4 Apr di Gianni Marconato

DaD – Prepariamo il recupero?

DaD

Prepariamo il recupero?

Continuare la DaD anche d’estate? Sfida accettata …. vediamo come…

Gli insegnanti non hanno nulla da “recuperare”; eventualmente sarebbe loro dovuta almeno una mensilità si “risarcimento”.

Attivare il “recupero”, se non si vuole che sia un’attività selvaggia, richiede molto tempo per preparare i percorsi e molto altro tempo per gestirli.

Non si sa ancora come finirà l’anno scolastico, ma è possibile che dopo la prima fase del panico e la seconda della gestione dell’emergenza, ci possa essere una terza fase, quella del recupero.

Indipendentemente da come finirà dal punto di vista amministrativo questo anno scolastico, ci si dovrà certamente attrezzare per iniziare quello nuovo.

È ipotizzabile, altresì, che in numerosi casi e nonostante l’ammissione formale all’anno successivo ci siano dei “recuperi’ da fare; molto probabilmente la valutazione di fine anno sarà accompagnata da raccomandazioni di tematiche da approfondire in relazioni a carenze più o meno estese che sono state identificate ma che per i noti motivi non possono essere sanzionate con insufficienze, debiti e bocciature.

Il ricorso a raccomandazioni di percorsi di recupero mirati da effettuare durante le vacanze estive pare essere una strada obbligata; sono percorsi che potrebbero trarre beneficio in termini di efficacia dall’esperienza di apprendimento a distanza vissuta per alcune settimane.

Come approcciare per tempo queste attività di recupero? Come usare il tempo che ci separa da qui alle fine dell’anno scolastico per predisporre per i nostri studenti efficaci percorsi di recupero che non siano libri di testo e libri per le vacanze?

Vanno fatte alcune premesse per capire il contesto in cui ci muoviamo:

  • Il lavoro di DaD che tutti gli insegnanti stanno facendo in questo momento è molto ma molto impegnativo per il carico di lavoro che questo modo di insegnare comporta: tempo per preparare le attività didattiche, per gestirle, per dare feedback, per risolvere problemi tecnici, per agganciare tutti gli studenti.
  • Tutti, insegnanti e studenti, stanno usando risorse tecniche proprie; PC e connessione sono pagati da chi li usa. Da questo punto di vista la DaD è un’attività a costo zero per la scuola e un costo vivo per insegnanti e famiglie,
  • Tutti sono stanchi, molto stanchi, dagli insegnanti che per inventarsi docenti a distanza hanno fatto salti mortali e dedicato una grande quantità di tempo, agli studenti che si sono dovuti inventare il mestiere di studente a distanza e fare ricorso a doti non comuni di autogestione e auto-monitoraggio, ai genitori che si sono dovuti inventare il mestiere di genitore co-docente e tutor dei propri figli

Ciò premesso (sono questioni non semplici da affrontare né tanto meno da ignorare), vedo due questioni operative da affrontare: la qualità dell’esperienza di apprendimento e le implicazioni contrattuali.

Vanno, assolutamente, evitate l’improvvisazione e il volontariato.

Non ho elementi per dire se tali percorsi saranno condotti dagli studenti in completa autogestione (opzione sconsigliabile) oppure se saranno, anche in parte, accompagnati dagli insegnanti. In ogni caso, gli aspetti da prendere in considerazione sono due:

  1. La preparazione dei materiali di studio
  2. L’assistenza didattica

Preparazione dei materiali di studio

La Didattica a Distanza che si sta facendo di questi tempi non può essere assimilata alla classica “formazione a distanza” (o Istruzione a distanza, oppure Open Distance Learning, o Home Studies, oppure e-learning …) perché viene agita all’interno di un percorso avviato da tempo di didattica in presenza e che sempre in presenza continuerà e si concluderà, ma è un’attività che dalla FAD può trarre utili spunti per rendere tale azione didattica svolta in condizioni di emergenza e senza adeguate basi tecniche quanto più possibile efficiente ed efficace.

Un primo insegnamento che ci viene dalla storica FaD riguarda l’ideazione e lo sviluppo di quella che mi piace chiamare “esperienza di apprendimento” che intendiamo mettere a disposizione degli studenti.

Per avere un’idea dei carichi di lavoro e dei costi, si era stimato che per allestire un’attività di didattica a distanza corrispondente ad un’ora di didattica in presenza erano necessarie almeno 20 ore di lavoro di progettazione e sviluppo.

Tutto questo lavoro era richiesto per avere una ragionevole certezza che una volta rilasciato il corso, lo studente sarebbe stato in grado di raggiungere gli obiettivi previsti. In questa fase di progettazione e sviluppo dovevano essere presi in considerazione tutte le possibili criticità che lo studente avrebbe potuto incontrare, da quelle strettamente legate alla comprensione dei contenuti, al potenziale sovraccarico cognitivo, a quelli della motivazione e della persistenza nell’impegno.

Operativamente, in fase di progettazione, la prima attenzione viene posta all’ideazione dell’esperienza di apprendimento: che forma avrà il mio “corso”, quale sarà il mio approccio? Una serie di “lezioni frontali” attraverso cui presento i contenuti? Attraverso casi? Attraverso problemi da risolvere? Attraverso Progetti? Attraverso Compiti Autentici? La scelta dell’approccio non è marginale. L’approccio dipenderà dagli obiettivi di apprendimento da conseguire e dalla disciplina da trattare.

In fase di sviluppo la questione riguarda il come verrà strutturato l’ambiente di apprendimento. Testuale? Ipertestuale? Multimediale? Interattivo? Simulazioni? Con esercizi? Disciplinare o multidisciplinare? Con autovalutazione? Per moduli? Quanti? Di quale durata? Con sbarramenti per il passaggio al livello successivo? E la valutazione? Come? Per quale scopo? Sulla base di quali criteri?

Tante scelte da fare, molte decisioni da prendere, con un’occhio all’utente e all’efficacia didattica e l’altro ai carichi di lavoro associati e alle risorse necessarie.

Quello che voglio mettere in evidenza è, prima di tutto, che ogni proposta didattica va ideata e progettata nei dettagli prima di essere sviluppata e distribuita. Dopo l’ideazione va posta molta cura nello sviluppo delle “risorse” per l’apprendimento: non basta sviluppare in modo grezzo i “contenuti” ma un buon materiale didattico da usare a distanza deve prevedere dei mediatori cognitivi; qui ho parlato degli Advance Organizer, come approccio utile allo scopo.

Attività di apprendimento

Come approccio didattico, soppesando opportunità e criticità, mi sembra che il formato Attività di Apprendimento, descritto qui, possa rappresentare un modello a valenza generale al quale improntare attività più o meno articolate, disciplinari o pluridisciplinari, da svolgersi individualmente o collaborativamente, in autonomia o con assistenza didattica a distanza. Le Attività di Apprendimento possono essere declinate in tanti modi tenendo anche conto delle conoscenze e delle abilità possedute e del livello di autonomia operativa dello studente: in ogni caso il focus è rappresentato da un elaborato da produrre al quale ancorare i contenuti di cui appropriarsi e che visualizzerà gli apprendimenti realizzati.

Ambienti di apprendimento

Nell’ideazione dell’esperienza di apprendimento può tornare utile il costrutto di Ambiente di apprendimento che, ipersemplificando, si pone in contrasto e in alternativa alla metafora “corso”.

In sintesi, e rimandando qui e qui per approfondimenti, un “ambiente di apprendimento” è un contesto educativo e di istruzione caratterizzato da:

  • Ricchezza e ridondanza di risorse (contenuti e strumenti) tra cui chi apprende può scegliere,
  • Possibilità di essere attraversato con percorsi differenti, svolgendo un’ampia gamma di attività e portare a risultati/prodotti differenti,
  • Lavoro collaborativo e supporto reciproco,
  • Disponibilità costante di supporto e guida.

Compiti autentici

Una tipologia particolare di Ambienti di Apprendimento è data dai Compiti Autentici, un costrutto pedagogico finalizzato a promuovere l’apprendimento significativo e che io ho declinato anche per una finalizzazione allo sviluppo della competenza.

Qui e qui e qui esempi di compiti autentici dai quali è possibile trarre ispirazione per attività di apprendimento in scuole di diverso ordine e grado, anche semplificando (ovvero riducendo le attività realizzate in quei progetti portati ad esempio).

Un’indicazione di carattere generale: è preferibile assegnare come “compito” lo svolgimento di un’attività di lunga durata, eventualmente articolata in fasi, più che una serie di brevi esercizi. Un’attività complessa facilita l’attribuzione di senso al lavoro che si sta facendo quando tanti esercizi brevi richiedono un impegno cognitivo minore e favoriscono l’assunzione di un atteggiamento da apprendimento meccanico.

Assistenza didattica

Sempre che non si voglia attivare un’attività di autoapprendimento allo stato puro (tipo quando decidiamo di leggere un libro, con la sola differenza che in questo caso il libro ci viene detto di leggerlo, e questo aggrava la situazione), una qualche forma di assistenza a distanza è necessaria.

Imparare a distanza, lo sappiamo, è molto più difficile che non imparare in presenza; sappiamo, anche, che l’apprendimento a distanza non è per tutti e che le difficoltà non sono per tutti le stesse (non parlo di disponibilità tecnologica).

Questa consapevolezza è sempre stata presente in chi ha allestito corsi a distanza (vedi, ad esempio, le concettualizzazioni su interazione e comunicazione, e su autonomia e indipendenza) tanto che la partita si sempre giocata su come assicurare una certa presenza didattica pur lavorando a distanza.

La “presenza” didattica nell’eventuale fase di “recupero” non può consistere in una presenza costante dell’insegnante, in un accompagnamento per tutto il tempo di svolgimento come avviene nella DaD ma può essere assicurata in tanti modi, dalla creazione di condizioni per un lavoro agevole e facilitato (assistenza passiva) a differenti forme di interazione (assistenza diretta).

Queste alcune modalità di assistenza didattica:

  • Mettere a disposizione materiali didattici adeguatamente sviluppati, ad esempio utilizzando i suggerimenti riportati qui;
  • Segmentare un’attività di apprendimento, se complessa, in più fasi ognuna caratterizzata da prodotti intermedi e accompagnandola con un time-sheet e con i passaggi da spuntare;
  • Pianificare fin dall’inizio dei momenti di contatto individuale o collettivo per una sorta di monitoraggio dello svolgimento delle attività, con la segnalazione dello stato di sviluppo del compito, dei risultati ottenuti e delle criticità incontrate (così si va oltre la mera rendicontazione di quanto fatto, si tratta anche di un esercizio di riflessione sul lavoro svolto);
  • Attivare un servizio di supporto “a chiamata” (si gestisce meglio se è in modalità asincrona);
  • Contattare direttamente gli eventuali studenti che nei momenti pianificati o durante le attività non hanno mai dato segnali di essere al lavoro.

Per la tipologia dell’attività di recupero e per le condizioni di svolgimento, si dovranno prevedere tempi dilatati per lo svolgimento e il completamento delle attività, l’attività dovrebbe avere una struttura aperta e con possibilità di organizzazione flessibile anche se è opportuno dare, comunque, una struttura al suo svolgimento, ovvero definire le date di completamento delle fasi intermedie e la sua data di conclusione.

Ho voluto porre l’attenzione su questo secondo aspetto per ribadire il fatto che non esiste Didattica a Distanza senza assistenza didattica; se non esistono le condizioni per assicurare questa assistenza, meglio rinunciare ad un “recupero” dal quale ci si aspetta un significativo risultato in termini di apprendimento.

Un rischio

Mettiamo che non ci siano le condizioni per fare il “recupero” con le ordinarie risorse della scuola (i docenti, per intenderci) pur con una remunerazione straordinaria, ma che questo recupero si debba comunque fare: chi lo farà?

L’impossibilità di far ricorso ai docenti o per loro indisponibilità individuale o per contrarietà sindacale non è che apra la porta all’introduzione anche nella scuola pubblica di quello che già si fa tempo nella Santità pubblica? Affidare a cooperative esterne compiti di solito assolti dal personale strutturato, con calo della qualità del servizio, aumento di costi per la collettività e sfruttamento degli operatori. Sarebbe proprio il caso di evitare una guerra tra poveri.

Approfondimenti qui


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