Bricolage didattico

1 Mag di Gianni Marconato

Bricolage didattico

brico1Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object.

Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook?

Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?” Gratuitamente, ovviamente. Merito tutto di Laura Antichi. In perfetto stile Edupunk. E, quindi, assolutamente condivisibile.

L’ottima Laura ha aperto il gruppo “e-book gratuiti per la scuola – didattica”. Aderite e diffondete.

Io, a questo gruppo, mi ci sono già iscritto e lo ho fatto per una certa forma di vicinanza ideale con alcuni dei suoi membri.  Dopo l’adesione, leggo che questo gruppo dovrebbe interessarsi anche “oggetti di conoscenza”.
Saranno forse i Learning Object di cui tanto si parlò ed un po’ meno si parla?
Non è mia intenzione riproporre la mia posizione sulla tematica (ampiamente trattata in questo blog e  sostanzialmente riassumibile nell’idea che se li si vedono come “innovazioni” della didattica non lo sono affatto; se li si vede come ulteriori “risorse” per la didattica che possono essere usati tanto in modo tradizionale quanto “innovativo”, ci possono anche stare.
Una “risorsa” è una identità didatticamente neutra ed il senso che assume sta nell’uso che se ne fa.

Qui ed ora voglio solo proporre, con un atteggiamento ecumenico che raramente mi appartiene,di chiamare queste entità “oggetti didattici” (Instructional Object), mettendo da parte termini come conoscenza (Knowledge) e “apprendimento” (Learning). Qui abbiamo a che fare con “contenuti” ed “informazioni”. Se si continua  a fare confusione tra “informazione” e “conoscenza” non si va da nessuna parte. O si fa un discorso da bricoleur della didattica.

P.S. Qui sopra ho parlato di “risorse” didattiche come di entità neutre. In realtà non credo sia sempre così. Non lo è certamente nel caso dei Learning Object come comunemente intesi (oggetti auto-consistenti; pillole di conoscenza; assemblabili; …). I LO sono frutto della più schietta cultura comportamentista, quella che caratterizza una scuola ancorata ai contenuti ed una didattica fatta della loro trasmissione.

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6 Commenti

  1. Ecco, appunto: i LO sono un tipico di esempio di un qualcosa che qualche anno fa avrebbe dovuto rivoluzionare l’insegnamento/apprendimento, almeno secondo il parere dei fautori. Oggi mi sembrano ampiamente superati, se non in una certa cultura aziendalistica di corsi a catalogo preconfezionati.
    Sono invece favorevole, e lo sostengo da tempo, alla condivisione di materiali e risorse liberi dal famigerato copyright. Ma mi pare esistano già numerosi repository di questo tipo, con contributi eccellenti da parte di studiosi di alto livello, quali, tanto per citarne un paio, Scribd (http://www.scribd.com/) e Slideshare (http://www.slideshare.net/), per non parlare dei siti di risorse didattiche alimentati da insegnanti e operatori della formazione.
    Abbiamo bisogno di un ennesimo repository? O non sarebbe piuttosto più utile un sistema di convergenza e selezione delle varie risorse?

  2. @ Eleonora: sì di repository ce ne sono, ma poca roba nella nostra lingua. Pensa a un insegnante di qualsiasi materia che non sia inglese nella scuola media, ma anche nella secondaria superiore. A livello universitario è sicuramente un’altra storia. Siti di risorse didattiche e blog didattici ci sono pure, è vero, ma c’è molta dispersione e ho l’impressione che FB raccolga un’utenza diversa – anche fra i docenti.
    Il sistema Scorm non aiuta a certi livelli e quindi sì, sarebbe utile un sistema di convergenza diverso. Ma intanto ciascuno da quello che ha da dare 😀

    Per il resto le mie riflessioni qui:
    http://noa.bibienne.net/2009/05/01/bricolage-o-brickolage/

  3. @ Eleonora, no, io non sento l’esigenza di nuovi repository didattici.Un sistema di convegrenenza e selezione? Ci hanno provato in tanti (ricordi i famigerati “metadati”? anche chi se ne era fatto profeta ha fatto ammenda). La questione è di una complessità tale che, credo, solo la mente umana possa essere capace di fare una qualche forma di “indicizzazione” e di “ricerca” sensate. Lasciamo, quindi, alla brava insegnante fare la sua ricerca in internet con i diversi motori di ricerca diponibili e non proviamo neppure a sostituirla con pseudo intelligenze artificili che sono tanto artificiali e poco intelligenze.
    @ Noa, così ho commentato minuti fa a casa tua:
    “L’idea dei mattoncini mi entusiasma solo quando si tratta dei LEGO; al di fuori, no.
    La metafora non regge quando parliamo di apprendimento che è una dimensione, come dire, olistica?
    Il tutto è più della somma delle parti. L’apprendimento, ce lo insegnano da tempo, non è un muro di mattoni cui un mattone si aggiunge all’altro, ma una vasca con liquido dentro in cui il nuovo liquido immesso si mescola con quello esistente cambiando se stesso e l’esistente.
    Come vedi, cara Noa, la tua metafora della liquidità regge benissimo e non svenderla per dei mattoncini”

  4. Gianni,
    mi piace troppo: “una vasca con liquido dentro in cui il nuovo liquido immesso si mescola con quello esistente cambiando se stesso e l’esistente.”
    … c’è una bella differenza con i “contenitori da riempire” con i quali vengono scambiati i ragazzi….
    ciaa..u!:-)
    g

  5. Ah, ci puoi contare che non si riempie nulla! è quanto penso io.
    Puntavo giusto l’attenzione su quel che è *apprendimento*.

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