Monthly Archives:marzo 2008

AIF ed e-learning: tra crisi e sviluppo

Gianni Marconato commenti

A Bologna il 27 marzo la prima conferenza AIf dedicata alle tecnologie nella formazione

Apre il presidente Pier Sergio Caltabiano che afferma che, per quanto riguarda l’e-learning, non c è stata l’evoluzione che ci si sarebbe aspettati, ne negli States, ne in Italia. Abbiamo vissuto una fase di innamoramento enfatizzato ma le possibilità per una maggiore espansione ci sarebbero prestando più attenzione all’apprendimento

Claudio Dondi, dal suo punto di vista internazionale afferma che anche se da molti l’e-learning viene considerato in crisi, non lo è nella pratica. Certamente, se ci riferiamo alla facilitazione dell’accesso alla formazione ed alla economicità della formazione, le delusioni ci sono tutte (= non è vero che le tecnologie facilitano l’accesso alla formazione e non determinano suoi minori costi). Può essere in crisi anche come termine …..

Mi fa molto piacere trovare pubblica conferma a cose che vado dicendo da anni, compreso l’abbandono del termine di apprendimento elettronico

Dondi riporta dati che danno l’uso didattico delle tecnologie in crescita con un trend del 20 – 30% annuo. Non dice, però, cosa sia in crescita. Nelle attività didattiche vere e proprie o nel supporto organizzativo e logistico delle attività formative. Due dimensioni totalmente diverse.

E’ in consistente calo il modello “delivery” di contenuti (courseware e LO) e stanno emergendo molte nuove e differenziate forme di … e-learning.

A margine della conferenza chiedo a Claudio che aria tiri circa l’uso del termine, sempre più equivoco, di e-learning. La risposta: ci sono molte istanze affinché il termine venga abbandonato ma si continua ad usare sia perché, quanto meno a livello di senso comune, aiuta ad identificare il di che cosa si sta parlando ma, soprattutto, perché “tengono” termini come e-government, e-health e, per riflesso è opportuno esista anche l’e-apprendimento.

Personalmente preferisco un lessico più preciso …..

Alberto Colorni, METID già presidente SIeL, interviene nel contesto dei nuovi …e-learning. Cito solo la sua conclusione: ”Che con l’e-learning si apra un era di dilettanti anche nella formazione? No, replicherei io, non c’è questo nuovo rischio, nella formazione i dilettanti ci sono sempre stati.

Luigi Guerra, preside di scienze della formazione a Bologna centra in pieno la questione delle questioni: quale è il pensiero didattico che sta dietro l’e-learning? Se non si hanno buone basi di pedagogia e didattica “normale” non si farà mai una buona didattica con le tecnologie e cita Picasso: “Per andare oltre la forma bisogna conoscere la forma” Condivisione assoluta (anche perché lo predico da secoli).

Interessanti anche due altri spunti: Individualizzazione dei percorsi formativi; ma cosa vuol dire? Non è neoliberismo formativo. E sul ruolo del tutor nell’e-learning: il tutor normalmente è un pre-precario. Sbagliato, deve essere un docente.

Riprende il tema Mario Rotta, uno che di tutoring online se ne intende. Mario ci racconta la sua visione della formazione dell’e-tutor, una formazione che deve essere dinamica e continua e non limitata alla trasmissione delle conoscenze dichiarative che fanno parte del suo mestiere. L’insieme di conoscenze coinvolte è molto più ampio ed anche le strategie didattiche per la sua formazione devono essere più articolate e complesse. Importante, quindi, la riflessione critica su casi, lo studio di strategie, l’apprendistato con un esperto, una formazione continua. Mi pare che il messaggio di Mario sia “meno teoria e più esperienza”.

Sono seguite alcune relazioni sull’accessibilità che non ho seguito per il mio poco interesse per la cosa e perché volevo rifinire la mia presentazione del pomeriggio (qui le slide) alla luce di quanto era stato detto.

In sintesi, un bel convegno in cui non si è avuto paura di ammettere tutti gli errori del passato per rifondare il futuro. Complimenti ed un sincero ringraziamento a Stefania Panini per l’organizzazione dell’evento.

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PS

Una mia riflessione finale tra crisi e sviluppo dell’e-learning: siamo in una fase ancora primordiale della didattica con le tecnologie ……

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Contrabbando di innovazione

Gianni Marconato commenti

Pare proprio che il semplice e pur sensato uso delle tecnologie digitali e di internet sia, di per esso stesso, una innovazione.

Basta che una attività che prima veniva svolta in forma analogica, quando passa sul digitale, diventa una innovazione.

E certo che dare modo ad uno studente universitario fuori sede di conoscere via internet il programma dei prossimi appelli piuttosto che andare in facoltà e consultare una bacheca, è un aiuto non da poco, così come poter dialogare con i professori via e-mail piuttosto che andare al ricevimento è una comodità, come anche è un plus poter ascoltare e vedere sul proprio iPod le lezioni del prof. di turno, soprattutto se durante la lezione “dal vivo” ci si era addormentati per la noia….

Quindi, nulla da dire per l’uso delle tecnologie digitali e di internet nella scuola e nell’università; ci mancherebbe altro …. ma per poter parlare di innovazione ci manca proprio altro … il miglioramento della didattica che porta al miglioramento dell’apprendimento.

Facevo tra me e me queste riflessioni leggendo un trafiletto nel penultimo numero de L’Espresso (n. 11, pag. 195) in cui si da notizia delle mirabilia che stanno facendo le nostre università (nello specifico, la Federico II che consente di scaricare sul proprio iPod le lezioni), cui non sono da meno quelle americane (…dove le tecnologie stanno entrando prepotentemente nella didattica accademica …. avendo un database con le registrazioni di ben 300 corsi). Ma, udite udite, ancor più proiettati nel futuro sono i giapponesi …una cui università ha inaugurato il primo corso sui misteri delle piramidi egizie da seguire sul telefono cellulare.

Non so se a trovare innovative queste applicazioni, tanto da meritare il passaggio sulla rivista, siano stati i diretti interessati che si sono premurati di comunicare la buona novella alle agenzie stampa o se il giornalista (Francesco D’Errico) si sia trovato a corto di notizie di una scuola che, finalmente, funziona ……

A quando qualche storia di vera innovazione?

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Scuola liquida o rocciosa?

Gianni Marconato commenti

Bella l’immagine di “scuola liquida” che Daniele Pauletto, altro cultore delle tecnologie didattiche, ci pone per indicare una scuola che ha perso la sua forma tradizionale sotto la spinta delle nuove culture generate anche a seguito del dilagare del digitale che sta modellando nuovi comportamenti anche nello studente

Daniele parla di disagio (bullismo ecc..) come frutto di una scuola inadatta. Gino, in una replica, parla di modernità, di nuovo umanesimo.

Credo che la questione del disagio della scuola stessa come istituzione e dei suoi “abitanti”, stia tutta nel comprendere i fatti nuovi che vengono citati. Comprendere vuol dire cercare di leggerli per quello che sono, per la carica di novità e di diversità che essi hanno rispetto a stati precedenti.

L’errore che troppo spesso si fa è di leggerli alla luce di vecchi paradigmi con il risultato di evidenziarne le devianze (deviazioni?) piuttosto che le specificità.

Vuol anche dire assumere la prospettiva di chi cerca di “correggere” queste difformità piuttosto che lavorare alla luce di fatti nuovi.

E’ ancora una mia ipotesi, ma credo per davvero che – come autorevoli persone affermano – siamo all’alba di un nuovo umanesimo di cui non sappiamo ancora nulla ma di cui intravediamo lontani bagliori, di cui percepiamo solo segnali deboli.

Il problema delle scuola “liquida” (più che liquida mi pare compatta, rocciosa, resistente) è che, nei suoi aspetti istituzionali ed anche individuali, non si accorge di questo …. nuovo che avanza …. e continua imperterrita marciare orgogliosa e decisa verso il passato.

Mi conforta la constatazione che alcuni singoli, intuita la pericolosità della direzione di marcia, hanno già fatto dietro front, hanno issato potenti antenne e già captano i segnali del nuovo umanesimo.

Retorica? Poesia? Fantasie consolatorie?

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… come un libro stampato

Gianni Marconato commenti

Fresco fresco di udienza alla scuola di mio figlio. Mi fa riflettere una affermazione di una insegnante relativamente al profitto degli studenti: alcuni bene, altri meno; i compiti di una studentessa sembrano un libro stampato!

Capisco che uno studente che è bravo ti gratifichi in quanto conferma il tuo valore di insegnante: è bravo lui, sono bravo io.

Una gratificazione non da poco nel clima che circonda la scuola al giorno d’oggi (per inciso, mio figlio, ….è molto critico [nei suoi confronti] e ciò è antipatico. Concordo e sottoporrò il giovane ad adeguato trattamento “terapeutico”).

Ma, mi domando, se uno studente scrive “come un libro stampato” cosa avrà veramente capito? Cosa ci sarà di suo in quel che ha scritto? Cosa sarà in grado di fare con quello che ha, in questo modo, imparato?

Mi rincuoro ri-citando Jonassen: …. sarà anche possibile far si che egli studenti apprendano cosa noi vogliamo, ma in futuro ricorderanno ed useranno solo ciò che per loro ha un senso.

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Ancora Schank, ancora provocazioni

Gianni Marconato commenti

Qualche altra provocazione, presa da in Engines for Education (R. Schank, C. Cleary, 1995, Lawrence Erlbaum Associates Publisher).

· la scuola “uccide” la naturale propensione all’apprendimento di ogni persona;

· il successo scolastico non è saper fare qualcosa ma conformarsi alle regole ed agli standard;

· la scuola fornisce agli studenti delle risposte senza che gli studenti abbiano mai fatto prima delle domande;

· la scuola attiva approcci all’apprendimento che sono l’esatto opposto di quelli che si sviluppano nel mondo reale;

· la scuola obbliga l’insegnante ad essere un selezionatore, un presentatore ed un valutatore di contenuti ma non gli chiede di essere un motivatore, un manager ed un leader; come può fare tutto questo senza “andare fuori di testa”?

· gli studenti per crescere hanno bisogno di feedback, ma il solo feedback che la scuola sa dare è il voto;

· la scuola non deve arrogarsi il compito di valutare perché dovrebbe essere chi utilizzerà quelle conoscenze a valutare;

Molto utile, per chi vuole stare in contatto con lo Schank-pensiero, andare nel portale di Engines for education.

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I 10 grandi errori dell’educazione

Gianni Marconato commenti

Il tutto, secondo Roger Schank (socratico, per sua stessa definizione), grande studioso dei problemi dell’apprendimento ed altrettanto grande provocatore. Di seguito un estratto da un suo libro, Engines for education. Il libro è del 1999 e si riferisce alla sua esperienza della scuola statunitense ma quasi tutto può essere applicato anche alla scuola nostrana di oggi.

1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare. In realtà non ci può essere apprendimento senza fare. Apparentemente, quando chiediamo agli studenti di memorizzare qualcosa, crediamo che si apprenda senza fare. Ma gli adulti sanno che si apprende meglio sul lavoro, dall’esperienza, cercando fare qualcosa. Anche gli studenti apprendono meglio allo stesso modo. Se non c’è nulla che gli studenti debbano imparare a fare in una determinata area di contenuto, potrebbe essere che, in realtà, non ci sia nulla che si debba imparare in quell’area.

2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale
La valutazione non è il mestiere della scuola. Il prodotto deve essere valutato da chi lo userà, non da chi lo ha fatto. La scuola deve concentrasi sull’apprendimento e sull’insegnamento e non nel testare e nel comparare.

3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati.
Perché tutti devono conoscere le stesse cose? Che mondo opaco sarebbe quello in cui tutti sanno solo le stesse cose? Lasciate che gli studenti scelgano dove andare e con adeguato orientamento sapranno scegliere bene e creeranno una società viva e diversa.

4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere. Gli insegnanti dovrebbero aiutare gli studenti a fare ciò che gli studenti vogliono fare.

5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale.

Dobbiamo superare la convinzione che certe cose hanno valore ad essere conosciute anche se non le si userà mai. La memoria umana è felice di cancellare materiale che non ha uno scopo, allora, perché cercare di riempire le teste degli studenti con simile materiale? Prima di passare all’insegnamento, provate ad immaginarvi la ragione per cui una persona dovrebbe conoscere quella cosa e, nello stesso tempo, insegna quella ragione in modo che possa essere credibile.

6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere.

E’ la pratica che è una parte importante dell’apprendimento, non lo studiare. Studiare è una completa perdita di tempo Nessuno ricorda mai le cose di cui si è ingozzato la sera prima degli esami, allora, perché farlo? La pratica, dall’altro lato, funziona. Ma devi praticare una abilità che tu adesso vuoi saper fare.

7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola. Questo convincimento è solo un incidente storico ed una idea terribile. La votazione sulla base del gruppo di età è una delle principali fonti di terrore a scuola per i ragazzi a scuola perché li porta pensare di non essere bravi tanto quanto altri o meglio di altri. Questi tipi di comparazione ed altri problemi sociali creano in molti studenti terribili problemi di sicurezza. Sarebbe meglio per tutti consentire agli studenti di aiutare i più giovani.

8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti. Il voto serve come motivazione per qualche studente ma non per tutti. Alcuni studenti si sentono parecchio frustrati dall’uso arbitrario del potere rappresentato dalla votazione.

9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento. Specie le persone più vecchie credono a questo, probabilmente la scuola ai loro tempi era rigida e severa. La minaccia di una regola rende gli studenti ansiosi ma anche li quieta. Ma non li fa imparare. Li rende paurosi dell’insuccesso, ma questa è un’altra cosa.

10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro. Quale studente sceglie di imparare la matematica piuttosto che imparare qualcosa sullo sport, sulle auto, sui cantanti? Ne trovare uno? Bene. Insegnategli la matematica. E lasciate gli altri studenti da soli.

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Convegno AIF – Bologna 27 marzo 2007

Gianni Marconato commenti

A Bologna, giovedì 27 marzo 2008 ci sarà un convegno organizzato dall’AIF in tema di tecnologie per la formazione. Il Titolo è: Evoluzioni dell’e-learning: reti sociali e reti di conoscenza . Tre le macro tematiche:

  • evoluzioni dell’e-learning e delle forme di conoscenza in rete
  • professionalita’
  • accessibilita’ e usabilita’ e-learning

Nel pomeriggio, quattro sessioni parallele

  • nuove forme di apprendimento in rete
  • reti sociali ed e-learning communities
  • accessibilita’ e usabilita’ e-learning
  • professionalita’ e competenze per l’e-learning

Qui il programma.

Nell’ambito della sessione “reti sociali ed e-learning communities” parlero di “Pionieri, Orientamenti e Disorientamenti: due comunità on line a confronto”.

Qui l’abstract del mio contributo

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Perchè cambiare? Basta dire che lo fai

Gianni Marconato commenti

Stavo scrivendo la consegna di una attività di apprendimento on-line per un corso di insegnanti che avevamo deciso (con il committente) di impostare attorno al lavoro di Roger Schank, quando ho fatto una veloce ricerca con Google Scholar per vedere se ci fosse qualcosa di recente che lui avesse scritto, quando mi imbatto sulla sua ultima column (28 febbraio 08, District Adnministration com) dal titolo Engaged Learning.

Dopo poche righe, ecco l’esplosione: Why do real change when you can just say that have done it? (perché cambiare realmente quando basta solo che tu dica che lo hai fatto?). Geniale!!! Sembra lo slogan di tanta innovazione fatta nelle nostre scuole e nei nostri centri di formazione.

Schank cita (si, cita, nome, cognome e … numero di scarpa) il caso della Cleveland State University che, in riprese televisive di un evento da essa sponsorizzato, evidenziava dietro lo speaker il motto: Engaged Learning.

Schank afferma di non conoscere nulla della Cleveland State ma di essere certo che lì ci sono lezioni noiose, assurdi requisiti, professori che non si preoccupano di nulla e studenti la cui unica preoccupazione è di superare ogni ostacolo posto di fronte a loro, proprio come in ogni altra università da lui conosciuta.

Andato nel loro sito, Schank legge che “Alla CSU, Engaged Learning significa che tanto che tu sia uno studente, un membro della facoltà o dello staff, ti puoi aspettare di avere un ruolo attivo nel tuo apprendimento. Ti puoi aspettare di essere coinvolto in modo tale che la tua esperienza alla CSU sarà differente da ogni altra che potrai aver avuto in diverse altre istituzioni. Potrai aspettarti che la tua esperienza di apprendimento alla CSU sia distintiva”

Non male, dice, Roger, e si domanda: ma come?

In 4 modi (dal loro sito web)

  1. un logo engaged learning sarà in tutti loro materiali pubblicitari. L’università avvierà una campagna pubblicitaria in primavera.
  2. un investimento di più di 200 milioni di dollari rimodernerà il campus principale dell’università
  3. l’università offrirà più di 400 opportunità di essere engaged nel campus attraverso una miriade di organizzazioni costruite attorno ad interessi comuni
  4. un sito web per gli engaged learners dove questi potranno raccontare come sono soddisfatti della loro esperienza alla CSU

Questo è tutto, nessun nuovo tipo di corso, nessuna nuova esperienza in modo da poter eliminare corsi e test convenzionali,nessun ripensamento su come un college potrebbe essere e su cosa potrebbero imparare i loro studenti. Nessun cambiamento, Solo soldi spesi in pubblicità ed in edifici.
Le università di Yale, Stanford e Northwestern non fanno pubblicità.
Ma lo slogan pubblicitario è così carino: engaged learning! Ma, mi domando, quanto costa?

Grande questo Schank!!! Una ragione di più per leggerlo.

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Povertà di innovazione pedagogica

Gianni Marconato commenti

La prima cosa che mi sono letto dell’ultimo numero di Educational Technology (48,1) è l’intervista con Thomas C. Reeves, dell’University of Georgia ad Athens. Avevo conosciuto e notevolmente apprezzato i lavori da lui svolti in Australia su ambienti di apprendimento basati su Authentic Tasks, un modello di web-based learning per cui le peculiarità del web potessero trovare ampia espressione.

Per il lavoro sugli Authentic Task rimando alle note di calce a questo post.

Dell’intervista voglio qui evidenziare quelli che, per me, per il mio livello di comprensione della questione e di sensatezza per me del tutto, sono i punti più significativi del suo pensiero. Andiamo in forma schematica.

  • Girando il mondo ha potuto notare che le persone, usando a scopi didattici, le tecnologie, non stanno altro che replicando cose che fanno nelle loro attività tradizionali
  • Ciò è dovuto, in parte, agli strumenti che vengono usati: usare un LMS porta a disegnare un corso on-line che replica lezioni, discussioni, quiz ed altro che si trova in un’aula tradizionale. L’uso di un LMS limita il pensiero dei progettisti e degli sviluppatori degli ambienti di apprendimento alla riproposizione di attività accademiche tradizionali.
  • Tutto questo impedisce lo sviluppo e l’adozione di pedagogie alternative basate su apprendimento collaborativo, compiti autentici, valutazione autentica e valutazione della performance
  • Questa “povertà di innovazione pedagogica” deriva dal fatto che la maggior parte dei docenti sono esperti di contenuti e, così, quando pensano a come usare le tecnologie, hanno una prospettiva molto limitata; non avendo mai fatto esperienza con pedagogie alternative, non possono neppure immaginare cosa queste potrebbero dare
  • Ciò che si fa a scuola è fondamentalmente diverso da ciò che si fa nella vita reale. A scuola tutto è spezzato in materie, semestri, moduli, crediti, laboratori ma nella vita tutto si sviluppa in modo più fluido, continuativo, interrelato
  • In una scuola organizzata come l’attuale (ndr: non è solo in Italia che questo avviene …) gli studenti imparano solo per superare l’esame e poi dimenticano tutto o, tutt’al più, generano inert knowledge (termine la cui creazione attribuisce a John Brandsford)
  • Molta ricerca accademica ricerca sul nulla, sul vuoto (letteralmente, ricerche che si propongono di rispondere alle domande sbagliate) ed invita a valutare la ricerca sulla base del suo impatto

La sua conclusione è di ottimismo per quanto riguarda l’impatto delle tecnologie nel migliorare l’apprendimento purchè, con l’occasione, si adottino non solo strumentazione alternativa ma anche pedagogie alternative.

Ne discutiamo su Orientamenti e Disorientamenti?

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A proposito del lavoro del docente on-line, Reeves riprende la definizione de The Twenty-Four Hours Professor citando una ricerca di Sally Johnstone secondo la quale se si considerasse la quantità effettiva di lavoro svolto dal “professore 24-ore” il suo guadagno sarebbe maggiore se lavorasse alla McDonald’s …..

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Risorse su Authentic Task

Portale australiano degli Authentic Task

Le dieci caratteristiche degli Authentic Task

Authentic Assessment Toolbook

Paper sugli Authentic Task


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Fruire a tracciare

Gianni Marconato commenti

Stavo distrattamente ascoltando Nepolis alla TV di Stato dopo una mattinata terminata tardi, quando sento pronunciare la fatidica parola “e-learning”. Mi scuoto dal torpore ed ascolto: niente di meno che la soluzione ad ogni problema di apprendimento. L’ultima ricerca cognitiva che ha trovato la chiave definitiva per l’apprendimento? L’ultimo saggio di Spiro, Jonassem, Schank, Bereiter, Lave …..?
No, molto più semplice ed alla portata di tutti: la chiavetta USB con cui ti colleghi, scarichi, fruisci dove vuoi (è così comodo che la puoi prendere anche in tram, come il digestivo antonetto), tutto si traccia (cosa che non potevi fare con il classico CD pieno di contenuti), ritorni al tuo pc, ti colleghi, la tua tracciatura viene inviata a chissà chi … e tutto è fatto.
Una grande invenzione di serissimi “ragazzi” di Trieste (li ho apprezzati parlato con loro più volte nel passato).
Ma è possibile che si continui ad avere una visione tanto ingenua, semplicistica e banale dell’apprendimento?
Ed è possibile che una simile visione sia “adottata” da tanti “esperti” di processi di apprendimento?
Non si apprende “fruendo”, si deve mettere in modo il cervello; la tracciatura non ha nulla a che vedere con la valutazione, neppure quella di tipo più becero….
Non stupiamoci se così pochi adulti si formano (circa il 7%) trovando poco utile la formazione per il loro lavoro o se tanti utenti di e-learning ne hanno una visione pessima

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Moodle Moot Italia 2008 a Padova

Gianni Marconato commenti

Quando oramai si disperava di poter ri-vederci tra Moodle-ari italiani, ecco il guizzo della mitica Paula ed, oplà il MM è servito.
Quindi, 9 e 10 maggio a Padova (questa volta gioco in casa).
Questo il sito dell’evento. Tempo fino a metà aprile per proporre contribui (presentazioni, poster, workshop, laboratori)
Cena sociale dal mitico Giovanni (ricordo di averci mangiato il primo giorno di lavoro come formatore junior junior, una trentina di anni fa), il re dei bolliti e degli arrosti; sempre uguali da una vita, sempre eccellenti (per i non vegetariani).

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Tecnologie e Life Long & Wide Learning

Gianni Marconato commenti

Un convegno sul tema si è svolto la scorsa settimana ed è stato organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bolzano (Liliana Dozza e Piergiuseppe Ellerani).

Una panoramica molto vasta di concetti ed esperienze.

In questo contesto, con il collega Peter Litturi abbiamo tenuto il workshop “Modelli di usi didattici delle tecnologie per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita: ipotesi dall’esperienza del Sistema Copernicus” che aveva lo scopo di presentare e discutere le nostre ipotesi di lavoro su come poter fare buon uso delle tecnologie nell’attivare e sostenere processi di apprendimento continuo.

Nel nostro approccio, le evidenze di partenza sono:

  • Attualità/necessità di un apprendimento continuo
  • Scarsa propensione all’apprendimento continuo

Le concettualizzazioni presenti nella letteratura internazionale che ci sembrano coerenti e sensate con lo scopo sono:

  • Apprendimento significativo e compiti autentici
  • Apprendimento naturale
  • Conoscenza distribuita
  • Comunità di pratica

Per quanto riguarda le tecnologie

  • Troviamo poco utile il modello e-learning (delivery di contenuti)
  • Riteniamo di doverci far ispirare dallo stato dell’arte internazionale per identificare approcci a valore aggiunto

Alcuni tra gli approcci che riteniamo di dover conoscere, approfondire e sperimentare ci sono:

  • Le “attività di apprendimento”
  • I Cognitive Flexibility Hypertexts
  • I database di storie professionali
  • Gli Ask System
  • Troubleshooting
  • Simulazioni

Il nostro percorso di ricerca è appena iniziato.

Qui una mappa dei temi trattati
Qui le slide usate

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Scuolalternativa

Gianni Marconato commenti

Scuolalternativa
Imparare è un’esperienza; tutto il resto è solo informazione. (Albert Einstein)

Oggi presento un nuovo nato, il blog Scuolalternativa, di Maria Teresa, insegnante di latino ed italiano a Vipiteno (luogo stupendo).

Ho conosciuto Marta Teresa ad un convegno dove veniva presentata una iniziativa davvero pionieristica di apprendimento collaborativo in rete fatta tra 10 scuole altoatesina nel lontano 2001, quando le tecnologi erano molto più selvagge di oggi. Lei è stata una delle 30 insegnanti coinvolte.

Così Maria Teresa si presenta :

Amo il mio lavoro che mi tiene in contatto con i giovani e fa restare giovane un po’ anche me, amo stare con i miei amici magari ascoltando della bella musica e bevendo un buon bicchiere di vino (serebbe meglio dire un bicchiere di vino buono), amo la Grecia in maniera esagerata: ne amo i colori, i profumi, i suoni, la musica, la gente, oltre naturalmente alla storia che è anche la nostra…

Un blog da seguire; E’ piccolo ma crescerà

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