DaD – Perché è di più bassa qualità rispetto a quella in presenza

13 Apr di Gianni Marconato

DaD – Perché è di più bassa qualità rispetto a quella in presenza

Rifacimento contemporaneo del celebre dipinto di Magritte “Ceci n’est pas une pipe”

Per la mia storia professionale (prima o poi ricostruirò questa parte del mio curricolo) non posso negare l’utilità dell’insegnamento a distanza, dell’autoapprendimento assistito, delle tante forme in cui si può strutturare quella che qualche autore storico ha definito la rottura spaziale e temporale degli atti dell’insegnamento e dell’apprendimento. Sono, anche, convinto che esista una “diversa presenza” possibile con la mediazione di un qualche strumento (dalle lettere della fidanzata al moroso in trincea alle conversazioni in skype)…. ma ….

…ma è tutta un’altra storia.

L’insegnamento a distanza, che si pratica da 150 anni, è sempre stato una valida alternativa all’insegnamento in presenza quando quest’ultimo non poteva essere attivato per ragioni logistiche, economiche o per altre circostanza sfavorevoli (malattia, disabilità, impegni…) ma è stato sempre e comunque una seconda scelta perché è sempre stato chiaro che insegnare e imparare a distanza fosse intrinsecamente più difficile che farlo in presenza e che i risultati in termini di apprendimento fossero inferiori.

Non a caso, chi si è occupato di didattica a distanza ha cercato in mille modi di ricostruire quelle inter-soggettività docente-studente ritenuta essere il fondamento della relazione educativa. Chi si è occupato di allestire sistemi di didattica a distanza si è dato da fare per creare le condizioni di una “presenza”, per trovare modi per gestire lo “studente invisibile”.

In tanti anni di formazione a distanza e di e-learning (non dimentichiamo i recenti MOOCs) molte persone hanno avuto la possibilità di accedere ad opportunità di formazione che ricorrendo alla scuola “tradizionale” sarebbero state loro precluse e da queste hanno tratto sicuro beneficio.

Se però una persona potesse accedere indifferentemente alle due opzioni non avrebbe alcun dubbio sulla scelta: la preferenza andrebbe all’insegnamento in presenza perché in quella dimensione sente di poter accedere ad un saper vivo e ricco, di poter deviare per strade non programmate ed esplorare dimensioni non previste, di trarre beneficio della dimensione sociale dell’esperienza di apprendimento, di poter godere di un’assistenza didattica costante, di non perdersi strada facendo ….

La limitata efficacia della didattica a distanza

La didattica a distanza richiede allo studente un grado elevato di autonomia (qui alcune delle caratteristiche dello studente a distanza come sono emerse da alcune ricerche)

La didattica a distanza è fortemente strutturata perché va preparata in anticipo e rende possibili solo limitati adattamenti durante la sua realizzazione.

La didattica a distanza è standardizzata perché va preparata sulla base del profilo medio dello studente o dello studente ideale.

La didattica a distanza è direttiva e la conversazione tra insegnanti e studenti è limitata anche da aspetti tecnici come anche la collaborazione tra studenti è inibita dalle condizioni logistiche in cui si sviluppa e dai supporti tecnici.

Nella didattica a distanza lo studente non può godere del supporto didattico continuo e personalizzato.

La buona didattica a distanza comporta costi elevati per gli aspetti didattici da curare e per la sua organizzazione ma le risorse disponibili sono molto limitate.

Nella didattica a distanza, per quanti sforzi si facciano, per quanta creatività ci si metta, per quanto ci si dedichi c’è sempre “distanza” e questa dimensione è incompatibile con la natura della scuola pubblica e democratica.

Per tutte queste ragioni la didattica a distanza nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione può essere una soluzione accettabile in condizioni di emergenza ma non può assolutamente rappresentare un modello “normale” di funzionamento della nostra scuola.

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