DaD, gli errori che si stanno facendo e come rimettersi in strada

19 Mar di Gianni Marconato

DaD, gli errori che si stanno facendo e come rimettersi in strada

P. Picasso

Quando parlo di errori non mi riferisco agli sbagli che si fanno non volendoli fare o credendo, in buona fede, di essere nel giusto, ma di errori voluti, di prese di posizione o di azioni intenzionali ma che sono errori perché non portano, comunque, al risultato voluto, nel caso specifico una dignitosa attività didattica in condizioni di emergenza e utilizzando in modo sensato il know-how della FAD e le tecnologie.

Detto che quella che si sta facendo non è FAD (e neppure altra forma formalizzata di didattica), quindi, al di là dei nominalismi, si stanno facendo madornali errori che hanno una ripercussione immediata e nel lungo periodo.

Gli errori

Questi errori ruotano attorno a quattro parole chiave:

  1. Panico
  2. Replica
  3. Digitale
  4. Innovazione

Panico

Non appena diffusa la notizia della sospensione delle attività didattiche in aula a scuola si è scatenato il panico didattico.

Ingiunzioni ministeriali improvvisate, catena di trasmissione moltiplicatoria e generatrice di ansia da presentazione, insegnanti in preda ad una crisi di nervi, studenti che impazziscono su piattaforme diverse, famiglie con problemi di condivisione dei strumenti … tutti a volersi dimostrare bravi, di pronta reazione, presi dal sacro fuoco di contribuire alla salvezza della Patria.

Non tutti senza secondi fini: rivelatore (lapsus freudiano?) l’urlo ministeriale “adesso si innova”, ragazzi, adesso si cambia!.

Un po’ meno fretta, un agire un po’ più riflessivo, un maggior senso di realtà e, anche, un contenimento della voglia di fare bella figura (con tutti i soldi buttati in digitale era l’ora di capitalizzare) avrebbe giovato a contenere il panico e a fare meno danni.

Replica

Non appena scoppiata l’emergenza si è pensato che con le tecnologie disponibili, proprio grazie alle tecnologie, fosse agevole fare scuola distanza e replicare “a distanza” quanto si fa abitualmente in aula: insegnare, imparare, valutare.

Invece di parlare e di discutere faccia a faccia lo si può fare via web: una videoconferenza, una chat e il gioco è fatto; gli studenti hanno sempre ascoltato in aula e studiato casa e continueranno a fare entrambe la cose anche da casa; più critico è interrogare e valutare: chi mi assicura che nel fare i compiti non ci sia l’aiuto di altri, che non si suggerisca, che non si copi?

Non funziona proprio così: ciò che funziona in aula non funziona a distanza, a distanza è tutta un’altra cosa ed è tutto più complicato. Non tutte le funzioni e gli approcci che si attivano in presenza si possono attivare a distanza; neppure le competenze che si attivano in aula sono paro paro utilizzabili a distanza. Senza dimenticare che insegnare a distanza non è solo più difficile ma è soprattutto altro dall’insegnare in presenza.

Digitale

Quando si è trattato di avviare un’attività didattica a distanza tutti si sono buttati a capofitto sulle tecnologie. Il ministero si è preoccupato di contattare i grandi player dell’informatica per avere “gratis” piattaforme, spazio web, connettività; gli insegnanti a domandarsi quali applicativi usare, un’infatuazione generale per la videoconferenza, a risolvere i problemi di connessione …salvo poi accorgersi che non tutti gli studenti hanno un PC a casa o che non tutti hanno un’adeguata connessione.

Le tecnologie digitali sono certamente utili nella didattica a distanza per sostenere attività di apprendimento, per distribuire materiali didattici, per la comunicazione e l’interazione (qui un approfondimento) ma la loro incidenza sulla qualità dell’azione didattica è decisamente marginale: a contare è l’approccio didattico che si mette in atto, è l’idea di formazione che si implementa, sono le attività che si propongono, è il supporto didattico che si mette a disposizione, è tutto questo a fare la differenza.

Innovazione

I più accaniti “innovatori” della scuola pubblica hanno visto l’epidemia come manna caduta dal cielo: finalmente una buona occasione per far toccare con mano anche ai più scettici, ai più riottosi, ai più conservatori il brivido caldo delle tecnologie digitali in ambito didattico.

Finalmente si fa innovazione, lo ha detto pure la ministra …. tutti dimenticando che in emergenza non si fa innovazione (sempre che il digitale a scuola sia innovazione): in emergenza si fa quel che si può, ci si arrangia, ci si aggrappa a qualunque cosa capiti a tiro. In emergenza si cerca un salvagente, non si cambiano gli stili di vita.

Il cambiamento, quello vero, se davvero si deve cambiare, non avviene in modo meccanico, per un ordine, per una contingenza: ogni nuova pratica si fonda su un cambiamento profondo, sul cambiamento dei propri riferimenti concettuali, dei propri valori e atteggiamenti. Ne ho parlato più diffusamente qui.

Questo approccio all’innovazione è il migliore per depotenziare il valore, sempre che uno ne abbia, dell’innovazione che sia davvero … innovativa.

Val la pena ricordare che la prima innovazione è quella che avviene dentro, poi le pratiche seguono.

Come rimettersi in strada

Fretta, errata concezione dell’insegnamento a distanza, strumentalizzazione dell’emergenza, aspetti essenziali trascurati, ecco gli errori fatti fin d’ora e dai quali ripartire per utilizzare al meglio il tempo che rimane, ma anche per conservare anche qualche utile aspetto della FAD per quando l’emergenza sarà passata.

La didattica a distanza in emergenza: cose semplici e già usate in presenza

Non ho fatto una ricerca sistemata, non sono andato a lurkare nelle bacheche di insegnanti ma ho visto cose egregie (poche) e cose al limite  inferiore della decenza (tante, palesatesi anche attraverso domande imbarazzanti fatte a colleghi per professionisti della didattica).

Mi sono fatto l’idea che le cose migliori vengono da insegnanti che hanno una solida consapevolezza e padronanza dei ferri del mestiere. I tratti comuni di queste attività: nessuno replica ciò che farebbe in aula, tutti fanno cose semplici, frutto, anche, di ingegno didattico, di creatività, agiscono su leve che già usano in aula (autonomia, responsabilità, collaborazione, partecipazione, strumenti, metodi…).

A distanza, se non si padroneggia questa metodologia, è preferibile limitare gli obiettivi di apprendimento da conseguire, ad esempio è meglio non trattare nuovi contenuti attraverso video conferenza o attraverso contenuti da studiare in formato testuale o video; meglio rinforzare contenuti già trattati chiedendo di produrre qualcosa con ciò che già si sa e rimandando ai materiali già utilizzati in caso di lacune.

Intrigante, e sfidante, potrebbe essere una rielaborazione multidisciplinare di una tematica di attualità.

In questa logica è preferibile non fare “spiegazioni”  in qualsiasi formato esse avvengano, come è preferibile non “interrogare”.

Molta cautela va messa nella valutazione, almeno come questa viene fatta il più delle volte in aula (indipendente dagli aspetti amministrativi).

Molto più sensato e utile sarebbe dare feedback analitico e tempestivo sugli elaborati prodotti dagli studenti. Qui un approfondimento sulla valutazione a distanza.

Le tecnologie: abbassare il livello di tecnologia

Inutile mettere in discussione l’utilità delle tecnologie digitali nella scuola a distanza: tante operazioni sono certamente facilitate. Deve, però, anche essere chiaro che l’utilizzo delle tecnologie risolve solo una minima parte dei problemi perché tutta la parte didattica rimane scoperta, senza dimenticare gli aspetti organizzativi e logistici.

Nell’uso del digitale è opportuno utilizzare il più basso livello di tecnologia disponibile per realizzare un’attività e questo per due ragioni:

  1. Più semplice è la tecnologia, più facile è usarla,
  2. Più semplice è la tecnologia, meno banda viene richiesta e meno risorse del computer sono necessarie (RAM, scheda video ecc…).

Più semplice è la tecnologia, più è accessibile e più è alla portata di tutti.

Pare che senza la videoconferenza non si possa far nulla, che la videoconferenza sia indispensabile per creare quel senso di “presenza” che tutti (giustamente) invocano. Il senso di “presenza” si può creare in molti modi e l’insegnante che non sa ricrearlo senza la videoconferenza non sa certamente farsi percepire “presente” facendosi vedere in uno schermo di computer.

Quindi, la tecnologia va ridimensionata nel suo determinare la qualità della didattica e dell’apprendimento e l’attenzione va spostata sulle attività da svolgere.

Le attività didattiche in cui le tecnologie digitali possono dare un valore aggiunto e le tecnologie da utilizzare sono presentate qui.

Le attività didattiche: fare qualcosa con ciò che si sa

Per decidere quale didattica adottare è necessario compiere un inventario della tecniche didattiche che abitualmente si adottano e della dimestichezza che si ha con le tecnologie: non credo che in condizioni di emergenza si cambi il proprio modo di agire anche se si potrebbe cogliere l’occasione per imparare qualcosa di nuovo.

Un’idea centrale è, a mio avviso, quella di ancorare il lavoro a distanza sulla realizzazione di un elaborato analogico o digitale che consenta di usare ciò che gli studenti hanno già appreso, limitando nuovi apprendimenti se non funzionali alla realizzazione dell’elaborato stesso.

I modelli didattici utilizzabili sono numerosi, dai più strutturati ai più aperti. Ne cito alcuni:

Poi, la fantasia dell’insegnante non ha limiti.

Con questo approccio è evidente che si limitano gli obiettivi di apprendimento conseguibili attraverso la didattica in presenza, ma se non si è mai fatto didattica a distanza mi pare saggio limitarsi che avventurarsi per strade pericolose.

Per la valutazione si può adottare l’approccio della Valutazione autentica. Con questo approccio l’elaborato prodotto visualizza plasticamente molti degli aspetti l’apprendimento dello studente (altri non visibili ma presenti sono apprezzabili attraverso colloquio “clinico”, riflessione, metacognizione, autovalutazione ….. ) Qui un mio post di approfondimento

Qui un mio post di approfondimento

Quattro idee quattro

Una cara amica insegnante mi ha contattato preoccupata: secondo me era in una comprensibile crisi di panico! Mi rimprovera l’atteggiamento critico verso chi cerca di fare del proprio meglio in questa situazione eccezionale e mi chiede di buttare giù 4 idee-guida per fare qualcosa di accettabile. Ci provo.

Una premessa importante: non tutti gli insegnanti sono uguali e non è possibile formulare dei suggerimenti che vadano bene a tutti. Sono presenti differenti abitudini, atteggiamenti e abilità didattiche, sono differenti anche le disponibilità e le competenze tecnologiche, diversi gli studenti ai quali si rivolgono, differenti le discipline trattate e gli obiettivi didattici assunti, c’è chi si trova a proprio agio con didattiche aperte e a bassa direttività e chi usa didattiche strutturate. Abbiamo diverse consapevolezze e valori e abbiamo assunto diversi costrutti pedagogici e didattici. Per questo è saggio che mi limiti a segnalare delle aree di attenzione a valenza generale.

Keep calm

Ho la sensazione che ci sia prima di tutto un problema psicologico. Vedo molto movimento ma che spesso ha la forma del panico, vedo un’ansia da prestazione. Pare che si debba salvare il mondo, ma da salvare c’è solo il salvabile. La scuola può fare solo alcune cose, anche in senso didattico. Prendiamola con calma e quello che sì farà andrà benissimo. Ci sarà chi farà il triplo salto mortale, carpiato, all’indietro e con quadruplo avvitamento con ruttino in volo e chi si immergerà con il salvagente a ochetta: tutti avranno fatto benissimo.

I care

La finalità principale della didattica a distanza è, oggi, quella di far sentire la presenza dell’insegnante e della scuola. Il senso delle attività che proponiamo è quello del prendersi cura. Poi viene l’insegnamento.

Slow learning

Poche cose. Anche in condizioni “normali” l’apprendimento ha i propri ritmi, ha bisogno di azione e di pause. Non basta ingurgitare, si deve anche digerire, assimilare. A scuola, in presenza, si ha tanta fretta, si ingozzano gli studenti come oche. In condizioni di emergenza, in contesti educativi mai sperimentati prima, che non si conoscono, che non si sanno gestire, il principio della lentezza vale ancor di più: poche attività, diluite nel tempo, modi di lavorare conosciuti, far lavorare gli studenti per produrre qualcosa di significativo, qualcosa legato alla loro realtà.

Low tech

Le tecnologie possono essere potenti partner operativi e cognitivi ma possono essere, anche, motivo di nuove esclusioni: la didattica a distanza potrebbe aumentare e non diminuire il digital divide; mettere i nostri dati all’interno di soluzioni proprietarie pone problemi etici. Le funzioni essenziali per la didattica sono poche: comunicazione e distribuzione di materiali e per questo è preferibile affidarci a soluzioni aperte, sviluppate e mantenute da comunità di utenti. Per mantenere la relazione educativa non serve tanta tecnologie, serve umanità

Link ad altri post sulla didattica a distanza

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