Tecnologie didattiche? Chissenefrega!

13 Dic di Gianni Marconato

Tecnologie didattiche? Chissenefrega!

Riemergo, provvisoriamente, dal social-letargo.

Due post su Facebook stamattina mi hanno fatto tornare un po’ di voglia di social network; forse hanno toccato un nervo ancora scoperto: il senso delle tecnologie nella didattica.

Tema vecchissimo e sempre controverso tra demagogia, illusione e propaganda e pochi sprazzi di pensiero lucido.

Il casus belli è sempre lo stesso: le LIM, tanto amate quanto detestate. Amate prevalentemente da chi ne fa un busines e da qualche utilizzatore consapevole; detestate (si fa per dire, per dare enfasi al discorso; in verità … chi se ne frega!) *.

Inizia Pier Cesare Rivoltella con un post nel suo blog (http://piercesare.blogspot.com/2010/12/la-scuola-le-lim-e-i-guerrieri-nel.html) in cui ribadisce che:

  1. Non è facile fare innovazione quando l’età media degli insegnanti italiani è di 46 anni. In sostanza, dico io: si fa poca o nulla innovazione.
  2. Limitata informatizzazione delle scuole e relegata prevalentemente in spazi informatici. In sostanza, dico io: la “scuola digitale” è sola propaganda
  3. La “soddisfazione” che emerge dagli studi va “interpretata”. In sostanza, dico io: ciò che genera soddisfazione agli utilizzatori di LIM non è dovuta alla LIM ma ad un insieme di altre forze.

Rivoltella, inoltre, afferma che:

… la maggior parte degli insegnanti la valuti [la lim] positivamente in relazione a due funzioni: il fatto che si presume faciliti la comunicazione e che risulti accattivante per gli allievi

Si presume, infatti.

Pier Cesare continua e spiega:

Qui gli insegnanti più che provare a cogliere due “leve” della LIM, mi pare che proiettivamente ripongano in essa la loro speranza di poter confezionare una didattica maggiormente efficace: in buona sostanza più che di caratteristiche della LIM stiamo parlando di due aspettative diffuse degli insegnanti da ricondurre alle loro principali difficoltà. Tali difficoltà sono indubbiamente da cercare nella comunicazione con i ragazzi (sono così diversi, così lontani, da come eravamo noi… noi “immigranti” e loro “nativi” – su questo cfr. i miei ultimi post) e nella motivazione: la tecnologia come attrazione, come focus di una nuova curiosità, come ingrediente per rendere interessante la scuola.

Altra “verità” rivelata da Rivoltella:

In seconda istanza, balza all’occhio il dato relativo all’uso della LIM, anche in questo caso nella grande maggioranza dei casi consegnato ad attività frontali e di rappresentazione della conoscenza. La LIM come appunto una lavagna

Credo che, alla luce di questi dati e di queste interpretazioni, si possa concludere che … il re è nudo, o meglio, la LIM è nuda. Non ha alcun attributo di quelli appiccicatole adosso: tante chiacchiere intorno alla LIM ma poche o nessuna prova che la lavagna digitale faccia la differenza.

Bella scoperta, mi verrebbe da dire se ….

Io credo di essere solo una persona di buon senso, tanto visionaria quanto realista, tanto ottimista nel sol dell’avvenir quanto consapevole delle condizioni reali in cui la scuola e gli insegnanti si muovono e, da persona di buon senso, non ho mai nutrito alcuna aspettativa miracolistica e taumaturgica ne dalla LIM ne da nessun’altra tecnologia.

Quindi, tutto questo io lo avevo già detto fin dal primo manifestarsi di inconsistenti entusiasmi verso le tecnologie didattiche.Questo blog lo prova in ogni post.

Altra questione spinosa: “le tecnologie come cavallo di Troia”. Anche qua ho sempre detto che non credo possano avere questa funzione. Nessuna furbata alla Ulisse può risolvere i problemi della scuola. Troia la si espugna abbattendone le mura. La didattica si cambia, si innova, si arricchisce solo affrontando direttamente il problema. Le tecnologie sono solo un elemento del sistema e a ben vedere manco il più importante. Tant’è che replico a Rivoltella, che nel suo blog parla dei guerrieri che devono ancora uscire dal cavallo avendo già beffato i troiani:

Mi pare si confermi quanto i più avveduti e i meno avvezzi agli abbagli tecnologici, tra i quali purtroppo mi devo annoverare, la Lim non è la soluzione come non è neppure il problema. Il problema è stato l’aver fatto credere e aver creduto che la LIM risolvesse il problema della qualità della didattica e dell’apprendimento. O che la LIM fosse il cavallo di Troia. Tu, Pier Cesare, aspetti che i guerrieri escano; io sospetto che non escano perchè non ci sono; ho il forte sospetto (per non dire la certezza) che il cavallo di Troia/LIM sia vuoto. Che la Lim sia, in buona sostanza, un’innovazione vuota. Sono sempre stato dell’avviso, e la questione LIM mi conforta in questo, che se il problema è la didattica, questa va affrontata di petto. Con e senza le tecnologie.

Non sarà la LIM a stanare gli insegnanti riottosi!Non sarà la LIM e nessun’altra tecnologia a migliorare la didattica se non si è guidati da un pensiero didattico!

Secondo intervento di Alessandro Rabboni, di cui nel passato ho molto apprezzato l’affermazione che si è commesso un grave errore nell’associare alla LIM un approccio didattico (il costruttivismo, come aspettativa, per il superamento dell’istruzionismo) quando invece la LIM andava considerata uno strumento e come tale lasciando l’approccio metodologico a momenti e sedi più opportuni.

Confermo l’adesione incondizionata a quella sua affermazione.(http://www.facebook.com/?ref=logo#!/notes/alessandro-rabbone/piani-per-la-lim-e-il-rapporto-ocse-pisa-2009/480413368113)

Nella formazione LIM si sarebbe dovuto fare solo formazione tecnica; magari a farla sarebbero stati più utili degli informatici senza velleità pedagogico-didattiche. Sarebbero certamente stati più efficaci di tanti pseudo-metodologi. Se l’approccio fosse stato quello si sarebbero evitati tanti equivoci, tante illusioni, tante speranze, tante critiche.

Un tempo ero convinto di dover trattare la metodologia nel contesto della tecnica. Visti i fatti, devo dire che mi sbagliavo e faccio ammenda!

Venendo al post odierno, Alessandro citando uno studio Adiconsum (http://www.adiconsum.it/ADICONSUM/Upload/docs/RELAZIONE%20SCUOLA.pdf) afferma:

Il dato centrale che emerge con inequivocabile chiarezza è che gli strumenti digitali, cioé computer dei laboratori, LIM, e-book, DVD ecc., anche quando sono presenti, sono inutilizzati o sottoutilizzati

E più avanti

Anche per quanto riguarda la LIM, quando è presente, il 59% dei docenti non la usa mai, il 22% meno di una volta al mese…

…e audacemente lancia una proposta:

occorrerebbe, a mio avviso, insistere un po’ di meno sulle pur utili ed interessanti tematizzazioni generali sulle net generation, sui “nativi digitali” e sui gap generazionali, per concentrarsi invece sulle reali e quotidiane condizioni di lavoro di chi, per scelta o per necessità, fa l’insegnante. ………………… La bontà e l’utilità della tecnologia, date frettolosamente per scontate a livello generale, vengono di fatto rimesse in discussione appena si entra nel dettaglio. Credo che precisamente a questo genere di problemi occorra riferirsi se si intende ragionare seriamente sull’utilizzo delle tecnologie. Su un possibile utilizzo che non sia un evento saltuario e casuale, come quello dell’uso dei pc all’interno di laboratori “d’informatica”, ancora oggi predominante.

Ecco una testimonianza lucida; finalmente un discorso non banale sull’uso delle tecnologie a scuola! I  problemi ciati  nella nota ci stanno tutti (i limiti e i vincoli dell’azione quotidiana e del contesto in cui essa avviene; l’essere partiti dalle potenzialità delle tecnologie ignorando il contesto  in cui si sarebbero calate) . A questi ne aggiungeri altri:

  1. l’approccio politico dato all’innovazione: l’operazione LIM è stata una mera operazione di demagogia (politica), un approccio scriteriato all’innovazione, un’innovazione superficiale, banale e banalizzata fatta al solo scopo di comunicare un’innovazione che non c’è, un’innovazione da hard discount;
  2. la spinta economicistica/business: impatto certo dell’operazione LIM  si è avuto nei bilanci dei produttori di LIM, di quelli dei fornitori di servizi, di tante università  che al prezzo di generosi finanziamenti, hanno dato parvenza “scientifica” all’operazione politica;
  3. la debolezza didattica dei modelli d’uso prospettati: troppo spesso associati alla didattica con le tecnologie non ci sono modelli didattici convincenti; o si hanno modelli concettualmente confusi, o sono inconsavoli riproposizioni di approcci che a parole si vorrebbe superare, o  – capita anche questo – non c’è alcune consapevolezza didattica, non si ha la benchè minima idea dell’apprendimento cui ci si vuole agganciare. Ovvio che a proposte deboli e confuse si accompagnino pratiche altrettanto deboli e confuse.

C’è solo da sperare che il danno che stanno facendo questi scriteriati approcci alle tecnologie non demotivino insegnanti, studenti, decision maker; c’è solo da sperare che gli approcci critico-riflessivi che stanno alla base di usi “vincenti” delle tecnologie (ne conosco parecchi) si diffondano e contaminino incerti, scettici  e delusi.

Da dove ri-partire? Anche qui nulla di nuovo: lasciamo perdere le tecnologie e partiamo dai contesti d’uso, dai problemi didattici, dagli obiettivi di apprendimento e concepiamo soluzioni didattiche (in modo creativo, contestualizzato) considerando tutti gli “strumenti” che abbiamo a disposizione. Anche le tecnologie.

E facciamoci guidare da una solida base pedagogica e didattica. Se abbiamo capito come si impara, se abbiamo una  chiara visione dell’apprendimento, se abbiamo realizzato come si possa favorire l’apprendimento attraverso l’insegnamento, se siamo degli insegnanti consapevoli delle mille implicazioni del nostro agire, allora attueremo certamente della buona didattica e a quel punto, usiamo pure le Lim …. chissenefrega!

—–

* Non me ne vogliano tutti/tutte coloro che fanno delle LIM una ragione di vita 🙂

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117 Commenti

  1. Mah… okay… ci può stare, questa polemica col piano LIM, che è molto “politica” (la polemica, ma anche il piano LIM) e giustamente (la polemica…).
    Però…. però…. prima o poi bisognava pur inserirle ‘ste benedette LIM nelle aule, perché sono un aggeggio proprio carino, nella mia scuola è il quarto anno che le abbiamo nelle aule, e…. sì, cambiano l’aula. Cambiano il modo di far scuola? Questo non lo so con precisione, ma senz’altro le mie lezioni sono diverse da prima. Sono costruttiviste, ora, le mie lezioni? Mmmmmmm…. ragazzi, io insegno Tecnologia per due (2) ore alla settimana, ed è sensato che nel triennio (nelle 240 ore complessive di Tecnologia del triennio alla scuola media) si affronti una certa varietà di argomenti che dia il senso della Tecnologia agli alunni di 11-14 anni: disegno tecnico, l’energia, le materie prime, gli oggetti e gli strumenti tecnici, e poi la costruzione di quelle 2 o 3 competenze che gli alunni si porteranno nel bagaglio alle superiori. Saranno costruttiviste, le mie lezioni con la LIM? Non molto più di prima, ma senz’altro più efficaci, più efficienti, più consapevoli. Pensate solo agli alunni che alla fine della lezione, se la portano via sulla chiavetta USB. Cosa può farne un’insegnante di Lettere, che di ore in classe ne fa magari 14, o un’insegnante di Matematica (4 ore) che per giunta ha una disciplina monotematica…. bè, so che le mie colleghe fanno molto fra GeoGebra, Webquest, HotPotatoes, Cmap, GoogleEarth, e così via.
    Su, non è così drammatica la situazione; forse lo è di più l’età media dei docenti, o l’idea che un docente insegna 18 ore e morta lì, e quindi paghiamolo poco e non prevediamo “figure professionali altre” (rispetto alle ICT: i webmaster della scuola, i responsabili di laboratorio che fanno in modo che le macchine funzionino, gli e-tutor/esperti di social-network, e così via). Su questo c’è anche qualche responsabilità sindacale, e lo dico io che faccio la RSU per la CGIL.

  2. @ Franco, sono sempre stato dell’avviso che la LIM tra averla e non averla, meglio …averla. Per tutte le ragioni che dici tu e tante altre ancora.
    Il mio atteggiamnto “critico” è legato all’eccessiva enfasi attribuita loro quali portatrici, in automatico, di innovazione (nel senso di “miglioramento”) della didattica e facendo, in questo modo una semplificazione madornale della questione didattica e illudendo tanti insegnanti ingenui dal punto di vista didattico (e ce ne sono). Altro danno fatto da quello che potremo chianare “approccio-lm” è di aver blocacto la possibilità di fare un discorso serio ed efficace di miglioramento (meglio di “innovazione”) della didattica e della scuola. La mia è, quindi, una critica “politica” più che tecnica.
    Se, poi, vogliamo scendere sul tecnico mi verrebbe da dire che la tecnologia innovativa non è la LIM ma la rete. Ma, questa, è un’altra storia. Grazie per la testimonianza!

  3. Boh! Io nella scuola, da esterno, sono 30 anni che cerco invano di usare la tecnologia. L'insegnante medio non sa che cosa è una macchina fotografica e ha lasciato estinguere il videoregistratore senza dedicargli 2 ore nella vita per impararlo. Quando facevamo in 20 minuti il multimediale di alta qualità con i bambini, chiedevano: ma perché queste cose nei corsi di computer non me le hanno mai dette? Però poi i bambini di 9 anni cercavano di farle, le loro maestre comunque noi. Forse era troppo facile, o troppo divertente, o si trattava di prendere una iniziativa in autonomia!Giovani e over 50? Li trovo ugualmente ignoranti, e i giovani se possibile solo più presuntuosi e intrisi di mentalità impiegatizia.La LIM adesso piace non perché è innovativa, ma perché è un LAVAGNA, e in quanto tale rassicura!(questo è il lato pessimistico, poi torno a fotografare i bacherozzi nel cortile, con bambini entusiasti e maestre interessate, e allora vedo la scuola che può essere viva in mezz'ora e mi dico che comunque c'è speranza!)

  4. Mah, a me questo tuo ragionamento sembra "reazionario". Lo dico per capire, non per attaccare. Si discute da più di vent'anni sul significato e sull'impatto delle tecnologie (di ciò che intendiamo per tecnologie) sull'educazione, e ormai dovremmo essere capaci di andare oltre il posizionarsi dalla parte di chi crede che le tecnologie siano il problema come risposta a chi pensa che le tecnologie siano la soluzione. Le tecnologie nno sono nè la soluzione nè il problema, si tratta soltanto di coglierne le specificità funzionali al loro utilizzo efficace, in relazione a questa o a quella strategia educativa. Non lo dico io, lo hanno detto in tanti, mi vengono in mente Bates, Rosenberg, Anderson, Kearsley e chissà quanti mi sfuggono in questo momento. Quello che è mancato piuttosto è la capacità di costruire un "sistema" educativo aperto, integrato, adeguatamente supportato dalle tecnologie, come risposta a un modello di scuola chiuso, rigido, autoreferenziale. Bisognerebbe investire a 360 gradi sulle competenze, sui contenuti, sui programmi, su tutto ciò che può acquisire un significato e un valore in una prospettiva tecnologica, mettendo da parte le paure e le nostalgie, la diffidenza così come le aspettative, lavorando per un reale cambiamento. Ma pretendere questa visione dal MIUR probabilmente è come chiedere a don Abbondio di farsi coraggio….

  5. So di ripetermi e so che quello che dico può essere scomodo, ma molti degli insegnanti che non usano le tecnologie non lo fanno perché è faticoso. Bisogna studiarle, capire come utilizzarle, imparare a pensare in modo nuovo, soprattutto capire che sono un mezzo e non un fine o una panacea. E questo richiede, tempo, fatica, disponibilità a mettersi in gioco. A chi afferma di essere "negato" per le modernità tecnologiche io non credo più. La verità è che è molto più facile entrare in classe e sciorinare la lezione a una ventina di studenti annoiati piuttosto che mettere in atto strategie complesse e che richiedono tempo e dedizione. Salvo poi pretendere la ricetta di cucina a effetto sicuro o addirittura il precotto da riscaldare quando frequentano corsi e master sulla didattica.

  6. Citare Rivoltella…e' il top del realismo. A scuola gli insegnanti voglion fare i tuttologi, specialmente i dinosauri e ai giovani manca invece lo spessore… Chiedere a dei consulenti esterni? e migliorarsi in parallelo dal punto di vista psico-pedagogico???

  7. Questo dei "tuttologi" mi sembra un luogo comune. Oggi per es. fa parte dell'alfabetizzazione di base sapere usare la tecnologia, così come leggere e scrivere. I bambini, se gliela proponi bene, non hanno problemi (e anche i vecchietti che hanno affrontato la cosa con criterio!). Non occorre sapere TUTTO. Non occorre POSSEDERE TUTTA LA MATERIA, prima di poterla TRASMETTERE ai pargoli. Si fa, si impara insieme, si coordina, si sbaglia. Ma questa menata della "specializzazione" ha fatto DELEGARE AGLI "ESPERTI" l'uso del videoregistratore! Cerchiamo di non essere ridicoli!L'ESPERTO NON si chiama perché USA LA VIDEOCAMERA (quella la devi sapere usare tu, zuccone, si impara in un'ora!). L'ESPERTO SI CHIAMA PER A FARE IL FILM (che è un po' più che alfabetizzazione di base)Scrivo questo da ESPERTO, che si è un po' rotto di di insegnare ai docenti la destra e la sinistra, perché magari sarebbe più interessante per tutti andare insieme da qualche parte!

  8. Scusate, ma io non ho detto che l'Esperto dovrebbe pigiare Play al posto di un'altro…ne' che tuttologo comprenda la basilare alfabetizzazione informatica..ammetto il limite dei post su FB…ma anche io da Esperta, posso dire che mi sono scocciata di sentirmi dire che "anche se meno professionalmente, i docenti posson fare quello che faccio io" e quindi basta dare un'infarinatura ai ragazzi e poi loro se la cavano.

  9. D'accordo Vania, è il limite dei post. Il problema è che questi per decenni hanno chiamato l'esperto per schiacciare il tasto play, e anche che alcuni esperti su questo ci marciano. Chiunque, per restare all'esempio video, con le macchine di oggi può fare ottime riprese e anche giocare con gli effetti speciali. Se non gli dici questo non sei onesto. Ma per fare un montaggio come si deve ci vogliono anni di esperienza. Va meglio così?Se poi vogliamo confrontarci da "esperti", volentieri! Un altro brutto vizio degli esperti è che spesso si fanno una assurda concorrenza che deprime la qualità e le possibilità di mercato!

  10. Concordo!! non sono un Esperto video, ma di Pedagogia e Cinema, e nel mio quando cerco di farmi La Mia strada con progetti x aiutare a sviluppare il senso critico e la riflessione, mi sento dire che scegliere un film e farlo vedere lo puo' fare anche il custode che e' appassionato di film… E mi IRRITO!!

  11. Pienamente d’accordo con Gianni.
    Tanto che rovescerei l’approccio.
    Piuttosto che parlare di impatto delle tecnologie sull’educazione mi concentrerei sull’impatto che le buone teorie, metodologie e pratiche educative possono avere sulle tecnologie, modellandole e piegandole alle loro esigenze ed obiettivi.
    Ripartirei dunque dalla sana, sebbene semplicistica, distinzione tra ‘tecnologie per l’educazione’, ovvero la pratica ‘vulgata’ ma inadeguata che mette queste in primo piano, e ‘tecnologie dell’educazione’, l’approccio sistemico che parte dai modelli dell’apprendimento e dai contesti per costruire e assemblare tecnologie che tendano all’efficacia educativa.
    Senza dimenticare che, comunque, l’uso delle tecnologie non ce l’ha mica prescritto il medico …

  12. Mi fa piacere aver fatto venire voglia a Gianni di postare… 🙂 Io sono stato chiamato a Montecatini a restituire i dati del monitoraggio richiestomi lo scorso anno da ANSAS su Lavagne. Mi sono limitato ad indicare alcune questioni ai tutor (coach?) che avevo davanti. Se poi le questioni sono quelle di 11 anni fa (ma se si tornano a leggere Mumford e Innis ci si accorge che erano le stesse anche negli anni Venti del secolo scorso) non è colpa mia. Qui credo il problema non sia quello di fare i reazionari chic quando gli altri cavalcano le tecnologie (quando "loro" alle tecnologie si opponevano noi le spingevamo dicendo che i reazionari erano loro…) ma semplicemente di tornare a porre le questioni. E la questione, l'unica, è sempre quella: L'INSEGNANTE. Visti gli ultimi OCSE/PISA? Qual è il dato più interessante? Che la scuolal del Sud ha raggiunto quella del Nord? Che abbiamo recuperato sulle medie europee? Che i cinesi vanno forte? No! Che nello stesso istituto, da una classe all'altra, vi sono differenze significative. L'insegnante, appunto. Al di là delle tecnologie nuove o vecchie che si vogliano adottare…

  13. Pienamente d’accordo col post di Gianni.Tanto che rovescerei l’approccio.Piuttosto che parlare di impatto delle tecnologie sull’educazione mi concentrerei sull’impatto che le buone teorie, metodologie e pratiche educative possono avere sulle tecnologie, modellandole e piegandole alle loro esigenze ed obiettivi.Ripartirei dunque dalla sana, sebbene semplicistica, distinzione tra ‘tecnologie per l’educazione’, ovvero la pratica ‘vulgata’ ma inadeguata che mette queste in primo piano, e ‘tecnologie dell’educazione’, l’approccio sistemico che parte dai modelli dell’apprendimento e dai contesti per costruire e assemblare tecnologie che tendano all’efficacia educativa.Senza dimenticare che, comunque, l’uso delle tecnologie non ce l’ha mica prescritto il medico …

  14. Io da Pedagogista partirei da L'insegnate e' un educatore o un divulgatore? le tecnologie le usa perche' annoiato e/o incapace di ex ducere oppure perche' adeguato all'evoluzione socioculturale?

  15. Parliamo chiaramente. Il MIUR, ovvero i ministri, ovvero i dirigenti, hanno portato avanti una politica sbagliata. Che ha privilegiato l'apparente quantità delle azioni di superficiale innovazione rispetto alla qualità dei risultati, rispetto ai veri cambiamenti. E questo approccio inconsistente è stato trasversale, i ministri sono cambiati ma la sostanza no. Rabbone ha ragione quando evidenzia il bisogno di lavorare su una diversa cultura organizzativa. Ma bisogna anche rafforzare l'idea che bisogna cambiare la politica per la scuola…

  16. Il paradigma "trasversale" cui tutti i ministeri dell'educazione si sono ispirati dall'85 ad oggi in materia di tecnologie didattiche è quello funzionalista. Basato su due dogmi:1) buttare dentro tecnologia nella convizione che automaticamente produca innovazione2) preparare i giovani al futuro "adattandoli" alla tecnologia.Mario ha ragione.

  17. Farò conisderazioni banalissiMe (ma viva la banalità, se serve a portare la scuola con i piedi per terra!) che osservo non da 11 anni, ma da sempre.Quando SI VIVONO INSIEME ESPERIENZE interessanti, in cui si ricerca e si impara insieme, le cose funzionano e la tecnologia, al servizio delle esperienze, si usa tranquillamente, anche ad alti livelli (e quello che serve imparare, lo si impara). Cioè: quando si parte da quello che i I BAMBINI E I RAGAZZI SONO E SANNO.Quando la preoccupazione invece è TRASMETTERE CONOSCENZE, allora l'insegnante medio entra in crisi, perché gli sembra di non sapere abbastanza da poterlo insegnare ai suoi alunni. Cioè quando si parte da quello che LE PERSONE DEVONO IMPARARE.Bisogna capire se la scuola intende essere in definitiva anche un luogo di esperienze e produzione culturale, per formare nel tempo presente cittadini agenti e pensanti, oppure solo, tradizionalmente, il luogo della trasmissione di un sapere dato e comunque sempre già vecchio. Ho l'impressione che a proposito di questo piccolo problema, se pure seriamente qualcuno se lo è posto, non ci si sia stato finora molto interesse ad affrontarlo seriamente.Cioè, in una immagine: si facevano i convegni sul futuro della scuola e non c'era nessuno che parlava dei bambini!

  18. Hanno sicuramente ragione Mario Rotta e Cesare Rivoltella quando identificano nella politica 'trasversale' dell'istruzione il principale responsabile.Però, ce la sentiamo davvero di assolvere del tutto il mondo della ricerca educativai? Non foss'altro che per contestare lo scarso impegno concreto, in particolare dei personaggi più illustri.E così, sfruttando questo disimpegno, la politica, specie negli ultimi tempi, ha potuto selezionare e dare importanti incarichi a quei personaggi che risultavano ben allineati alla sua visione riduzionista delle questioni educative (basta citare il prof. Israel).

  19. @Marcello: la commissione Israel non ha fatto che tutelare i suoi interessi, ovvero gli interessi dei "disciplinaristi" (vi siete mai chiesti perché tante ore di chimica in tutte le scuole secondarie di secondo grado?). Qui l'operazione che rischia di passare è il ritorno a Gentile: studia la tua materia, se la conosci bene allora la sai anche insegnare…

  20. Concordo con Marcello Molino. Aggiungerei: molto descrivere e piattamente osservare e poco selezionare e eventualmente proporre. Da operatore sul campo, spesso non ho trovato nella ricerca educativa il confronto teorico che mi serviva, e così la ricerca e la teoria ho dovuto farmele da me. Mentre nella società trionfavano indiscussi i più triti luoghi comuni, e questo la politica ci sguazza!

  21. @Paolo. A quello che dice Piercesare bisogna aggiungere il fatto che i risultati della ricerca sulle tecnologie educative (quella concreta, sperimentale) non sono quasi mai stati considerati nelle politiche ministeriali. E gran parte dei suggerimenti che ne emergevano sono stati sistematicamente ignorati…

  22. Distinguo Pier Cesare, ma spesso mancano drammaticamente dei "link". Per esempio, io adesso ho appena scritto di nuovo animazione teatrale, che negli anni Settanta era una eccellenza italiana a livello mondiale. Mi pare che anche la ricerca seria l'abbia piuttosto snobbata, e quando i teatranti si sono stancati, la cosa è scemata nella pratiche spicciole e nel biricolage pedagogico. Queste cose non dovrebbero succedere.

  23. @Paolo: hai ragione, non c'è dubbio, anche perché in pochi lavorano nelle scuole veramente, collaborando con gli insegnanti. Ma lì c'è anche un problema di canali di comunicazione. Vogliamo presentare il libro? Gli costruiamo attorno un seminario con gli insegnanti?

  24. Che valanga di contributi ragazzi (e ragazze)!@ Mario: cose vecchie, dette, ridette, nulla di nuovo (Pier). Certo. Per noi tutti, qui, in questo scambio, per parecchi altri colleghi profesionisti, insegnanti, accedemici … nulla di nuovo. Ma tocca ripeterlo perchè la storia si ripete: non passa giorno che non se ne esca qualcuno che scopre l'acqua calda, che non dica le scemenze smentire mille volte e che tocca ri-smentire. poi ci sono i nuovi arrivati che ripartono dalle origini (è nato prima l'uovo o la gallina? Dio esiste?) e si attivano discussioni banali, si ridicono le solite ovvietà. Per certi aspetti questo ri-tornare è un bene, segno che sempre nuove persone giungono alla consapevolezza. Per me è però frustrante dover ridire che le tecnologie sono un mezzo e non un fine; ma sono costretto a dirlo anche se trovo, questo, un discorso banale, trito e ritrito. Mi piacerebbe andare oltre (per inciso – e non per non passare da reazionario – io credo che le tecnologie servano e molto, anche, tanto che non vedo scuola o ambiente di apprendimento privo di tecnologie; il "chissenefrega" è una posizione "politica" ad indicare che che le tecnologie non sono ne la soluzione ne il problema, ad indicare che il problema è un altro, ad indicare che dovremo partire dall'apprendimento trovandoci il posto per le tecnologie ma. anche, per l'insegnante, per lo studente, per le metodologie).

  25. .. dimenticavo …. la sapete l'ultima banalità a proposito delle tecnologie a scuola? Oramai tutti dicono che le tecnologie sono uno strumento e che il focus deve essere altro, ma quasi tutti si comportano ignorando quello che hanno appena detto e tengono sempre e comunque le tecnologie al centro. Quindi, andiamo oltre questa (banale, scontata, al limite, demagogica) affermazione. E, per me, andsare oltre, non s tratta neppure di dire cosa farne, quando usarle, eccc…. ma di lasciarle sullo sfondo, dimenticarle, renderle trasparenti

  26. Terzo tempo. Non si può fare di ogni erba un fascio. Ci sono insegnati e insegnanti; ci sono scuole e scuole. Ci sono i fannulloni, gli incapaci, i tecnosauri, quelli impermeabili a ogni innovazione. Per contro ci sono (e per fortuna con un trend in crescita) insegnanti impegnati, capaci, consapevoli, che studiano, che si aggiornano, che sperimentano, che rischiano. E i discorsi da fare con queste due (per semplificare) tipologie sono diversi. Non dovremo dire che la scuola è tecnofobica perchè il 70% degli insegnanti lo è. Cerchiamo di fare cose più "avanzate" con chi è già aventi; abbiamo la pazienza di iniziare dalle aste e dai cerchi con chi deve essere ancora alfabetizzato.Il mio approccio: al corso "tecnologie dell'istruzione", scienze della f. primaria, il 70% del tempo di lavoro mio e degli studenti ha come oggetto l'apprendimento e, ogni tanto, ci agganciamo qualcosa sulle tecnologie …..

  27. Se la pedagogia ha come sua finalità lo sviluppo della persona come un insieme equilibrato e armonico, con un’azione di “dare” al prossimo quello che gli occorre per raggiungere la consapevolezza e l’uso delle proprie potenzialità; i pedagogisti, oggi, devono imporla all’opinione pubblica come cuore fondamentale dell’evoluzione della società, devono per primi restituirle il valore di scienza svincolandola dalle altre discipline e dalla servitù della politica. In questa prospettiva, l’educazione è la strategia vincente contro l’oscurantismo e l’imbestiamento di cui la nostra comunità è permeata. Di qui la MIA proposta: una nuova sfida, l’istituzione scolastica non può più semplicemente trasmettere saperi, perché non ce la farebbe a contenerli, a causa della loro velocità di obsolescenza. La sua funzione nuova e fondativa è aprirsi al patrimonio mondiale delle conoscenze e insegnare a saperle ricercare, riconoscere e spendere, seguendo un approccio pedagogico e didattico che seleziona quantità e struttura dei saperi in base alla qualità degli apprendimenti. Ci deve essere un recupero dei domini del sentire e del pensare, come potenziale conoscitivo umano, che generino una criticità del sapere in difesa della soggettività come irripetibile esperienza personale. @Rivoltella docet :-)!!!

  28. @ Paolo, a proposito del “ma queste cose non me le hanno mai dette” (facciamo un remake del film di Woody Allen e lo chiamiamo “tutto quello che avreste saputo sapere sulle tecnologie didattiche e non vi hanno mai detto”?)un aneddoto fresco-fresco. Discorrevamo ad un corso universitario (2^ anno) di tecnologie didattiche e di correlate concettualizzazioni quando una studentessa e insegnante precaria afferma: “Ma a scuola mia tutte queste cose nessuno le sa; non ne ha mai sentito parlare, Come è possibile?” (il riferimento è alle basi-basi-basi tipo comportamentismo e costruttivismo, social network e webquest, per intenderci; cose dette e stradette; per inciso le LIM le conoscevano), E, allora io finto-sorpreso: “ma non parlate mai di apprendimento …”, e lei “si, le mie colleghe più vecchie sanno che esiste l’apprendimento ma dicono che loro hanno sempre fatto così e va bene così”. Capito? sanno che esiste l’apprendimento! … ma che, comunque, va bene lo stesso!

  29. C'è un esempio che mi piace fare, anche perché ho partecipato di persona. A Cuba nel 1990, caduta l'URSS, morivano quasi di fame, e cosa hanno fatto gli attori di Guantanamo? A piedi, con i muli, hanno portato il teatro alla montagna! (hanno quai cambiato un terriotrio e poi il governo negli anni successivi li ha dovuti seguire) Ho un video bello (nonostante l'abbia fatto io) che mi piacerebbe condividere in presenza, da qualche parte…

  30. @ Paolo, a proposito del "ma queste cose non me le hanno mai dette" (facciamo un remake del film di Woody Allen e lo chiamiamo "tutto quello che avreste saputo sapere sulle tecnologie didattiche e non vi hanno mai detto"?)un aneddoto fresco-fresco. Discorrevamo ad un corso universitario (2^ anno) di tecnologie didattiche e di correlate concettualizzazioni quando una studentessa e insegnante precaria afferma: "Ma a scuola mia tutte queste cose nessuno le sa; non ne ha mai sentito parlare, Come è possibile?" (il riferimento è alle basi-basi-basi tipo comportamentismo e costruttivismo, social network e webquest, per intenderci; cose dette e stradette; per inciso le LIM le conoscevano), E, allora io finto-sorpreso: "ma non parlate mai di apprendimento …", e lei "si, le mie colleghe più vecchie sanno che esiste l'apprendimento ma dicono che loro hanno sempre fatto così e va bene così". Capito? sanno che esiste l'apprendimento! … ma che, comunque, va bene lo stesso!

  31. @ Marcello, a proposito della tua proposta di invertire l'approccio (cosa le teorie dell'apprendimeno possono "dare" alle tecnologie) io trovo molto utile perchè pratico l'approccio dell'apprendimento significativo nella versione tecnologica che ne fa Jonassen per un approccio "largo" o la Cognitive Flexibility per un approccio didattico più circostanziato. Ma in letteratura di concetti ispiratori ne troviamo tanti. Era questo che intendi?

  32. E' così difficile fare innovazione quando presenti ai colleghi i tuoi progetti didattici col supporto delle nuove tecnologie e leggi nei loro occhi "chissenefrega", quando fai uscire gli alunni dall'aula di informatica 5 minuti in ritardo e ti senti dire dal preside " Professoressa se succede ancora non ve li faccio portare più nell'aula dei computer", quando parli di dovere professionale e morale nei confronti della sicurezza online dei minori e non ti sente nessuno, quando inviti qualche collega a collaborare con altri in rete mettendoli in contatto per coinvolgere i ragazzi e non vedi alcun risultato, quando ti iscrivi ad un corso di formazione per la LIM e trovi un esperto che non ne sa nulla…..ecc ecc ecc ecc

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