Monthly Archives:ottobre 2008

MIC 08, Maragliano ed una mission per i Moodler

Gianni Marconato Comments

Roberto Maragliano, un nome storico” della didattica con le tecnologie, spiega il titolo dato alla conferenza “Ripensando la didattica” . Il riferimento è il sottotitolo di un celebre libro di Papert del 93, (S. Papert, The Children’s Machine: Rethinking Schools in the Age of Computers, Basic Books, New York, 1993). Scopo della MIC dovrebbe consistere nel rifare il ragionamento che fece Papert riposizionandolo ai tempi della rete e della formazione adulta.
Una bella sfida, penso. Non vedo in giro tanta visionarietà ….
Maragliano continua affermando che Moodle è la forma che diamo alla nostra pratica didattica, lo spazio mentale entro cui progettiamo realizziamo formazione. Noi Moodler dobbiamo essere una comunità di operatori e studiosi della didattica. Non solo e di più di una avanguardia tecnologica. Con il nostro usare le tecnologie non siamo un soggetto che sta ai margini della didattica ma al suo centro, non un approccio settoriale ma generale di tutta la didattica. Quelli che incontriamo nelle nostre pratiche sono i temi dei vecchi e dei nuovi media; sono i temi ed i problemi della didattica di sempre (motivare, favorire l’apertura mentale, sollecitare l’esperienza, fare esperienza ….).
Dobbiamo fare “rimediazione” della didattica e farlo con la tecnologia )
La testualitá libresca ha caratterizzato un approccio alle discipline di tipo oggettivo isolandole le une dalle altre, distaccandole.
Con la rete e l’ipertestualità si ha reticolarità, interattività, condivisione, partecipazione. Assistiamo, così, al ritorno di antiche pratiche che sono state sacrificate dalla dimensione testuale.
Relativamente alla didattica con le tecnologie dobbiamo andare oltre l’e-learning ed andare verso l’i- learning, che sarebbe l’Interenet learning, l’apprendimento basato su internet. Buono come concetto ma infelice l’etichetta.
Maragliano conclude introducendo DitaIT, un modulo per Moodle sviluppato da loro e di prossimo rilascio che consente lo sviluppo di scrittura reticolare (= ipertesto) in ambiente Moodle. Ne riparlerò più diffusamente in un prossimo post.

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Sul concetto di rimediazione vedi: Maragliano, La didattica e la rete

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MIC 08, Moodle un progetto planetario

Gianni Marconato Comments

Moodle, un progetto planetario.
Così il signor Moodle Italia, alias Andrea Bicciolo, definisce il “nostro” LMS preferito.
Moodle un autentico progetto di comunità.
I numeri li dà Martin Dungiamas, l’inventore e fondatore di Moodle. 50.000 siti Moodle registrati;
• 50.000 siti Moodle registrati;
• 24 milioni di utenti registrati;
• 199 i Paesi in cui si usa;
• 75 le lingue in cui è localizzato.
In primavera l’attesissima versione 2.0 (nulla a che vedere con il web 2.0 e slogan simili, solo quella successiva alla 1.9 …..)
Martin afferma che con la 2.0 si vuole andare oltre la mera attività di sviluppo facendo crescere Moodle nel solco dell’epistemologia costruttivista per lo sviluppo di comunità che apprendono e per pensare in modo più profondo sulle proprie attività apprendimento.
Caricare risorse, forum passivo, moduli quiz e compito più ricchi, altri moduli avanzati come wiki che conterrà molte più funzionalità, il modulo workshop utilizzabile per attività di peer review, il modulo survey per sostenere il reflective learning, un blog evoluto, nuove funzioni di feedback….
Gestione avanzata dei file anche per il loro export nell’e-portfolio (non ho ben capito quale possibile integrazione con Mahara, piattaforma per e-portfolio sviluppata anche questa nel continente australe); una nuova funzione di hub delle comunità, nuove attività condizionali, link tra blocchi, un nuovo editor, , nuova messaggistica. Possibilità di importazione da repository esterni come flickr
Molti interventi sull’usabilità.
Qui la roadmap con dettagli sulle nuove funzionalità.
La 1.9.3 è ora certificata per Scorm 1, 2 e più (a qualcuno interessano ancora gli standard?)

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MIC 08, Ripensando la didattica

Gianni Marconato Comments

Ripensando la didattica, questo il ghiotto ed ambizioso tema della Moodle International Conference quest’anno in Italia, Roma. Organizza l’Università Roma Tre. Presente il team centrale degli sviluppatori di Moodle con in testa Martin Dougiamas. Apre il Magnifico Rettore Guido Fabiani indicando la mission di cui ci dovremo far carico noi che ci occupiamo di didattica con le tecnologie: rendere la didattica “moderna” ed adeguata alla società delle reti. La rete deve essere un luogo normale per il fare conoscenza.
Indicato l’ambizioso bersaglio, i successivi interventi evidenziano quanto siamo ancora in ritardo su quella, virtuosa, strada.
Benedetto Vertecchi, Direttore del Dipartimento progettazione educativa e didattica, infatti, invita a superare l’approccio imitativo della didattica ordinaria quando si usa la fad in rete (altra autorevole conferma della scarsa propensione all’innovazione dl sistema ).
Gaetano Domenici, Direttore del Dipartimento Studi dei processi formativi, afferma che non ci si interroga sulla qualità dei processi di insegnamento e di apprendimento quando si usano le tecnologie; tutto va bene per il semplice fatto di usare le tecnologie.
Niente male come incipit. Resta da vedere se nel corso dell’evento emergeranno suggestioni per il ripensamento della didattica ai tempi della rete.

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Daniele Vinci, dal networking alla laurea

Gianni Marconato Comments


A breve sarà Daniele Vinci a concludere il suo percorso di studi acccademici con la discussione della tesi: “Innovazione e pratiche didattiche: l’uso della rete da parte dei docenti”. Mi è molto piaciuto come ha lavorato, stimolato certamente anche dall’ambiente che il professor Francesco Consoli (vero innovatore), ha creato per lui ed altri laureandi, POIlab *. Ho conosciuto Daniele nel network Orientamenti & Disorientamenti, ambiente in cui ha partecipato in modo attivo apprezzando il valore aggiunto della conversazione in rete tra persone che coindividono un intresse, una pratica professionale.
Deve aver apprezzato a tal punto il networking e la piattaforma NING che ha deciso di usare quell’approccio e quello strumento per costruire la sua tesi. Detto e fatto, Daniele ha messo in piedi il network Squola, ha fatto conoscere il suo progetto di tesi tramite O&D, una quindicina di insegnanti lì presenti ha accettato di lavorare con lui e per tutta l’estate ci siamo confrontati, con un passaggio “drammatico”, sulla nostra didattica e le tecnologie.
Ne è uscito un bel lavoro e gli auguro che martedì la commissione di laurea lo apprezzi adeguatamente.
In bocca al lupo Daniele !!!!!

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Dall’ambiente del laboratorio
* Poilab è un Laboratorio di tesi del corso di Laurea Specialistica (interfacoltà) in Comunicazione della conoscenza per le imprese e le organizzazioni dell’Università Sapienza di Roma. Materia: Sociologia delle Organizzazioni.
Poilab è costituito dalle tracce dei percorsi di apprendimento, dei progetti di tesi, delle riflessioni prodotte attraverso le ricerche realizzate sui temi dell’innovazione e dell’apprendimento nei mondi organizzativi e professionali.

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Nuova casa per Ibridamenti

Gianni Marconato Comments

Ibridamenti, il blog-ricerca messo in piedi più di un anno fa da Maddalena Mappelli, ha cambiato “casa”, da Splinder a WordPress e lo fa assumendo un nuovo tema di ricerca. Dopo l’identità in rete (oggetto di una pubblicazione e di un seminario) e l’ascesa dei blogger, è la volta del provocatorio tema “L’università del futuro”, tema lanciato da Umberto Margiotta nel citato seminario. L’idea è di “immaginare” l’università del futuro con un approccio, diciamo, 2.0 o “dal basso”. Tema intrigante ma visto ciò che blocca l’università italiana (temo destinata a diventare un super-liceo), non so se si possa andare oltre un pregevole esercizio di stile. Staremo a vedere se e come il discorso si strutturerà e crescerà.
Sono stato invitato anch’io a partecipare ai lavori e gestisco la rubrica: “tecnologie didattiche, fatti e misfatti”

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MoodleMoot 09 a Torino

Gianni Marconato Comments

In anteprima al MoodleMoot International Conference (in corso a Roma e sul quale relazionerò non appena sistemati gli appunti) è sttao annunciato che Moodle Moot 2009 si terrà a Torino l’8 ed il 9 maggio. Informzioni a breve in www.moodlemoot.it

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SIEL 08, riflessioni finali

Gianni Marconato Comments


SIEL 98 (mie) conclusioni
Quali idea farsi dello stato della didattica con le tecnologie, oggi, in Italia sulla base di quanto visto e di quanto non visto al V^ congresso SIEL?
Se quanto presentato a Trento fosse realmente rappresentativo del panorama italiano (e credo che in buona parte lo si possa considerare tale, almeno per quanto riguarda la parte scientifico-culturale ed il contesto accademico), mi sento di dire che stiamo assistendo ad un (ritardato) allineamento con quanto sta avvenendo altrove, in Europa e fuori.
Ricordo un convegno, proprio qui a Trento, sulle e-university, tre – quattro anni fa, con tutte le più importanti università italiane presenti in gran spolvero e la mediocrità dei discorsi che lì si furono fatti. Un panorama a dir poco triste; anni luce indietro a quanto sentito la settimana scorsa ed anni luce lontano dal discorso internazionale. Slogan, rimasticature mal fatte. Zero esperienza, zero consapevolezza ….
Relativamente, quindi, un enorme passo in avanti.
In senso assoluto, posizionando, quindi, la ricerca, la sperimentazione, la concettualizzazione nostrana sulla scena internazionale, si può dire che cominciamo a confrontarci con quanto avviene al di fuori.
Forse ancora nulla di nuovo; nessun contributo al know-how, alla conoscenza, allo stato dell’arte. Non credo sia un caso che nessuno dei nostri “grandi” nomi (quelli che trovi in tutti convegni, in tutte le commissioni, nei luoghi che contano) è mai citato nella letteratura non dico internazionale ma, neppure europea. Tutti illustri sconosciuti. Ma, qui, riveriti ed onorati. Le ragioni? Forse quelle indicate dall’ottimo Olimpo: la cultura dominante dell’interesse di bottega. una comunità “scientifica” poco meritocratica. Possiamo aggiungere (basta leggere i giornali e riferirci alla nostra esperienza diretta) … più presa dai giochi di potere che dall’autentico interesse scientifico. Ho, quasi, la sensazione, che la tensione alla “qualità”, alla vera ricerca, alla produzione di conoscenza sia un lusso che non l’università non si possa permettere dovendo dedicare tutte, o quasi, le energie al mantenimento del proprio orticello.
Con le dovute eccezioni. Che sono le (poche, per ora) cose belle sentite a Trento. Qualche “vecchio” illuminato; qualche “giovane” a cui sono state offerte delle opportunità, qualche piccola e nuova università in cui si è insediata una diversa cultura.
Sperimentazioni didattiche di spessore, collegate a questioni attuali nel dibattito internazionale, con una buona consapevolezza delle concettualizzazioni e dei risultati della ricerca “contemporanea”; qualche innovazione coraggiosa, forse spregiudicata (in senso positivo).
Qualche buon lavoro fatto da operai del settore (qualche insegnante, qualche professionista).
Qualche nome? Brillanti e coraggiosi i lavori del METID; seri e di spessore alcuni di quelli venuti da La Sapienza, da Tor Vergata e da Macerata. E il nucleo storico dei fiorentini, per anni motore e fucina di idee nelle tecnologie didattiche?
Ho visto tanti “giovani cervelli” (studenti, dottorandi, ricercatori) in azione; alcuni già liberati, altri ancora sotto chiave. Forse un problema di cambiamento generazionale, cambiamento tanto più importante in un dominio il cui oggetto (la tecnologia) non può essere pienamente compresa ed usata da chi non sia stato allattato con il silicio.

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Qualche riferimento tecnico
Su tutto il web 2.0. Una moda? Un riferimento d’obbligo? Un provincialismo concettuale? Qualcosa di buono misto a qualcosa di sospetto Ma, anche, riferimenti “antichi” (Mager, Dick, Carrey, ad esempio).
Un rinnovato interesse per l’AI, Intelligenza Artificiale, concettualizzazione e pratica associata a suo tempo naufragata perché il presumere un parallelismo tra il funzionamento del cervello e quello del pc non aveva dato i frutti sperati. Chissà da dove ricominceranno …
Si è iniziato a concepire le tecnologie non solo per la fad ma anche per la didattica in presenza.
Non è, però, ancora chiara la distinzione, essenziale a mio avviso, tra gli usi organizzativo/logistici e quelli “didattici”. Sono due realtà completamente differenti che richiedono approcci, competenze e tecnologie differenti.
Vedo che si dà ancora uno spazio specifico/dedicato alle tecnologie: da una parte la didattica “normale” e dall’altra quella technolgy-based (o e-learning). E questo, a mio avviso, ci tiene ancora lontani dalla definiva stabilizzazione delle tecnologie nella scuola.
Le tecnologie, infatti, si saranno realmente insediate nei nostri sistemi educativi quando non si parlerà più di tecnologie (che, a quel punto, saranno diventate “trasparenti”) e si useranno laicamente se e quando saranno utili. Come uno dei tanti strumenti a disposizione.
Si cominciasse, almeno, a ragionare in questa prospettiva…….

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SIEL 08, ultimi fuochi

Gianni Marconato Comments

Partiamo (all’alba) noi.
Egon Gastaldelli e Gianni Marconato presentano il paper: “Come gli insegnanti usano le tecnologie. Analisi qualitativa del progetto Pionieri”. Il lavoro è tratto dalla tesi di laurea magistrale di Egon. Qui una breve sintesi del paper e qui il full paper

Amos Carri e altri
Presentano dei modelli di progettazione didattica. I loro riferimenti (preferiti, immagino) non sono niente poppò di meno che l’ID (instructional Design) di Dick & Carey con ardite incursioni su Gagnè e Mager. Nulla da dire sul valore dei grandi (per davvero) citati. Ma, mi domando, possibile che nel 2007 non ci si possa confrontare, anche, con la ricerca sulla psicologia dell’apprendimento contemporanea? Perché fermarsi ai risultati di 10, 20 e più anni fa? Perché limitarsi ad evidenziare l’importanza del comportamento osservabile?
I grandi padri vengono comparati con il “pensiero” di tale Ronsivalle. Mi scuso con gli autori e con il citato Ronsivale, ma quale è il contributo originale di quest’ultimo, alla nostra scienza? Ringrazio chi colmerà questa mia grave lacuna.

Veronica Mobilio, Elena Valentini, La Sapienza
Tra America ed Italia, LO e Learning Activity. Viene presentato IeLM, un master in progettazione e gestione di processi formativi in e-learning tenuto a La Sapienza. La tipicità del master, fatto in collaborazione con una università americana, è stato il duplice approccio metodologico content-based vs. activity-based), il primo consolidato in Europa/Italia, il secondo negli USA
Si è trattato di due percorsi paralleli e sinergici con lo scopo di fornire ai corsisti una preparazione ampia e consapevole dei due principali (secondo le autrici) approcci agli usi didattici delle tecnologie. Nel master è stata “fornita” conoscenza teorica ed operativa lungo le fasi standard della filiera della progettazione didattica. La loro conclusione è che si tratta di modelli da integrare con pesi differenti. Il mio pensiero è che si stai operando una artificiosa differenziazione in due modelli, in realtà si ibridano senza soluzione di continuità. Io propugno un modello basato su “attività di apprendimento” in cui in “contenuti” siano trattati nel contesto delle attività da svolgere.
Non a caso, si usa dire che i contenuti sono strumenti per risolvere problemi ….

Patrizia Magnoler
, Unimacerata
Dai diamanti non nasce niente, …cantava il sempre più grande Fabrizio. Non certamente dal letame ma da una piccola, nuova (se paragonata alle storiche) e dinamica realtà, arriva un altro bel contributo di Patrizia, una che le cose di cui parla e che fa se le sente proprio sulla punta delle dita (e nel cuore). Questa volta ascolto il suo “Progettare per dispositivi”, il cui imperativo è “ripensare la progettazione” (delle attività didattiche).
Progettare, afferma Magnoler, vuol dire costruire nell’altro (l’utente) un abito mentale e si deve essere consapevoli di questa responsabilità .
Quando si progetta non si può mai essere sicuri del risultato per cui è necessario essere certi del percorso, della sua qualità, dei suoi passaggi.
Quando si progetta non si può prescindere dalla storia delle conoscenze di chi intraprenderà il percorso che abbiamo progettato.
La proposta di Magnoler è di passare da una logica deduttiva legata alle tassonomie delle conoscenze a quella del ri-attraversamento delle conoscenza acquisite. Questo porta alla valorizzazione del sapere degli insegnanti e ad una co-costruzione di teorie tra formatori ed insegnanti.

Chiara Sancin
Parla di un progetto di T-learning, (formazione via televisione interattiva), il Beacon project
http://www.beacon-dtt.com/en/index.php , una attività di formazione via digitale terrestre fatta in collaborazione con il Brasile

Valentina Comba, Maria Elena Turchi, Unibilogna
Parlano dei diritti d’autore nello sviluppo di LO fatta dai propri docenti per essere usati nell proprie attività accademiche. Una lunga disquisizione giuridica che non capisco (e che non mi interessa). La conclusione, mi pare di aver capito, è di regolamentare con atto amministrativo l’attribuzione dell’incarico di produzione che specifici se si tratterà di cessione a titolo definitivo o di licenza a titolo temporaneo.

Serena Battigelli, Univesrità di Genova
Presenta una analisi delle interazioni nel corso EPICT, patente europea per la didattica con le tecnologie, in corse da tempo nella sua università. Una analisi su un campione di 350 utenti con lo scopo di identificare quali siano gli ambienti di interazione più idonei sostenere le attività didattiche. Forum, mail, chat, skype, telefono, log e wiki di progetto, blog personali, condivisione di file. Alcune conclusioni del lavoro di Serena:
Le tre cause principali per lo scarso utilizzo degli strumenti di comunicazione a disposizione dei membri della comunità EPICT: la molteplicità degli strumenti che confonde e demotiva la partecipazione; la difficoltà di utilizzo/raggiungimento degli spazi di comunicazione a fronte di una moderata “’urgenza di comunicare”; l’esigenza di ricevere e gestire le notizie sulla comunità all’interno della propria casella di posta elettronica.
I dati suggeriscono azioni di miglioramento: l’uso di WIKI per potenziare i già efficienti strumenti di comunicazione nel lavoro di gruppo; la progettazione di un ambiente di social networking per creare ambienti di coinvolgimento reciproco, per legare ad azioni comuni, e per facilitare il perpetuarsi e l’evoluzione del repertorio di comportamenti condivisi sviluppati durante il corso; la
realizzazione di una newsletter o di una mailing

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SIEL 08, tutto sul 2.0 (ed oltre)

Gianni Marconato Comments

Ampio spazio è stato dedicato alla presentazione di esperienze finalizzate al recupero delle caratteristiche del 2.0 in ambienti di e-learning. Segno che il tema è, quanto meno, attuale.
Francesco Magagnino presenta un prototipo di ambiente per l’apprendimento informale.
Il suo obiettivo era il superamento del modello LMS/VLE, che sostiene modelli didattici formali ed istituzionali ed andare oltre la metafora “corso” per andare verso quella che lui chiama “Usercrazia”, o democrazia partecipata.
Il modello proposto è quello del PLE, Personal Learning Environment e per aggregare conoscenze generate in luoghi diversi del web viene usato l’applicativo PEENV che consente di creare comunità virtuali trasversali. Aspettiamo di vedere l’applicativo per capire se vi sia qualcosa di nuovo ed interessante.

Andrea De Lucia ed altri dell’Università di Salerno (prossimi organizzatori della conferenza SIEL 2009, tenere nota) parlano di e-learning con Second Life. SL viene visto da loro come ambiente per comunicazione / visione / controllo; un approccio molto “umano” – ergonomico. SL presenta, sempre secondo loro, nuove metafore di navigazione ed una interazione nel web più ricca. Viene fatto uso anche di Google Lively (Chat 3D distribuita) http://www.lively.com/html/landing.html
Pare che il fattore in cui SL influenza beneficamente l’ambiente dia apprendimento sia la sensazione di presenza. Dalla descrizione di come i principi siano stati resi in pratica, continuo a non capire che senso abbia fare tanta fatica per riproporre una lezione trasmissiva tradizionale (perché di questo si è trattato) tramite SL. Forse l’ “equivoco” nasce dal fatto che l’intera esperienza è stata condotta da ingeneri del software che, facendo quello che sanno fare (per fortuna), hanno fatto un impegnativo sviluppo informatico ma di scarsa rilevanza didattica, di scarsa incidenza sui processi di apprendimento.

Per Giuseppe Rossi e Attilio Predazzoli dell’Università di Macerata presentano un ILE, Intelligent Learning Environment, una applicazione che spazia dal web 1.0 al (futuribile) 3.0 (web semantico? tridimensionale?), vuole valorizzare il web 2.0. per fare un e-learning di qualità. La strada passa per l’integrazione tra e-l e knowledge management facendo uso dei metodi e degli strumenti dell’intelligenza artificiale per l’e-l. Lo scopo della ricerca è quello di ridurre il carico di lavoro per docenti e tutor nell’assistere le persone che interagiscono a distanza.
Interesante questa loro ricerca/sperimentazione che vuole recuperare le potenzialità dell’AI superando il modello degli Intelligent Tutor Systems considerati troppo rigidi e legati a specifici contenuti. Il nuovo applicativo, non ancora messo a punto, mancando la parte più significativa, la capacità della macchina di decodificare i significati per retroagire con feedback a valenza didattica. Viene usato OLAT 6, un LMS sviluppato dall’università di Zurigo che, per la sua architettura informatica, si presta all’integrazione con l’ILE, con un ambiente autore, videoconferenza e applicativi di web 2.0.
Viene precisato che l’applicativo, una volta messo a punto, dovrebbe liberare i tutor da attività di 1^ livello (forse risposte a domande routinarie che non implicano eccessive decodifiche semantiche) e sostenere gli studenti nei lavori di 1 livello con “suggerimenti amichevoli”.

Susanna Sancassani, METID, Politecnico di Milano, presenta un progetto in cui si integrano strumenti di web 2.0 in un laboratorio online per la formazione di sviluppatori di percorsi elearning. Come applicativo “base” si è usato un WIKI che funga da “spina dorsale” del progetto con link ad altri strumenti esterni come YouTube quando serve un video o di mapping online quando serve una rappresentazione visuale. Lo scopo è quello di aprire la didattica al mondo esterno usando per la formazione dei progettisti/formatori strumenti presenti nel “mondo esterno”.

Carlo Giovannella, Università di Tor Vergata, presenta una “vision” del futuro dell’educazione imperniata sul Learning 2.0. Quanto mai opportunamente, l’autore afferma che molto spesso una “esperienza formativa” non è una “esperienza”. I rapporti studente-docente sono poco significati se non ostili. Questo avviene perché la maggior parte delle attività formative si svolge ancora sui VLE tradizionali es. Moodle che sono chiusi, compartimentati, con scarsa attenzione all’apprendimento come pratica sociale Bisogna, per contro, creare opportunità di “interazione densa”, utilizzando i PLE (e riferendosi a concetti quali il connessionismo ed il situazionismo). Sulla base di queste considerazioni, a Tor Vergata si lavora per sviluppare quello che chiamano un “Virtual Learning Place”. I primi risultati sono visibili con LIFE, vedi LIFE http://life.mifav.uniroma2.it/

Elisa Spadavecchia, dinamica insegnante al liceo Quadri di Vicenza (www.liceoquadri.it) presenta una esperienza positiva di attività di recupero e sostegno con gli strumenti del web 2.0. Più che soddisfacenti i risultati e tra questi una significativa contaminazione dei suoi colleghi di liceo che autonomamente hanno iniziato ad utilizzare la strumentazione da lei messa a disposizione. Divertente l’approccio “metodologico” da lei utilizzato con gli allievi, il ….. “costrettivismo”, visto che con astute strategie li ha costretti a partecipare alle attività didattiche anche durante le vacanze (auto-privandosi anch’essa di parte delle sue vacanze)

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SIEL 08, le prime voci dal popolo

Gianni Marconato Comments

Inizia Emilia Fortunata Corsi, dottoranda di ricerca a Macerata con “Philosophical e.argumentation”. Si tratta di una sperimentazione con le scuole superiori con lo scopo di rimotivare allo studio della filosofia legandola al vissuto degli studenti ed all’uso di strumenti loro familiari. Fa un aggancio concettuale all’apprendimento significativo. Il taglio didattico della sua sperimentazione è il filosofare come attività pratica. La nostra si dilunga (ed ascolto con interesse) su diverse accezioni del “filosofare” del “fare filosofia” per presentare il quadro concettuale che sosterrà il suo uso delle tecnologie. Nella sperimentazione utilizzerà in maniera massiccia i forum come strumento che favorisce il ritorno all’oralitá, al narrare, all’argomentare. Userà, infine l’applicativo Araucaria per diagrammare ed analizzare le conversazioni secondi i diversi approcci al “filosofare”.

Maria Cinque e Claudio Pensieri parlano di Attitudine degli studenti vrso l innovazione e la creazione di comunità di apprendimento, una esperienza svolta al Campus Biomedico di Roma (struttura formativa privata). Lo scopo è di fare, a Medicina, lezione in modo nuovo facendo partecipare attivamente tanto gli studenti che i docenti. Per questi ultimi, lo scopo del progetto è di aiutarli a produrre autonomamente le risorse didattiche. Non ho ben capito quali diavolerie abbiano usato (se non una infrastruttura WiFi, dei laptop, un certo “Ubliqutus presenter tool” per interagire sulle slide). Non pare che i risultati siano stati un gran che. I docenti non hanno modificato il loro modo di operare, il tempo che avrebbero dovuto dedicare alla propria formazione ed allo sviluppo di risorse didattiche veniva considerato “tempo sprecato”; solo gli studenti, pare, abbiano manifesto una qualche forma di atteggiamento favorevole ai “nuovi” modi partecipare alle lezioni.

Beate Weiland e Monica Parricchini dell’Università di Bolzano parlano delle valenze del blended learning in contesto universitario. Obiettivo della sperimentazione era di innovare la didattica laboratoriale usualmente di tipo teorico ed a didattica trasmissiva. Si è usato un ambiente digitale (Moodle), si sono realizzate attività di gruppo in aula con laptop. Gli elementi di utilità didattica sono riferibili all’aumento della riflessione e del confronto. Anche qui è stato necessario superare lo scetticismo iniziale degli studenti. Uno dei temi di maggior criticità (che con tagli differenti è ritornato anche in parecchi altri casi che sono stati presentati) riguarda il feedback che è necessario dare alle persone che lavorano ed interagiscono a distanza con il supporto delle tecnologie. Aumentano, sì, le interazioni, ma aumenta, anche, la necessità, di chi gestisce la didattica, di dedicare tempo al monitoraggio di queste ed alla cura del feedback.

Breve digressione con il pretesto della problematica sollevata da Weilad e Parricchini: La soluzione potrebbe essere che le persone non abbiano bisogno di feedback? che si abituino a non aspettarsi l’intervento del docente visto come l’entità che legittima il loro lavoro? Che gli studenti acquisiscano una sicurezza tale da non avere bisogno del feedback? Che si aiutino e si legittimino tra di loro? Questa parrebbe essere la prospettive indicata dalle relatrici.
Da un lato credo che se si sta agendo in un contesto educativo sia necessario avere sempre una presenza didattica, che in questi casi si esplicita attraverso il monitoraggio ed il feedback; dall’altro sarebbe utile auto monitorarsi ed, attraverso la riflessione anche condivisa, trarre le proprie conclusioni.
Una tematica aperta e di non facile soluzione.

Segnalo, per questa tematica, che in una successiva tavola rotonda sull’Intelligenza Artificiale (AI) di “nuova generazione”, si sono prospettate possibili soluzioni attraverso tecniche e strumenti di AI, quanto meno per l’erogazione di un tutoraggio di primo livello risparmiando, così, sul tempo (e sul costo) del tutor analogico. Staremo a vedere

Piergiuseppe Ellerani, Universtità di Bolzano,qui come referente scientifico di un progetto finanziato dalla Provincia di Trento per gli insegnanti delle scuole pubbliche, presenta il “blended ricorsivo tridimensionale”, una modellizzazione concettuale di quel progetto (DidaPat) che ha come infrastruttura tecnologica una integrazione di Joomla più Moodle, come modello didattico l’apprendimento cooperativo e l’enfasi sulle differenze di stili di apprendimento, una pluralità di ruoli coinvolti (da qui il “tridimensionale”).

Federica Brambilla Alberto Colorni e Nicola Padovani del METID; politecnico di Milano parlano di coaching didattico , matematica, teatro e strumenti online per la diffusione della conoscenza scientifica. Un bel progetto di sperimentazione di linguaggi diversi nelle scuole pubbliche milanesi di vario ordine. Si usano i “giochi” con un mix di collaborazione e competizione, il web, il teatro, il digitale …Da conoscere meglio il loro progetto Mathonline ed altri progetti di una certa complessità e difficili da “registrare” durante una presentazione fatta al (abituale) passo di carica per stare nei 15 minuti assegnati …
Veronica Mobilio
, La Sapienza, illustra la sperimentazione Learning to Play LTP, gioco e tecnologie di rete al servizio della didattica universitaria. Si è parlato della sperimentazione di una piattaforma di videogame strategico con forum grafici nato da un progetto di tesi ed evoluto a sperimentazione didattica. Lo scopo della strategia didattica era quello di arricchire e rinforzare le attività d aula. Il modello è quello del social netwtorking. Le attività si sviluppano attraverso domande stimolo correlate ai contenuti delle lezioni in aula. E’ stata notata una elevata qualità delle riflessioni.

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Siel 08, le verità di Olimpo

Gianni Marconato Comments

La keynote speech è affidata a Giorgio Olimpo, presidente dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR, una delle poche sedi in cui si fa qualcosa di ricerca su questo tema. Ho la sensazione che i tagli ai fondi per la ricerca stiano facendo patire anche questo ente.
Il tema: “Tecnologie ed apprendimento. Guardare al passato per costruire al futuro”.
La prima parte dell’intervento riguarda un excursus sugli usi didattici delle tecnologie.
Alla fine anni 60, con la Computer Aided Instruction (la famigerata CAI) il modello era quello dell’agente istruzionale, la macchina che interagisce, regolando il flusso di informazione con lo studente.
Con l’avvento delle scienze cognitive (anni ’80) cambia il punto di vista: si propone un contesto educativo in cui lo studente inizia ad essere l’attore. Si parla di Computational Environments for Human Learning.
La tecnologia comincia ad essere vista come una risorsa per apprendere con sue proprie specificità contrapponendosi, in questo modo ai modelli emulativi (tramite tecnologia) di modalità tradizionali di didattica. La tecnologie inizia a connotarsi come una componente del contesto educativo. La strategia didattica è solo parzialmente implicita nello strumento. Sul piano delle teorie dell’apprendimento si propone una complementarietá di apprendimento individuale ed a costruzione sociale.
Interessante l’opinione, supportata da analisi, che Olimpo espone: con l’emergere di nuove tecnologie si é fatto un passo indietro sul piano concettuale. Un esempio, l’e-learning che ripropone, con le tecnologie, una didattica istruzionista che nella scuola “normale” era ed è in una fase di ripensamento e superamento.
Questo è avvenuto anche con gli Intelligent Tutoring System ed anche con la multimedialità,
Con l’e-learning, nelle sue espressioni dominanti, si ha una cattiva erogazione di contenuti e un’interazione non integrata ed opzionale e con modelli, organizzativi rigidi.
Adesso parte una bordata di critiche al sistema. (chissà se qualcuno dei presenti ascolterà). Si fa didattica con le tecnologie senza tener conto dei risultati della ricerca. E questo é un peccato comune ai ricercatori, ai policy maker, al mondo del business. Molti comportamenti di decisori politici, di responsabili di istituzioni ed organizzazioni educative si recepiscono le tecnologie come un fatto ineluttabile (= ci sono, dobbiamo occuparcene), come un rischio misto a paura. Si vedono le tecnologie come rimedi contro la noia di tanta didattica. Ciò che sembra guidare tante scelte a favore delle tecnologie sembra essere la logica del porre rimedio, non quella di una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento.
Si torna indietro e lo si fa per interessi di bottega, di mercato, di politica, di ricerca.
Anche su questo la politica dimostra di avere bisogno di tempi brevi per i risultati ed usa un pensiero sbrigativo (ecco l’enfasi sulle lavagne interattive come “vera” espressione dell’innovazione. Il riferimento ovvio è ai recenti investimenti ministeriali in “macchine”, per la gioia dei produttori e dei venditori. Commento mio, ma non credo tanto lontano da quello del relatore).
Sul piano scientifico, Olimpo, rileva la mancanza dell’effetto cumulativo dei risultati della ricerca. Tutti operano nell’ignoranza, nella non considerazione di quanto altri hanno fatto. Questo avviene perché non esiste un dialogo tra punti di vista parziali e differenti.
Si ha contrapposizione di punti di vista: umanisti vs tecnologi, prospettiva socioculturale vs cognitiva. Si ha una insufficiente collaborazione interdisciplinare; si hanno resistenze istituzionali e culturali.
Questo avviene, anche e più banalmente, perché raramente si ha accesso alla documentazione di ricerca, che viene occultata se non in quelle parti in cui si descrivono i risultati positivi tacendo colpevolmente su quelli negativi. E questo occultamento di informazioni è tanto più forte, quanto più i finanziamenti utilizzati sono di tipo pubblico (qualche riferimento a recenti e non recenti mega programmi ministeriali?)
Vi è, inoltre, la difficoltà storica propria del settore ad identificare paradigmi condivisibili, riconoscere similitudini e differenza, condividere risultati ed esperienze. Abbiamo la necessità di un salto di qualità della ricerca perché nel mondo che ci circonda cambiano i bisogni e le motivazioni.
Lo scopo dell’educazione si sta precisando essere quello dell’educare per le nuove dinamiche tenendo conto delle forme non formali dell’apprendimento.
Ricordano la celebre affermazione di Rebelais (è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena), Olimpo chiude la sua relazione con l’esortazione, al mondo accademico, ad una maggior intraprendenza concettuale, ad una certa spregiudicatezza nel pensiero.

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Siel 08 – Trento, l’apertura

Gianni Marconato Comments

Sono a Trento alla conferenza della SIe-L. Un centinaio di partecipanti, prevalentemente di provenienza universitaria e scolastica.
Dal neo presidente Aurelio Simone, direttore della Scuola IAD di Roma – Tor Vergata, una parola chiara per riassumere tutti questi anni di usi didattici delle tecnologie: si è avuto un uso sostitutivo di modalità “analogiche” ed in alcuni casi integrativo delle stesse ma mai si è avuta una innovazione vera. Il tradizionale è stato ribaltato sulla tecnologia informatica.
Come dargli torto? Queste cose qui si stanno dicendo da tempo ……
Bene che se ne accorgano, e lo dicono, anche in ambito “ufficiale”. Spero che sia l’avvio di un ripensamento vero e proprio (a livello ufficiale) dell’uso delle tecnologie nella didattica e non un mero e periodico lavaggio di coscienza.
Una sua successiva affermazione mi lascia perplesso: “Il Rapporto tra tecnologie e apprendimento ha origini antiche con la differenza che oggi stanno (le tecnologie) dalla parte di chi apprende non di chi insegna”. Mi domando dove si veda tutto questo. Nelle buone intenzioni e negli slogan, forse ….

Pubblico questo appunto a metà della seconda giornata sono un po’ più ottimista di quando lo avevo scritto. Ho ascoltato il lavoro di alcuni giovani leve (che riporterò) ed ho percepito un pensiero più fresco, creativo, aperto …..

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SL Camp a Firenze

Gianni Marconato Comments


Ritorna, dopo la fortunata edizione dello scorso anno, il Second Life Camp. Sarà a Firenze il 25 ottobre alla Fortezza da Basso, dalle 10 alla sera.
Il tema? Dopo lo sboom le nuove tendenze e le riconferme. Spero in una visione meno acritica delle solite che si vedono in giro. Il titolo farebbe pensare ad un approccio in questo senso… Staremo a vedere, o, a sentire.
Plusvalore dell’evento, la concomitanza con il Festival della creatività, sempre alla Fortezza. Un tourbillon di eventi che, davvero, rinfrescano il cervello ….
A Firenze, dunque ….

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Grandi notizie per l’università italiana

Gianni Marconato Comments

Non vinceremo tanti premi Nobel ma in quanto ad …. Ignobel non siamo secondi a nessuno.
Per la terza volta, una nostra università (quella di trento, per la cronaca), attraverso un proprio ricercatore ha vinto il …prestigioso premio. Questa volta è per uno studio (serissimo) sul …. suono delle patatine fritte. Complimenti a Massimilianom Zampini, del Centro Interdipartementale Mente e Cervello dell’Ateneo trentino.
Prima di lui, ad aggiudicarsi l’ambito riconoscimento sono stati Donatella Marazziti, Alessandra Rossi e Giovanni Cassano, dell’università di Pisa, per aver scoperto che dal punto di vista biochimico l’amore provoca le stesse reazioni di un disordine ossessivo-compulsivo; mentre nel 2003 il riconoscimento andò a Gian Vittorio Caprara e Claudio Barbaranelli, dell’università La Sapienza di Roma, per i loro profili psicologici dei politici.

E proprio veroi che, come si pettegola, all’università italiana italiana con grande dispiego di mezzi si studiano questioni irrilevanti ……

(Via ANSA)

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I miracoli delle ICT

Gianni Marconato Comments

Leggo che la scuola del futuro sarà ptesto attiva a Galatina.
Si tratta di una iniziativa che scatutrisce da un accordi tra il Ministero della funzione pubblica (Brunetta, per intenderci) e Microsoft.
I miracoli:
– volano per l’occupazione,
– la coesione sociale,
– la cittadinanza attiva,
– la realizzazione personale e professionale.
Non ho dubbi sulla significatività e sull’utilita dell’iniziativa che prevede lo sviluppo di soluzioni d’eccellenza tecnologiche e organizzative in una scuola superiore del mezzogiorno, ma presentare l’iniziativa come portatrice di tutto quel ben di dio, vuol dire fare ancora una volta un pessimo servizio alle tecnologie ed al loro possibile impatto sulla vita di insegnanti e studenti. Utili si, ma miracolistiche proprio no …

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Contenuti digitali e spaccio di innovazione

Gianni Marconato Comments

Ritorno sull’argomento stimolato da un lungo articolo apparso su Punto Informatico con titolo “Scuola, quando il digitale è economia“. Il tema viene rilanciato dall’articolo 15 della recente legge 133/2008 , l’ultima finanziaria che apre il mercato dei contenuti digitali. Intervistati due editori e, logicamente, si fa l’apologia dei contenuti digitali come innovazione. Come sempre succede, si vuole dare un colpo alla botte ed uno al cerchio e si afferma che il sistema migliore è quello misto: carta e digitale.

Nella discussione allegata all’articolo ho postato questo mio commento:

Non lo è se si pensa all’innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt’al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequenza scolastica.

Ritornando alla vera innovazione: se un in segnante è un mediocre insegnante con un libro di stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.

Tecnologie coma “cavallo di Troia” ? Non è vero. Tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche. La questione ritorna, quindi, ad essere la competenza e la formazione degli insegnanti.

Altra questione è “libro di testo si – libro di testo no”. Si afferma, giustamente, che un bravo insegnante non ha bisogno di un libro di testo perché se lo costruisce da se scegliendo i “pezzi” di contenuto sulla base della strategia didattica che vuole implementare. In questa prospettiva i contenuti digitalizzati, spezzettabili in unità (no al Learning Object, si, caso mai, al Instructional Object) potrebbero essere più utili di monolitico libro di testo. Ma per poterli usare sapientemente, ci vuole un pensiero didattico ben differente da quello oggi dominante. Quindi, il problema non è la tecnologia ma il pensiero. E far passare i contenuti digitalizzati come “innovazione” significa fare contrabbando o spaccio di innovazione.

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