, la differenza la fa cosa ci si dice e come passano le parole e le esperienze tra i banchi.
    Lo strumento carta/tablet è innovativo: lo si può portare dietro ovunque, riusare ovunque.
    Non si può rimpiangere sempre il passato… cosa ci saremmo persi se non avessimo abbandonato i codici a vantaggio degli incunaboli e dei libri a stampa? Eppure anche in quell’occasione abbiamo”perso” qualcosa, le miniature pregiate, colorate , la qualità della pergamena, …
    È difficile lasciarsi attraversare dall’innovazione senza incatenarsi al passato e senza gettarsi tout court nelle braccia di un’innovazione solo strumentale… Difficile, molto difficile…. Le due immagini possono essere emblema di tutte e due le posizioni estreme oppure chissà magari l’apparente staticità delle due classi in foto nasconde una ricchezza di esperienze e di lavoro innovativo. Mai fidarsi delle apparenze!

  4. Ottime osservazioni Antprof! Non mi fido delle apparenze; il punto è proprio questo!
    La tavoletta di cera si poteva portare ovunque, ma non interagiva con altre tavolette di cera… Le immagini parlano nel senso che suggeriscono suggestioni. Per parte mia sottolineavo quello che l’immagine non può dire: la mia suggestione non va verso l’elenco dei pro e dei contro, ma verso quello che “fa scuola” o meglio su quello che qualifica fare scuola. E allora parliamo di “mezzi”, di “media” o di metodi? o di qualità dell’insegnamento? Tutto qui.

  5. Mariaserena, mi piacciono molto le domande e le questioni aperte: mezzi, media o metodi o qualità dell’insegnamento?
    io penso che si debba intendere tutte queste cose attaccate, indivisibili. Questa è ovviamente la mia posizione. Mi piace discutere degli equilibri e delle interazioni tra gli elementi che citi.
    La Scuola (soprattutto quella dell’obbligo che accoglie tutti) si trova ad affrontare sempre sfide ai limiti. Lo sappiamo tutti che ancora oggi la povertà dei finanziamenti ci offfre un contesto molto più simile alla prima che alla seconda foto; che metodologie innovative e buone prassi possono essere condotte anche con un'”ambientazione ’47” tuttavia il mondo che viviamo, fuori, è altro. i nuovi media esistono, li usiamo, li usano anche i nostri alunni dentro e fuori, non si può chiudere gli occhi, anzi, il nostro lavoro da prof è guidare all’uso consapevole della conoscenza, ampliare le competenze di lettura del reale, cercare di chiudere la forbice tra chi detiene il sapere e chi lo “subisce”.
    Penso che giustamente dobbiamo stare con gli occhi molto aperti per tentare di arginare possibili speculazioni economiche (non dimentichiamo che il “tecnologico” è un mercato ricco e in forte espansione) ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a strumenti che permettono di semplificare (lo so, non sempre semplificano, ma forse sempre AMPLIFICANO) la vocazione collaborativa, comunicativa, inclusiva che dovrebbe essere propria della conoscenza, del sapere, della democrazia (… e quindi della scuola).

  6. Care amiche ed amici,
    le tematiche che portate sono due delle tante (troppe?) che si agitano quando si parla di tecnologie didattiche e di innvovazione didattica. Le due foto presenti nel post che mi si sono parate davanti quando cercavo delle immagini per una presentazione, a me dicono che le due tematiche, nella realtà, non coincidono, se non in rarissmi casi ed in fortunate circostanze. Il fatto è che spesso, in troppe circostanze si fa coincidere l’uso delle tecnologie come la ragione dell’ “innovazione” della didattica. Conosco parecchi insegnanti autentici innovatori della didattica che usano anche le tecnologie, ma la chiave di volta di questa innovazione è il pensiero didattico che li governa, non lo strumento che si usa. Ma questo succede solo in pochi casi

  7. … vedi? io ora posso incontrere e discutere dei “massimi sistemi” con te, con Mariaserena, con Maria Teresa, posso trovarvi, rivedere il mio modo di intendere anche oltre la mia rete di conoscenze devisu, posso casualmente e facilmente andare oltre la mia cittadina di provincia, l’isola, il paesino, la scuola fatta solo dei soliti POCHISSIMI casi….
    sì, avrei potuto farlo anche in passato (e se sono pronta a discuterne, significa che l’ho fatto anche in passato), ma così è meglio, sono le 7,30 del mattino io sono a casa mia, Gianni nella sua, non ci conosciamo, però stiamo mettendo in piazza le nostre idee, il nostro modo di vedere il mondo. a me questo piace e mi dà la carica per innovare, mi fa sentire meno sola, mi sento in apprendimento

  8. Il fatto che siamo qui, in compagnia virtuale (ma non troppo) è la dimostrazione che il mondo, per noi, non è fuori ma che siamo tutti in questo mondo; il fatto che Antprof sollevi una questione come questa: “il nostro lavoro da prof è guidare all’uso consapevole della conoscenza, ampliare le competenze di lettura del reale, cercare di chiudere la forbice tra chi detiene il sapere e chi lo “subisce” va a confermare la sostanza, l’essenza, il principio base che giustifica l’esistenza di una scuola, possibilmente anzi decisamente “pubblica”.
    Il mezzo o il media incide su questa realtà, non sulla realtà come categoria.
    A margine un fatterello: la mia nipotina, quarta elementare (si lo so si chiama diversamente ma io sono antica) colleziona le figurine “Puffiamo la natura”. E a noi che ci importa? Spiego: in ogni bustina ci son 4 figurine x l’album e una, argentata, per la scuola. Con tot figurine la scuola può avere la LIM.Fikp no? Di chi l’iniziativa? della Conad. Ogni 10 euro di spesa 1 bustina… E io sono diventata cliente Conad. Del resto è quasi l’una catena italiana di supermercati.
    Antifona della tecnologia?
    Le figurine le abbiamo collezionate tutti, che passione! E come si fa a dire di no a una nipotina? E poi, cari amici, siamo o non siamo tutti tecnologici, e pestiamo tastiere anche in questo momento? Io “pesto” dagli anni 80 con commodore, Apple IIe, Olivetti m24 e via dicendo, ma se manca la passione non si fa niente. Un pc val bene un perchè. :)))

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