La didattica a distanza è una modalità formativa di nicchia

6 Mar di Gianni Marconato

La didattica a distanza è una modalità formativa di nicchia

Picasso

La formazione a distanza non facilita l’accesso alla formazione. La FAD è una modalità formativa di nicchia, per persone con spiccate abilità di self-directed learner.

Scavando negli archivi mi trovo una serie di mie slide in cui esordisco come sopra.

In effetti il più grosso problema della FAD, anche pre-tecnologica, è stata la gestione dell’allievo che alcuni autori chiamavano “invisibile”. Già non è semplice gestire lo studente in presenza, quando (a prescindere dalle tecniche didattiche che si possono mettere in atto), si possono monitorare visivamente le reazioni, quando si coglie con facilità la caduta o l’assenza di interesse, quando è (relativamente) facile attivare interventi correttivi.

In aula non solo si ha il controllo visivo delle dinamiche ma si gestisce una variabile importante ai fini del risultato dei processi di apprendimento: la struttura del processo stesso. E’ l’insegnante a determinare la sequenza dei contenuti, il ritmo, la tipologia delle azioni di apprendimento attraverso l’organizzazione della lezione. E’ l’insegnante a capire se e quando è necessario un supporto e a deciderne il contenuto e le modalità. E’ l’insegnante ad esercitare il “controllo” sullo sviluppo del processo sollecitando la riflessione, la valutazione, l’auto-valutazione.

Le funzioni di strutturazione, supporto e controllo, essenziali per lo sviluppo di un processo di apprendimento efficace, se in aula sono presidiate dall’insegnante, a distanza sono riposte quasi esclusivamente nelle mani dello studente. Esercitare le stesse con efficacia richiede, però, un grado elevato di auto-gestione, di responsabilità, di controllo metacognitivo.

La formazione a distanza “classica” ha sempre dimostrato consapevolezza e attenzione alla gestione di queste criticità curando la qualità dei materiali didattici, con l’attivazione di servizi di supporto sempre più ricchi, con la messa in campo di professionalità specifiche, il tutto con il principale scopo di contenere il tasso, sempre alto, di “abbandoni”. Gli abbandoni sono sempre stati ritenuti una questione molto più critica dei livelli degli apprendimenti. Infatti chi partecipa attivamente e con costanza ottiene facilmente ottimi risultati nell’apprendimento.

Qual è, allora, il profilo dello studente a distanza ideale?

Tra i miei vecchi appunti trovo, a tal proposito, i risultati di due ricerche sulle caratteristiche degli studenti di “successo” nella attività di FAD.

Ecco cosa emerge.

Da The Online Learner: Characteristics and Pedagogical Implications. Nada Dabbagh,George Mason University

  • Forti abilità di gestione del tempo  
  • Elevata motivazione al proprio apprendimento   
  • Abilità di autogestione  
  • Consapevolezza del proprio essere studente 
  • Conoscenza di strategie di apprendimento efficaci  
  • Capacità di formulare un proprio piano di lavoro per conseguire l’obiettivo una volta che un compito didattico è stato assegnato

Da “Online Learning Contexts from Self-Regulated Learning Perspectives”

  • Intraprendono un processo di apprendimento profondo usando una varietà di strategie di apprendimento efficaci  
  • Monitorizzano costantemente il proprio processo di apprendimento
  • Sono capaci di auto-feedback  
  • Valutano il grado del proprio livello di conseguimento degli obiettivi
  • Riflettono costantemente sul proprio processo di apprendimento 
  • Partecipano attivamente ai processi decisionali  
  • Agiscono proattivamente nel ricercare  informazioni ed aiuto  
  • Hanno elevata sicurezza su loro stessi e sulle proprie prestazioni
  • Mettono uno sforzo straordinario nel compito d’apprendimento e persistono diligentemente nel perseguire l’obiettivo

E noi preoccupati di piattaforme, di tecnologie, di banda. Grande attenzione ai dettagli e perdita di vista di ciò che è centrale.

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4 Commenti

  1. Buona giornata e grazie per queste riflessioni che condivido. Lavoro in una scuola per adulti. Abbiamo prontamente attivato la DAD e questo mi è sembrato doveroso per noi oltre che utile per i corsisti che hanno il diritto di imparare e anche il grande desiderio, ho verificato negli anni, di farlo. Tuttavia la mia perplessità sta nell’insegnamento cosiddetto sincrono, per l’attuale poca dimestichezza con i mezzi, di sicuro un mio limite, che spero di superare, ma anche per le implicazioni sulla privacy. Mi è capitato di assistere i compresenza a lezioni con piattaforme e avevo la sensazione di ‘entrare’ letteralmente nelle case dei miei corsisti, con tutto quello che ciò implica. Forse sarebbe opportuno gestire questa situazione cercando anche di imparare (e parlo di me per prima), come gestire al meglio queste possibilità e queste risorse, facendolo calibrando cum grano salis ogni intervento. Mi auguro, come era nelle mie intenzioni, di essere stata propositiva e non polemica.

  2. Francesca, grazie per questa tua testimonianza. In queste condizioni la DaD è una soluzione obbligata, non si tratta di fare questioni di principio (avendo lavorato, con convinzione, e con alterni risultati, per più di 30 anni con la FaD, ritengo che la presenza sia preferibile alla distanza) e di fare quanto è possibile. Con i miei post cerco di condividere la mia esperienza per mettere in evidenza le criticità e offrire qualche suggerimento per arricchire quanto si fa in modo spontaneo e senza una preparazione specifica. Vedo che tutti stanno imparando facendo esperienza. Ovviamente se si volesse fare dalla DaD una modalità d’istruzione stabile, più di qualche riflessione va fatta. Ma ora siamo in emergenza e si va avanti, riflessivamente come stai facendo tu. Spero di vederti ancora qua per qualche altro scambio. Buon lavoro

  3. Buona giornata. Ho potuto superare la mia diffidenza e provare in prima persona la modalità sincrona, da “regista”, seppur con grande goffaggine e la classica inesperienza del debutto (un po’ debacle, ma gioco spesso con le parole, mi perdoni). Devo dire che, ringraziando la magnanimità dei miei corsisti, molto comprensivi, è andato tutto bene e ho cercato di dare loro qualche nozione di etichetta (forse ne avevo bisogno anche io) in tal senso.
    L’interazione è stata positiva e, nonostante la difficoltà oggettiva ancora per molti ad accedere a questo tipo di didattica, anche per una questione di alfabetizzazione tecnologica, è stato bello vedersi e parlarsi, discutere della correzione dei compiti e fare domande e avere risposte un po’ come succede in classe. La ringrazio per l’incoraggiamento.

  4. Dalle sue parole trovo conferma di una percezione che avevo avuto: dopo una prima fase di panico/disorientamento si sono prese le misure e si riescono a fare belle e buone cose! Grazie per la visita al mio blog

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