11 Apr di Gianni Marconato

DaD Le condizioni per riprendere a settembre

Vogliamo fare didattica a distanza da settembre? Creiamo le condizioni.

Per fare buona didattica a distanza serve molto più personale di quello necessario per la didattica in presenza tanto per le caratteristiche implicite di questa modalità didattica quanto per la limitata competenza presente nel sistema scolastico.

Le professionalità coinvolte sono numerose (docente, tutor, esperti in produzione di supporti didattici, assistente tecnologico),

E’ opportuno che un insegnante gestisca un numero ridotto di studenti rispetto a quelli che potrebbe gestire in aula.

La riduzione del numero di studenti per insegnante è l’unica soluzione possibile per limitare in parte l’impatto della ridotta qualità dell’apprendimento a distanza.

Pare che a settembre la ripresa delle lezioni non possa che prevedere in una qualche misura la didattica a distanza: integrazione aula e distanza? solo distanza?

Ho guardato alla questione in termini prettamente didattici in questo post ma voglio affrontare ora il tema dal punto di vista gestionale ed organizzativo.

Anche qui vanno fatte un paio di premesse:

  1. La didattica a distanza è intrinsecamente di minor qualità della didattica in presenza, ma la si accetta perché in alcune condizioni rappresenta l’unico modo per poter accedere ad opportunità di istruzione (senza dimenticare che a volte è anche una scelta politica, come nel caso statunitense dove la didattica a distanza con massiccio uso tecnologie viene usata dove costerebbe troppo istituire una scuola “tradizionale”),
  2. Per fare buona didattica a distanza sono necessarie professionalità specifiche che nella scuola italiana non ci sono e non si può pensare di formarle in breve periodo.

Mettendo assieme gli effetti congiunti delle questioni poste in premessa, si deve essere consapevoli che quella che sarà la ripresa in emergenza della scuola sarà inevitabilmente una scuola di limitata qualità, nonostante l’impegno e la creatività di tanti insegnanti.

Come contenere, quindi, la diminuzione della qualità della didattica a distanza? Vedo 4 aspetti su cui intervenire: le funzioni e i ruoli coinvolti, l’aumento del personale insegnante, un ruolo per l’editoria scolastica e la formazione

Ruoli coinvolti

Le funzioni da assolvere in un sistema di didattica a distanza sono di tipo didattico, tecnico e organizzativo e dovrebbero essere assunte da più ruoli, ognuno focalizzato su di un ambito specialistico:

  1. Il docente che padroneggia il sapere da acquisire, ne dà forma didattica e gestisce il processo di apprendimento,
  2. Il tutor che interviene per sostenere anche organizzativamente l’intero processo aiutando docente e studenti,
  3. Lo sviluppatore dei materiali didattici che si occupa della messa a punto dei materiali di lavoro per lo studente dando ai contenuti grezzi identificati dal docente una forma adatta a promuovere l’apprendimento arricchendoli con mediatori didattici,
  4. Il gestore delle tecnologie che supporta l’intero sistema di erogazione e fruizione perché malfunzionamenti tecnici non ostacolino il già critico processo di insegnamento e di apprendimento.

Nuovi inserimenti in organico

Al di là delle specifiche competenze di ogni ruolo e della pluralità di soggetti che intervengono nella “produzione” dalla DaD, è necessario distribuire tra più figure il maggior carico che deve sopportare il sistema della didattica a distanza rispetto a quella che si svolge in presenza.

Non è pensabile che una classe pollaio, già ingestibile in presenza se non accettando una ridotta efficacia, venga gestita da un solo insegnante a distanza: la qualità degli apprendimenti ne soffirebbe in modo inaccettabile. Per contro, un dispositivo ben congegnato di affiancamento e integrazione di ruoli potrebbe consentire una dignitosa didattica a distanza, di limitata qualità, ma accettabile solo perché si tratta di una soluzione d’emergenza.

Le classi che superano i 12 – 15 studenti vanno, quindi, spezzate in due e ogni unità assegnata ad un docente.

Una o più classi dovrebbero, in aggiunta, poter usufruire dell’affiancamento di un tutor (che potrebbe essere identificato tra i docenti neoassunti o tra i tirocinanti dei percorsi universitari di scienze della formazione, e per tutti questi potrebbe trattarsi di un eccellente apprendistato) a supporto delle criticità che si verificano durante li frequenza, per l’animazione delle comunicazioni e delle esercitazioni, per il monitoraggio dell’andamento delle attività, per agire da interfaccia con gli sviluppatori dei materiali didattici e il gestore delle tecnologie; il tutto in stretto collegamento per il docente. La “batteria” docente-tutor dovrebbe poter assicurare agli studenti e alle studentesse un’esperienza di apprendimento dignitosa.

 Editoria scolastica

Come più volte ribadito nei miei post precedenti (in questo, ad esempio) , in un contesto dove si apprende in autoapprendimento, l’insegnamento non ha solo la forma dell’insegnamento diretto (l’insegnante che fa la lezione) ma anche quella dell’insegnamento indiretto, ovvero l’insegnante “insegna” anche ideando un adeguato ambiente di apprendimento e mettendo a punto dei materiali didattici per lo studente che non siano una mera riproposizione di “contenuti” disciplinari.

La rielaborazione dei “contenuti” per la DaD richiede tempo di sviluppo e comporta un costo non indifferente. Di solito quando si lancia un’iniziativa di FaD lo si fa perché ci si aspetta raggiunga un’utenza numerosa per cui i costi di sviluppo sono giustificati dai tanti utenti raggiunti: la FaD si giustifica sul piano economico nell’ambito di un’economia di scala.

Nessuna scuola da sola ha i numeri per fare “scala” e si deve accontentare di materiali “artigianali” (nel senso deteriore del termine).

Però dove non arriva una scuola può arrivare chi ha già un “mercato”, cioè l’editoria scolastica. Molti materiali didattici più o meno grezzi sono già nelle loro disponibilità e con un’adeguata strategia di sviluppo, idee chiare e conoscenza delle tecniche dell’autoapprendimento assistito, non dovrebbe essere necessario un investimento esagerato per riconvertire quei materiali in buoni supporti per la DaD .

Formazione

Le specificità e le aree di attenzione dell’apprendimento a distanza sono state trattate in precedenti post di questo blog (le maggiori criticità e la minor efficacia di un dispositivo di apprendimento a distanza, l’importanza della ricostruzione della relazione educativa, la predisposizione di un adeguato ambiente di apprendimento e di adeguati supporti didattici). Altre questioni si aprono e le vorrei affrontare a breve (la”didattica a distanza” non una versione per il primo e il secondo ciclo della FaD e dell’e-learning).

Gestire l’apprendimento a distanza (AdA) comporta tecnicalità specifiche le quali non sono possedute da NESSUN insegnante (la DaD non è mai stata una competenza dell’insegnante della scuola) e che pur facendo riferimento ai fondamenti classici della pedagogia e della didattica, devono essere ripensati e riconcettualizzati per essere contestualizzati sulla specificità dello scopo della nostra scuola nei diversi ordini e gradi, del profilo degli studenti e delle condizioni logistiche e tecnologiche in cui si sviluppa quella didattica.

Siamo, pertanto, in una situazione paradossale di assenza di competenza ma anche di ancoraggi concettuali e operativi sui quali costruire quella competenza. Dovremo, cioè, fare formazione senza sapere bene su cosa farla!

Qualcosa ci inventeremo!

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