Le tecnologie non servono

Le tecnologie non servono

Gianni Marconato Comments
Tecnologie didattiche

cavallotroia1

Le tecnologie non servono. Per una buona didattica, le tecnologie non servono.

Abbiamo il dovere di dirlo forte e chiaro. Abbiano il dovere di urlarlo ad alta voce.

Nessuno strumento didattico ha mai fatto la differenza tra le cose fatte bene e quelle fatte male.
Se continuassimo a tessere l’elogio acritico del potere salvifico delle tecnologie, creeremo solo degli illusi, prima,  e dei delusi, poi.
Un bravo insegnante, quello che è in grado di dare un valore aggiunto alla propria didattica usando le tecnologie, sa far bene il suo mestiere ancor prima dell’uso delle tecnologie.
L’insegnante mediocre non migliorerà di certo il suo insegnamento usando le tecnologie. Mediocre era e mediocre rimane. Con o senza le tecnologie.
A nulla valgono le litanie che si sentono sempre più di frequente in convegni, corsi, chiacchierate: le tecnologie non sostituiscono l’insegnante, le  tecnologie sono solo degli strumenti e l’importante è come si usano.

Ovvietà, banalità … concordo C *

Dette oggi, sembrano più un maldestro tentativo di rimediare ad un approccio approssimativo se non fallimentare, che un approccio riflessivo-critico.

Queste affermazioni andavano fatte cinque, dieci anni fa quando si cominciava a parlare di tecnologie a scuola, quando sono iniziate anche le prime mistificazioni intorno alle tecnologie nella didattica.

A quel tempo i piazzisti di tecnologia dovevano vendere il prodotto senza se e senza ma, novelli venditori porta a porta di lozione per capelli.
Nessun  dubbio doveva essere instillato, nessun distinguo doveva esser fatto, nessuna cautela doveva essere suggerita altrimenti gli insegnanti, già titubanti ad ogni innovazione per natura, avrebbero avuto buon gioco a resistere anche a questa “innovazione”.
Adesso che la terza onda di insegnanti (complici le LIM e  le Classi 2.0) si sta abbattendo, come uno tsunami, nel mercato delle speranze e delle illusioni tecnologiche va fatto, responsabilmente, un discorso chiaro che non illuda nessuno, affinché nessuno creda di trovare scorciatoie ad un serio, duro, lungo, a volte frustrante, lavoro di sviluppo professionale.
Basta, anche, con lo slogan  che vede le tecnologie  come il cavallo di Troia del miglioramento e dell’innovazione. Si entra nella città da espugnare per la porta principale, alla luce del sole. Con sotterfugi non si va tanto lontano.
Anche perché non vedo tanti Ulisse tra quelli che si affannano a costruire il fantomatico cavallo.
L’unica cosa sensata che si può fare, oggi, a proposito di tecnologie e didattica è dimenticare le tecnologie, di fare come se non esistessero. Di non parlare più di tecnologie come strumenti a sé stanti. Di non iniziare nessun discorso “sulle” tecnologie, di non fare nessun progetto di (pseudo) innovazione con il focus sulle tecnologie.
Bisogna ri-partire dalla didattica e dall’apprendimento; da un problema di insegnamento o, meglio, di apprendimento; da un obiettivo … e nel loro contesto trovare – se del caso – un ruolo per le tecnologie.
Tutto il resto è mistificazione, è apologia di innovazione,  è pura illusione.
A meno che non si voglia fare una riedizione di “prendi i soldi e scappa”.

———
Queste riflessioni mi sono state provocate da  riflessioni e testimonianze di C., insegnante e collega in “La scuola che funziona” a seguito della sua partecipazione ad un evento che solo sprovveduti ed ingenui possono definire “di alto livello”, evento che – accanto a qualche raro elemento di pregio – ha segnato il trionfo della banalità e del luogo comune intorno alla didattica con le tecnologie.
Un’ennesima prova che le tecnologie nella didattica sono spesso, oggi, un pretesto per tanti parrucconi e furbacchioni per fare gli interessi di bottega, e per rinforzare le rendite di posizione.
Questo sia detto con il massimo rispetto per quei pochi che, anche all’università, la prendono seriamente.

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Commenti

  1. Antonio Fini ha detto:

    Gianni, ero certo che questo tuo post avrebbe avuto notevoli reazioni! :-)L'ho anche scritto in un mio post di risposta (non avevo ancora visto tutti questi commenti..) nel quale, tra l'altro, mi esprimo su punti gi

  2. Antonio Fini ha detto:

    Gianni, ero certo che questo tuo post avrebbe avuto notevoli reazioni! :-)L'ho anche scritto in un mio post di risposta (non avevo ancora visto tutti questi commenti..) nel quale, tra l'altro, mi esprimo su punti già proposti da @Paolo.http://www.facebook.com/note.php?note_id=143626419374&ref=mf

  3. Gianni Marconato ha detto:

    … ho minacciato ad Antonio che ha osato definire il mio post una milestone, lab fase 2 con un post "…. a meno che"

  4. Gianni Marconato ha detto:

    spalla? Non mi pare, sei uno dei protagonisti ….

  5. Antonio Fini ha detto:

    Vai Gianni!! Però sono una buona spalla eh.. 🙂

  6. Non mi ricordo chi lo abbia detto, ma un aforisma che ricordo dice più o meno così: “Se una cosa la chiami tecnologia è perchè ancora non funziona”.

  7. […] Le tecnologie non servono, di Gianni Marconato Le tecnologie servono, di Antonio Fini … A meno che, di Gianni Marconato […]

  8. Antonio ha detto:

    caspita, me l’ero perso questo post!

    quasi un manifesto da appendere in ogni classe (e convegno sul tema) 😉

    cmq io sono arrivato alle stesse conclusioni.

    Le puoi leggere su lascuolachefunziona nel post sulle LIM. La differenza non la fa la tecnologia, ma sempre il formatore.
    adfuturum

  9. elisa ha detto:

    E’ chiaro che per fare una buona scuola ci vogliono insegnati “bravi” nel comunicare con gli alunni, nel saper trasmettere le conoscenze, nel saper coinvolgere emotivamente gli alunni, nel farli divertire apprendendo, nel riuscire a far amare la scuola e lo studio..senza di ciò l’alunno non amerà la scuola …di questo ne sono convintissima …il p e la LIM..e quant’altro di tecnologico devono essere solo strumento attraverso il quale l’alunno, può facilitare il proprio apprendimento può avvicinarsi al saper e al saper fare in modo diverso ma tutto ciò deve essere subordinato ai principi suddetti…
    il piacere di apprendere sta alla base di TUTTO ..piacere che sta a noi docenti riuscire a far nascere nel cuore di ogni alunno ..non è facile per niente…rendere divertente una lezione di matematica o di storia …non è facile essere sempre ben disposti ad ascoltare i nostri alunni, le loro esigenze e rispettare i loro tempi di apprendimento..ma assicuro che vale la pena di provare ….

  10. stella ha detto:

    Tempi di apprendimento, mi devo fare delle grosse grasse risate a sentire queste parole….Tutti fanno a gara chi finisce primo il programma e poo chi se ne frega se il bambino ha appreso. Le tecnologie a cosa servono? Dipende…per tecnologia cosa volete dire, lo so ci sono insegnanti che il computer (per esempio) non sanno accenderlo. Buoni insegnanti io penso che al giorno d’oggi si possono contare sulle dita di una mano. I problemi dei bambini….a voi cari insegnanti non ve ne frega niente…il bimbo è lento: non ha voglia di studiare…se con la tecnologia un bimbo può apprendere meglio ben venga….studiando il caso può servire che gli insegnanti perdano il tempo anche se non vanno a casa a lavare i piatti. Le tecnologie sono importanti anche a scuola. Do ragione se il maestro fa schifo non migliora con nessun supporto…ma sapete forse è solo svogliato è con un pò di impegno, sapete va seguito.

  11. Alberto ha detto:

    Io mi occupo di web management, e in particolare di elearning e formazione a distanza, mi occupo quindi come consulente e formatore di tecnologie per l’apprendimento. Nonostante questo sono consapevole che la tecnologia di per sè non è una soluzione, tanto che ho fatto di questo approccio la mia mission professionale (il claim sul mio sito personale è provocatoriamente “la tecnologia non funziona, usa la testa”).
    Il mio lavoro è quello di aiutare le aziende ad USARE gli sturmenti informatici a disposizione per migliorare i propri processi organizzativi e la qualità della vita e del lavoro dei propri dipendenti: propongo soluzioni e strumenti tecnologici, ma prima di tutto propongo il modo di usarli. Tutto questo funziona, e molto bene anche.

    Il problema nell’adozione scolastica o istituzionale di questi strumenti, però, è sostanzialmente uno: paga pantalone (come si dice dalle mie parti), quindi comperate in maniera acritica strumenti di ogni sorta solo perchè avete sentito dire che “sono fighi”, salvo poi non essere in grado di utilizzarli. Perchè essere degli insegnanti eccezionali, come siete, non significa necessariamente essere in grado di gestire qualunque cosa possa avere un impiego didattico. Gli strumenti di per sè non funzionano, hanno bisogno di una guida intelligente e consapevole. Ad esempio, lo stesso martello in mano a uno scultore o a un assassino può dare risultati completamente diversi.

  12. […] il caso di Gianni Marconato che ieri, nel post "Le tecnologie non servono", spiega ancora una volta, con passione, quasi "urlando", che pensare alle tecnologie come […]

  13. Andrea Fossati ha detto:

    ciao gianni
    diciamo che concordo con quanto dici, ma… se è vero che l’insegnante mediocre rimane mediocre con e senza tecnologia, io credo che il buon insegnante nel suo carniere metodologico (brutta immagine ma sono stanco 🙂 )non può non sapere usare le tecnologie didattiche, per vari motivi, ne butto qualcuno giù un po’come mi viene: lo tsunami delle lim come dici tu potrebbe diventare veramente qualcosa che obblighi molti insegnanti ad applicare una didattica costruttivista e non pseudo tale (cfr un altro intervento qualche parte nel blog) è vero che si possono usare le lavagne come generatori di effetti speciali roboanti, però con mezzi semplici ed elementari si possono costruire situazioni di apprendimento collaborativo, setting particolari della classe, laboratori virtuali e non. L’uso della lavagna in sè non è particolarmente difficile, l’utilizzo quotidiano fa più di qualsiasi corso, ammetto però che lo strumento è ancora troppo inaffidabile e potrebbe creare qualche intoppo ai meno esperti. Ma un usando la lim si costruiscono oggetti didattici (non mi piace il termine ma penso che ci capiamo), unità d’apprendimento, prodotti da cui si può desumere il processo di costruzione e – forse la cosa più importante – tutto ciò si può condividere, smontare, rimontare adattare alle proprie esigenze. Ecco una grande novità, anzi due: la condivisione (che non è la semplicemente riproducibilità tecnica w.b.) e la documentazione del lavoro; credo che siano due aspetti su cui potremmo riflettere un poco: obbligherebbero molti ad aprire le porte e mettersi in discussione, e non ultimo veramente – una volta entrata a regime – la condivisione porterebbe un risparmio di tempo ed energie nella programmazione. Mi scuso per il tono un po’ informale e la struttura confusa dell’intervento ma è tardi
    buonanotte a tutti
    andrea

  14. Andrea Fossati ha detto:

    ps mi accorgo ora che il post è un po’ datato, ma l’argomento no e poi non credo che tu abbia perso in questo lasso di tempo la tua verve polemica 😛
    a.

  15. google ha detto:

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